Maria a Medjugorje Messaggio del 25 gennaio 2002:Cari figli, in questo tempo, mentre voi ancora guardate indietro l'anno passato, io vi invito figlioli a guardare profondamente nel vostro cuore e a decidervi di essere più vicini a Dio e alla preghiera. Figlioli voi siete ancora legati alle cose terreni e poco alla vita spirituale. Che anche questo mio invito di oggi sia per voi uno stimolo a decidervi per Dio e per la conversione quotidiana. Non potete convertirvi figlioli se non lasciate i peccati e non vi decidete per l' amore verso Dio ed il prossimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Chi è venuto dall’aldilà? Vi è un Inferno e io vi sono dentro




Il dotto e pio Mons. Gastone di Segur, nel suo noto opuscolo sull’inferno, narra un episodio straordinario accaduto a Mosca poco prima dell’orribile campagna bellica del 1812.
— «Mio nonno materno, il conte Roctopchine, governatore militare di quella città, era in stretta relazione col generale conte Orloff, celebre per il suo valore, non meno che per la sua empietà. Una sera dopo cena, il conte Orloff e un suo amico, il generale V..., volternano al pari di lui, si burlavano volgarmente della religione e soprattutto dell’Inferno.
— Ma pure — disse Orloff — e se vi fosse poi qualcosa al di là della tomba?
— Ebbene — riprese il generale..., — qualora così fosse, quello di noi due che morirà per primo verrà ad avvisare l’altro. Restiamo d’accordo?
— Benissimo — rispose Orloff...
Alcune settimane dopo scoppiò una terribile guerra, una di quelle tanto temute, quali Napoleone sapeva allora suscitare. L'esercito russo fu chiamato alle armi, e il gen. V..., ricevette l’ordine di partire immediatamente per prendervi una posizione importante. Erano trascorse due o tre settimane da che egli aveva lasciato Mosca, quando un mattino assai per tempo, mentre mio nonno stava alla toeletta, si vide all’improvviso aprire bruscamente la porta della stanza ed entrarvi il conte Orloff, in veste da camera, con i capelli irti, gli occhi stralunati, pallido come un cencio.
— Ecchè, Orlofi? Voi qui a quest’ora? In questa maniera? Che avete? Che cosa vi è accaduto?
— Mio caro — risponde Orloff— io credo d’impazzire: ho veduto il gen. V...
— Il gen. V...? E dunque arrivato?
— Oh no! — rispose Orloff gettandosi sopra un divano e prendendosi violentemente la testa fra le mani.
— No, no, non è ritornato, ed è appunto questo che mi spaventa.
Mio nonno non capiva nulla e procurava di calmarlo.
— Raccontatemi dunque — disse — ciò che vi è capitato e che cosa significhi questo.
Allora sforzandosi di dominare la sua emozione, il conte Orloff racconta quanto segue: «Mio caro Roctopchine, non è trascorso ancora molto tempo da quando il gen. V... e io ci siamo giurati a vicenda che il primo che fosse morto di noi due, sarebbe venuto a dire all’altro se vi sia qualche cosa al di là della tomba. Ora questa mattina, mentre me ne stavo tranquillamente a letto, desto da lungo tempo, senza pensare affatto a lui, sento aprirsi le cortine del letto e mi vedo dinanzi, a due passi, il gen. V., diritto, pallido, con la destra al petto che mi dice: Vi è un Inferno e io ci sono dentro... Dopo di che scomparve. Sull’istante sono corso da voi: io perdo la testa.
Mio nonno prese a calmarlo come meglio poté, ma non fu facile; cercò di convincerlo di allucinazione, di fantasmi; tentò di fargli credere che forse dormiva..., che si danno talora casi straordinari che non si sanno spiegare...
Dieci o dodici giorni dopo, un messo dell’esercito annunziava a mio nonno, insieme alle altre notizie, la morte del gen. V... La mattina stessa di quel giorno memorando in cui il conte Orloff lo aveva veduto e sentito, all’ora stessa che egli era apparso in Mosca, l’infelice generale, uscito a esplorare la posizione del nemico, era stato trapassato da una palla di fucile ed era caduto fulminato»

Fonte: (De Segur G. - L‘Enfer - Parigi 1876)

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