Maria a Medjugorje Messaggio del 25 febbraio 1987: Cari figli, desidero avvolgervi con il mio manto e condurvi tutti verso la via della conversione. Cari figli, vi prego, date al Signore tutto il vostro passato, tutto il vostro male che si è accumulato nei vostri cuori. Desidero che ognuno di voi sia felice; ma con il peccato nessuno può esserlo. Perciò, cari figli, pregate e nella preghiera conoscerete la nuova vita della gioia. La gioia si manifesterà nei vostri cuori e così potrete essere testimoni gioiosi di ciò che Io e mio Figlio desideriamo da ognuno di voi. Vi benedico. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

VALENTINA RACCONTA: «LA MADONNA MI HA DETTO: ALZATI E CAMMINA»

Valentina è una ragazza croata, guarita da una grave malattia nel 1983. Dopo la sua guarigione è stata accolta in casa da Vicka dove, il 15 agosto del 1987, ha raccontato la sua avventura ad un gruppo di amici italiani






1. LA CROCE DI VALENTINA

Nella primavera del 1983 io ero stata ricoverata in un ospedale di Zagabria, nel reparto di neurologia, per una grave sofferenza che mi aveva colpito e che i medici non riuscivano a comprendere. Io stavo male, molto male, mi sembrava di dover morire; tuttavia io non pregavo per me, ma pregavo per gli altri ammalati, perché potessero sopportare le loro sofferenze.

Domanda: Come mai non pregavi per te?

Risposta: Pregare per me? No, mai! Perché pregare per me, se Dio sa che cosa ho? Lui sa cosa è bene per me, se la malattia o la guarigione!

D.: Se è così, perché pregare per le altre persone? Dio sa tutto anche di loro...

R.: Sì, ma Dio vuole che noi accettiamo la nostra croce, e la portiamo finché Lui vuole e come Lui vuole.

D.: E, dopo Zagabria, cosa è successo?

R.: Mi hanno portato all’ospedale di Mostar. Un giorno è venuto a trovarmi il cognato di mia sorella e con lui è venuto un uomo che io non conoscevo. Questo uomo mi ha fatto un segno di croce sulla fronte, qui! E io, dopo questo segno, mi sono subito sentita bene. Ma io non davo importanza al segno di croce, pensavo che fosse una stupidaggine ma poi, pensando a quella croce mi svegliavo, ero piena di gioia. Tuttavia non dicevo niente a nessuno, se no mi prendevano per una pazza. Me lo tenevo solo per me e così andavo avanti. Quell’uomo prima di partire mi aveva detto: «io sono il Padre Slavko ».
Dopo l’ospedale di Mostar, ritornai a Zagabria e nuovamente i medici mi dissero che non potevano aiutarmi, e che dovevo ritornare a casa. Ma quella croce che mi aveva fatto il P. Slavko mi stava sempre davanti, la vedevo con gli occhi del cuore, la sentivo e mi dava forza e coraggio. Io dovevo rivedere quel sacerdote. Sentivo che lui mi poteva aiutare. Così sono andata a Mostar dove abitano i francescani e quando il P. Slavko mi ha visto subito mi ha detto: «Tu devi stare qui. Tu non devi andare in altri posti, in altri ospedali». Così lui mi ha portata in casa e sono stata un mese dai frati francescani. Il P. Slavko veniva a pregare e a cantare su di me, stava sempre vicino a me, però io sempre peggioravo.

2. ALZATI E CAMMINA

Poi un sabato successe una cosa meravigliosa. Era la festa del Cuore Immacolato di Maria. Ma io non pensavo che era sabato perché era la festa del S. Cuore di Maria, perché stavo così male che io volevo andare a casa mia perché volevo morire là. Il P. Slavko, quel giorno, era assente. Ad un certo punto io cominciai a sentire delle cose strane: come se delle pietre di staccassero da me, dal mio cuore. Io non dicevo niente. Poi rividi la croce che mi aveva fatto il P. Slavko in ospedale: era diventata una croce che io potevo prendere con la mano. Era una piccola croce che stava intorno a una corona di spine: emanava una grande luce e mi riempiva di gioia, e mi faceva anche ridere. Io non dicevo niente a nessuno perché pensavo: «Se io dico questo a qualcuno mi crederà scema più di prima».
Quando è sparita questa croce, io ho sentito dentro di me una voce che mi diceva: «IO SONO MARIA DI MEDJUGORJE. ALZATI E CAMMINA. OGGI È IL MIO SACRO CUORE E TU DEVI VENIRE A MEDJUGORJE». Io sentivo dentro di me una forza: mi faceva alzare dal letto; io mi alzavo anche se non volevo. Io mi tenevo perché pensavo di essere allucinata. Ma dovetti alzarmi e andai a chiamare il P. Slavko e con lui venni a Medjugorje.

L'INCONTRO CON PADRE TARDIF

D.:Sei felice, ora?

R:Ero felice anche prima, ma ora lo sono di più, perché voglio seguire la strada che la Madonna insegna e voglio avvicinarmi di più a Gesù. Se Gesù mi chiedesse di soffrire ancora quello, che avevo sofferto prima, io sarei pronta. Io vedevo che le persone non mi capivano ma io confidavo nel Signore. Poi, un giorno venne a Medjugorje il P. Tardif, il carismatico che fa molti miracoli. Io non conoscevo il P. Tardif ma sapevo che doveva venire. La Madonna me lo aveva detto. Quando mi vide, mi disse: «Adesso devi credere a tutto ciò che la Madonna ti dice». Poi, assieme al Padre Slavko, mi ha condotto nella cappella delle apparizioni, ha pregato su di me e poi mi disse: «Ora devi perdonare a tutte le persone che ti hanno fatto del male».

4. IL P. SLAVKO, UOMO BUONO

D. Tu sei sempre in contatto con la Madonna interiormente?

R. Sì, e mi ha detto che il P. Slavko sarà sempre il mio padre spirituale.

D. Ora ti faccio una domanda a proposito del P. Slavko; perché tante persone non lo amano molto, dicono che è duro, che tratta male; si comporta così anche con voi?

R. Quando lui sa che una cosa deve andare così, va avanti, agisce con tutti alla stessa maniera. Ma il P. Slavko è molto buono. Non è possibile ascoltare tutti, far piacere a tutti. Voi dovete sapere che il P. Slavko in quattro anni non ha avuto un giorno di vacanza. Lui può essere santo fin che si vuole, ma anche lui si stanca e può arrabbiarsi: è umano!

Fonte: Eco di Medjugorje nr.52

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