Maria a Medjugorje Messaggio del 2 luglio 2005:Cari figli, come Madre gioisco con voi, perchè come Madre vi invito. Vi porto mio Figlio. Mio Figlio, vostro Dio. Purificate i vostri cuori, chinate la testa davanti al vostro unico Dio. Permettete che il mio Cuore materno esulti di gioia. Grazie.

Mons. FRANIC: PRIMA PERSEGUITATO ORA CONSOLATORE DEI COMUNISTI




Amico dei carcerati. Nel 1948 Stalin ha lanciato il Movimento dei preti patriottici ovunque era la chiesa cattolica e anche quella ortodossa. Così dilagò anche in Cina. Anche in Polonia la chiesa fu molto danneggiata da questo movimento. Io sono stato consacrato Vescovo nel 1950 ad appena 38 anni e i comunisti di Spalato pensavano che avrei potuto portare avanti le loro idee; pensavano di conquistarmi perché vedevano che ero senza esperienza e che per natura non ero battagliero, ma amavo piuttosto un dialogo amichevole. Durante la guerra ero stato cappellano delle carceri in Spalato, dove erano imprigionati in gran numero i comunisti e anche i patrioti croati non comunisti. Ogni domenica, prima della Messa, confessavo la gente imprigionata; chi aveva fede si confessava, gli altri venivano per dialogare amichevolmente. Naturalmente io ricevevo anche questi uomini e portavo le loro lettere ai parenti e forse, indirettamente, anche ai partito; ero insomma il confidente di questi partigiani, che spesso finivano alla fucilazione o all’impiccagione. Allora ho lasciato un buon ricordo. Io lo facevo solo per una compassione umana e cristiana...davo loro anche qualche cosa: mi facevano una grande pena. Vedevo che erano molto idealisti: loro pensavano che, distrutto il capitalismo, sarebbe venuta l’era di una giustizia sociale assoluta, senza religione e senza Dio; che sarebbe regnata la giustizia, la pace e l’amore fra tutti gl uomini e tutti i popoli. Andavano a morire per il loro ideale e io stimavo questi giovani combattenti...

O coi preti patriottici o contro il popolo. Il dialogo con loro era già aperto da quegli anni e poi, nominato vescovo, mi dissero che presto avrei dovuto decidere di essere con Roma o con loro. E dicevano: “Come noi abbiamo rotto le nostre relazioni con Mosca, cosi speriamo che lei rompa le relazioni con Roma; perché noi possiamo mettere un nostro patriarca a Zagabria e fare una chiesa croata”. Io dissi che una cosa è la politica e un’altra cosa è la religione. Così nell’autunno 1952 i vescovi jugoslavi all'unanimità, sotto l’influenza dell’Arcivescovo di Zagabria, Luigi Stepinaé, la cui memoria e venerata come quella di un santo, hanno proibito questo movimento, perché vedevano dove avrebbe condotto...

Io a Spalato ero vescovo ausiliare, ma con pieni poteri perché il Vescovo era anziano e malato; ho capito che bisognava essere fedeli a Roma, altrimenti sarei stato un traditore, magari nascosto, facendo la stessa fine della Cina. Allora io, sotto la mia responsabilità, ho applicato quel divieto della Conferenza episcopale, aggiungendo severe sanzioni: chi entrava nel movimento sarebbe stato sospeso dall’esercizio del sacerdozio. Purtroppo questo movimento dei sacerdoti patriottici c’è ancora; soltanto nella Dalmazia non ha preso piede. Dopo questa mia presa di posizione, si inasprirono i rapporti...

Perseguitato, isolato, battuto. Nel luglio ‘53,nel decanato di Neretva, uomini armati volevano portarmi via, ma il popolo mi difendeva e i sacerdoti erano tutti con me. Vennero in 600 uomini armati con mitragliatrici per circondare la canonica dove mi trovavo. Era di notte e chiedevano a me di uscire, altrimenti sarebbero entrati con la forza e non potevano garantire niente a nessuno. Sono uscito. Era la polizia e mi hanno portato a Makarska: pensavo che mi avrebbero ucciso... In quegli anni, per visitare la diocesi, non potevo naturalmente avere mezzi privati, ma non potevo nemmeno utilizzare i mezzi pubblici, perché non mi lasciavano salire; e allora andavo a piedi, camminando anche 8 ore al giorno, sempre accompagnato da un gruppo di sacerdoti che dicevano: “Andiamo a morire con lui”. Eravamo “uno”, come dice s.Paolo; perchè si trattava o di restare fedele o di tradire la chiesa. Queste persecuzioni sono continuate fino al 1960.

Ero sempre bersaglio di pomodori o di uova...sono anche stato battuto apertamente sulla strada...facevano di tutto per impaurirmi. Poi una volta mi hanno preso e avevano lì della benzina...per cui io raccomandai la mia anima al Signore. Invece non mi hanno fatto niente. Più che altro cercavano di farmi perdere una buona fama tra la gente e di mettermi paura. Invece ottenevano un effetto contrario: il popolo infatti era sempre più con noi. Per mia vergogna però non sono ai in prigione...mi dispiace.

Nella sola diocesi di Spalto sono stati uccisi 40 sacerdoti durante la guerra o immediatamente dopo: quasi tutti uccisi dalle formazioni partigiane comuniste. A Spalto hanno chiuso due Seminari, il maggiore e il minore per 6 anni. Qualcuno vorrebbe fare giustizia perché molti di quegli uomini che uccidevano oggi sono ancora vivi e godono di una buona pensione. Ma la vittoria a cui ora assistiamo (ndr: il crollo del comunismo) è la vittoria della Madre: ora la Madre ama tutti i figli, anche i più ammalati spiritualmente, i più grandi peccatori. E noi predichiamo perciò che bisogna perdonare a tutti e che bisogna arrivare a una riconciliazione nazionale tra comunisti i credenti e i non credenti in ogni nazione e anche tra le diverse nazioni.

Parole di pace di un padre per la riconciliazione nazionale jugoslava

La Jugoslavia è minacciata da questi attriti tra le diverse nazionalità. Ma quella più numerosa, la Serbia, anzi una certa corrente dei politici serbi, vorrebbe fare uno stato centralizzato e abbattere i confini federali, che finora hanno protetto queste diverse nazioni, dando una certa libertà di sviluppo e di cultura, così da permettere una unità nel pluralismo. Questo è l’unico sbocco possibile per la complessa situazione jugoslava: l’unità nel pluralismo. Dobbiamo molto pregare perché siamo minacciati da questa errata politica (ndr. della Serbia). In Jugoslavia si profila un partito guidato da un vecchio generale comunista, amico di Tito, che si è un po’ convertito: quanti ne ha uccisi, ma ora è un altro uomo. D’altra parte simili crimini li hanno fatti anche i croati durante la guerra civile, i serbi coi loro partigiani soprattutto in Dalmazia e Bosnia-Erzegovina; e non parliamo dei musulmani, che facevano stragi ovunque, anche nella mia diocesi tagliando gole, come usavano loro.

E allora come fare giustizia adesso? Bisogna perdonarli. Perché così vuole la nostra Madre. E io ora sto - si può dire - consolando i comunisti, perché sono minacciati da una disperazione, anche quelli più in vista. Vengono da me e io dico loro: ”I vostri ideali sono rimasti, hanno valore; come l’ideale del lavoro sopra il capitale. Voi vi siete battuti per la giustizia sociale e tra le nazioni, per la pace e la fratellanza. Questi sono ideali buoni, ma avete un po’ sbagliato pensando a imporre questi ideali in fretta e con la violenza. Avete sbagliato strada e adesso vedete che senza la libertà non c’è la riforma e non si può creare un uomo nuovo.

“Allora ritiratevi un po e incominciate di nuovo con la libertà e con l’amore, a predicare i vostri ideali umanistici e se qualcuno di voi si converte al cristianesimo tanto meglio vorrei che foste tutti cristiani e cattolici, ma io rispetto libertà di ciascuno e il vostro umanesimo; così anche voi dovete rispettare ogni religione e farete il vero bene del nostro popolo e di tutti i popoli”. Così sto consolando questi comunisti, perché mi sento padre di tutti questi uomini: io sono ivto da Dio per tutti. Voglio aiutarli a sollevarsi e, se Dio da loro la luce, potranno convertirsi a Lui in modo da capire che è Lui la sorgente di questi valori. Ma non bisogna imporre niente: il Signore ha rispettato la libertà degli uomini. Per me è questa la vittoria della Madre, la quale, non può accettare che i figli siano divisi, si combattano e si uccidano. Lei corre a salvarli.

Fonte: Intervista di A. Bonifacio a Radio Maria 14.2.90

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