Maria a Medjugorje Messaggio del 4 ottobre 1983:Dio ha scelto san Francesco come suo eletto. Sarebbe bene imitarne la vita, tuttavia noi dobbiamo fare la volontà di Dio su di noi.

Maria, attraverso i suoi messaggi, ci invita a ritornare a Dio

TESTIMONIANZA DI UN SACERDOTE MARONITA DEL LIBANO ELI ABIHAD ERA UN INGEGNERE E LAVORAVA IN UNA BANCA. ELI ABIHAD, LIBANESE, VA A MEDJUGORJE PER TURISMO E TORNA CON LA VOCAZIONE




Padre Danko: “Era un ingegnere e lavorava in una banca. Da 4 anni è sacerdote e da 12 è un consacrato. Nel 2000 a Medjugorje è iniziato il cambiamento della sua vita. Si chiama Eli Abihad”.

Eli Abihad: “Buongiorno, a Medjugorje! Buona sera a tutti. Mi chiamo Eli. Sono venuto a Medjugorje 12 anni fa, durante il Giubileo del 2000. Ero un ingegnere e lavoravo in una banca. Tutto andava nel miglior modo possibile.

Desideravo venire a Medjugorje insieme a un gruppo di amici, ma non sapevo che si trattava di un pellegrinaggio.

Ero molto lontano dalla chiesa e dalla pratica religiosa. Addirittura non sapevo nemmeno come si prega un rosario. Pensavo di venire a Medjugorje per passare del tempo. E non sapevo nemmeno che qui si pregava tutto il tempo.

Siamo arrivati qui il Giovedì Santo dell’anno 2000.

Durante il viaggio in aereo tutti pregavano per tutto il tempo. Questo mi faceva arrabbiare, mi soffocava. Nel pullman, sulla strada verso Medjugorje, tutti pregavano: questo per me era troppo.

Appena arrivati siamo andati immediatamente in chiesa. Era il tempo dell’adorazione del Giovedì Santo. E là ecco il primo passo che ho fatto verso Dio. Non so perché, ma ho visto un sacerdote che confessava e gli ho detto: “Voglio confessarmi!”. Era il sacerdote del Libano che ci accompagnava.

Non mi ero confessato da tanti anni. È Lei [la Madonna] la mia ragione, Lei che mi ha portato alla confessione. Ho detto: “Ho fatto tante cose nella vita, ma tutto quello che io voglio è cominciare una nuova pagina con Gesù”. E Lui mi ha preso in parola. Questa è stata qui la mia prima confessione. Io non so nemmeno perché l’ho fatto. Ma, penso che questo è stato un momento importantissimo nella mia vita, perché ha cambiato tante cose.

Dopo siamo andati all’adorazione. Qui ho cominciato a sentire che il mio cuore vibrava. Qualcosa di straordinario stava trasformando il mio cuore. Ma era da anni che il mio cuore era diventato sempre più duro, finché non si è indurito come una pietra.

Il giorno dopo il Giovedì Santo, siamo saliti sul Kricevac. Mi vergognavo del mio gruppo, perché pregavano tutto il tempo. Mi sono allontanato un po’ in avanti rispetto a loro. Là ho incontrato un sacerdote della Comunità delle Beatitudini. Mi ha chiesto: “Ma tu non sei il sacerdote che accompagna il gruppo del Libano?”. E io gli ho chiesto: “Io, sacerdote?”. Io portavo una camicia rossa, i pantaloni blu e sul viso non portavo nemmeno la barba, nessun segno che io potessi essere un sacerdote. Questa è stata la prima volta che Dio mi chiamava in questo modo.

Avendo digiunato tutto il giorno del venerdì a pane e acqua – questo per me era una cosa nuova: non l’avevo mai fatto prima di allora –, io aspettavo che arrivasse il sabato mattina per fare colazione. Allora mi han detto che oggi si digiuna fino a mezzogiorno. Io ho detto: “D’accordo”, e sono andato in cucina. Ho mangiato quanto potevo, poi sono uscito fuori e ho detto loro che avrei digiunato insieme a loro. Ero un bugiardo, e un grande bugiardo. Poi mi hanno detto: “Adesso andiamo da Vicka”.

Ho cominciato a sentire un terribile mal di testa che andava aumentando sempre di più. E mentre in mezzo ai campi andavo verso la casa di Vicka, avevo un tale mal di testa che avevo paura di vomitare.

Siamo arrivati da lei, e lì c’era un gruppo di francesi. Ho lasciato il gruppo libanese e mi sono aggregato al gruppo dei francesi. Io ero come un turista, facevo solo le foto a Vicka. Lei parlava e qualcuno traduceva in lingua francese. Ho sentito la traduzione: “Se qualcuno tra voi ha mal di testa, perché doveva digiunare e non l’ha fatto, la Vergine mi dice che deve rafforzare la sua volontà”.

In quel momento ho sentito che il mio cuore si stava spaccando. Nel medesimo istante ho visto davanti a miei occhi tutti i peccati della mia vita. Sentivo il cuore girarmi nel petto: era una cosa fortissima. Ho cominciato a piangere, da una parte perché ero un grande peccatore senza saperlo e d’altra parte piangevo dalla gioia perché avevo fatto la scoperta della mia vita: che Dio mi amava! Me, il piccolo Elia, con tutti i miei peccati, con tutte le mie debolezze, Dio mi ama.

Sono andato via correndo, incurante di Vicka. Mi sono nascosto in un angolo, e ho pianto tutte le lacrime della mia vita. Quando ho chiuso gli occhi, ho visto cose bellissime: ho scoperto cosa significa Cielo. Ho visto Dio Padre, seduto, con un abito lungo, bianco, mentre io ero inginocchiato con la testa sui suoi piedi e lui mi batteva sulla spalla: ho provato il paradiso. Chiudendo gli occhi vedevo Maria che portava Gesù Bambino su una mano, e che mi portava nell’altra mano.

Poi mi sono messo a correre verso i libanesi e volevo abbracciarli tutti. Ho detto loro che Dio è grandissimo e che la Madonna ci ama molto, ma nessuno mi ha capito. Tutti pensavano: “Ma cosa gli è successo? Qualche momento fa era una persona normale e adesso non è più normale”. Mi hanno detto che il mio volto era illuminato dalla gioia, dalla felicità.

Sono andato subito in chiesa e sono rimasto tutto il giorno a pregare, avevo tanto desiderio di pregare che quando hanno cominciato a pregare il rosario in croato, io ho pregato insieme a loro. Non so come ho imparato, ma ho pregato con loro il Padre nostro, l’Ave Maria, tutto ho pregato in croato.

Quando la sera hanno deciso di chiudere la chiesa, sono andato in pensione e ho aperto la Bibbia: era la prima volta che facevo questo in vita mia. Ho aperto in Matteo 6,24, dove si dice che non possiamo amare due divinità, i soldi e Dio, dobbiamo scegliere. Io mi sono detto che nella mia vita al primo posto c’erano i soldi e il potere; al secondo posto c’erano Michael Schumacher e la Formula Uno. A Medjugorje è Dio che ha preso il primo posto nella mia vita. Mi sono detto: “Ma a me servono i soldi per la mia famiglia”. Non capivo ancora la chiamata radicale di Dio.

Durante quella settimana, ogni volta, quando camminavo per Medjugorje, c’era qualcuno che mi si avvicinava chiedendomi: “Voi siete un sacerdote?”. Era un bombardamento continuo. Come se la Madonna con un martello mi battesse sulla testa: “Sacerdote! Sacerdote! Sacerdote!”.

Di ritorno in Libano, quando mia madre ha aperto la porta di casa, gli ho detto che volevo diventare sacerdote. “Oh Dio mio! Cosa ti han fatto a Medjugorje? Questo è impossibile, tu sei ingegnere! Come puoi adesso lasciare tutto?”. Ma questo per me era una fissazione.

Ho cominciato a pregare tutto il tempo. Inginocchiato, pregavo per ore. Mio padre era ammalato ed era semiparalizzato. Lui mi detto: “Fa’ la volontà di Dio e nella vita fa’ quello che vuoi”.

Mentre con mia madre le cose andavano molto peggio, perché era una guerra aperta. Allora gli ho detto: “Facciamo un piccolo patto: andiamo insieme a ottobre a Medjugorje tra sei mesi. Se la Madonna mi dà un segno che mi vuole sacerdote, io mi consacro; se no, mi dimentico tutta questa storia”.

Poi ho scritto una lettera alla Vergine , dicendogli tre cose, così: “Se vuoi che diventi sacerdote, allora me lo devi dire. Però devi dirmi dove, perché non so qual è la differenza tra parroco e monaco. Terza cosa: Tu ti devi preoccupare di mia madre e di mio padre, e io cerco di preoccuparmi di tuo Figlio”. Ho mandato questa lettera a Medjugorje e siamo venuti insieme qui a ottobre.

Appena arrivati, di nuovo, per strada, in francese o in inglese, la gente mi chiedeva se fossi sacerdote. Allora ho detto: “Va bene, preghiamo ancora un po’: questo non è il segno che io aspettavo”.

Il terzo giorno siamo andati da padre Jozo. E lì, mentre lui parlava della storia dei francescani[1], io ho cominciato a piangere. Perché loro sono stati sacrificati per non rinunciare alla loro fede. Accanto a me c’era una donna, un’americana, che non conoscevo. Le ho dato un fazzoletto perché piangeva. Allora mi disse, naturalmente in inglese: “Grazie molte. Pregherò per te, perché tu diventi un bravo sacerdote”. Le ho chiesto: “Ma come si chiama?”, e lei “Davy Macnil del Michigan”. “Ma perché me lo dici così, tu mi conosci?”. E lei: “Non so perché”.

Ho chiamato il resto del gruppo e abbiamo parlato insieme con lei. E lei non sapeva perché mi ha detto una cosa del genere. Mi ha dato una medaglietta miracolosa, e io per ringraziarla gli ho donato il rosario che portavo al collo già dalla prima volta che son venuto a Medjugorje: un semplice rosario che ho comprato qui per un dollaro, ma con quello io pregavo ogni giorno.

Siamo ritornati da padre Jozo per andare subito all’Oasi della Pace. Lì c’era una suora, si chiama Claire Marie, che voleva parlarci di Medjugorje. La chiesa era tutta piena, non c’era posto. Io son rimasto fuori, accanto alla finestra. Lei ha cominciato a pregare, e dopodiché ci ha parlato di Medjugorje. Poi ha detto: “Adesso vi racconto come sono diventata una suora”. Io mi sono detto: “Questo m’interessa”. Lei comincia: “Sono venuta a Medjugorje a trentadue anni”. E io mi dico: “Ma anche io ho trentadue anni”. “La prima volta che Dio mi ha dato un segno che Lui vuole che diventi una suora è stato un venerdì di Pasqua sul Kricevac”. Le mie ginocchia hanno cominciato a fare “Cla! Cla! Cla!”[a tremare]. Avevo paura perché mi sembrava che parlasse di me, perché anche io avevo avuto un segno un Venerdì Santo sul Kricevac. In quel momento, di colpo, lei si è girata e mi ha guardato attraverso la finestra, e mi ha detto: “Tu, fuori alla finestra: Dio ti chiama a servirlo. Non aver paura: sei libero di accettare o di rifiutare”.

Avendo accusato il colpo, mi sono seduto per terra. Mi sono detto: “No, no! Questo è un sogno, io sto sognando. Non può essere vero, è troppo!”. Allora mi sono alzato e di nuovo ho guardato attraverso la finestra, e tutti guardavano verso di me. Ho guardato verso quella suora, e lei di nuovo mi dice: “Non aver paura! Sei libero di accettare o di rifiutare. La Vergine ti ama tantissimo: Lei ti accompagnerà in ogni tuo passo. Ma tu non lo dimenticare”.

Poi tutti sono usciti fuori. Io ero in uno choc totale; piangevo, non potevo nemmeno camminare. Mia madre si avvicinò accanto a me, e in continuazione ripeteva: “Questo è incredibile !”.

Poi questa suora è uscita fuori, e voleva parlare con me e mia madre in privato. Mia madre le ha detto: “Ma come mai, tu conosci mio figlio? Qualcuno ti ha detto qualcosa di lui?”. Lei dice: “Non mi ricordo cosa vi ho detto. Era una ispirazione da parte dello Spirito Santo. Ma mi ricordo di una cosa sola, che la Vergine vuole che tu sia un sacerdote mariano, e null’altro”.

Allora mi sono ricordato della mia lettera scritta alla Madonna: io volevo saper se Lei mi vuole o non mi vuole; dove vuole; e poi sapevo già subito che la terza cosa si è realizzata, e che da adesso Lei è responsabile di mio padre e mia madre, e io posso lasciarli e consacrami.

E mi sono detto: “Anche se mio padre dovesse morire per l’emozione, io lo vedrò di nuovo nel cielo”.

Siamo ritornati in chiesa: si svolgeva già il programma serale con l’adorazione, eccetera.

All’uscita dalla chiesa, sento qualcuno che mi chiama: “Elì! Elì! Elì!”. Mi sono girato e ho visto Davy Macnil (24:50) insieme al gruppo di americani. Lei si avvicinò e disse: “Oggi la Madonna ti ha dato il segno: Lei vuole che tu sia sacerdote”. E io ho detto: “Si, è vero. Ma come mai lo sai?”. Lei dice: “Perché oggi pomeriggio abbiamo pregato il rosario per le tue intenzioni; e, di colpo, è venuto un profumo di rose incredibile! E questo profumo usciva dal rosario che tu mi hai dato! Tutto il gruppo di americani ha sentito questo forte profumo di rose che usciva da questo rosario”.

Allora io gli ho raccontato quello che mi era successo all’Oasi della Pace. Tutti piangevano! Lei mi raccomandato di pregare per suo figlio che era morto a quindici anni; e mi ha promesso di pregare insieme a questo gruppo di americani per me da papa Giovanni Paolo II, perché loro andavano proprio allora a visitarlo. Così sono tornato a Medjugorje il 30 ottobre del 2000, e il 18 novembre sono entrato in convento. Adesso sono dodici anni che io sono consacrato nell’Ordine della Vergine Maria e da quattro anni sono sacerdote: il 15 agosto celebro i quattro anni di sacerdozio.

Vi dico solo una ultima cosa: la vita è un’avventura, non ci sono garanzie, l’unica garanzia è la Parola di Lui; ma questa è una bellissima avventura insieme a Gesù e Maria! Coraggio a tutti! E grazie a Medjugorje! Grazie alla Madonna!

Fonte: Ml Informazioni da Medjugorje

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