Maria a Medjugorje Messaggio del 23 maggio 1985:Cari figli, in questi giorni vi invito in particolare ad aprire il vostro cuore allo Spirito Santo (si era nella Novena di Pentecoste). Lo Spirito Santo, particolarmente in questi giorni, opera per mezzo di voi. Aprite il cuore e abbandonate la vostra vita a Gesù, affinché egli operi per mezzo dei vostri cuori e vi fortifichi nella fede. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Intervista: Alois Epner, guida di pellegrinaggi dall’Austria

Alois Epner è un settantaseienne insegnante in pensione dell’Alta Austria. E’ nato in Croazia, ma nel 1944 tutta la famiglia fu costretta a lasciare il paese per fuggire dai comunisti. Non dimenticando mai l’infanzia in patria, ha trovato una nuova casa nell’Alta Austria. E’ venuto per la prima volta a Medjugorje nel 1984 e da allora viene molto spesso. Quando parla delle sue esperienze i suoi occhi si riempiono di lacrime.




Signor Epner, già da molti anni lei viene a Medjugorje con la sua famiglia o con i pellegrini. Quando e come ha sentito parlare per la prima volta di Medjugorje, dei messaggi della Madonna?
Occasionalmente sui nostri giornali ci sono articoli del genere, scritti in genere in tono sensazionalistico. Ecco come ho ricevuto da un mio amico un giornale con un reportage su Medjugorje e le apparizioni. La mia prima impressione è stata: abbiamo Loudes, Fatima e La Salette. Non abbiamo bisogno di niente altro; noi sappiamo già cosa dobbiamo fare. Al giorno d’oggi molti fingono di avere apparizioni che a volte includono minacce, come “Se non farete…!”. Perciò lessi quel reportage con occhi molto critici. Comunque, fin dall’infanzia mi sentivo molto legato a Maria, ma la veneravo preferibilmente come Regina del Cielo.

Durante una lezione su Padre Pio, una mia conoscente mi parlò di Medjugorje. Io le posi una domanda scettica: C’è qualcosa di vero riguardo a questo? La sua risposta fu breve e concisa: Vai e vedi! Così venni. Mi unii a un gruppo di pellegrini molto devoto. Per i miei gusti pregavano troppo. Questo era per me un po’ sospetto e volevo tornare a casa, perché pensavo: se questo è Medjugorje, allora non è per me.

Ecco come venni a Medjugorje nel Marzo del 1984: senza aver dormito e stanco morto. Capii, comunque, che la mia prima impressione non era tutto, che ci doveva essere qualcosa di più!

Gli altri salirono il Križevac, io no. Passeggiando ai piedi del monte, incontrai un giovane ragazzo di Medjugorje, si chiamava Stipe. Mi porto a casa sua e parlammo molto, soprattutto delle cose che accadevano fuori dalla cerchia dei veggenti. Andammo a trovare Jelena. Notai immediatamente l’onestà e la sincerità di questa bambina e ne fui affascinato. Volevo venire a contatto coi veggenti e Stipe mi presentò a Ivan, cosa che per me comunque non significava un “incontro” con la Gospa! Non ho mai avuto un incontro personale con la Gospa, ma lei era già dentro di me. Mi ricordo ancora il tempo in cui i sei veggenti entravano in Chiesa dalla sacrestia, passavano dietro l’altare ed entravano nella stanza sul lato destro dell’altare. Avevamo l’impressione di partecipare agli eventi. Come dice Vicka, per noi non c’erano muri, non vedevamo nulla, ma sentivamo la presenza della Gospa. Eravamo completamente affascinati, guardavamo la statua, che a quel tempo era a lato dell’ambone, approssimativamente dove ora canta il coro, ma dietro quella statua il nostro occhio spirituale vedeva la Madre e i nostri occhi erano pieni di lacrime. Noi eravamo sdraiati sul pavimento, o inginocchiati o seduti, sbalorditi.

Cosa l’ha portata a venire in questo luogo?
A quel tempo io ero in ricerca: non ero contento della mia vita di allora. Ero Cattolico, andavo in Chiesa, ma io nuotavo in superficie. Nella profondità, nel mio intimo, non c’era niente che potesse riempirmi. Sentivo che non potevo continuare così, ma non sapevo come avrei potuto fare diversamente. Leggevo spesso la Sacra Scrittura, col tempo la conobbi bene, ma solo nella mia testa. Non avevo una relazione personale con Dio. Ero davvero disperato. A quel tempo a Medjugorje c’era meno gente, cosicché Ivan poté porre la mia domanda alla Gospa: “Quest’uomo si libererà dalla situazione in cui si trova?”. Non ci fu risposta, anche se, a quel tempo, a volte venivano date risposte. Così abbiamo posto la domanda diversamente: “Cosa devo fare per uscire da questa situazione incerta?”. E la risposta arrivò:

“Pregare quanto più possibile, consacrarsi a mio Figlio e lasciare tutto il resto a Dio”. La Gospa ha toccato esattamente i tre punti essenziali. Da bambino amavo pregare il Rosario. Durante la Seconda Guerra Mondiale, durante i bombardamenti, ero solito pregare il Rosario a voce alta insieme a mio fratello negli scantinati rifugio. Nella pubertà questo andò perduto. Non potevo più pregare, ma adesso avrei dovuto pregare “quanto più possibile”! Dovetti forzarmi a farlo, e fu molto difficile e faticoso.

Passo dopo passo, riuscii a pregare una decina del Rosario. Tutto a un tratto ciò non sembrava più monotono o sbiadito, prese colore. Dopo due mesi circa, c’era qualcosa in me che mi diceva: Se vuoi pregare, prendi il tempo, siediti e prega con calma. Ora era possibile. La seconda richiesta – consacra te stesso a mio Figlio Gesù – fu ancora più difficile perché avevo l’impressione che allora non sarei più stato padrone di me stesso, ma io volevo fare tutto con le mie forze. Per me la consacrazione ha significato affidare qualcosa, dare me stesso, ma non volevo, finché non ho capito che attraverso la consacrazione Dio desidera aiutarci e non regnare con potere assoluto su di noi. Gradatamente ho potuto affidare la mia vita a Dio. Oggi, dopo che sono già da 23 anni legato a Medjugorje, per me è ancora difficile abbandonare tutto a Dio. Capisco gradatamente che Dio fa bene ogni cosa, meglio di noi.

Cosa si aspettava dal suo primo pellegrinaggio, cosa ha vissuto? Ha mai pensato che questo fosse uno spreco di tempo e di denaro?
Mi aspettavo ciò che ho descritto, soprattutto all’inizio dei miei pellegrinaggi. Non ho mai pensato che i viaggi fossero inutili, perché l’esperienza mi diceva il contrario. Mi domanda cosa ho vissuto ancora? Non ho mai visto nulla. Una volta alcune persone erano intorno a me e guardavano verso il Križevac. Hanno notato una strana immagine . Io non ho visto nulla. A mezza voce ho detto a me stesso: Probabilmente non sono degno di vedere qualcosa. Allora una donna nativa del posto con le mani sui fianchi mi disse: Degno? Nessuno di noi è degno, ma questo non ti è necessario per credere.

Medjugorje ha avuto un influsso sulla sua vita, sulla vita della sua famiglia e, se sì, in che modo? Cosa è cambiato?
All’inizio pensavo di poter coinvolgere in tutto questo anche la mia famiglia. Questo era un mio desiderio ed è rimasto un desiderio fino ad oggi. A volte penso che la Gospa non capisca cosa significhi motivare i propri figli adulti. Possiamo pregare per loro, non possiamo fare altro che affidarli a Dio e chiedere ogni giorno la Benedizione di Dio e della Gospa su di loro. Se ciò può portare qualche cambiamento, così sia, secondo la volontà di Dio. Pregando la Via Crucis, molto spesso ho portato pietre fino alla Croce e a ogni pietra ho dato il nome di uno dei miei figli o parenti e tra le lacrime le ho portate ai piedi della Croce. “Madre, prendili per mano e non lasciarli mai!”.

Prima era solito praticare la sua Fede Cattolica. Cos’è cambiato nella sua vita?
Si, andavo regolarmente in Chiesa e non solo per sedermi passivamente, ma non trovavo ciò che cercavo. Pregavo quando avevo tempo, prendevo solo brevi momenti per la preghiera. Come ho detto, non stimavo il Rosario. Mi chiede cosa è cambiato da quando sono in contatto con Medjugorje? Cerco di pregare regolarmente. Sono rimasto in contatto con gli altri pellegrini e abbiamo formato uno o due gruppi di preghiera. Ci incontriamo una volta alla settimana. Io guido un gruppo. Mi rallegra vedere come le persone cambiano nell’intimo. Dopo così tanti anni posso dire che sono ancora lontano dalla santità, ma noto che sono interiormente più forte.

Quando ha portato il suo primo gruppo di pellegrini?
E’ stato nel marzo del 1985, durante la Settimana Santa. Non ho voluto che guidassimo di notte a causa della mia brutta esperienza con i viaggi notturni, così ho dovuto organizzare un pernottamento in un hotel; noi pernottiamo soprattutto a Otocec, vicino a Novo Mesto. Preferisco così perché possiamo preparare tutto sul pullman tutto ciò che per ogni persona è importante a Medjugorje. Io apprezzo soprattutto il cambiamento di stile di vita – la conversione! C’è anche la curiosità dei pellegrini. Noi descriviamo per loro le apparizioni della Gospa secondo quanto dicono i veggenti. Qualcuno non lo trova necessario, ma il cielo ha voluto queste apparizioni e altri fenomeni che accadono a Medjugorje, perciò perché non parlare di questo? Queste sono conferme dal cielo e un tipo di garanzia che gli eventi vengono da Dio. Essi rafforzano la fede. Comunque i messaggi sono una guida su come camminare verso la nostra salvezza e la santità. All’inizio avevamo molti contatti con i veggenti. Questo contatto ora è più debole. Come pellegrini ora ci concentriamo sul triangolo Chiesa – Križevac – Collina delle Apparizioni e questo ci orienta a ciò che è essenziale: mettere in pratica i messaggi in noi stessi e per gli altri. Siamo pieni di gioia quando vediamo i frutti di Medjugorje: il “Cenacolo”, il “Villaggio della Madre” e molte altre realtà piene di grazia che vengono dai messaggi, grazie a Dio non solo a Medjugorje.

Lei continua a portare pellegrini. Cosa si aspettano le persone da Medjugorje? Coloro che sono venuti una volta tornano ancora? Ha sempre pellegrini nuovi nei suoi gruppi?
Qualcuno viene per curiosità, ma soprattutto porta i pellegrini a venire a Medjugorje un bisogno personale e un grande desiderio di guarigione interiore. Il più delle volte, quando i pellegrini vanno a casa sono diversi da come erano venuti. Essi hanno sperimentato qualcosa che li ispira a pensare in modo diverso. Abbiamo notato la grazia trasmessa dalla Madre di Dio. In particolare, la sentiamo quando i pellegrini danno le loro testimonianze al microfono sul pullman. Molti tornano diverse volte con noi, diventano vecchi conoscenti. Essi cercano sempre una nuova ispirazione per le loro vite, un rinnovamento, perché noi sappiamo che dobbiamo ripetere qualcosa spesso perché diventi una abitudine, una buona abitudine.

L’Austria è un paese ricco, le persone hanno un lavoro, un alto stile di vita e vanno ancora in pellegrinaggio. Cosa li porta in questo luogo di preghiera? E’ il desiderio di divertimento, o di un viaggio, o è qualcosa di più profondo?
E’ vero, l’Austria è un paese ricco, ma noi non viviamo solo di pane, essi vogliono essere riempiti con la Parola di Dio. La ricchezza materiale può essere anche una sfortuna. Perciò le persone si sentono attratte da questo luogo dove credono di trovare qualcos’altro oltre ai soldi e ai beni materiali. Molti Matrimoni sono infranti a causa della ricchezza, molti giovani sono smarriti e lo vediamo al “Cenacolo”. Le nostre anime soffocano nelle ricchezze. Con meno sarebbe meglio, ma chi comincia da se stesso?

E’ sorprendente quanto tempo la gente stia in Chiesa qui a Medjugorje pregando, confessandosi, per lasciare un peso. A Medjugorje si comportano in modo diverso rispetto a quando sono a casa loro. Se si comportassero così a casa, verrebbero notati dagli altri e chi vuole essere notato in queste cose?
Questo non è un viaggio in cui le persone cercano di sperimentare o di vedere un paese straniero. Si tratta di un desiderio che vive nella profondità dell’uomo: desidera incontrare Dio. Questo si può sperimentare qui con l’aiuto della Gospa. Questa è una prova che non possiamo vivere di solo pane.

Quando lei siede sul pullman coi pellegrini, cosa dice loro durante il viaggio?
In genere i nostri pellegrini sanno di cosa si tratta, perciò noi possiamo iniziare con la preghiera e il canto. Di solito ai nuovi dico che in quei giorni pregheremo più del solito e che la preghiera è importante. Parliamo delle apparizioni, la curiosità deve essere soddisfatta. Se non fosse così, la Gospa avrebbe ostacolato la curiosità, ma Lei la utilizza per guidare le persone a ciò che è essenziale.

Le persone vivono i messaggi della Regina della Pace? Cambiano le loro vite?
Sì, lo noto sempre di nuovo. Le persone hanno buona volontà e determinazione per orientare le loro vite secondo i messaggi. Comunque, lo spirito è pronto, ma la carne è debole… perciò noi dobbiamo venire sempre di nuovo a Medjugorje per rinnovare o approfondire le nostre decisioni.

L’uomo cambia molto gradualmente. Perché qualcosa sia solido, deve crescere.

Secondo la sua esperienza, qual è il significato dei messaggi della Regina della Pace per le persone oggi, per l’umanità? Può immaginare un mondo senza questo tempo di grazia?
I messaggi sono reali e necessarie linee guida per noi oggi. Quando leggo come i messaggi sono vissuti in Europa o nel Nord e Sud America, in Africa, Cina, India, fino al Giappone, come essi provocano cambiamenti, allora credo che il nostro tempo è affamato di questa grazia. Noi siamo grati alla Regina della Pace qui a Medjugorje perché è pronta a intercedere in questo tempo di grazia. Il mondo va su una via che è imprevedibile, che forse ci porta anche a un abisso, e sicuramente ci porterebbe a un abisso se Dio non ci mostrasse un’altra via. Non possiamo vivere solo di beni materiali. Questo è il nostro problema nei paesi sviluppati. Non abbiamo meritato la ricchezza, né essa è premio per qualcosa; è una tentazione: se la usiamo in modo unilaterale, può provocare grande sofferenza spirituale. Ci impegniamo a condividere la nostra ricchezza coi paesi poveri, ma potremmo fare molto di più in questo senso. Preghiamo Dio di darci la grazia di giungere al buon senso. I nostri giovani pian piano cominciano a pensare in modo diverso, cercano valori solidi, Dio, che pian piano nasce in loro. Il Festival dei Giovani di Medjugorje riscuote sempre più interesse. Non tutti i giovani vengono qui; sappiamo che dobbiamo pregare molto per loro e portare molte più pietre sul Križevac e sulla Collina delle Apparizioni

Fonte: Medjugorje.hr

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