Maria a Medjugorje Messaggio del 2 giugno 2017:Cari figli, come negli altri luoghi in cui sono venuta a voi, così anche qui vi invito alla preghiera. Pregate per coloro che non conoscono mio Figlio, per quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio; contro il peccato, per i consacrati, per coloro che mio Figlio ha chiamato ad avere amore e spirito, forza per voi, per la Chiesa. Pregate mio Figlio, e l’amore di cui fate esperienza per la sua vicinanza vi darà la forza e vi disporrà alle opere di carità che compirete nel suo nome. Figli miei, siate pronti: questo tempo è un punto di svolta. Perciò io vi invito nuovamente alla fede e alla speranza, vi mostro la via per la quale dovete andare, ossia le parole del Vangelo. Apostoli del mio amore, al mondo sono così necessarie le vostre mani innalzate verso il Cielo, verso mio Figlio, verso il Padre Celeste! E’ necessaria molta umiltà e purezza di cuore. Abbiate fiducia in mio Figlio e sappiate che potete sempre essere migliori. Il mio Cuore materno desidera che voi, apostoli del mio amore, siate piccole luci del mondo. Che illuminiate là dove la tenebra vuole regnare, che con la vostra preghiera e l’amore mostriate agli altri la strada giusta e salviate anime. Io sono con voi. Vi ringrazio!

Venuti dall'aldilà: Appare al suo successore




Il 25 febbraio del 1930 subirono il martirio in Cina i missionari salesiani mons. Luigi Versiglia e don Callisto Caravario. Un fatto prodigioso accadde nella primavera del 1932 al successore di mons. Versiglia nel vicariato di Shiu-chow, mons. Ignazio Canazei, uomo austero, positivo, del tutto alieno dalle suggestioni e dalle allucinazioni. Lo narrò lui stesso a un suo missionario, don Pietro Battezzati. E questi lo mise per iscritto e lo confermò con giuramento dinanzi ai giudici del processo per la beatificazione dei due martiri.
«Non molto tempo fa - narrò mons. Canazei - dopo avere, per una ennesima volta, cercato a lungo, ma sempre invano, nel mio ufficio documenti importanti per la Missione, data l'ora ormai tarda, mi ritirai nella mia attigua camera da letto per riposarmi. E intanto pensavo a mons. Versiglia, quasi per invocarlo a farmi trovare quei documenti del suo episcopato. Poco dopo la mezzanotte mi svegliai con stupore, vidi filtrare luce dalle fessure della porta del mio ufficio. Pensando di essermi dimenticato di spegnere la lampada a petrolio, mi alzai per andare a spegnerla. Aperta la porta, vidi l'ufficio tutto illuminato e nel mezzo di esso, in piedi e gioviale, mons. Versiglia. Provai meraviglia, non spavento; e lo guardavo sorridendo. Anche lui mi sorrise e poi, parlandomi giovialmente e confidenzialmente come usava fare quando era vivo, mi indicò il doppio fondo del grande armadio-archivio, che copriva quasi interamente una parete dell'ufficio e in cui erano nascosti i documenti tanto cercati.
Non fu un sogno, ma realtà; e così trovai subito nel luogo indicato i documenti di cui abbisognavo. Lo ringraziai e, dopo avergli chiesto alcune cose, gli rivolsi ancora la seguente domanda:
- Mi dica, monsignore, quando la uccisero andò subito in Paradiso?
Egli, divenuto più luminoso, sorridendo, mi rispose in cinese:
- Cek Kat - che vuol dire: istantaneamente! Poi disparve e tutto ritornò nel buio».
Il primo martire salesiano si era compiaciuto di trarre d'impiccio e di rafforzare la fede del suo successore nell'episcopato.

Fonte: G. Bosio, Martiri in Cina, Torino-Leumann 1983, p. 475.

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