Maria a Medjugorje Messaggio del 29 agosto 1983:«Sono molti quelli che, arrivati qui, hanno cominciato a pregare e a digiunare come è stato loro indicato, ma poi, tornati a casa, si sono stancati molto rapidamente, perdendo così anche le grazie già acquisite».

Gesù eucaristico, vittima




Meditando su Gesù Eucaristico, la grande verità della nostra santa religione cristiana, tre sono i settori da sviluppare: la S. Messa, la S. Comunione e l’adorazione.
In questo grande mistero della nostra fede infatti noi contempliamo Gesù Eucaristico: 1) Vittima, nella S. Messa; 2) Cibo, nella S. Comunione; 3) Amico, nell’Adorazione.
Fermiamo la nostra attenzione sul primo di questi tre argomenti, e cioè su Gesù Eucaristico, Vittima, nella S. Messa.
1) La SS. Eucaristia è non solo un Sacramento ma è anche il Sacrificio del Nuovo Testamento, della Nuova Alleanza, istituito da Nostro Signore Gesù Cristo nell’ultima Cena e si chiama S. Messa. La parola «Messa» deriva dal latino «Missa», e cioè un mandato, un incarico dato da Gesù Cristo agli Apostoli e ai loro successori:
«Fate questo in memoria di me» (Lc. 22,19). In quella circostanza Egli ha istituito anche il Sacramento dell’Ordine Sacro. I due elementi, Sacramento e Sacrificio, sono intimamente collegati fra loro, perché è proprio durante il Sacrificio che si consacra la vittima con cui ci comunichiamo. Si deve qui sottolineare che la Comunione non è, secondo la dottrina comune, parte essenziale del Sacrificio, ma ne è parte integrante, perché per essa veniamo a partecipare ai sentimenti della vittima e ai frutti del Sacrificio. La differenza sostanziale tra l’uno e l’altro è che il Sacrificio si riferisce direttamente alla gloria di Dio e il Sacramento ha per scopo-diretto la santificazione della nostra anima. Ma questi due fini non ne costituiscono veramente che uno solo e cioè il nostro progresso spirituale.
Cerchiamo di capire bene il significato della S. Messa, di questa grande preghiera pubblica della Chiesa, rivolta al Padre da N.S. Gesù Cristo stesso.
Dopo il peccato dei nostri progenitori è sorto il problema di salvare l’umanità, che era destinata ad una condanna eterna, ma Dio che era stato infinitamente buono nel creare l’uomo, ora è infinitamente misericordioso nel redimerlo e nel salvarlo. Come? Dio, nei suoi piani, ha deciso di salvare l’uomo per mezzo dell’Incarnazione del suo Figlio diletto. Ascoltiamo che cosa è detto nella lettera agli Ebrei in proposito.
«Avendo infatti la legge solo un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha il potere di condurre alla perfezione, per mezzo di quei sacrifici che si offrono continuamente di anno in anno, coloro che si accostano a Dio... Poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: ‘Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo — poiché di me sta scritto nel rotolo del libro — per fare, o Dio, la tua volontà’ (cfr. Salmo 40,7-9). Dopo aver detto prima, non hai voluto e non hai gradito né offerte né olocausti né sacrifici per il peccato, cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Con ciò stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo. Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre. Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Egli, al contrario, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio» (Ebr. 10,1-12).
L’uomo, fin dalla sua origine, ha sempre sentito il bisogno di purificarsi dai peccati per mezzo di sacrifici di animali. Ma abbiamo sentito che cosa è detto nella lettera agli Ebrei: «Poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri» (Ebr. 10,4), ecco allora l’unico e vero sacrificio di Gesù Cristo, quello che piace veramente a Dio, al Padre, che serve per cancellare il peccato. I sacrifici del V.T. erano una figura del vero Sacrificio di Cristo.

1)In che cosa consiste il Sacrificio di Cristo?

Ce lo ricorda ancora la stessa lettera «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato» (Ebr. 10,5); «Per fare, o Dio, la tua volontà» (Ebr. 10,7). Con queste espressioni la lettera agli Ebrei ci vuole dire che Gesù Cristo si è incarnato, ha assunto la nostra natura umana, e ha fatto sempre la volontà del Padre. Gesù ha offerto al Padre la volontà della sua natura umana. In che cosa consiste dunque il sacrificio di Cristo? Nell’accettare l’incarnazione ed essere sempre obbediente al Padre e obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (cfr. Fil. 2,8).
Gesù Cristo ha celebrato la sua «Messa» dal primo istante della sua concezione nel seno purissimo di Maria SSma fino all’ultimo respiro sul Calvario e non solo durante la sua passione e morte, che sono state la parte finale del sacrificio della sua «Messa».
Questo sacrificio offerto da Cristo al Padre è sufficiente per riparare tutti i peccati di tutti gli uomini, passati, presenti e futuri, perché ha un valore infinito, e così cancella l’offesa dell’uomo, fatta a Dio, offesa che, sotto un certo senso, riveste una malizia infinita, non nei riguardi dell’uomo, che è limitato, ma in quelli di Dio essere infinito.
Il sacrificio di Cristo ha un valore infinito, perché è stato compiuto dalla sua natura umana, le cui azioni si riferiscono alla persona, e poiché in Cristo la persona è divina, ad essa il suo sacrificio va riferito, acquistando così un valore infinito, idoneo, pertanto, a cancellare l’offesa infinita recata a Dio dall’uomo.
Il sacrificio di Cristo, come abbiamo detto, è sufficiente, ma Dio ha voluto che i meriti acquistati da Lui venissero applicati lungo il corso dei secoli alle singole anime attraverso il sacrificio della S. Messa.

2) Che cos’è la S. Messa?

La S. Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, è offerto dal sacerdote a Dio sull’altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della croce.
Le principali verità relative alla S. Messa sono state definite nel Concilio di Trento nella sessione XXII (Denz. 1738-1759).
Il Concilio Vaticano II, in armonia con tutta la tradizione della Chiesa, riafferma la natura sacrificale della S. Messa nei seguenti termini: «Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, con il quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare alla diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura» (Sacr. Conc. 47).
L’azione costitutiva della S. Messa si ha soltanto nella doppia consacrazione. Premessa la narrazione di ciò che N.S. Gesù Cristo fece la sera prima della sua passione e morte, il sacerdote nella sua qualità di ministro di Gesù Cristo, pronuncia, in modo assertivo, sopra il pane e sopra il vino del calice, le parole stesse di Gesù Cristo nell’ultima cena: «Questo è il mio corpo; questo è il calice del mio sangue, del nuovo ed eterno testamento, che sarà sparso per voi e per molti, in remissione dei peccati» (Mt. 26,26-28; Mc. 14,22- 24; Lc. 22,19-20; 1 Cor. 11,24-26).
L’offertorio, la comunione e le altre parti sono integranti, non essenziali.
Si deve inoltre ricordare che la S. Messa non si offre alla Madonna o ai Santi, anche quando si celebra in loro onore, ma solo a Dio: il sacrificio infatti spetta solo a Dio, Creatore e Padrone supremo di tutte le cose. (cfr. Conc. Trid., can. 5, Denz. 1755). Nella S. Messa abbiamo tutti gli elementi del Sacrficio:
1 - Il Sacerdote: Gesù Cristo stesso rappresentato dal legittimo ministro, che deve essere sempre sacerdote.
2 - La Vittima: Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino.
3 - La distruzione della vittima: la separazione del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo: pane e vino consacrati.
4 - Fine del sacrificio: Vittima offerta a Dio per riconoscere che Egli è Creatore e padrone supremo di tutto e la nostra assoluta dipendenza da Lui, per espiare i nostri peccati.
Nel sacrificio della S. Messa noi compiamo:
1 - Un atto di adorazione o latreutico.
2 - Un atto di ringraziamento o eucaristico.
3 - Un atto propiziatorio o espiatorio dei nostri peccati.
4 - Un atto impetratorio per ottenere grazie a vantaggio dei fedeli vivi e defunti. (cfr. Conc. Trid. Can. 3, Denz. 1753).
La S. Messa dunque è un vero e proprio Sacrificio. (cfr. Conc. Trid. Can. 4, Denz. 1754).
Il Sacrificio della Messa è lo stesso sacrificio della Croce, poiché tanto nell’uno che nell’altro Gesù Cristo è Sacerdote e Vittima. Morendo sul Calvario, vera vittima, Gesù Cristo, come sacerdote, offriva e sacrificava se stesso.
Nella S. Messa la vittima è ancora Gesù Cristo, come Egli pure è il sacerdote principale del sacrificio. Illegittimo ministro la celebra come rappresentante di Gesù Cristo, gli si presta quasi come strumento.

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