Maria a Medjugorje Messaggio del 2 marzo 2017:Cari figli, con materno amore vengo ad aiutarvi ad avere più amore, il che significa più fede. Vengo ad aiutarvi a vivere con amore le parole di mio Figlio, in modo che il mondo sia diverso. Per questo raduno voi, apostoli del mio amore, attorno a me. Guardatemi col cuore, parlatemi come ad una Madre dei vostri dolori, delle vostre sofferenze, delle vostre gioie. Chiedete che preghi mio Figlio per voi. Mio Figlio è clemente e giusto. Il mio Cuore materno desidererebbe che anche voi foste così. Il mio Cuore materno desidererebbe che voi, apostoli del mio amore, parlaste con la vostra vita di mio Figlio e di me a tutti coloro che sono attorno a voi, in modo che il mondo sia diverso, in modo che ritornino la semplicità e la purezza, in modo che ritornino la fede e la speranza. Perciò, figli miei, pregate, pregate, pregate col cuore. Pregate con amore, pregate con le buone opere. Pregate perché tutti conoscano mio Figlio, che il mondo cambi, che il mondo si salvi. Vivete con amore le parole di mio Figlio. Non giudicate, ma amatevi gli uni gli altri, affinché il mio Cuore possa trionfare. Vi ringrazio!

Medjugorje: Ero morta e son tornata in vita

“Giovani mamme non uccidete i vostri figli: sono la vostra vita!”




TI scrivo perché vorrei gridare al mondo la mia felicità, oggi che dopo tante lotte, ho incontrato Maria e Gesù; vorrei dire ai giovani di non arrendersi mai perché anche in questa terra di morte e di desolazione vive, nascosto ai nostri cuori duri, il Regno di Dio.

Ho avuto una vita travagliatissima sin dall’infanzia, gli anni più importanti per la mia crescita fisica-psichica e spirituale li ho vissuti con un tossico-dipendente e nelle sue crisi di astinenza, nel suo vomito, nel suo sangue, quando faceva a botte con “amici” per una dose, nella sua e nella mia impotenza di fronte ad un problema così schiacciante, posso dire di aver visto l’inferno, mi svegliavo la mattina con la netta impressione essere già morta. Dopo tante peripezie, che non sto qui a raccontare, a 21 anni rimasi incinta e fra pianti, paure, disperazione decisi di abortire. Da quel preciso istante caddi in una depressione e angoscia a parole inesprimibili. Iniziai a prendere pillole per dormire e il giorno bevevo continuamente per dimenticare, per sfuggire alla realtà, perché da lucida avevo paura di tutto, degli uomini, del mondo, della mia stessa ombra. I sensi di colpa mi torturarono, malattie psicosomatiche mi assalirono all’improvviso e ogni giorno accusavo dolori inesistenti in tutte le parti del corpo. Insomma insieme al mio bambino ero morta anch’io; non uscivo più, non avevo più amici, chiusa nella mia stanza giorno e notte piangeva annebbiata da psicofarmaci e alcool. In questa profonda solitudine qualcuno, che avevo trascurato in tutto questo tempo, mi amò e chiese al Padre di poter riscattare la mia vita per mezzo del suo Sangue. Così nel marzo del 1987 mentre Gesù, come ogni giorno, si offriva vittima sull’altare io senza sapere come e perché sali un pullman diretto a Medjugorje e lì Gesù per mezzo della Madonna distrusse tutti i nemici che mi stavano scavando una fossa.

Tornai a casa completamente guarita: niente più alcool, pillole, crisi, ansia e iniziai una vita nuova. Non mancano le sofferenze, le difficoltà, i peccati, ma oggi non sono più sola, dal cielo vedo Gesù e il mio bambino che mi sorridono, felici, perché mi hanno perdonato. Ecco un’ultima cosa vorrei gridare: “Mamme, non uccidete i vostri figli”.

x.

Fonte: Eco di Medjugorje nr.62

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