Maria a Medjugorje November 25, 1988:Dear children! I call you to prayer, to have an encounter with God in prayer. God gives Himself to you, but He wants you to answer in your own freedom to his invitation. That is why little children during the day, find yourself a special time when you could pray in peace and humility, and have this meeting with God the creator. I am with you and I intercede for you in front of God, so watch in vigil, so that every encounter in prayer be the joy of your contact with God. Thank you for having responded to my call.

Venuti dall'aldilà: «Mi sento agguantare per un braccio» (Servo di Dio Padre Giovanni Piamarta)




Tra i testimoni sul Servo di Dio Padre Giovanni Piamarta, ci fu un uomo, un certo tipo tarchiato, disinvolto, stile d'attore, che depose: «Quando uscii dall'Istituto [del Piamarta] ero un buon ragazzo; ma poi la gioventù, la libertà, gli amici... Sa come succede... Ebbene, diventai un rompicollo! Mia madre, povera donna, non sapendo più che pesci pigliare, per raddrizzarmi pensò di darmi moglie; e io presi moglie; ma rimasi il medesimo; mi nacque un figlio, ma nemmeno il figlio mi fece mettere la testa a posto. Ho fin vergogna a dirlo, ma la mia casa pareva un inferno. Se lavoravo sprecavo; se non lavoravo sprecavo lo stesso facendo dei debiti... e tutte le sere scenate, liti, botte a quella povera ragazza che... no, proprio non se le meritava. Ma che ci volete fare? Quando uno piglia una brutta piega, credete a me, son dolori. Una sera - era di domenica - torno a casa molto tardi, dopo aver fatto il comodaccio mio, piuttosto in su col conto e dopo la consueta scenata con la moglie vado a letto e m' addormento. Ad un tratto, mentre dormo, mi sento agguantare per un braccio e stringer forte come in una morsa. Apro gli occhi - in sogno s'intende - e mi vedo davanti nientemeno che il Padre. Mi provai a parlare, a gridare, ma non mi riuscì; mi pareva d'aver la bocca murata. Stava lì in piedi, tenendomi ancora il braccio stretto, con quel viso che in certe circostanze sgomentava, e continuava a fulminarmi, ad annichilirmi con quegli occhi...

E io immobile, confuso, smarrito, piccino piccino, come un ladro davanti al giudice... Finalmente, dandomi uno strattone tremendo, aprì la bocca: "Non hai mica vergogna?". E trafiggendomi con un ultimo lampo degli occhi, se n'andò. Qui mi svegliai, sudavo e il braccio mi faceva male davvero. Accesi la luce sicuro di trovarmelo ancora davanti; per fortuna non c'era; ma quello sguardo continuava a fulminarmi...

A farla breve, fu una mano santa; da quel momento mutai completamente vita. E così - conclude - io debbo a Padre Piamarta il mio decoro di sposo e di padre e la pace della mia famiglia che da quella notte non è più stata turbata».

Fonte: I. Felici, Volo tra le fiamme, Queriniana, Brescia 1951, pp. 275-276.

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