Maria a Medjugorje Messaggio del 25 ottobre 2004:Cari figli, questo è tempo di grazia per la famiglia, perciò vi invito a rinnovare la preghiera. Nel cuore della vostra famiglia ci sia Gesù. Imparate nella preghiera ad amare tutto cio' che è santo. Imitate la vita dei santi, che loro siano per voi un incentivo e maestri sulla via della santita'. Che ogni famiglia diventi testimone dell’amore in questo mondo senza preghiera e senza pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Don Teodosio Galotta




on Teodosio Galotta, salesiano di Napoli, era ammalato così gravemente che i suoi parenti gli avevano preparato il loculo al cimitero con l'iscrizione già fatta.

L'urologo, dott. Bruno, fece questa diagnosi: Neoplasia prostatica con metastasi ossee e polmonari, una prostata aumentata di volume, di consistenza lignea e di superficie bornoccoluta.

La diagnosi era stata confermata dalle radiografie:

Alterazione strutturale del terzo prossimale del femore destro e delle branche ischio-pubiche, specie a sinistra, per lesioni del tipo osteolitico. Nei campi polmonari alti, specie a destra, presenza di noduli neoplastici meta statici.

Descrivendo poi dettagliatamente quanto riscontrato, il radiologo, prof. Acampora, aveva aggiunto: L ‘alterazione si presenta con scomparsa della normale trabecolatura ossea, sostituita da aree di osteolisi alternate ad aree di addensamento osseo, riproducenti il tipico quadro neoplastico del tipo osteoclastico e in parte osteoblastico. Successivamente si notò una frattura del piccolo trocantere di destra...

L'internista dott. Schettino, nella sua dichiarazione scritta, aveva parlato, in occasione dei due gravi collassi periferici, di condizioni fisiche molto precarie e di situazione molto pericolosa per la vita del paziente. Il medico legale, a sua volta, dopo aver esaminato tutta la documentazione, disse che si trattava di una diagnosi precisa e non di un sospetto diagnostico odi un enunziato nosologico di probabilità.

La notte del 25-10-1976 Don Teodosio Galotta arrivò alla fine: era quasi in coma. L'assistente toccandogli il polso si lasciò sfuggire: Non si sente più.

Don Galotta, che ancora capiva, al sentire questo, invocò nel suo cuore i due martiri salesiani della Cina:

Mons. Versaglia e Don Caravario, aiutatemi voi.

Subito gli comparvero i due martiri e gli dissero:

Non temere, ci siamo noi.

All'istante Don Galotta guarì completamente. La documentazione medica è ora a Roma presso la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, per la beatificazione dei due martiri.

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