Maria a Medjugorje Messaggio del 25 agosto 2013:Cari figli! Anche oggi l’Altissimo mi dona la grazia di essere con voi e di guidarvi verso la conversione. Giorno dopo giorno Io semino e vi invito alla conversione perché siate preghiera, pace, amore e grano che morendo genera il centuplo. Non desidero che voi, cari figli, abbiate a pentirvi per tutto ciò che potevate fare e che non l’avete voluto. Perciò, figlioli, di nuovo con entusiasmo dite: “ Desidero essere segno per gli altri”. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Racconti di un pellegrino polacco (2)

2° tappa - Un'esperienza autenticamente cristiana lo conduce a ripudiare la scienza protestante... e ad accettare la sottomissione cattolica. Poi scopre Matia e tutto s'illumina




Siano rese grazie a Dio che mi ha guidato ad Assisi, perché la breve visita di 10 giorni che feci alla comunità si risolse in una vera chiamata di Dio per me, così come avevano sperimentato gli altri membri della comunità. Era la risposta del Signore alle mie preghiere, per cominciare quel “santo viaggio” di cui parla il Salmo 83, verso l'amore, la pace, la gioia e la salvezza eterna. Certo il diavolo, che non vuole che noi facciamo la volontà di Dio, mi mise tanti dubbi nella mia testa. “Ma dai, questo non è per te! Qui non puoi più viaggiare ed essere sciatore missionario. Devi rinunciare a tutto, condividendo tutti i tuoi soldi e ogni tuo avere con gli altri. Meglio essere libero e fare il comodo tuo. La scuola evangelica in Spagna sarebbe molto meglio, no?” Mi assalivano tanti pensieri di questo tipo, e a questo si aggiungevano i commenti ironici di tanti amici della missione.

“E poi, come puoi essere sicuro che questa è la volontà del Signore?”, era il dubbio dominante. Quando incontrai i membri della comunità rimasi sorpreso nel constatare che provenivano da diversi paesi e da diverse confessioni religiose. Alcuni erano stati evangelici - anche missionari come me - altri protestanti, altri ancora cattolici, ma non praticanti. Il modo in cui persone, con mentalità ed esperienze così diverse, erano approdate alla fede cattolica era stata quanto mai singolare. Accomunate fin dall'inizio dal desiderio di rivivere le esperienze delle prime comunità cristiane, si erano date con grande impegno all'ascolto attento e obbediente della Parola di Dio, curando Ruanto mai un vero rapporto di reciproco amore e solidarietà fraterna, e rimanendo docili alle indicazioni dello Spirito, quali provenivano dallo studio della Parola e dal ministero del responsabile. Iddio, nella Sua benevolenza aveva premiato la loro ricerca, portando il responsabile (che prima della sua conversione era stato un uomo di affari, assolutamente a digiuno di conoscenze teologiche), a studiare, praticare e trasmettere gli insegnamenti di San Gregorio Magno. Gli scritti del grande Papa avevano poi aperto la porta all'inesauribile miniera dei Padri della Chiesa, e questo, insieme ad altre circostanze altrettante singolari, aveva spalancato alla piccola comunità l'ingresso nella Chiesa Cattolica.

Per me, di natura arrogante e duro di cuore com'ero, tutte queste esperienze, misero sottosopra la mia scienza evangelica/protestante. Sentii, come gli altri fratelli e sorelle della comunità che erano passati per esperienze simili alle mie, di sconfessare le dottrine sbagliate a cui avevo prima aderito, e di rimettere tale abiura nelle mani del Vescovo locale, come segno di sottomissione alla Chiesa.

Guardando indietro al mio passato, devo confessare e piangere il tanto male fatto alla Chiesa e perciò a Cristo: sia con la mia indifferenza, quando vivevo nell'ambiente ateo della mia giovinezza in Polonia, o ricercavo gli effimeri del materialismo occidentale; sia con tante arroganti critiche rivolte al Cattolicesimo nel periodo in cui avevo aderito all'evangelismo. “Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede (1 Tim 1,13). Non posso certo disconoscere quanto ho imparato di buono tramite i fratelli evangelici, che amo tuttora e per i quali prego. Ora però, da oppositore che ero della chiesa cattolica, il Signore ha aperto gli occhi del mio cuore su quello che è il corpo mistico di Cristo nel mondo, sulla comunione dei santi, con Maria Madre di tutti e sulla Santa Eucaristia.

Perseveravo così per circa sette anni nella nostra comunità “Famiglie di Betlemme”, vicino Assisi. La vita si svolgeva intorno a preghiera e lavoro, con certi elementi della Regola di S. Benedetto e della semplicità francescana; era una specie di cammino monastico-familiare.

Comunque, con l'andare del tempo, sentivo un sempre più forte desiderio di dedicarmi di più alla preghiera, al distacco dalle cose materiali e alla ricerca delle cose di Dio.

Già nel primo anno della lettura della Bibbia, mi sono chiesto spesso: “E dove sono oggi giorno questi miracoli, queste manifestazioni della potenza dello Spirito Santo, come per esempio negli Atti degli Apostoli? Il Signore Gesù ha promesso questo a noi, suoi discepoli; ma dappertutto si vede un cristianesimo superficiale...”. Bisogna diventare santo. E non soltanto perché Dio ci comanda così, ma perché un santo (vuol dire uno che appartiene a Dio, vive in Dio, e Dio in lui) nella stretta unione è purificato dai vizi e dai peccati, possiede lo Spirito Santo di Dio che lo guida e dà la capacità di amare e vivere in gioia e pace indescrivibile già in questa vita, assaggiando le delizie del Paradiso.

Come diventare santo? Non c'era altra via se non l'imitazione dei santi. Leggendo la vita dei grandi uomini di Dio, mi veniva grande “appetito” di essere come loro (mi erano specialmente cari Sant'Antonio Abate, San Francesco d'Assisi e San Francesco di Paola). Certo l'insalata non si mangia senza zappare l'orto; la strada è stretta e contraria a quella del mondo, dei piaceri viziosi, e dell'egoismo. Bisogna mettersi sotto a pregare. cambiare la vita secondo il Vangelo, digiunare e seguire la guida di Dio. Con questo desiderio di impegno più radicale e confidando nella misericordia di Dio, ho lasciato la Comunità in dicembre 1989.

Mi sono subito buttato in una “caccia”; dovunque sentivo che c'erano eremiti o un monastero con vita austera, o ora persona illuminata spiritualmente, andavo là per vedere e parlare. Per alcune settimane i risultati erano magri, ma sempre pregavo e non mi scoraggiavo. Ho visto che il Signore mi aiutava, anche materialmente, e confidavo che la risposta sarebbe venuta. In gennaio 1990, durante i viaggi ho incontrato e sentito diverse persone con meravigliose testimonianze delle conversioni in Medjugorje, Jugoslavia. Poi mi è caduto nelle mani il modesto mensile “Eco di Medjugorje”.

“Ma! Devo parlare con la gente che scrive queste cose, così stupende e illuminate; devo vedere questo posto”. Ho esclamato. E devo anche aggiungere che fino allora non mi aveva mai interessato un pellegrinaggio a Lourdes, o in simili posti per motivi religiosi.

I frutti del mio soggiorno di 10 giorni a Medjugorje furono molto più di quelli che aspettavo. La più grande grazia ricevuta era che Dio mi aveva aperto gli occhi all'amore della Madre di Dio, e al fatto che Maria è la più perfetta via per arrivare alla Santa Trinità, e che ha un ruolo meraviglioso nella storia della salvezza. (Queste cose sono ben spiegate nel libro di San Luigi Maria Grinion de Montfort "Il Trattato della Vera Devozione a Maria" e il migliore, dicono tutti.

Di conseguenza, mi sono anche innamorato della persona di San Giuseppe. Perché? Basta fermarsi un po' e meditare quale santo eccezionale ha dovuto essere questo capo dea Sacra Famiglia, scelto da Dio a guidare il Figlio di Dio e Madonna. Non c'è meraviglia che sia stato proclamato Protettore della Chiesa Universale e Patrono dei morenti. Egli e la sua Sposa sono le più sante creature di tutti i tempi, il ponte sicurissimo tra noi miseri peccatori e la Santissima Trinità. Il mio prossimo passo era ovvio: consacrarmi a Gesù attraverso Maria Santissima e San Giuseppe. La pioggia di grazie continua per me da Medjugorje e ora qui: non e possibile raccontare tutto. Basta dire che ogni giorno vedo la tenera, amorosa cura della Madonna e de Suo Sposo. Vittorio Bein

Recapito: Oasi della Pace - 25 Marzo 1990

Fonte: Eco di Medjugorje nr.75

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