Maria a Medjugorje Messaggio del 25 dicembre 2006:Cari figli, anche oggi vi porto in braccio il Neonato Gesù. Egli che è il Re del cielo della terra, Egli è la vostra pace. Figlioli, nessuno vi può dare la pace come Lui che è il Re della pace. Per questo adorateLo nei vostri cuori, scegliete Lui e in Lui avrete la gioia. Egli vi benedirà con la sua benedizione di pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Ritornate al fervore primitivo "Vivete la S. Messa"




Tante volte la Madonna nei suoi messaggi ha parlato della S. Messa. Il giovedì 3.4.86 ha detto: Cari figli! Vi invito a vivere la S. Messa. Molti di voi ne hanno sperimentato la bellezza, ma ci sono anche coloro che non vengono volentieri. Io vi ho scelto, cari figli ed è nella S. Messa che Gesù vi dà le sue grazie. Perciò vivete coscientemente la S. Messa e la vostra venuta sia piena di gioia. Venite con amore ed accogliete in voi la S. Messa. E il 16.5.85: Desidero che ogni vostra Messa sia esperienza di Dio. E ancora: Venite a Messa, perché questo è un tempo che vi è dato in dono. Sono molti a venire regolarmente (ogni giorno) anche se fa cattivo tempo, perché mi vogliono bene e desiderano manifestare in modo speciale il loro amore. Vi chiedo di dimostrare il vostro amore col venire a Messa. Il Signore vi ricompenserà largamente (21.11.85). Erano gli anni in cui ogni sera si vedeva la Chiesa piena della gente del paese.
E a Jelena diceva: Figli miei, desidero che la S. Messa sia per voi il regalo della giornata. Aspettatela, desiderate che essa cominci, perché Gesù stesso si dona a voi nella Messa. Aspirate, quindi a quel momento in cui siete purificati. Se la gente assiste alla Messa tiepidamente, ritorna a casa fredda e con il cuore vuoto (30.3.83). Altra volta chiedeva per il gruppo di preghiera di non arrivare alla Messa all'ultimo momento, ma di venire almeno 10 minuti prima, per prepararla con la preghiera. Molti, appena é finita la Messa si affrettano ad andarsene. Non é bene che si attardino attorno la chiesa. Così non potranno mai donarsi totalmente... (4.2.84).

La Messa al 1° posto nella vita

I preti dovrebbero parlare di più sulla Messa. Se la Messa è il centro della fede, non si dovrebbe mai lasciare passare un anno senza un corso serio sulla Messa. Nei catechisti e nelle catechiste questo argomento dovrebbe essere vivissimo per la vita spirituale individuale e vivissimo nella trasmissione del messaggio ai ragazzi. La Chiesa ha detto delle cose nuove, grandiose sulla Messa che purtroppo non sono ancora giunte a tutti i cristiani.
A me sembra di dover affermare che se non si rivoluziona la partecipazione alla Messa, non si fa nulla nella pastorale. Se la Messa non è al vertice di tutto il nostro vivere cristiano, mi sembra che non siamo arrivati a capire il nocciolo del vivere cristiano, il cuore della fede cristiana.
Prendo anzitutto un brano della Lumen gentium del Concilio Vaticano II. Al n. 11 c'è questa affermazione sulla Messa: "Il sacrificio Eucaristia è culmine e origine di tutta la vita cristiana". Il Concilio ha detto una cosa paradossale, bisogna che me ne renda conto! Affermando che la Messa, la Cena del Signore, è il culmine e l'origine di tutta la vita cristiana, ha detto allora che la Messa è il cuore della religione, il centro propulsore di tutta la sua vitalità, di tutta la sua forza. Culmine e origine di tutta la vita della Chiesa, allora, il sacrificio Eucaristico è la vetta e la sorgente del culto, è il "terminal" e la partenza di tutta la forza che muove la Chiesa.
Allora il Concilio ha detto in sostanza che il sacrificio Eucaristico è il centro della religione perché: è il tutto della religione, il fine di tutto e l'inizio di tutto; è l'atto supremo della religione e insieme l'atto primo; è l'ultimo fine della religione e il primo principio della religione è lo scopo e il mezzo della religione, è la conclusione e l'inizio della religione. "Culmine e origine" di tutta la vita cristiana, allora è il sacrificio Eucaristico: è l'atto supremo di amore a Dio che l'uomo può compiere ed è l'inizio dell'amore; è tutta la redenzione che passa a me ed è il mio passo personale nella Redenzione; è la più grande ricchezza in possesso dell'uomo.

Perché la Chiesa nel Concilio ha lanciato questo paradosso?

Non può averlo fatto per fare accademia; in un decreto conciliare si pesano le parole fino alla pedanteria. Se l'ha usato è perché voleva che comprendessimo che il sacrificio Eucaristico è tutta la fede ed è il tutto della fede cristiana; che il sacrificio Eucaristico non è un soprammobile della fede, è la fede. Se l'ha fatto è per dire basta al mio superficialismo! È per tracciare una sbarra di confine all'infantilismo religioso di una religione troppo magica e lontana dalla realtà.
La Messa è tutto - mi grida in faccia la Chiesa - o prendi sul serio la Messa o spappoli tutta la tua fede. Il sacrificio Eucaristico è la prima cosa della tua giornata, della tua settimana; la cosa più ardua, più impegnativa, la vetta, e la cosa più bella, più attraente, la sorgente della tua gioia più pura. E se il sacrificio Eucaristico è la cosa più importante per la tua vita, allora esige da te un atteggiamento nuovo, forte, completo, nella sfera delle idee e nella sfera dell'azione. Se la Chiesa afferma con solennità che la Messa è il culmine e il principio della religione, allora devono entrare in azione la testa e il cuore quando partecipiamo all'Eucaristia: testa e vita!
S. Giustino, filosofo cristiano martire (+ 163) testimoniava che i cristiani partecipavano alla S. Messa ogni mattina prima dell'alba. La Chiesa insomma ci chiede di prepararci a questo atto, di programmarlo, di essere coscienti e non degli automi; di agire, non di stare immobili; di partecipare, non di gingillarci.

Dividere ogni giorno e ogni settimana nel preparare e nel vivere la Messa

Se l'Eucaristia è il cuore della religione, allora va messa al primo posto nella nostra vita: come stima, come sforzo,come gioia dello spirito,come preoccupazione,come dovere. Io direi che grosso modo dovremmo dividere la giornata in due parti: se al mattino abbiamo la Messa, continui fino a mezzogiorno e da mezzogiorno continui la preparazione alla Messa del giorno dopo.
E per fortuna è così che tutti i giorni c'è una Messa, perché così abbiamo sempre il modo di completare i difetti di amore della Messa precedente e credo che chi invece non ha la fortuna della Messa ogni giorno è perché non la cerca! Che cosa non facciamo quando vogliamo veramente una cosa! Perché allora non si può trovare mezz'ora per la Messa? Anche se siamo indaffaratissimi, per una cosa importante possiamo tirar fuori mezz'ora anche in una giornata febbrile!
Ma anche se non è possibile la Messa tutti i giorni, bisogna almeno che la Messa domenicale sia la cosa importantissima, il luogo dove sfocia la settimana e da dove riparte la settimana nuova. Bisognerebbe proprio dividere così la settimana: fino a metà settimana per godermi la Messa della domenica e dalla metà in avanti per prepararmi con la preghiera a quella seguente [Così faceva anche S.Luigi Gonzaga]. (da una conversazione di P.Gasparino a Radio Maria)

Come è facile sprecare questo tesoro!

La regina di Saba, rientrando nella sua casa, non si stancava mai di raccontare le meraviglie che aveva vedute nel tempio di Salomone e ne parlava sempre con rinnovato piacere. La stessa cosa dovrebbe accadere al cristiano che abbia ascoltato a dovere la S. Messa. Rientrando in casa, egli dovrebbe intrattenersi con i figli e con i domestici e chiedere che cosa, della sua santa funzione, li abbia maggiormente colpiti ed attratti. Mio Dio che cosa sto dicendo?... Quanti genitori e quanti padroni se si parlasse loro di ciò che hanno inteso nella S. Messa, si prenderebbero gioco di una tale richiesta e chiederebbero di non essere annoiati ancora!
Tuttavia come constatazione di carattere generale, pare che le parole della Messa siano ancora ascoltate. Appena usciti però di chiesa, ci si lascia andare ad ogni sorta di dissipazioni: ci si alza con partecipazione, si corre, ci si affolla all'uscita. Il sacerdote non è ancora disceso dall'altare che già si è fuori ad intrattenersi intorno a mille argomenti. Ecco, fratelli, qual è il risultato di una tale condotta: non si riceverà alcun profitto, alcun vantaggio di ciò che si è veduto ed inteso nella casa di Dio. Quante grazie disprezzate, quante possibilità di salvezza calpestate!
Quale sventura riuscire a tramutare in danno ciò che dovrebbe essere un valido aiuto per il raggiungimento della salvezza eterna! Con i vostri stessi occhi avrete constatato quanto siano pesanti per la maggior parte dei cristiani le sacre funzioni: hanno trascorso quel poco tempo in chiesa come in una specie di prigione ed, appena usciti, li abbiamo intesi muoversi e parlare con tanta vivacità ed entusiasmo da sembrare tanti prigionieri appena messi in libertà.
Quante volte siamo stati costretti a chiudere la porta per non essere storditi dal loro chiasso? Mio Dio sono questi i cristiani che dovrebbero uscire dal vostro santo tempio con il cuore colmo di quei buoni proponimenti che dovrebbero cercare di imprimere nella loro mente per non dimenticare più?

Fonte: Eco di Maria nr.146

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