Maria a Medjugorje Messaggio del 30 maggio 1985:Cari figli, vi invito nuovamente alla preghiera del cuore. Che la preghiera, o cari figli, sia nutrimento quotidiano per voi, soprattutto in questi giorni, in cui il lavoro dei campi vi affatica a tal punto da non poter pregare col cuore. Pregate, e così potrete superare ogni stanchezza. La preghiera sarà per voi gioia e riposo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

La chiamata di Dio




Nei suoi piani, Dio, fin dall’eternità, con un grande atto di predilezione ci ha chiamati alla vita naturale e con altrettanto amore continuamente ci chiama alla vita soprannaturale, a raggiungere, cioè, quel grado di santità che desidera da noi, con la sua grazia e la nostra collaborazione.
Gesù sta sempre accanto a noi e bussa alla porta della nostra anima, affinché gli apriamo. «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap. 3,20).
Per aprirgli la porta, quando egli bussa, dobbiamo tendere bene gli orecchi dello spirito per udire la sua voce, perché il suo battito è molto delicato e la sua voce velata, che sente soltanto chi ha dentro e fuori di sé il silenzio: silenzio materiale e spirituale: silenzio delle passioni, della meditazione e della contemplazione.


1) Diversi sono i modi con cui Dio chiama alla salvezza, alla vita soprannaturale e alla santità. Ricordiamo alcuni esempi biblici.
«Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eh... Allora il Signore chiamò: ‘Samuele’ e questi gli rispose: ‘Eccomi’, poi corse da Eh e gli disse: ‘Mi hai chiamato, eccomi!’. Eh rispose: ‘Non ti ho chiamato, torna a dormire!’ (E così, per tre volte). Il Signore tornò a chiamare: ‘Samuele!’ per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eh dicendo: ‘Mi hai chiamato, eccomi!’ Allora Eh comprese che il Signore chiamava il giovanetto, e disse a Samuele: ‘Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta’. Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: ‘Samuele, Samuele!’. Samuele rispose subito: ‘Parla, perché il tuo servo ti ascolta’. Allora il Signore disse a Samuele... Samuele acquistò autorità perché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole» (lSam. 3,1-19).
«Passando lungo il mare della Galilea (Gesù) vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro:
‘Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini’. E, subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, Io seguirono» (Mc. 1,16-20).
«Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse:
‘Seguimi’. Ed egli si alzò e lo seguì» (Mt. 9,5). «Entrando in Gerico, attraversava la città ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: ‘Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua’. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: ‘E andato ad alloggiare da un peccatore!’ Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: ‘Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto’. Gesù gli rispose: ‘Oggi, la salvezza è entrata in questa casa, perché anche lui è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto’» (Lc. 19,1-10).
«E avvenne che, mentre (Saulo) era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’ Rispose: ‘Chi sei, o Signore?’ E la voce: ‘Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare’... Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: ‘Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo. E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù, Figlio di Dio» (At. 9,1-20).
In tutti questi esempi costatiamo l’esplicita chiamata di Gesù e l’immediata e generosa risposta da parte dei chiamati.


2) Non sempre però Dio chiama alla santità in una maniera chiara, talvolta la sua voce è misteriosa:
Egli si serve di persone o di eventi, il più delle volte tristi. Si serve, per es., del colloquio avuto con un sacerdote, di una caduta in un peccato grave, di un’importante grazia ottenuta, di una grave malattia nostra o altrui, della perdita di una persona cara, di un terremoto, di un uragano, di un grave incidente stradale, aereo, ferroviario, ecc. Non importa tanto il modo, che in fondo è un mezzo, quanto il fine e cioè che noi percepiamo la voce di Dio e, soprattutto, poniamo in pratica ciò che Egli vuole da noi.
Nei duemila anni della storia del Cristianesimo innumerevoli sono coloro che, chiamati da Dio, ascoltarono la sua voce, cambiarono radicalmente la vita e raggiunsero le più alte vette della santità. Ricordiamone qualcuno.


S. Antonio Abate (250-356) un giorno entrò in chiesa proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt. 19,21). Allora Antonio, accolta la chiamata di Dio, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà, che aveva ereditato dalla sua famiglia, seguì il Signore e divenne il padre del Monachesimo. (Dalla «Vita di Sant’Antonio», scritta da S. Atanasio Vesc. capp. 2-4, p. 26, 842- 846).

S. Francesco d’Assisi (1182-1226) un giorno visitando la chiesetta campestre di S. Damiano (autunno 1205) sentì per tre volte dal Crocifisso queste parole: «Francesco, va’ e ripara la mia Chiesa che, come vedi. va tutta in rovina». (Il Cel. 10; Fon. 11,1). Francesco, abbandonata ogni cosa terrena, diede inizio alla sua totale conversione e alla sua perfetta adesione a Gesù Cristo, divenendo il Santo della povertà e il fondatore dei tre Ordini.

S. Margherita da Cortona (1247-1297) conduceva una vita mondana e un giorno il Signore le fece udire la sua voce. Un assassino aveva ucciso il suo amante ed ella, guidata dal suo cane, si recò in un bosco dove, fra i rami secchi e le foglie, ne scoprì il cadavere orribilmente seviziato. Fu così colpita da quella orribile scena, che decise di convertirsi e si fece santa. (Cfr. «Leggenda intorno alla vita e ai miracoli di S. Margherita da Cortona», trad. di Ludovico da Pelago, Cortona 1959).

S. Gabriele dell’Addolorata, al secolo, Francesco Possenti (1838-1862), nella solennità dell’Assunzione al cielo di Maria SS. del 1856, mentre si trovava a Spoleto, partecipò alla processione della conclusione della festa; e ad un certo momento, trovandosi vicino all’arcivescovo, che portava la «Santa Icone», regalata dall’Imperatore Federico Barbarossa alla Chiesa Cattedrale, vide con stupore che gli occhi penetranti della Vergine si fissavano su di lui mentre una voce misteriosa gli diceva dolcemente: «Francesco, il mondo non è per te. Ti aspetta la religione». Il giovane fu così scosso da questo fatto, che decise di cambiar vita: si fece religioso passionista e dopo pochi anni raggiunse le alte vette della Santità. (cfr. E.S. GIBERT, Sulle vette del Gran Sasso S. Gabriele dell’Addolorata, Edizioni Stauròs, Pescara 1983).

Considerando la vita di queste anime belle e generose, e di molti altri di ogni stato sociale, siamo vivamente spronati a seguirne gli esempi. «Oggi, se udite la voce del Signore, non vogliate indurire il vostro cuore» (Sal. 94,8).
Ascoltiamo pertanto la voce di Dio che ci chiama alla Santità; se noi collaboreremo con la sua azione, egli farà di noi, come ha fatto i S. Paolo, altrettanti vasi di elezione. (cfr. At. 9,15).

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