Maria a Medjugorje April 25, 1998:Dear children! Today I call you, through prayer, to open yourselves to God as a flower opens itself to the rays of the morning sun. Little children, do not be afraid. I am with you and I intercede before God for each of you so that your heart receives the gift of conversion. Only in this way, little children, will you comprehend the importance of grace in these times and God will become nearer to you. Thank you for having responded to my call.

Venuti dall'aldilà: «Mi sento agguantare per un braccio»




Tra i testimoni sul Servo di Dio Padre Giovanni Piamarta, ci fu un uomo, un certo tipo tarchiato, disinvolto, stile d'attore, che depose: «Quando uscii dall'Istituto [del Piamarta] ero un buon ragazzo; ma poi la gioventù, la libertà, gli amici... Sa come succede... Ebbene, diventai un rompicollo! Mia madre, povera donna, non sapendo più che pesci pigliare, per raddrizzarmi pensò di darmi moglie; e io presi moglie; ma rimasi il medesimo; mi nacque un figlio, ma nemmeno il figlio mi fece mettere la testa a posto. Ho fin vergogna a dirlo, ma la mia casa pareva un inferno. Se lavoravo sprecavo; se non lavoravo sprecavo lo stesso facendo dei debiti... e tutte le sere scenate, liti, botte a quella povera ragazza che... no, proprio non se le meritava. Ma che ci volete fare? Quando uno piglia una brutta piega, credete a me, son dolori. Una sera - era di domenica - torno a casa molto tardi, dopo aver fatto il comodaccio mio, piuttosto in su col conto e dopo la consueta scenata con la moglie vado a letto e m' addormento. Ad un tratto, mentre dormo, mi sento agguantare per un braccio e stringer forte come in una morsa. Apro gli occhi - in sogno s'intende - e mi vedo davanti nientemeno che il Padre. Mi provai a parlare, a gridare, ma non mi riuscì; mi pareva d'aver la bocca murata. Stava lì in piedi, tenendomi ancora il braccio stretto, con quel viso che in certe circostanze sgomentava, e continuava a fulminarmi, ad annichilirmi con quegli occhi...

E io immobile, confuso, smarrito, piccino piccino, come un ladro davanti al giudice... Finalmente, dandomi uno strattone tremendo, aprì la bocca: "Non hai mica vergogna?". E trafiggendomi con un ultimo lampo degli occhi, se n'andò. Qui mi svegliai, sudavo e il braccio mi faceva male davvero. Accesi la luce sicuro di trovarmelo ancora davanti; per fortuna non c'era; ma quello sguardo continuava a fulminarmi...

A farla breve, fu una mano santa; da quel momento mutai completamente vita. E così - conclude - io debbo a Padre Piamarta il mio decoro di sposo e di padre e la pace della mia famiglia che da quella notte non è più stata turbata».

Fonte: I. Felici, Volo tra le fiamme, Queriniana, Brescia 1951, pp. 275-276.

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