Maria a Medjugorje Messaggio del 25 aprile 1989:Cari figli, vi invito all'abbandono totale in Dio. Tutto ciò che possedete sia nelle mani di Dio. Soltanto così avrete la gioia nel cuore. Figlioli, rallegratevi di tutto quello che avete. Ringraziate Dio perché tutto è un suo dono a voi. Così potrete nella vita ringraziare per tutto e scoprire Dio in tutto, anche nel più piccolo fiore. Scoprirete Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Testimonianza di alcune ragazze della comunità “Nuovi Orizzonti”

Medjugorje, venerdì 17 agosto 2007




CHIARA, FONDATRICE DELLA COMUNITÀ “NUOVI ORIZZONTI”

Vi racconto la storia di questa ragazza, che più di quindici anni fa, Chiara Amirante, ha scelto di dedicare la sua vita al Signore; ha scelto di dire il suo si pieno all’amore di Gesù.

Lei viene da una famiglia molto cattolica e credente, quindi fin da piccolina lei ha sempre avuto nel cuore Gesù, e ha sempre cercato in tutti i modi di testimoniarlo di portarlo agli altri, specialmente quando faceva l’università, lei praticamente spendeva il suo tempo oltre che a studiare, anche a creare tantissimi momenti di incontro con gli altri studenti: momenti della merenda insieme, del pranzo, per parlare loro di questo amore di Gesù, di questo incontro che lei aveva fatto nella sua vita con Gesù. E faceva una vita veramente stancante perché comunque non si stancava mai di parlare, di testimoniare, di ascoltare, anche a costo di saltare i pasti, di dormire poco la notte.

A forza di fare questa vita molto stancante, Chiara praticamente si è ammalata; le sono venute due malattie: una malattia agli occhi, l’ubeite cronica, che praticamente porta alla cecità. E un’altra malattia che si chiama sindrome di Berchet, che è una malattia che porta irreversibilmente alla morte. Con dolori atrocissimi in tutti gli organi. Praticamente le vengono queste due malattie e lei in poco tempo viene ricoverata in ospedale e quindi aveva davanti a sé vent’anni e una prospettiva di vita non delle più felici, perché comunque… queste gravi malattie, di rimanere ceca e poi la morte che sarebbe arrivata. E la cosa speciale, la cosa stupenda è che Chiara continuava a sentire dentro al suo cuore una profonda serenità e una profonda gioia, e non era la sua, era la gioia di Gesù.

E mentre stava su questo letto d’ospedale, le venivano in mente tante persone che lei spesso incontrava ogni giorno andando all’università. Soprattutto alla stazione Termini e la stazione Termini a quei tempi, prima del giubileo, prima che facessero i lavori, era un posto ancora più infernale di quanto non lo sia oggi. E quindi lei pensava a tutti quei ragazzi che la popolavano, quindi tossicodipendenti, prostitute, ragazzi senza una casa, ragazzi che nella vita ne avevano subite e sopportate di tutte e di più. Pensava a loro e sentiva dentro il cuore il desiderio di portare anche a loro questa gioia nonostante il dolore, questo amore di Gesù a queste persone, gli ultimi, che probabilmente non avevano mai incontrato l’amore. E lei cominciò a fare questa preghiera, chiedendo proprio a Dio se questo era un desiderio suo o se veniva da Dio, questa cosa che aveva nel cuore. E gli diceva: fammi capire. Perché comunque se diventerò ceca e sono costretta su questo letto d’ospedale… non è che posso andare da queste persone ad annunciare l’amore di Gesù. Tutte le mattine i medici passavano a farle delle infiltrazioni di cortisone negli occhi, e la mattina dopo questa preghiera, praticamente i medici sono passati e Chiara s’è resa conto che ci vedeva e ha detto: fermi tutti perché io ci vedo! Come ci vedi? Si si. Io ci vedo! Allora sono cominciate mille analisi e i medici si sono resi conto che le malattie erano completamente sparite. E gli hanno detto: guarda Chiara, per chi ha fede, questo è un miracolo. Perché altrimenti scientificamente non c’è una spiegazione a questo.

E da lì proprio, Chiara ha sentito che era veramente il sigillo di Dio sul desiderio che sentiva nel cuore ed è andata subito a festeggiare alla stazione Termini, e quindi è cominciata la sua avventura nel mondo della notte, con i giovani che popolano la notte ha cominciato a passare le sue notti in mezzo a questi giovani portando loro l’amore, portando loro l’ascolto, portando loro l’abbraccio, e andava da loro con in mano solo una cosa: il Vangelo. E spesso si fermava in mezzo a loro leggendo la Parola di Dio; raccogliendo non potete immaginarvi, quante lacrime di dolore, quante storie delle sofferenze più atroci. E lei sentiva in questi giovani proprio il grido di Gesù, il grido di Gesù assetato, il grido di Gesù in croce. E lei ci racconta sempre di un momento in cui incontrò una ragazza che era giovanissima, dei paesi dell’est che praticamente si prostituiva per avere la forza di drogarsi e si drogava per avere la forza di prostituirsi, quindi era proprio tutto un circolo vizioso.

Un giorno pioveva, questa ragazza era caduta in terra, era tutta sporca di fango, e si buttò tra le sue braccia e le disse: ti prego Chiara, portami via da questo inferno! Portami via da qua. Io stanotte non ce la faccio più a fare questa vita. E questo grido sommato a tutti gli altri che Chiara aveva sentito, ha sconvolto proprio Chiara. Si rese conto in quel momento che doveva fare di più. Allora insieme ad altri due ragazzi che già avevano cominciato a seguirla in questa avventura, presero una casa, una villetta nella periferia di Roma (a Trigoria) e lì hanno proprio cominciato a ospitare tutti questi giovani. Quindi in una casa di sei, sette persone, in poco tempo erano in più di venti con tutti i materassi in terra la notte; di giorno li tiravano su. E li accoglieva, li accoglieva e ha cominciato con loro a vivere la legge dell’amore, a vivere la parola di Dio; certa nel suo cuore che solo l’amore di Dio è la medicina che guarisce ogni ferita, soprattutto le ferite di “non amore”, che poi stanno alla base di tutto.

Ecco, appunto, sono passati più di quindici anni, e da quella casa a Trigoria adesso abbiamo sessanta centri in Italia tra comunità terapeutiche, fra centri di ascolto, centri di formazione, e abbiamo sette centri in Brasile dove abbiamo anche bambini di strada, e abbiamo questo centro di spiritualità “Stella del Mattino” qui a Medjugorje. Quello che facciamo, oggi la realtà è molto grande, quindi non solo fanno parte di questa grandissima famiglia persone comunque che vengono da storie di droga e storie della strada, ma anche persone che incontrando la nostra realtà hanno deciso di fare una scelta di vita, perché comunque ferite nel cuore ce le abbiamo tutti, chi più, chi meno. Veramente la Cristo-terapia che è quella che facciamo noi, la guarigione del cuore con Gesù, è la soluzione. Perché guarisce le ferite del cuore.

Quindi tante persone hanno lasciato il lavoro, le loro case e sono venute a far parte della nostra famiglia. Noi praticamente ogni anno facciamo le consacrazioni nel giorno di Pentecoste, per dire proprio grazie all’amore che Gesù ci ha dato quando è entrato nella nostra vita e facciamo promesse impegnandoci a vivere in povertà, in castità e in obbedienza e in gioia. Questa quarta promessa che è appunto la promessa della gioia è quella appunto che ci caratterizza, perché il nostro carisma è proprio scendere negli inferi nostri, negli inferi dell’altro e in quegl’inferi portare la gioia di un Cristo che dopo la morte è Risorto. Quindi anche noi oggi testimoniamo questa Risurrezione di Gesù, andiamo nelle strade come faceva Chiara, facciamo le missioni, andiamo alla stazione Termini, andiamo ovunque ci chiamino, andiamo nelle scuole, e comunque il primo impegno è quello di testimoniare che l’incontro con Gesù è l’incontro che veramente cambia la vita.

LA TESTIMONIANZA DI MICHELA

Bene! Allora vi racconto qualcosa della mia storia, qualcosa del mio incontro con Gesù, che arriva a capovolgere effettivamente una vita intera. Io sono undici anni che vivo questa avventura e quando sono entrata non credevo assolutamente in Dio. Anzi pensavo che i preti e le suore diventassero preti e suore per mancanza di lavoro. Questa era l’idea che avevo e vedevo una Chiesa che sapeva dare tante belle regole, ma non riusciva a rispondere ad una domanda che portavo nel cuore, ed era questa: se è vero che Dio è amore perché nel mondo c’è la sofferenza? Era purtroppo una domanda a cui non riuscivo a trovare una risposta, perché io la sofferenza l’ho incontrata subito, appena nata, perché la mia mamma e il mio papà hanno pensato bene di abbandonarmi in ospedale. Dall’ospedale ho fatto tutta la gavetta in vari collegi e orfanotrofi e ho passato lì i miei primi sei anni di vita. L’ultimo posto dove starò, verrà chiuso per violenza a minori. Quindi tutto avevo conosciuto, ma non l’amore. E quando un bimbo non conosce amore, da grande non sa dare amore.

Pertanto a scuola ero diventata strumento di santificazione per i professori, perché rendevo vive le loro mattinate a scuola, insomma con me non s’annoiavano! E quando andavo all’oratorio ‘ste povere suore si mettevano le mani nei capelli perché ne combinavo veramente di tutti i colori.

Me ne sono andata via di casa appena avuta la maggiore età; ho iniziato a lavorare giovanissima, e ho scoperto che avevo un talento: sapevo fare da mangiare. La cucina diventerà il mio modo di comunicare con le persone, con il mondo esterno. La cucina inizia a riempire tanti vuoti che avevo, quindi tento la carriera, che mi riesce, perché diventerò chef internazionale di cucina, inizierò a girare l’Italia, l’Europa. E i soldi hanno iniziato ad essere il dio della mia vita. Più soldi avevo e più ne avrei voluto avere. Tutto ciò che era il mondo dell’affettività era un gran disastro, perché? Perché a me m’avevano insegnato ad essere usata e gettata, e quindi usavo e gettavo l’altro. Mi dicevo: va bè ma tanto io il cuore non ce lo metto, a me che m’importa? Io so che le mie relazioni hanno un inizio e una fine. Pertanto i miei fidanzati andavano in base alle stagioni dei cuochi. Avevo un ragazzo per le stagioni estive, quello per le stagioni invernali, e poi per le ferie, per carità, ce ne stava pure un altro. Però ogni volta che finiva una relazione, non si sa come mai, era una ferita in più che davo al mio cuore. Sino a quando ho incontrato un ragazzo, un ragazzo un po’ diverso che mi ha parlato dell’amore in modo diverso. Era perfetto. Ma aveva un difetto: che era un cattolico e un cattolico convinto, a differenza di me che non credevo in Dio. Quindi vi potete immaginare… passa un giorno, passa due, passa tre, e dicevo: ma questo mica l’è normale! Al quinto giorno l’ho fermato e gl’ho detto: senti Luca, ma a letto quando ce se và? A letto? Dopo il matrimonio! Dopo il matrimonio??? E chi ce la fa ad aspettare fin dopo il matrimonio? No No, guarda, per me è importante il sacramento del matrimonio… dopo il matrimonio!

Altro problema era la domenica, perché la domenica con la messa, non andava mai in ferie. O c’aveva la pastorale giovanile, o il grest o chi ne ha più ne metta, e quindi lui la domenica andava lì e io invece andavo a vedere la mia squadra di football, giocare a calcio. Siamo rimasti fidanzati due anni, sino a quando una sera lui viene a casa mia ed era la prima volta che saliva a casa (e non vi nascondo che un pensierino quella sera ce l’avevo fatto) dico questo c’è cascato. E invece no. Invece viene su e mi dice: guarda io ho parlato con il mio padre spirituale, ho intenzione di sposarti. Con chi ne hai parlato? (io all’epoca non è che avevo tanta idea di cosa fossero i padri spirituali) e allora dico: scusa, ma va dal sindaco di Alassio, piglia un appuntamento, due firme e ti fa sposare. Mo chell’è ‘sto padre spirituale? No no, guarda, è un sacerdote che mi segue, per me è importante che ci sposiamo in chiesa. No. Io in chiesa non ci vengo. Non t’azzardà proprio! Dice:guarda che permettono un matrimonio misto. Tu dichiari di essere atea, non fai la comunione, ma dai la possibilità a me di sposarmi in chiesa. E io m’arrampicavo dappertutto perché dovevo trovare la scusa per non sposarmi. Allora a un certo punto m’è venuta fuori tutta la mia parte genovese, perché io sono di Genova. E allora ad un certo punto gli dico: senti un po’ ma quanto costa questo matrimonio? Dice: Niente! Basta che tu vieni in chiesa. Poi mi occupo di tutto io! E allora dentro di me ho detto: uno, l’immagine non la perdo perché dichiaro di essere atea. Due, non devo tirar fuori un becco d’un quattrino… scusa, sai che ti dico? và dal tuo padre spirituale, organizza tutto ‘st’ambaradan. A me dillo una settimana prima così tra un banchetto e l’altro mi libero, vengo a fare ‘sta pratica e poi finalmente si va a casa. E quando uno è innamorato accetta qualsiasi condizione.

Quindi Luca, incomincia ad organizzare questo matrimonio, ma nella realtà dei fatti io con Luca non mi sposerò mai. Perché non mi sposerò mai? Perchè Luca morirà quattro giorni prima del matrimonio. E lì ho iniziato a farmi un po’ di domande. Innanzi tutto vado a contatto con la prima verità della mia vita: che con i soldi, sino a quel giorno, avevo comprato tutto e tutti, ma una cosa sola non ho potuto comprarla: e questa è stata la vita. E allora quando ti rendi conto che i soldi non sono tutto; quando ti rendi conto che le tue sicurezze incominciano a crollare, la mia reazione qual è stata? Quella di prendermela con Dio. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto i miei genitori, ho iniziato ad accusare Dio di aver subìto le violenze che avevo subìto. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto l’unica persona che forse avevo veramente amato. E così la sera dei funerali, io stavo passeggiando su questa spiaggia e… ho urlato questa frase nella solitudine più totale, ho urlato questa frase, e ho detto: Dio, se tu esisti, io ti distruggo! Ma se tu non esisti, passerò la mia vita a dire al mondo che tu non esisti. Ed è incominciata la mia guerra con Dio. Una guerra senza esclusione di colpi, una guerra che mi porterà alla morte, alla morte dell’anima. Perché? Perché a causa del mio lavoro vengo trasferita in una grande città d’Italia e una mia collega che mi vedeva stare male mi dice: Senti, prendi questo numero di telefono, telefona e fatti aiutare. Ho telefonato. Era il numero di telefono di una persona che diceva di essere una psicanalista e qui comincio ad andare un giorno a settimana, due giorni a settimana, quattro volte a settimana. E poi da lì un giorno mi sento dire: lo sai Michela? Dobbiamo capire perché tu soffri. E allora bisogna scendere nel tuo inconscio, bisogna fare ipnosi. E ho accettato anche di fare ipnosi. Mi ritroverò ad essere un burattino che si può manovrare come e quando si vuole. Vi dico solo per farvi capire, che ero dirigente dello Sheraton Hotel, in questa città, con trentadue dipendenti, e non ero in grado di decidere da sola se la forchetta andava a destra o a sinistra, perché lo dovevo chiedere a lei. Purtroppo sono finita nelle mani sbagliate perché, questa persona non era una dottoressa, bensì una sacerdotessa di una delle sette sataniche più importanti d’Italia.

Io ho passato due anni della mia vita, due anni dove ho perso tutto, due anni dove questi occhi hanno visto solo morte e tanta violenza. La cosa più importante che ho perso è stata la dignità, la dignità di donna. Undici anni fa durante la notte di Natale, durante un rito, mi viene detto che posso avere io il potere e posso essere io sacerdotessa. Però mi dicono: devi dimostrarci la tua appartenenza a noi. Mi dicono: guarda, a Roma c’è una comunità,” Nuovi Orizzonti”, la fondatrice è Chiara (Amirante, ndr), è una ragazza molto giovane, è agli inizi, ma è molto protetta dalla Chiesa e per noi comincia ad essere un serio pericolo. Allora se tu vuoi appartenere a noi, distruggi tutto ciò che è l’opera di Nuovi Orizzonti, e uccidi Chiara. E io ho detto di si. Sono partita per Roma. E’ il sei gennaio, è il giorno in cui i magi vanno da Gesù. E’ il giorno in cui Gesù si rivela ai più lontani. E lo è stato anche per me. Perché quella sera, verso le otto di sera, io sono arrivata alla porta della prima comunità che risiedeva a Trigoria e ho suonato il campanello. Chiara racconta sempre che lei stava cenando e in quel momento ha sentito nel cuore: apri tu quella porta perché c’è una mia figlia che ha bisogno; e Chiara s’è alzata ed ha aperto quella porta. E ha fatto una cosa sola: mi ha abbracciato e mia ha detto: finalmente sei a casa. Sarà l’abbraccio che capovolgerà completamente la mia vita. E’ un abbraccio che dopo undici anni è ancora vivo, un’ abbraccio che sento ancora nei momenti di difficoltà. Col tempo ho imparato a dire che era l’abbraccio del padre che aspettava il figliol prodigo, che tornasse a casa.

Mi ha portato in camera sua. Lei dice che abbiamo parlato circa quaranta minuti, ma non ricordo niente, perché i momenti di lucidità erano proprio pochi. So solo che io ad un certo punto ho avuto la piena consapevolezza che per me non c’era speranza, perché sapevo che mi avrebbero comunque trovato e ucciso. E così ho detto questa cosa a Chiara, ho detto: Chiara, io ho imparato dentro la setta, che quel pezzo di pane che voi adorate, quel pezzo di pane di cui voi vi nutrite, loro m’hanno insegnato che lì veramente c’è la presenza di Gesù. E mi hanno detto che per voi cattolici, lì c’è la vera ed unica salvezza. Allora nella mia ignoranza gli ho detto: Chiara, se io prendo quel dischetto bianco (all’epoca non sapevo come si chiamasse) so che mi salvo. Si. Però prima devi fare l’incontro con la misericordia. Così hanno chiamato un sacerdote. Mi sono confessata, ma ne avevo combinate un po’ tantine. E per il diritto canonico non potevo avere l’assoluzione completa perché ero incorsa in una scomunica. Che cosa fare? Hanno preso carta e penna, hanno scritto tutta la mia storia, tutti i macelli che avevo combinato e li hanno spediti alla Congregazione della Dottrina per la Fede, in Vaticano. E dopo soli due giorni, un certo Cardinal Ratzinger, ha risposto dicendo: OGGI LA CHIESA E’ IN FESTA, PERCHE’ UN FIGLIO E’ TORNATO A CASA. E con questo permesso speciale, la notte del ventisette di gennaio, dalle suore di Madre Teresa al Celio in Roma, ho fatto la comunione, ho consacrato il mio cuore al Cuore Immacolato di Maria e ho fatto i miei primi voti (laici) di povertà, castità, obbedienza e gioia. La gioia del Cristo Risorto.

E da quel momento tutto è finito e tutto è incominciato. Ho incominciato a fare questo percorso di “Cristo-terapia”, questo percorso dove la parola di Dio, guarisce. Dove Gesù Eucaristia, guarisce. Ma c’era una ferita che c’è stato il bisogno dell’intervento di Sua mamma. Ed era una ferita molto profonda in me, perché era quella di una mancanza di una mamma. Fondamentalmente questa ferita si riapriva ogni volta che arrivava il mio compleanno, che arrivava Natale, che arrivavano le feste della comunità. E Chiara ha la bella idea di mandarmi ad aprire un centro di aiuto alla vita. Un centro residenziale per ragazze madri in difficoltà, minori a rischio e per donne che devono decidere se abortire oppure no. E parto con tutto l’entusiasmo di aprire una nuova casa. Soltanto che dopo qualche giorno, incomincio a raccogliere il dolore di madri che avevano partorito in situazioni di disagio, difficili. Quel bimbo giustamente era stato dato in adozione. E mi dicevano: Sai? Oggi mio figlio oggi ha otto anni, ma non l’ho mai tenuto tra le braccia.. Avrei voluto accompagnarlo il primo giorno di scuola, ma non potevo... Chissà come si trova nella sua famiglia adottiva... Oppure ho iniziato a raccogliere il grido di donne che avevano abortito. Ed è un grido che ti lacera il cuore.

E la sera quando andavo davanti a Gesù a consegnare queste urla, perché altrimenti a Nuovi Orizzonti non riesci a sopravvivere, ho sentito nel cuore una cosa ed era questa: Michela, se tu oggi esisti è perché tua madre ha detto si alla vita. Se tu oggi sei un dono d’amore per tanti figli che io ti consegno è perché tua madre è stata un dono d’amore per te. E ho sentito nel cuore che dovevo cercare mia madre. Ma non per chiederle perché mi hai abbandonato o cose di altro genere. Ma semplicemente per dirle grazie per avermi dato al vita. E così c’è una legge in Italia, che da un po’ di tempo permette di sapere le proprie origini. Io rientravo in questi casi e ho incaricato un tribunale, e un giudice troverà mia madre.

Abbiamo lasciato a lei la libertà di decidere se sentirci oppure no. Lei ha detto il suo si. Quindi abbiamo cominciato un rapporto telefonico. Sino quando lei mi chiede di incontrarla. E parto il 9 giugno del duemilaquattro, per questa città del nord, per incontrare mia madre. Ma commetto un errore. E qual è l’errore che commetto? Che al primo posto non c’è Dio. Al primo posto c’è il mio bisogno di dire che anche io adesso ho una madre. Al primo posto c’è il mio bisogno di ricevere la telefonata. Al primo posto c’è mia madre, non c’è Dio. Vedete, quando nella nostra vita al primo posto stanno altre cose quali figli, moglie, lavoro… ognuno sa cos’ha al primo posto, e non c’è Dio, c’è il rischio che la nostra casa sia costruita sulla sabbia e c’è il rischio che la casa crolli. E in quel giorno malgrado sette anni di comunità, la mia casa è crollata. Perché? Perché dopo un breve momento che stavo con mia madre, con uno sguardo che non auguro al mio peggior nemico, mia madre mi dice: Tu per me non sei esistita allora, non esisti oggi, esci fuori dalla mia vita. E la mia casa è crollata. Io non so cosa prova una madre quando un figlio dice no. Ma vi posso dire che cosa ha provato un figlio quando la madre gli ha detto no. Sono tornata a Roma, avevo il cuore a pezzi. Sono andata da Chiara e gli ho detto: Chiara, ma perché Gesù mi tratta così? Ma che ho fatto di male a ‘sto Gesù? Adesso lavoro per Lui… Perché Gesù fa così? E lei mi ha risposto: Vedi, prima di te c’era una santa, che era una mistica, santa spagnola, santa Teresa D’Avila, e anche lei era messa molto alla prova. E un giorno come te, s’era arrabbiata, e si è rivolta direttamente a Gesù e gli ha detto: senti ma, apro tanti monasteri, tante vocazioni, perché mi tratti così? E Gesù gli ha risposto: sai Teresa io i miei amici, li tratto così. E santa Teresa D’Avila ha risposto: Ah… adesso io ho capito perché tu hai così pochi amici…

Io ho detto: Chiara, troppi effetti collaterali questi amici di Gesù. Dobbiamo trovare una soluzione.

E lei m’ha detto: guarda, hai le ferie, venti giorni. Ti prendi queste ferie e vai a Medjugorje. Dov’è che vado? Vai a Medjugorje. Hai le ferie, là oltretutto è il 25 giugno, quindi è un momento molto importante. Lì troverai la risposta che cerchi. E la mia risposta: Chiara, ma fa pace col cervello te e Medjugorje. Io secondo te, venti giorni di ferie mie vado a passarle in mezzo alle pietre, alle colline e a gente che dice pure di vedere la Madonna? Ma fa la brava. Però guarda io capisco che tu mi vuoi tanto bene e anche io te ne voglio. Facciamo così: tu mi paghi diciannove giorni di ferie in Croazia che c’è un mare favoloso e un giorno faccio una capatina e Medjugorje. Lei mi guarda e mi dice: Mh…adesso ne abbiamo due di problemi, uno, che hai un voto di povertà e non mi risulta che a te ti posso proprio andare a pagare le ferie in Croazia. Due, sicuramente non te lo ricordi, eri distratta, ma io c’ero e me lo ricordo molto bene, hai fatto pure un voto di obbedienza. Adesso per santa obbedienza vedi di andartene a Medjugorje. E “volontariamente” sono partita per Medjugorje.

I primi dieci giorni giro nei bar, della serie, non mi interessava neanche dove stavo. Proprio niente. Poi dentro di me dico: ma io posso tornare a Roma dagli amichetti miei e dirgli che son stata in ferie tutta pallida senza aver preso un po’ di sole? E ho detto Và bè! Visto che il programma serale è all’aperto arrivo là un po’ prima, mi metto là a piglia’ il sole e poi… così faccio contenta anche Chiara, sento la messa il rosario e tutto. E l’undicesimo giorno così è stato Ho preso lo stuoino e l’asciugamano e mi son messa davanti al tendone verde, vicino al capannone giallo. Là c’è una grande distesa di un prato, e ho steso l’asciugamano e mi son messa là a piglià il sole. Verso le sette di sera arriva Marja (una dei veggenti) che io non conoscevo, cioè, l’avevo vista in due occasioni perché me l’avevano presentata, ma non ci conoscevamo assolutamente. Passa, mi vede, e mi dice: ma che stai facendo qua? E che sto a fa Marja? Quello che fai tu! Sto alla messa. Mh…ma non ti ho visto in questi giorni, sei appena arrivata? No, no. E’ dieci giorni che sto qua ma ho tante cose da fare… senti, guarda, domani io sono all’Oasi della Pace (una comunità presente qui a Medjugorje) e essendo che ci sono tanti pellegrini che hanno chiesto di partecipare all’apparizione, lì ci sarà l’apparizione. Vieni, sei mia ospite! Voi che avreste risposto al posto mio? Siii. Voi! Non io. Mi sono alzata da terra, ho guardato dritta Marja e gli ho detto: Marja, se qui c’è la Madonna è lei che deve venire da me, perché io da qua non me muovo! Questa mi guarda con due occhi così e mi dice: Penso che però tu ne hai tanto bisogno. E se ne va via. Il giorno dopo guardo l’orologio erano le sei e venti. Dico, và bè! La merenda l’ho fatta, il caffè l’ho preso, andiamo a vede’ ‘sta cosa. E sono partita per l’Oasi della Pace.

Ovviamente era impossibile entrare. Perché erano i giorni dell’anniversario, e quando si sa che c’è un’apparizione pubblica, che tutti possono partecipare, vi potete immaginare che cosa c’era là dentro? E quindi sono arrivata fino a dove c’è un piccolo anfiteatro, dove c’erano delle piante e mi sono messa sotto all’ombra. Mi metto lì, e mentre faccio per sedermi, ripassa l’incubo mio. Marja. Ripassa Marja che mi vede e mi dice: No no. Tu vieni dentro con me. Marja, fai la brava! Ma mi dici ndo’ vai là dentro? Poi guarda, o dentro o fuori tanto io ‘sta Madonna non la vedo. Io sto qua fuori al fresco. Che fa Marja? Non ha detto una parola, mi ha preso per il colletto della t-shirt, mi ha alzato da terra di peso (avevo i piedini che mi facevano a mala pena così) e davanti a tutti mi ha portato dentro la cappellina dell’Oasi. Non vi dico la vergogna che ho provato in quel momento! Avrei voluto sparire. Anche lì molto “volontariamente” mi fa inginocchiare, perché mi da una mina qua dietro alle ginocchia; me fa scendere come un masso a terra e lì incomincia l’apparizione. Ma a me non interessava, non so manco cosa volesse dire forse dentro di me, dove stavo. E quindi che ho fatto?

Ho iniziato a guardare Marja, la cosa che secondo me era più logica. Ho iniziato a vedere ‘sto sguardo, vi devo dire bellissimo! vi devo dire uno sguardo luminosissimo, che fissava un punto ben preciso. E poi lì ho iniziato, sempre guardandola, a vedere che ogni tanto muoveva la bocca. Allora lì mi ha preso un pensiero molto “contemplativo”, dalla “profondità del cuore”. Perché ho detto: ma questa con la Madonna ce parla in italiano o in croato? Ma che m’importa?! Questo per dirvi che proprio l’apparizione era lontana da me migliaia e migliaia di chilometri. Sino a quando succede qualcosa: e che cosa succede? Succede che inizio a sentire un calore stupendo nel corpo. Ma non è un calore “oh! Quanto fa caldo” No! E’ un calore che è partito dalla punta dei capelli ed è arrivato alla punta dei piedi. Avevo la sensazione di qualcosa che mi avvolgeva… e ve la dico così perché sono le parole più semplici ma spiegarlo per me resta molto difficile, e avevo la sensazione di due braccia che mi stavano coccolando.

E l’altra sensazione strana che ho avuto è stata quella del trapianto di cuore; perché ho sentito una mano che mi ha strappato questo cuore ormai troppo stanco, troppo ferito, troppo ammalato e un’altra mano che mi ha rimesso un cuore nuovo. E una pace è entrata dentro di me. Una pace che non ha preso solo la mia anima, ha preso la mia mente, ha preso il mio corpo, ha preso tutto di me. Finisce l’apparizione, io stavo una favola! Eh… io sono molto razionale, quindi cercavo di dare una spiegazione a tutto ciò, ma non la trovavo. Per la prima volta non riuscivo a trovare una spiegazione di quello che mi era successo. Ma era talmente bello, che cercavo anche di godermelo tutto, quel momento.

Finisce l’apparizione e Marja si alza e fa quello che fa sempre quando ci sono delle persone esterne: spiega quello che è avvenuto al momento dell’apparizione, e dice: Al momento dell’apparizione, quando la Madonna è venuta, ho affidato tutte le intenzioni di preghiera. La Madonna ha pregato su di voi e vi ha benedetto. E poi lo sguardo di Marja s’incrocia con il mio sguardo e davanti a tutti mi dice: La Madonna fa suo il dolore che porti, nella profondità del tuo cuore. Ma da oggi solo lei ti farà da mamma. Io ho guardato Marja… avevo la certezza che lei non sapeva niente, e quindi qual è stata la mia reazione? Sono scappata via di corsa.

Vuoi sapere qua a Medjugorje come si fa a capire che c’è un veggente in giro? Molto semplice: in base ai pellegrini che lo inseguono per il paese. Ecco! Quella sera era Marja che mi inseguiva per tutta l’Oasi. E cercava di acchiapparmi. Mi prende e mi dice: dai vieni a cena a casa mia. E quindi mi prende sotto braccio e vado verso casa sua. Ma lungo il viale, san Tommaso con me era regalato(?) perché? Perché mi fermo di scatto, la guardo e gli dico: ma Marja, ma tu là dentro davvero ce l’avevi con me? E lei mi ha risposto: Io no. Ma la Madonna si! E da quel giorno Maria è entrata nella mia casa, è entrata nella mia vita; da quel giorno ho scoperto di avere una mamma specialissima, una mamma ventiquattr’ore su ventiquattro. Una mamma a cui, vi do una notizia, non serve comunicare con lei con telefonini, sms, internet. No no. E’ gratis.

Basta una cosa sola: avere un semplice rosario tra le mani, e allora scopri che è lei che ti prende per mano; scopri che non sei più tu che prendi le decisioni da sola, ma è lei che le prende insieme a te. Ed è una mamma che si è preoccupata di tutto. Io vi garantisco, non solo a livello spirituale, ma materiale, in tutto si è occupata di me. Ma la cosa più importante che ho capito quella sera, è il senso della sofferenza.

Io ho incominciato dicendovi che non trovavo una risposta a una parola ben precisa: al dolore. Ma quella sera, ho capito che se volevo diventare santa, dovevo incominciare a vivere il silenzio di Maria sotto la Croce, perché? Perché ogni qual volta son riuscita, non più a scappare dal dolore, ma ad abbracciare quel dolore, io vi garantisco che quel dolore, si è trasformato in amore. Ed è molto semplice. Perché ogni qualvolta che porto un dolore grande nel mio cuore o dei pesi, delle responsabilità enormi, ogni qualvolta io mi butto, ad amare l’altro, il fratello che ho davanti a me, fratello che mi chiede aiuto, che grida, ogni qualvolta riesco a fare questo passo di uscire dal mio dolore, per andare incontro al fratello, io vi garantisco che quel dolore che io porto, automaticamente, si trasforma in amore. E allora concludo dicendovi questo: che la più bella scoperta che ho fatto, è che non c’è morte senza Risurrezione, ma non c’è Risurrezione senza morte!

Sulla storia di Michela è stato pubblicato un libro....

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