Maria a Medjugorje Messaggio del 8 dicembre 1981:Oltre che al cibo, sarebbe bene rinunciare alla televisione, perché dopo aver guardato i programmi televisivi, siete distratti e non riuscite a pregare. Potreste rinunciare anche all'alcool, alle sigarette e ad altri piaceri. Sapete da voi stessi ci che dovreste fare.

Le due gestazioni




Quando l’uomo ha risposto alla chiamata di Dio con la conversione e ha cercato di purificarsi con la penitenza, si è reso disponibile a comprendere il fine per il quale il Signore l’ha chiamato. Ecco, dunque, il significato del presente tema: le due gestazioni, nelle quali tale fine viene chiarito.
Secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo, l’uomo viene da Dio e, dopo aver trascorso un determinato periodo di tempo in questo mondo, ritorna a lui, per essere eternamente felice o infelice, secondo la vita trascorsa quaggiù.

1) L’uomo, pertanto, per volere di Dio ha un principio, non una fine: ed ha due forme di vita: l’una, temporanea e terrena, l’altra eterna e celeste.
Ciascuna di queste due forme di vita ha un periodo di preparazione (o di formazione).
La prima vita (temporanea o terrena) svolge il suo periodo di preparazione (o formazione) nel seno materno: inizia con la concezione e si conclude con la nascita. La seconda (eterna e celeste) compie il suo periodo di preparazione (o formazione) in questo mondo: incomincia con la nascita e si conclude con la morte corporale.
E poiché il periodo di tempo richiesto per preparare il bambino alla vita di questo mondo, nel seno materno, si chiama gestazione, possiamo affermare che nella vita dell’uomo vi sono due gestazioni: la prima prepara alla vita terrena e temporanea, la seconda a quella celeste ed eterna.
Cerchiamo di esaminare le relazioni che esistono fra le due.
La prima gestazione si compie nel seno materno e dura ordinariamente nove mesi: dalla concezione alla nascita a questo mondo.
La seconda si realizza nella vita terrena e dura un periodo di tempo vario, secondo le singole persone dalla nascita alla morte corporale.
La fine dell’una e dell’altra si ha nel dolore: sofferenza nel parto, sofferenza nella morte corporale. La prima ci introduce nella vita della terra, la seconda in quella del cielo.
E come durante il tempo della prima gestazione, senza saperlo e volerlo, viene formato il nostro essere fisico, naturale, così durante la vita terrena consapevolmente e liberamente (con le buone opere, acquistando meriti) noi prepariamo la nostra statura spirituale, che conserveremo per tutta l’eternità.

2) La prima gestazione si conclude con la nascita, la seconda con la morte, che la Chiesa, per i suoi santi — per coloro che si salvano — chiama il «Dies natalis», giorno della nascita alla seconda forma di vita, che sarà eternamente felice in Paradiso. Per coloro che si dannano, invece, la morte corporale non sarà il «Dies natalis», ma il «Dies secundae mortis», cioè il giorno della seconda morte: dopo quella corporale anche quella spirituale cioè la condanna eterna, l’inizio della seconda forma di vita eternamente infelice nell’Inferno.
«Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E questa la seconda morte» (Ap. 21,8).
Si chiama seconda morte anche perché la persona umana, dopo la morte corporale non è riuscita a raggiungere il fine per cui era stata creata e cioè la felicità eterna in Paradiso.
Non sempre la prima gestazione ha una felice conclusione e porta come frutto un bel bambino, talvolta invece dalla medesima nasce un handicappato o addirittura un aborto.
Così anche la seconda gestazione non sempre ottiene i frutti desiderati e cioè la morte di una persona santa degna di entrare subito in Paradiso. Talvolta i nati alla nuova vita non sono ancora pronti per la felicità eterna e hanno bisogno di una purificazione o addirittura nascono alla vita eterna morti (seconda morte) e cioè iniziano la nuova vita con la condanna nell’Inferno per tutta l’eternità.
Le opere buone e i meriti acquistati nella prima forma di vita, e cioè nella seconda gestazione, sono quelli che costituiscono la nostra statura spirituale; che conserveremo per sempre nella seconda vita. Il grado di grazia ottenuto in terra corrisponderà al grado di gloria goduto per sempre in Paradiso. Perciò piu avremo lavorato spiritualmente in terra più godremo in Cielo. Di qui la necessità di accumulare tesori per il Paradiso, secondo l’insegnamento di N.S. Gesù Cristo. «Non accumulate tesori sulla terra, dove tignola e tarlo li rovinano e dove ladri penetrano e li rubano. Accumulate piuttosto tesori in cielo, dove né tignola né tarlo rovinano e dove ladri non penetrano né rubano. Perché dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt. 6,19-21).
Convinti, pertanto, che la vita presente ci è stata data da Dio per preparare il nostro futuro destino eterno, per aumentare i tesori di grazia che il Signore ci ha concesso, non ci rimane altro che abbandonare tutte le lusinghe del mondo, convertirci completamente e tendere alla perfezione con tutte le nostre forze in modo da ottenere il più alto grado possibile di santità.

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