Maria a Medjugorje Messaggio del 25 dicembre 2005:Cari figli, anche oggi vi porto tra le braccia il piccolo Gesù, Re della pace, che vi benedice con la sua pace. Figlioli, in modo particolare oggi vi invito ad essere miei portatori di pace in questo mondo senza pace. Dio vi benedirà. Figlioli non dimenticate: io sono vostra madre. Col piccolo Gesù tra le mie braccia vi benedico tutti con una speciale benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Una risposta di Maria al disorientamento dei piccoli: Come un gesuita è arrivato alla certezza su Medjugorje




Nel polverone...
Riflettendo su Medjugorje, è impossibile astrarre dai ricordi che si portano nel cuore, concernenti la nostra situazione ecclesiale nel periodo precedente le apparizioni.

I più parlavano di un ”polverone” simile a quello prodotto dai muratori quando abbattono i vecchi muri di una casa per ristrutturarla. Molti avvertivano il gelo spirituale di un progressivo montare del “dubbio”. Tutto ciò che fino allora la coscienza del credente riteneva e gustava come luce sicura veniva messo in discussione.

La spericolatezza biblica e teologica procedeva sotto lo scudo della critica scientifica. Coperta dagli smalti policromi dell'oggettività della scienza, la ragione autonoma cercava di occupare la cattedra della verità e farsi misura della Rivelazione: l’impulso di sempre a conoscere tutto da sè (cfr.Gen 3,5), in aggiornata veste razionalistica, non sopportava più il mistero incomprensibile delle cose dello Spirito di Dio (cir. ICor 2,14). La preoccupazione di rendersi presente nella storia concreta come protagonisti piegava tutto l’interesse alle “cose visibili” passeggere, trascurando ‘quelle invisibili” che sono eterne (2Cor 4.18).

Sotto tali influssi non pochi, purtroppo anche tra i sacerdoti, finirono per ritirare le promesse fatte a Gesù, sebbene definitive. La logia della morte di Dio era il nuovo vento primaverile. A chi desiderava con ansia aria ecclesiale avvenirista la segnaletica del tempo indicava l’Olanda.

Una luce...
Quando per la prima volta ebbi in mano un ciclostilato che sintetizzava i messaggi di Medjugorje venni afferrato da intensa emozione. Era come una luce improvvisa, insperata nel “polverone’‘,persistente e diffuso oltre le previsioni. Si, proprio Maria, la Madre che viene in aiuto alla sua Chiesa. La convinzione personale sull’autenticità delle apparizioni è nata in me non dall’esperienza di fenomeni straordinari, ma dai messaggi che Maria ci portava dal cielo. Sul dilagare di parole sapienti di sapienza umana (cfr. 1Cor 2,5—13) si alzava, luminoso ed essenziale, un invito accessibile ad ogni cuore. Esso riecheggiava la “buona notizia” portata da Gesù (cfr. Mt4,17 — Mc1,15). Non indulgenti concessioni, in nome di una migliore comprensione delle esigenze culturali attuali, ma solo la radicalità dell’Evangelo. La Vergine ha riproposto quanto Gesù da sempre attende dall’uomo, perchè si apra al Regno di Dio. Ci ha invitati alla conversione, cioè a trasferire il centro di rotazione dei nostri interessi e realizzazioni dal proprio “io” al Dio vivente (cfr.2Cor5,15). Ci ha chiamati ad un impegno di purificazione del cuore (fr. Mt5,8 — Gv3,3), parlando esplicitamente di penitenza (digiuno).

Una chiamata...
Non del tutto ignoro le discussioni e polemiche che Medjugorje ha suscitato. In questioni opinabili il rispetto reciproco rimane l’unico atteggiamento inseribile nella carità divina. Per questo mi duole il constatare talvolta indifferenza e anche esplicita ostilità. Ma il comportamento della Madonna si muove a ben altro livello. Lei chiude ogni messaggio così: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. La Madonna nella Chiesa non vuol imporsi, non minaccia: chiama!

Salvo futuri interventi dell’autorità competente, nessuno può escludere che a Medjugorje sia presente ed operante la Madre del Redentore. In ripetuti pellegrinaggi ho condiviso, con la maggioranza dei sacerdoti recatisi là, l’esperienza di confessioni sacramentali coinvolgenti l’intera esistenza e segnate da pianto; inizi di cammini svincolati da situazioni cristallizzate nel peccato e stabilizzatisi poi nell’amicizia dì Gesù. Sono frutti che, ripensando alla parola del Signore (Le 6,44), depongono in favore dell’autenticità della pianta.

Maria continua a “chiamare”, e ancora una volta si può rilevare che a “rispondere” sono in gran parte i “piccoli” (Mt 11,25 — 1Cor. 1,26—31), che anche oggi non affidano la loro speranza al progresso degli uomini, ma “confidano nel nome del Signore” (Sof 3,12).

Per l’anima assetata di Dio “come terra deserta, arida, senz’acqua” (SaI 62,2), anche soltanto la probabilità di un celeste messaggio al mondo è captata come attrattiva irresistibile. Ella “decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6) perchè non gli bastano le commoventi esperienze dì chi è andato là; ancor meno la pigra prudenza di chi preferisce attendere pronunciamenti ufficiali, tenendosi fuori gioco. Mai perdonerebbe a se stessa una mancata occasione di incontrare la presenza della Madre del cielo in un luogo della terra.

Io rendo grazie alla Madre di Dio, perchè mi ha donato di captare la sua gioiosa chiamata. Prego perchè la Chiesa tutta accolga gli interventi della Madre sua e si disponga alla nuova evangelizzazione del mondo secondo le indicazioni dei suoi messaggi.

Padre Ignazio

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