Maria a Medjugorje Messaggio del 4 marzo 1988: Vi invito a fare del vostro tempo e di tutta la vostra vita un incontro con Gesù. I colloqui con le persone siano per voi un motivo per avvicinare tutti maggiormente a Gesù. Non permettete che vada perduto neanche un minuto.

Satana vinto dall'amore

Una donna usata come cavia per esperimenti medici è liberata quando perdona a tutti i suoi torturatori




Nell'89 N.N., una tedesca cinquantenne, divorziata senza figli, si recava a Medjugorje, con un gruppo tedesco: gravemente malata (leucemia, rene atrofizzato) poté assistere all'apparizione. Una sua compagna di pellegrinaggio mi racconta che N.N., -dopo l'apparizione, e con grande gioia di tutti, riprese a nutrirsi e mostrava segni di guarigione. Giunta a casa, N.N. si presentò all'ospedale e contattò dei sacerdoti, per accertare e testimoniare la sua guarigione. Le fu detto che un certificato sulla guarigione completa le sarebbe potuto venir consegnato solo dopo alcuni mesi, per prudenza. Non so se nel frattempo ciò sia avvenuto.

Quel pellegrinaggio a Medjugorje, comunque, ridonò a N.N. la salute del corpo e dell'anima. Soprattutto la riconquistata fede le sarebbe servita per le prove che ancora l'attendevano.

Dal 16 al 22 aprile di quest'anno 1990, N.N. volle tornare a Medjugorje. Durante il viaggio si pregò ogni giorno la novena a Gesù Misericordioso, in preparazione della festa della Divina Misericordia (la domenica in Albis). Il 18 aprile il gruppo si recò a Tihaljina, dove Padre Jozo tenne una meditazione sulla Madonna, il suo amore, il suo esempio nel perdonare. Dopo la meditazione, Padre T.N., che se ne stava andando, venne chiamato in sacristia, dove già Padre Jozo ed un altro sacerdote stavano pregando su N.N..

“Ciò che stava per succedere - racconta Padre T.N. - era una lotta dura ed interiore per salvare un'anima. Già nell'89 venni chiamato per servire l'esorcismo ad una donna gravemente posseduta (la stessa N.N. che successivamente si era recata a Medjugorje e che ora, un anno dopo, vi era ritornata, rincontrando qui, casualmente, lo stesso Padre T.N.). Essa minacciava con il coltello i vicini. Due anni prima si era data a satana ed aveva incontri demoniaci; le forze del male si manifestavano in lei e la portavano al suicidio. Spesso arrivavano a percuoterla anche fisicamente. Lo testimoniano i segni ben visibili sul corpo. Un padre esorcista, cui la affidai in quell'occasione, parlò di circa 5 demoni...

Ora era tranquilla. Era il 18 aprile. Seppi poi che le era stato detto (da chi la possedeva) che il 18 aprile, verso l'ora nona, i demoni se ne sarebbero dovuti andare (“si deciderà il nostro destino”). E' noto che questa è l'ora della morte di nostro Signore: “In quest'ora - così il Signore a Suor Faustina - non rifiuterà all'anima la grazia che essa mi chiederà”.

Ecco come si arrivò a questa tribolazione demoniaca. Durante il regime nazista (1933-45), N.N. era stata una delle creature procreate per essere sottoposte ad esperimenti di medicina. Due medici, cui la madre di N.N. aveva affidato la neonata, l'avevano usata per ricerche. Un sacerdote le avrebbe posto una piccola croce incandescente sul petto per misurare il limite di sopportazione al dolore. Le cicatrici sono visibili ancora oggi. Credo che anche altre donne l'abbiano crudelmente tormentata: forse 5. Nella sua disperazione N.N. si promise ai demonio e maledisse tutti quelli che l'avevano tormentata, augurando loro l'inferno. Per lei stessa il risultato fu che venne posseduta da diversi demoni. Nell'89 il certificato medico spiegava: Negli ultimi anni N.N. presenta sempre più i segni della pazzia, si è affidata al demonio, ha spesso delle visioni (malefiche) nel suo appartamento, presenta spesso delle ferite inspiegabili. Ha cercato tre volte di togliersi la vita e parla continuamente di suicidio. Dal 2.10.89 è in cura in una clinica psichiatrica. Amore e perdono vincono satana Quando arrivai in sacristia per dare aiuto con la preghiera, P.Jozo aveva già iniziato ad occuparsi di N.N per liberarla. Erano le 14 circa.

Da altra persona, anch'essa presente, sappiamo che Padre Jozo parlava con grande dolcezza a N.N., le parlava dell'amore di Gesù e Maria, della necessità di amare e perdonare tutti. Padre Jozo invitava N.N. innanzitutto al perdono, all'amore. Padre T. continua: “Non ricordo l'ordine esatto delle persone cui N.N. dovette perdonare. Vedevo P. Jozo che le teneva gli occhi chiusi e le chiedeva “Chi vedi?” - “Vedo il medico” - “Tu devi perdonarlo!” - “Mi ha tagliata! Mi ha tagliata! Non posso!”
- “Che cosa vedi ancora?” - “Gesù!” - “Cosa sta facendo?” - “Mi chiede di perdonare al medico!” - “Ed il medico?”
- “Mi chiede di perdonano!” - E di nuovo P. Jozo: “Tu devi perdonarlo! Dillo con tutto il cuore: io ti perdono; ed ancora: Gesù! Perdonalo!”.

E' stata una lotta molto lunga e dura quella che ha preceduto la risposta di N.N., il suo profondo perdono, e certamente non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di Dio. Poi è seguito il perdono del secondo medico, poi delle diverse sorelle che l'avevano tormentata. Mi sembra che fossero cinque. Così si è continuato fino al parroco. A quel punto N.N. disse: “Sono stanca, non ne posso più, che rimanga all'inferno”. E quindi, alla domanda di Padre Jozo: “Vedi Gesù?”, rispose: “Sì, sì, molto distante... perché non voglio perdonare”. Padre Jozo insisteva con molta energia, finché N.N. perdono con tutto il cuore tutti quelli che mano a mano aveva dovuto ricordare.

Dopo che ebbe perdonato anche a sua madre, il volto di N.N. si distese: era libera e felice (uscì in chiesa a ringraziare le centinaia di persone raccolte in preghiera).

Più tardi mi ringraziò, quando seppe che anch'io ero stato presente e che avevo aiutato a pregare: “Sono così felice! Ho visto Gesù!”

Non ho mai sperimentato, con così tanta chiarezza, quanto Gesù vuole che noi si perdoni a tutti, con tutto il cuore. Non per niente il Signore ci ha insegnato nel Padre Nostro: rimetti a noi le nostre colpe, come noi le rimettiamo ai nostri debitori...

Appena ebbi lasciato la sacristia venni chiamato subito per un altro caso. Si trattava di una giovane italiana. Era distesa a terra, con il volto contratto. Inizialmente non si riusciva a riconoscere se si trattasse di un giovane o di una giovane. Anch'essa è stata liberata in sacristia. La causa deve essere stata una tragedia familiare. E sempre anch'essa ripeteva:
“Perdono”. Anch'essa fu poi così felice!

A riguardo del perdono, ebbi un'esperienza simile durante alcuni esercizi. Una donna mi disse una volta: “ Mio marito, medico, è morto ed ora, nel suo studio, i quadri finiscono sempre a terra. Deve essere mio marito. Gli ho detto che mi deve lasciare in pace, che ha già fatto tanto male a me e mio figlio”. Io risposi a quella signora: Credo quello che mi dice. Le posso intanto assicurare che lei non ha perdonato a suo marito. A lui è concesso ora di farsi capire per ottenere il suo perdono. “Certo - rispose la signora - io e mio figlio non gli abbiamo perdonato. Ce ne ha fatte tante!”.

Gesù ci implora dalla croce di perdonare per vincere satana come lo confermano i richiami di Maria

Questo dimostra chiaramente quanto dispiaccia al Signore quando noi non perdoniamo, soprattutto al morenti. In Medjugorje si tocca con mano la forza redentrice dell'amore del Salvatore, il suo grido di perdono dalla croce: Padre! Perdona loro perché non sanno quello che fanno! La forza dell'amore vince contro satana, colui che non sa e non vuole perdonare”. (Padre T.N.)

"Ti dico che le sono rimessi i suoi peccati perché ha molto amato” (Lc 7,47), disse Gesù a Simone guardando la peccatrice che gli asciugava i piedi bagnati di lacrime. Ed altrove Gesù, dopo aver pianto d'amore per l'amico da giorni defunto, disse: Lazzaro, vieni fuori! E lo risuscitò a maggior gloria di Dio (Gv. 11,4 3).

“Pregate, perché ogni attacco di satana si trasformi a maggior gloria di Dio”, ci dice la Regina della Pace (7.2.85). E davvero, quanto ha pregato il gruppo di N.N., prima di portarla a Medjugorje!

Quanto sta pregando ancora, perché sia completamente liberata e resti tale “Quando siete umili, quando pregate fervidamente e quando amate tutti intorno a voi, satana no può neanche avvicinarvi (15.8.83). Con l'amore convertirete bene ciò che satana cerca di distruggere e di cui vuole impadronirsi (31.7.86)”. Satana può tentare, ma non resiste all'amore.

Cosa non farebbe satana intorno a noi se non ci fosse l'amore!? Il primo ed il più alto comandamento, da cui siamo nati e che ci mantiene in vita. Chi ama conosce Dio ed ha Dio nel cuore (1 Gv 4,7): satana non gli resiste, fugge! Ci vengono chieste tante preghiere per N.N., per M.P., per G., per tante altre nelle stesse condizioni, per i padri esorcisti:

“Satana vuole agire più fortemente, adesso che siete consapevoli della sua attività! Mettetevi addosso le armi contro di l e sconfiggetelo con il rosario in mano” (8.8.85). E satana non fa altro che usare ciò che ci è stato dato da Dio, i nostri doni e la nostra libertà. Gli stessi doni, gli stessi talenti che, anziché seppellire, possiamo affidare a Maria perché, attraverso Gesù, li moltiplichi e li faccia diventare carismi, a maggior gloria del Padre. E' il segreto e la più grande forza dei santi: hanno affidato a Maria i loro difetti!

Padre Angelo

Fonte: Eco di Medjugorje nr.74

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