Maria a Medjugorje Messaggio del 28 marzo 1985:Cari figli, oggi voglio rivolgervi questo invito: PREGATE, PREGATE, PREGATE! Nella preghiera sperimenterete una gioia grandissima e troverete la soluzione per ogni situazione difficile. Grazie per i progressi che fate nella preghiera! Ognuno di voi è caro al mio cuore, e ringrazio tutti quelli che hanno incrementato la preghiera nelle loro famiglie. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

«Io vivo, ma non sono più io che vivo,è Cristo che vive in me»




Quando con S. Paolo potremo esclamare: «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20), allora potremo dire di aver fatto grandi passi sulla via della santità.
Cerchiamo di capire bene questa espressione, che San Paolo spiega con altre frasi: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil. 1,21).
«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo, assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio» (Col. 3,1-3).
E tale e tanta l’identità della vita di Paolo con quella di Cristo che egli ha sì conservato la sua personalità, infatti egli dice «io vivo», ma è per così dire quasi annullata e sostituita da quella di Cristo: «non sono più io che vivo», identificata con quella di Cristo, da poter dire: «è Cristo che vive in me». La vera santità consiste appunto nel ricopiare in noi stessi la vita di Cristo, come ha fatto S. Paolo.
Si arriva a questa meta dopo un lungo e paziente cammino di fede: allora l’anima si trova in una continua contemplazione con Dio Uno e Trino, e allora l’uomo riesce ad ottenere la piena trasformazione e conformità spirituale del suo essere in Cristo.

1) Sforziamoci di capire bene la trasformazione che dobbiamo operare in noi.
Consideriamo la complessa figura di Gesù Cristo; ancora una volta egli è per noi la via che dobbiamo seguire: ci è modello. Gesù Cristo ha una natura divina con una intelligenza e volontà divine, insieme con il Padre e lo Spirito Santo. Inoltre Gesù possiede anche una natura umana con una intelligenza e volontà umane: due nature unite nell’unica persona del Verbo, della seconda persona della SS. Trinità, del Figlio. E così grande l’unità che esiste fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che le tre Persone hanno una sola Intelligenza e una sola Volontà in comune.
La volontà umana di Cristo è una, diversa dalla divina, ma così intimamente unita a quella, che Gesù poteva esclamare: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv.17,34).
«Padre... Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare» (Gv. 17,4).
«... facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fu. 5,8).
Quella completa unione che esiste fra le tre auguste Persone e quella pure grandissima e ipostatica unione che si trova fra la natura umana e la natura divina in Gesù Cristo, devono assomigliare in qualche modo a quell’unione che ci deve essere tra noi e Cristo, unione ottenuta attraverso una radicale trasformazione del nostro spirito, in modo che anche noi possiamo dire:
«Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me», tanta è l’uguaglianza della nostra vita con quella di Cristo. Ammiriamo amorevolmente Gesù Cristo, che ha così trasformato la sua vita umana da riservarla unicamente per il Padre.

2) Impariamo da Lui a fare altrettanto anche noi.
Oltre che da Gesù anche dai santi abbiamo sublimi esempi di questa trasformazione spirituale. Ciò significa che questo lavoro interiore, anche se difficile, non è impossibile e quindi realizzabile anche da ciascuno di noi. Ricordiamo alcuni santi, prima fra tutti la Regina dei Santi, Maria SSma, la Madre di Dio.
Comprendiamo la magnifica trasformazione spirituale dell’anima di Maria dalle parole che ci ha lasciato l’Evangelista Luca. «L'Angelo, essendo entrato da lei, le disse: ‘Ave, o piena di grazia, il Signore è con te’»(Lc. 1,28).
Il calice dell’anima di Maria è pieno della grazia divina, non cè piu posto per le cose terrene. Dio è con lei, ha preso pieno possesso del suo spirito, pur rispettando la sua personalità. Ella infatti dà il suo consenso personale: «Allora Maria disse: ‘Ecco l’ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola’» (Lc.1,38).
Maria si esprime all’Angelo con il termine umile di ancella, che significa serva, schiava, cioè colei che è pienamente sottomessa alla volontà del suo padrone,Dio.
Dell’Apostolo Paolo abbiamo già menzionato l’ardente amore per Gesù Cristo.
Un altro santo che ha raggiunto un altissimo grado di santità è il Serafico Padre S. Francesco d’Assisi, che manifesta la trasformazione della sua vita terrena in quella di Cristo nella famosa frase: «Gesù Cristo, mio Dio e mio tutto». Ciò significa che per Francesco tutta la vita era Cristo e nulla di terreno e mondano esisteva al di fuori di Lui. Così operarono tutti gli altri santi: quelli canonizzati dalla Chiesa e quelli che, anche se non innalzati alla gloria degli altari, vivendo nel nascondimento di questo mondo, già godono la visione beatifica di Dio per tutta l’eternità. Abbiamo considerato in Gesù Cristo, nella Madonna e nei Santi il modello. Vediamo ora in pratica come dovrà realizzarsi questa radicale trasformazione della nostra vita in Cristo per ottenere una completa unione con lui.

3) Esaminiamo i passi che dobbiamo compiere per attuare questo programma di vita santa. Prima di tutto dobbiamo rinnegare noi stessi secondo l’insegnamento di N.S. Gesù Cristo. «Se qualcuno vuoi venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» (Lc. 9,23).
«Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gai. 5,24). Rinnegare noi stessi significa dire sempre di no alle nostre cattive inclinazioni quando queste ci portano a trasgredire i comandamenti di Dio; significa non cedere al fascino del mondo, definito da S. Giovanni:
«Concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita (1 Gv. 2,16); significa morire a qualsiasi specie di peccato circa il nostro spirito, circa il nostro corpo e circa i beni che sono al di fuori di noi. Facendo questo noi realizziamo ciò che dice S. Paolo ai Colossesi: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!» (Col. 3,3).
Si arriva a tale meta, esercitando soprattutto la virtù della povertà evangelica e francescana, distaccandoci da tutto e da tutti in questo mondo. Così noi deponiamo l’uomo vecchio e rivestiamo l’uomo flUovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. (cfr. Ef. 4,22-23).
Questo è l’aspetto negativo del programma di vita in questione, rimane ora da ricordare quello positivo, che si può riassumere nell ‘esercizio della carità cristiana, nell’amore cioè di Dio per se stesso con tutta la mente, con il cuore e con tutte le forze e nel manifestare a Lui il nostro amore, amando noi stessi e il prossimo non per se stessi ma per amore di Dio e nel compiere giorno per giorno e momento per momento la sua santissima volontà, abbandonandoci con tanto spirito di fede alla Divina Provvidenza e «addormentandoci» nella sua fiducia e nel suo amore.
Arrivati a questo punto troveremo che i nostri pensieri sono i pensieri di Cristo, le nostre parole sono le parole di Cristo e le nostre azioni sono azioni di Cristo.
E questo il momento in cui anche noi potremo esclamare come S. Paolo: «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20), e scopriremo che siamo diventati sottomessi pienamente alla volontà santa di Cristo e che mai siamo stati così liberi come ora.
Costateremo inoltre altri benèfici effetti: ci troveremo innamorati di Cristo, penseremo sempre a lui, oggetto del nostro amore, che diventerà il nostro più grande e unico tesoro. «Perché dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt. 6,21).
Per amore di Dio ameremo tutti i nostri fratelli, con preferenza per coloro che più manifestano di amare il Padre. Sentiremo un grande bisogno di purificazione del nostro spirito e offriremo a Dio con i nostri piccoli sacrifici di espiazione e il vivo pentimento dei nostri peccati di tutta la vita passata, il Corpo e Sangue di Gesù Cristo nella S. Messa, per ottenere una perfetta purezza e santità dell’anima.
Sarà ardente in noi il desiderio di raggiungere in Paradiso l’oggetto del nostro amore con la morte corporale, ma nello stesso tempo godremo di vivere ancora in questo mondo, perché così piace al Padre. «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil. 1,21).
Si avvererà quello che dice S. Paolo: «La nostra patria è nei cieli» Fil. 3,20); per cui il rimanere qui in terra ci sembrerà di vivere come in esilio.
Non ci interesseranno più le cose di questo mondo: solo Cristo, la Trinità e il Paradiso saranno il nostro sogno e considereremo spazzatura tutti i beni terreni secondo il pensiero di 5. Paolo: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo...» (Fu. 3,8).
L’anima, che avrà raggiunto questo grado di santità, sarà pervasa da una grande pace e serenità, non temerà nessun male terreno e gusterà in anticipo le gioie della felicità eterna del Paradiso.
Il trasformare noi stessi in Cristo è il più alto grado di perfezione cristiana. Anche se noi ora guardiamo questa vetta dal basso, non scoraggiamoci: santi non si nasce, ma si diventa con la grazia di Dio e la nostra Cooperazione.
Preghiamo il Signore che ci dia luce per capire e forza per agire e camminare dietro gli esempi di Gesù Cristo, di Maria SSma e di tutti i Santi e allora anche noi entamente potremo scalare e raggiungere le alte vette della santità.

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