Maria a Medjugorje Messaggio del 7 novembre 1983:Non confessatevi per abitudine, per rimanere come prima, senza alcun cambiamento. No, così non va bene. La confessione deve dare un impulso alla vostra vita, alla vostra fede. Deve stimolarvi ad avvicinarvi a Gesù. Se per voi la confessione non significa questo, in verità vi convertirete molto difficilmente.

CHE COS‘E’ UN VERO PELLEGRINAGGIO?

Nei tristi momenti che viviamo è più unico che raro incontrare una persona felice e sorridente. E’ questa l’impressione che ci fa il pellegrino belga che intervistiamo. Ricco di una profonda gioia interiore, lascia trasparire un sorriso autentico, non di posa e lascia intendere qualche cosa che non è di tutti i giorni. Spinto dall’ardore della sua fede, questo pellegrino ha percorso l’intera strada dal Belgio a Medjugorje a piedi, 3.000 Km, coprendone ogni giorno 35—40. Ha festeggiato qui il Natale, e da qui s’è incamminato ora alla città santa di Gerusalemme. Ecco la nostra conversazione...




Vuol cominciare col dire qualche cosa di sè stesso?
PJ.: Mi chiamo Pierre Jean Haunecart. Son nato nel Sud della Francia, ma vivo in Belgio. Ha impresso nella mia anima qualcosa di profondo e di duraturo il villaggio dove sono nato nel cuore della natura, ai bordi di un piccolo fiume e di un minuscolo mulino: come un sigillo d’interiore purezza. Son convinto che qui sta il segreto della mia vita: ho percepito l’essenziale già nella mia prima giovinezza. E per questo son sempre alla ricerca dell’essenziale...

Secondo la sua esperienza cos ‘è questo essenziale?
PJ.: Per poter vivere l’autenticità dell’essere umano dei primordi è necessario commisurare la propria vita appunto con l’essenziale. Questo non si può scoprire del tutto solo nel rapporto con la natura e con gli uomini: lo si scopre e lo si realizza innanzitutto nel rapporto con la vita divina, cioè con Dio stesso. Ma c’è anche il pericolo opposto di non dare il peso dovuto a ciò che è naturale e umano, finendo fuori strada. Quanto a me, più avanzo nella tensione verso l’essenziale, tanto più chiaramente riconosco che vale davvero e in pienezza solo ciò che Dio ci dà e ci prepara. Questo è l’essenziale.

Se dunque nella scoperta dell’essenziale si trova il senso di ogni educazione come è stata la sua formazione in famiglia?
PJ.: Disgraziatamente nella mia famiglia non c’è stato per nulla un vivere la fede. Mia madre diceva sì d’essere una credente, ma non viveva in conformità. Mio padre poi si dichiarava apertamente ateo. Aggiunga poi altri dispiaceri e delusioni nell’ambito familiare. Col tempo mi son persuaso che le grosse delusioni possono portare a un radicale cambiamento dello spirito, a indirizzarlo verso l’alto. Almeno a me è successo così: solo quando sperimentiamo un gran buio possiamo davvero apprezzare lo splendore della luce.


Nella formazione della persona c’è qualche cosa di particolarmente pericoloso, che dev‘essere sradicato?
PJ.: La cosa più pericolosa ritengo sia l’autosufficienza o l’esagerato “io”. E’ Vatteggiamento dell’individuo che sostituisce se stesso a Dio, al Dio creatore e Redentore. E questo è il frutto perverso dell’umana superbia. La superbia è pericolosa di per sè: distoglie l’uomo da Dio. Ed è lo stesso che distogliere dalla carità e dalla speranza. Essa mutila l’uomo che ritorna così ai gradini più bassi d una vita non umana.

Qualche altra sua esperienza spirituale?
PJ.: Ecco. Quando lo scorso anno sono salito sul Krizevac con un gruppo di pellegrini, mi son portato lassù il sacco a pelo per la notte. Dopo una prolungata preghiera è cominciato a piovere, pioggia che poi è diventata acquazzone. Era ormai notte: impossibile scendere al paese a causa del buio fitto. Così ho dovuto pernottare sul Krizevac. Un finimondo: lampi che squarciavano il cielo e tuoni che sembravano boati per tutta la notte. Raramente come allora ho avuto la sensazione dell’impotenza dell’uomo di fronte alle forze della natura, ma ho percepito anche la presenza dell’Onnipotente Padre celeste vicino a me. Una tale esperienza mi si è impressa profondamente nell’anima e nel cuore.

Come s’è deciso a intraprendere pellegrinaggi così lunghi e per di più a piedi? Quando ha sentito di Medjugorje per la prima volta?
P.J.: La gente mi pone spesso questa domanda: perchè pellegrinate così a lungo e tanto lontano? Debbo ammettere che non trovo nemmeno io un risposta davvero soddisfacente. Semplicemente qualche cosa dentro mi ha scosso e io mi son messo in cammino. Medjugorje è il mio terzo luogo di pellegrinagio, dopo S.Giacomo di Compostella in Spagna e S.Francesco in Assisi. Ritornando da Assisi nella primavera dello scorso anno sono entrato in una chiesetta, dove ho trovato una piccola pubblicazione su Medjugorje. Non avevo la più pallida idea di che cosa si trattasse, nè conoscevo l’italiano. Eppure ho sentito occhi e cuore rivolti verso quel luogo ignoto. Più tardi son venuto a conoscenza di tutto e ho rivolto i miei passi verso il Santuario della Madonna di Medjugorje. Il mio pellegrinaggio prenatalizio, a causa della terribile guerra, è diventato un pellegrmaggio per la pace.

Compiendo il pellegrinaggio a che cosa pensa, che cosa fa?
PJ.: Son sempre teso verso quell’essenziale di cui abbiamo parlato. Mi sforzo di vivere nella più profònda unione con Dio. Prego quindi senza sosta e converso con Lui. Ho soprattutto pregato per la pace, in cammino per questa vostra bella terra, oggi insangumata. Prego per il popolo croato perchè apprenda da questa sofferenza quanto deve apprendere. Prego anche per i vostri nemici perchè prendano coscienza del male che fanno e cambino il loro comportamento, rivolgendosi anch’essi all’essenziale, cioè a Dio. Prego perchè i vostri nemici aprano gli occhi sulla loro cecità e, rinnovando i loro cuori, si purifichino da quell’odio. Così, mentre cammino, passa un giorno, una settimana, un mese...

Cos ‘è esattamente un pellegrinaggio, e chi è veramente un pellegrino?
P.J.: Un vero pellegrinaggio non è per nulla un’avventura, e nemmeno è andare alla ricerca di segni e di prodigi. Pellegrinare è principalmente essere mossi da una grande tensione interiore protesa alla ricerca di Dio, cioè di tutto ciò che ci propone lo spirito di verità e di preghiera. Scopo del pellegrinare è realizzare la vittoria della carità e della pace. Quindi ogni vero pellegrino dev’essere una persona aperta alla pace, e sempre aperta alla carità e all’amore.

Vorrebbe dirci ancora qualcosa?
P.J.: Direi molto volentieri una preghiera che ho sulle labbra a ogni passo del mio pellegrinare. Eccola: Dio vi guardi e vi protegga. Ci aiuti a capire che quanto meglio Lo riconoscete, tanto più l'accoglierete, restando costantemente con Lui Egli vi conceda di irradiare ciò che la sua verità d’amore e di pace vi offre. Vi faccia la grazia dipoter trovare in Gesù Cristo, nella Beata Vergine Maria ed in tutti i santi la via, la verità e la vita. Possiate voi tutti assieme avanzare nello Spirito, aprendo i vostri cuori gli uni agli altri. Vi doni Iddio una pace duratura!

Fonte: P.Slavko in Nasa Ognista — traduz. di Remigio Carletti, Trieste

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