Maria a Medjugorje Messaggio del 2 luglio 2016:Cari figli la mia presenza reale e vivente in mezzo a voi deve rendervi felici, perché questo è il grande amore di mio Figlio. Egli mi manda in mezzo a voi affinché, con materno amore, io vi dia sicurezza; affinché comprendiate che dolore e gioia, sofferenza e amore fanno sì che la vostra anima viva intensamente; affinché vi inviti nuovamente a celebrare il Cuore di Gesù, il cuore della fede: l’Eucaristia. Mio Figlio, di giorno in giorno, nei secoli ritorna vivente in mezzo a voi: ritorna a voi, anche se non vi ha mai abbandonato. Quando uno di voi, miei figli, ritorna a lui, il mio Cuore materno sussulta di felicità. Perciò, figli miei, ritornate all’Eucaristia, a mio Figlio. La strada verso mio Figlio è difficile e piena di rinunce ma, alla fine, c’è sempre la luce. Io capisco i vostri dolori e le vostre sofferenze e, con materno amore, asciugo le vostre lacrime. Confidate in mio Figlio, poiché Egli farà per voi quello che non sapreste nemmeno chiedere. Voi, figli miei, voi dovete preoccuparvi soltanto per la vostra anima, perché essa è l’unica cosa che vi appartiene sulla terra. Sudicia o pura, la porterete davanti al Padre Celeste. Ricordate: la fede nell’amore di mio Figlio viene sempre ricompensata. Vi chiedo di pregare in modo particolare per coloro che mio Figlio ha chiamato a vivere secondo lui e ad amare il loro gregge. Vi ringrazio.

Chi è venuto dall’aldilà? («lo sarò alle tue spalle a proteggerti») - Rachelina Ambrosini




Rachelina Ambrosini, una ragazza di eccezionale bontà, moriva il 10 marzo 1941 a soli 15 anni e 8 mesi. Dopo la morte continuò a farsi viva. Ecco alcuni episodi.

Umberto Mirra da Campanarello (Avellino), nel 1941 è alle armi, si ammala di polmonite e viene condotto all’ospedale di Salerno. Una notte gli appare Rachelina vestita tutta di bianco e gli dice: «Non aver paura, stai già bene e fra poco andrai a vedere la tua famiglia». La predizione si avverò pienamente. — Lo stesso anno il Mirra è trasferito dalla Sicilia all’alta Italia per prepararsi ad andare in Russia. Una notte gli appare di nuovo Rachelina e gli dice: «Non aver paura, per te c’è chi ci pensa; parti contento; tornerai sano e salvo». In Russia, nel 1942, sta per iniziarsi un‘azione bellica e Umberto è molto preoccupato. Rachelina gli appare la terza volta: «Perché sei così malinconico e hai tanta paura? I Russi sono già andati via; tu e i tuoi compagni andate senza timore. Già te lo dissi che tornerai a casa sano e salvo». E infatti — conclude la relazione — sono tornato a casa mia».

A Domenico Colantuoni, soldato a Cava dei Tirreni, e disperato perché deve partire per la Sicilia, la «santina», come egli la chiama, batte sulla spalla — mentre in pieno giorno si è addormentato — e gli dice: «A che pensi? Su, su, non preoccuparti che io sarò alle tue spalle a proteggerti». Infatti invece che in Sicilia viene mandato a Salerno. Qui per un po’ le cose vanno bene, ma poi incominciano i bombardamenti e i pericoli.

Una notte, mentre dopo una delle solite incursioni, il Colantuoni prende un po’di sonno, torna Rachelina. Altro che festa con quella musica! E lei a insistere:

«Stai contento che io ti proteggo».

Di lì a un po’ arriva il sergente e gli ordina di andare con altri a tagliare dei rami d’albero per mascherare un po’ le tende. Colantuoni si alza e obbedisce. Mentre ritornano, ecco gli aeroplani nemici; i compagni cercano rifugio sotto un‘altra ripa; Domenico, senza saper perché, rimane distaccato da loro e si arrangia come può. Cade una bomba: quelli che sono sotto la ripa vengono travolti, Colantuoni rimane completamente illeso —.

Antonio Villani narra, sotto vincolo di giuramento, il seguente episodio: «Nel 1942, trovandomi nello spaccio cooperativo del mio reggimento (4 carristi), udii un collega di armi raccontare quanto appresso. Trovandomi accampato in località esposta alle offese del nemico, una notte, mentre riposava, gli appare una giovinetta e gli dice di allontanarsi da quel luogo perché vi sarebbero cadute delle bombe. Il soldato non dette importanza e continuò a dormire. Una seconda volta comparve la fanciulla che gli ripeté con insistenza di allontanarsi di lì e mettersi in salvo se non voleva rimanere ucciso. Il soldato, impressionato, avvertì i compagni, ma questi scoppiarono a ridere e lo motteggiarono, per cui anche egli, sebbene con l’animo turbato, rimase sotto la tenda con loro. Ed ecco che l’apparizione ritorna per la terza volta e gli dice: «Non vuoi proprio salvarti? Io ti confermo, che fra pochi minuti il campo sarà bombardato». Allora il soldato, sgomento, le domandò: «Ma tu chi sei?». L’apparizione rispose: «Sono Rachelina Ambrosini, figlia del Dott. Alberto». Il suo aspetto era di un angelo. Il soldato si alzò di scatto esclamando: «Chi mi vuol seguire, mi segua, e uscì dalla tenda seguito da altri due soldati. Gli altri rimasero. Ma non erano tra scorsi che pochi minuti quando apparecchi nemici rovesciarono sul campo proiettili d’ogni calibro seminandovi la distruzione e la morte»

Fonte: I. Felici - Il volo di un Angelo - Ediz. Paoline

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