Maria a Medjugorje Messaggio del 21 ottobre 1983:La gente si sbaglia quando si rivolge unicamente ai santi per chiedere qualcosa. L’importante è pregare lo Spirito Santo perché scenda su di voi. Avendolo si ha tutto.

La Madre di Cristo




Nella nostra meditazione su Maria SSma, madre di Gesù Cristo, Figlio di Dio, cerchiamo di capire bene il posto che ella occupa nel piano divino della Redenzione dell’umanità e in particolare del nostro cammino verso la salvezza e la santità.
Il Padre, ricco di bontà e di misericordia, per salvare l’uomo, che peccando gravemente nei progenitori, Adamo ed Eva, era destinato ad una condanna eterna, ha donato il Figlio prediletto, il Verbo, che, assunta la nostra natura umana in Maria, ha patito, è morto ed è risuscitato.
«... la grazia, che il Padre ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo Sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef. 1,7).
Terminata la sua missione in questa terra, Gesù Cristo è salito al cielo, dove siede alla destra del Padre (cfr. Mc. 16,19), e incessantemente lo supplica per noi (cfr. Eb. 7,25). Egli prega affinché la sua opera redentrice sia efficace in ciascuna delle nostre anime.
«Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (lGv. 2,1-2). «In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, Egli ve lo darà» (Gv.16,23).
Il Verbo, per compiere la Volontà del Padre, si fece carne, per redimere l’umanità caduta, e prese questa carne, assunse cioè la natura umana, da Maria.
«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal. 4,4-5).
Prima dell’incarnazione però Dio si preparò una madre degna, la quale doveva assumere la missione più alta che poteva essere concessa ad una creatura umana, diventare cioè la madre di Dio.
I) La prima perla che brilla sulla fronte di Maria è la sua Immacolata Concezione. Fin dagli inizi della sua esistenza Maria fu sempre pura e santa, tutta e sempre di Dio: neppure per un istante fu sotto il dominio del demonio.
Maria fu concepita senza macchia del peccato originale: fu Immacolata. Il Papa Pio IX proclamò l’8 Dicembre 1854, nella Bolla «Ineffabilis Deus», come verità rivelata da Dio e perciò da ritenere e da credere da tutti i fedeli che: «La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale» (Denz. 1641).
Il primo istante della concezione è quell’attimo in cui l’anima creata da Dio viene infusa nel corpo preparato dai genitori. L’essenza del peccato originale consiste nella privazione della grazia santificante, causata dal peccato di Adamo ed Eva. Maria fu preservata da questa privazione, di modo che entrò nell’esistenza in stato di grazia santificante.
L’esenzione del peccato originale (aspetto negativo) fu per Maria un dono non meritato (grazia) ed un’eccezione (privilegio) riservata a lei sola (singolare).
La causa efficiente dell’immacolata concezione di Maria è Dio Onnipotente.
La causa meritoria è Gesù Cristo come Salvatore del genere umano. Anche Maria aveva bisogno di redenzione e fu in realtà redenta; infatti, soggetta per nascita, come tutti gli altri figli di Adamo, al debito del peccato originale, per un particolare intervento di Dio, non ne fu contaminata. Pure Lei quindi fu redenta dalla grazia di Cristo, sia pure in un modo più sublime degli altri uomini, perché, mentre questi vengono liberati dai peccato (contratto), Maria ne fu preservata (dal contrario) «in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore dei genere umano» (redemptio praeservativa vel praeredemptio). Pertanto il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria non contraddice il dogma dell’universalità del peccato originale e della necessità della redenzione.
La causa finale (prossima) dell’Immacolato Concepimento di Maria è la sua maternità divina: «dignum Filio tuo habitacuium praeparasti» (Orazione della festa).
L’esenzione dal peccato originale non implica necessariamente l’esenzione da tutti i mali che da esso derivano. Come Cristo, anche Maria fu soggetta ai limiti umani comuni poiché non importano alcuna imperfezione morale; Ad essi però non appartiene la concupiscenza, perché questa rappresenta un certo difetto morale, dato che i suoi stimoli spingono verso oggetti illeciti. Tali stimoli però non sono formalmente peccaminosi finché manca il libero consenso della volontà, tuttavia sono materialmente contrari alla legge morale. Non è compatibile con la pienezza di grazia di Maria e con la sua perfetta purità ed illibatezza l’ammettere che ella sia stata soggetta agli stimoli della concupi scenza.
Maria, pertanto, fin dalla sua concezione fu immune dalla concupiscenza e, per un particolare privilegio della grazia di Dio, fu esente, durante la vita, da ogni peccato personale, mortale e veniale.
Il Conc. di Trento dichiara che «nessun giusto può evitare per tutta la vita tutti i peccati, anche i veniali, senza uno speciale privilegio di Dio, come la Chiesa ritiene della Beata Vergine», «nisi ex speciali Dei privilegio, quemadmodum de beata Virgine tenet Ecclesia...» (Denz. 1573).
Pio XII nell’Enciclica «Mystici Corporis» del 1943, afferma che la Vergitie Maria, Madre di Dio, «fu immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria» (Denz. 2291).
Questo privilegio della Vergine è accennato in Lc. 1,28 «Salve, o piena di grazia!». Mancanze morali personali sono incompatibili con la pienezza di grazia di Maria.
Il privilegio dell’Immacolata Concezione ha un aspetto negativo: dice di Maria ciò che non c’è nella sua anima e cioè il peccato originale e le sue funeste conseguenze. Ma questo privilegio presenta anche un aspetto positivo e fa di Maria la piena di grazia per cui, come dichiara Pio XII nell’Enciclica «Mystici Corporis» del 1943. «Ella fu ripiena del Divino Spirito di Gesù Cristo più di tutte le altre anime insieme». L’angelo infatti la chiama: «Salve, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc. 1,28).
2) Altro privilegio di Maria è la sua perpetua verginità: Maria cioè fu vergine prima, durante e dopo il parto.
Lo fu prima del parto, perché concepì Gesù senza Cooperazione di uomo, per virtù dello Spirito Santo.
La concezione verginale fu già predetta nel V.T. da Isaia nelle sue celebri profezie dell’Emmanuele (Is. 7, 14): «Ebbene il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la Vergine che concepisce e partorisce un figlio, e gli porrà nome Emmanuele (= Dio con noi)».
Matteo e Luca narrano il compimento della profezia di Isaia.
«... La madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt. 1,18).
«L’angelo Gabriele fu mandato da Dio.., ad una vergine.., e la vergine si chiamava Maria» (Lc. 1,26- 27).
«Allora Maria disse all’angelo: ‘Come è possibile? Non conosco uomo’. Le rispose l’angelo: ‘Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo’» (Lc. 1,34-35).
Maria fu vergine durante il parto e cioè partorì Gesù senza lesione della sua integrità verginale.
Maria fu vergine dopo il parto, perché non vi fu nessuna causa che violasse la sua integrità corporale.
La verginità di Maria nel parto e dopo il parto è ammessa solo indirettamente dalla Sacra Scrittura e direttamente dalla 5. Tradizione e dal Magistero della Chiesa.
Papa Siricio (392) condanna Gioviniano che negava la verginità di Maria nel parto (Denz. 185).
Leone I (449) nell’Epistola Dogmatica «Ad Flavianum» chiama Maria con il titolo di «sempre vergine» (Can. 6, Denz. 281).
Il Conc. Costant. II(553): Papa Vigilio chiama Maria con il titolo di «sempre vergine» (Can. 6, Denz. 427).
Martino I (649), in un Conc. Lateranense nel Can. 3, insegna che Maria fu sempre vergine: prima, nel e dopo il parto (Denz. 503). Paolo IV (1555) dichiarò che Maria fu sempre vergine: prima, nel e dopo il parto (Denz. 1880).
3) Ma la perla più bella, più grande e più preziosa che brilla sullii fronte di Maria è soprattutto la sua Divina Maternità. Maria è vera madre di Dio: Maria infatti è vera madre di Gesù Cristo, perché essa ha contribuito alla formazione della sua natura umana con tutto quello che ogni altra madre apporta alla formazione del proprio figlio, non per opera di uomo, ma miracolosamente, per opera di Dio, dello Spirito Santo.
Maria ha generato tutto Gesù (natura divina più la natura umana nell’unica Persona del Verbo) e poiché il termine della generazione è la persona non la natura, perciò ella ha concepito e generato la seconda Persona della SS. Trinità, non secondo la natura divina, ma secondo quella umana, assunta.
La Chiesa, nella sua professione di fede, ha sempre insegnato che Maria è madre di Dio e in merito si è pronunciata solennemente nel Conc. di Efeso del 431.
Nei piani divini Maria era destinata ad essere non solo la madre di Cristo, di Dio, ma a collaborare anche insieme con lui, in un modo secondario, all’opera della redenzione dell’umanità: Maria, pertanto, è chiamata la corredentrice del genere umano E necessario capire bene il significato del titolo di corredentrice: non deve essere inteso nel senso di uguaglianza tra l’azione di Maria e quella di Cristo, unico redentore dell’umanità, come lo dice S. Paolo: «uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (lTm. 2,5-6).
Maria stessa aveva bisogno di essere redenta, come in realtà lo fu, da Cristo.
La sua cooperazione alla redenzione è indiretta, remota in quanto ella consacrò volontariamente tutta la sua vita a servizio del Redentore e ai piedi della croce patì con lui e l’offerse a Dio. «Ella — osserva Pio XII nell’Enc. ‘Mystici Corporis’ (1943) — offerse Gesù all’Eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo» (Denz. 2291).
Cristo solo ha offerto sulla croce il sacrificio di riconciliazione; Maria gli fu a fianco partecipando solo spiritualmente a quel sacrificio; per questo non le spetta il titolo di sacerdote. Diverse furono le circostanze dolorose in cui Maria cooperò con Cristo all’opera della Redenzione (cfr. Enc. «Redemptoris Mater», Giovanni Paolo II, nn.16-24).
a)L’incontro di Maria con il Santo Vecchio Simeone, il quale Le profetizzò che una spada Le avrebbe trapassata l’anima. (cfr. Lc. 2, 25-35).
b) L’improvvisa fuga in Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe per sfuggire alla persecuzione di Erode, che cercava di uccidere Gesù Bambino. (cfr. Mt. 2, 13-15).
c) Lo smarrimento di Gesù e la sua ricerca per tre giorni da parte di Maria e Giuseppe. (cfr. Lc. 2, 41-50).
d) L’incontro di Maria con il suo Divin Figlio sulla via del Calvario. (cfr. Lc. 22, 27-31).
e) Maria, impietrita dal dolore, ai piedi della croce, riceve, da Gesù, Giovanni come suo figlio. (cfr. Gv. 19,25-27).
f) Maria assiste alla morte del suo Divin Figlio, inchiodato sulla croce. (cfr. Gv. 19, 28-30).
g) Maria, con le altre donne e Giuseppe di Arimatea, accompagna Gesù al sepolcro. (cfr. Lc. 23, 50-56).

4) Un altro privilegio che Dio concesse a Maria fu la sua gloriosa Assunzione al cielo non solo con l’anima ma anche con il corpo. Maria assunta in cielo significa che, terminato il corso della sua vita terrena, salì alla gloria celeste, per Virtù di Dio, non solo con l’anima, come tutti i santi, ma anche con il corpo; Maria ha avuto un’anticipata resurrezione. La trasformazione del corpo (separato dall’anima con la morte) che noi avremo alla fine dei secoli, Maria l’ebbe subito, terminato il corso della sua vita terrena; il suo corpo in Cielo però non ha le esigenze del nostro di ora, ma è «spiritualizzato>, quale l’avremo noi dopo la resurrezione alla fine del mondo. La Sacra Scrittura non ha testimonianze dirette ed esplicite circa il dogma dell’Assunzione: è questa una verità dogmatica contenuta sopratutto nella Sacra Tradizione.
La Chiesa ha definito solennemente il dogma dell’Assunzione per bocca di Pio XII, il l Novembre 1950, con la Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus», proclamando come dogma rivelato da Dio che «L’Immacolata, Madre di Dio, sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta nella gloria celeste in anima e corpo».
Maria ora in cielo esercita insieme con il Figlio la missione di mediatrice della grazia.
Gesù in cielo siede alla destra del Padre e «ha il potere di salvare in modo definitivo coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, perché egli è sempre vivo per intercedere a loro favore» (Eb. 7,25). Egli è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr. lTm. 2,5), poiché lui solo con il sacrificio della croce, li riconciliò con Dio, tuttavia non è esclusa una mediazione secondaria e subordinata alla sua. S. Tommaso d’Aquino, infatti, dice:
«È proprio di Cristo unire ‘perfective’ gli uomini a Dio. Cristo in quanto con la morte ha riconciliato l’umanità a Dio è il solo perfetto mediatore. Ciò non toglie tuttavia che altri (la Madonna, i Santi, e il Sacerdote) siano chiamati, sotto un certo aspetto mediatori tra Dio e l’uomo in quanto cooperano all’unione di Dio e degli uomini in maniera dispositiva e ministeriale» (cfr. S. Th. III, 26,1). Sotto questo aspetto, pertanto, Maria viene detta la Mediatrice di tutte le grazie in un duplice senso.

1 - Maria è mediatrice di tutte le grazie mediante la sua cooperazione all’incarnazione.
Maria ha donato al mondo, sapendolo e volendolo, il Redentore. Informata dall’angelo sulla persona e sul compito di suo Figlio ha acconsentito liberamente alla maternità: «Ecco, l’ancella del Signore! Si faccia in me secondo la tua parola» (Lc. 1,38).
L’incarnazione del Figlio di Dio e la redenzione dell’umanità mediante la soddisfazione vicaria di Cristo dipendeva dal suo consenso. In quel momento Maria era la rappresentante di tutta l’umanità. (cfr. S.Th. III, 30,1).

2 - Maria è mediatrice di tutte le grazie con la sua intercessione in cielo.
Entrata nella gloria con l’anima e con il corpo Maria coopera alla distribuzione della grazia redentrice agli uomini. La sua partecipazione si esplica mediante la materna intercessione, che è inferiore a quella di Cristo, ma supera quella di tutti gli altri santi.
Secondo l’opinione di alcuni antichi teologi e di molti moderni l’intercessione di Maria riguarda tutte le grazie che sono date agli uomini; non già nel senso che si debba impetrare tutte le grazie per mezzo di Maria, né che la sua intercessione sia intrinsecamente necessaria per la distribuzione della grazia, ma nel senso che, secondo la disposizione positiva di Dio, nessuno ottiene la grazia redentrice di Cristo senza la collaborazione attuale dell’intercessione di Maria.
Mancano di tutto questo esplicite testimonianze della Sacra Scrittura.
La ragione fonda l’universale mediazione di Maria sul fatto che ella ha cooperato all’Incarnazione e alla Redenzione e ha uno speciale rapporto con la Chiesa:
a) Maria ci ha dato la fonte di ogni grazia; è quindi conveniente che cooperi anche alla distribuzione di essa. b)Maria è divenuta la madre spirituale di tutti i credenti: è pertanto naturale che si prenda cura, mediante la sua continua intercessione materna, della vita soprannaturale dei suoi figli.

c) Maria, divenendo madre naturale di Cristo storico, il Redentore, è diventata, come detto, anche madre spirituale di tutti i redenti, essendo ella la corredentrice del genere umano.

È diventata, perciò, anche madre di Cristo Mistico e cioè della Chiesa. E quindi conveniente che cooperi alla distribuzione della grazia con la sua intercessione insieme con la Chiesa, chiamata, per volere di Cristo, ad essere la tesoriera delle grazie, che vengono distribuite affinché l’opera redentrice di Cristo sia resa efficace nelle singole anime lungo il corso dei secoli.
Durante il Concilio Vaticano 11 Paolo VI proclamò solennemente che Maria è madre della Chiesa, cioè madre di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei pastori (cfr. PAOLO VI, Discorso deI 21 Novembre 1964: AAS, 56, (1964), p. 1015).
Più tardi, nel 1968, nella Professione di fede, conosciuta sotto il nome di «Credo del Popolo di Dio», ribadì tale affermazione in forma ancora più impegnativa con le parole: «Noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, nuova Eva, madre della Chiesa, continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo alle membra di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina delle anime dei redenti» (PAOLO VI, Solenne Professione di Fede, 30 Giugno 1968, 15, AAS. 60 (1968), p. 438 s). (cfr. Enc. Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II, n. 47).

5) Il Concilio Vat. II, ricollegandosi alla Tradizione, ha gettato nuova luce sul ruolo della madre di Cristo nella vita della Chiesa. «La beata Vergine per il dono... della divina maternità, che la unisce con il Figlio Redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la madre di Dio è figura della Chiesa..., nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo (cfr. Conc. Vat. TI, «Lumen Gentium«, 63).
Già in precedenza abbiamo visto come Maria rimane, sin dall’inizio, con gli Apostoli in attesa della Pentecoste e come essendo la «beata che ha creduto», di generazione in generazione è presente in mezzo alla Chiesa pellegrina mediante la fede e quale modello della speranza che non delude. (cfr. Rm. 5,5).
Maria ha creduto che sarebbe avvenuto quello che le era stato detto dal Signore. Come Vergine, ha creduto che avrebbe concepito e dato alla luce un figlio: il «Santo», al quale corrisponde il nome di «Figlio di Dio», il nome di «Gesù» (= Dio che salva).
Come serva del Signore, è rimasta perfettamente fedele alla persona e alla missione di questo Figlio.
Come madre, per la sua fede ed obbedienza... generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo» (cfr. Conc. Vat. TI, «Lumen Gentium», 63).
Per questi motivi Maria «viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale. Già fin dai tempi più antichi... è venerata con il titolo di «madre di Dio», sotto il cui presidio i fedeli imploranti si rifugiano in tutti i pericoli e necessità» (cfr. Conc. Vat. II, «Lumen Gentium», 65).
Questo culto è del tutto singolare: contiene in sé ed esprime quel profondo legame che esiste tra la madre di Cristo e la Chiesa (cfr. S. AMBROGIO, De Institutione Virginis, XIV, 88-89: PL, 16, 341; S. AGOSTINO, Sermo 215, 4: PL 38, 1074; De Sancta Virginitate, lI, 2; V. 5; VI, 6: PL 40, 397; 398 s; Sermo 191, lI, 3: PL 38,IOls).
Quale vergine e madre, Maria rimane per la Chiesa un «perenne modello». Si può, dunque, dire che soprattutto sotto questo aspetto, cioè come modello o, piuttosto come «figura», Maria, presente nel mistero di Cristo, rimane costantemente presente anche nel mistero della Chiesa. Anche la Chiesa, infatti, «è chiamata madre e vergine» e questi nomi hanno una profonda giustificazione biblica e teologica. (cfr. Conc. Vat. Il, Lumen Gentium, 63; cfr. anche Giovanni Paolo lI, Redemptoris Mater, 42).
Come si è visto, è la più eccelsa di tutte le creature per l’altissima missione che Dio le ha affidato, quella di diventare la madre di suo Figlio, Gesù Cristo, del Redentore e collaborare con Lui nella opera della salvezza delle anime come corredentrice del genere umano e mediatrice di tutte le grazie.
Maria è grande non solo per quello che ha ricevuto da Dio, ma anche per quello che ha dato, collaborando pienamente all’azione della grazia ricevuta, esercitando le virtù cristiane, teologali, cardinali e morali: fra queste sono da mettere in evidenza soprattutto l’umiltà, la purezza e la carità.
Maria dunque è per noi esempio e modello di vita cristiana e di santità.
«Come Abramo ebbe fede sperando contro ogni speranza» (cfr. Rm. 4,1 8), così Maria, al momento dell’Annunciazione, dopo aver indicato la sua condizione di vergine («come avverrà questo? Non conosco uomo»), credette che per la potenza dell’altissimo, per opera dello Spirito Santo sarebbe diventata madre del Figlio di Dio secondo la rivelazione dell’angelo:
«Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc. 1, 35).
Tuttavia le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» non si applicano solo a quel particolare momento dell’Annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo «itinerario verso Dio», tutto il suo cammino di fede. E su questa via, in modo eminente e davvero eroico — anzi con un sempre maggiore eroismo di fede — si attuerà l’obbedienza da lei professata alla parola della divina rivelazione. E questa «obbedienza della fede» da parte di Maria durante tutto il suo cammino avrà sorprendente analogia con la fede di Abramo. Come patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo «Fiat» filiale e materno, ebbe fede sperando contro ogni speranza» (cfr. Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, 14).

6) Per la sua altissima dignità di madre di Dio e la sua pienezza di grazia, spetta a Maria un culto particolare, senza dubbio essenzialmente inferiore a quello di latria (adorazione) dovuta a Dio solo, ma superiore per grado a quello di dulia (venerazione) spettante agli Angeli e agli altri Santi. Tale culto è detto di iperdulia.
Tutto ciò che si deduce dalla Sacra Scrittura nel riverente saluto dell’angelo: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Le. l,.28); nell’elogio di Elisabetta, ripiena di Spirito Santo: «Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno» (Le; 1, 42); nelle parole profetiche della Madonna stessa:
«Ecco, da questo momento tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc; 1, 48); nella parola di benedizione rivolta a Maria dalla donna del popolo: «Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato»(Lc. 11,27).
Nel cristianesimo esiste una sola pietà o spiritualità cristiana, cioè quella nella quale Cristo è via, verità e vita, e senza di Lui nessuno può giungere al Padre (cfr. Gv. 14,6). Lui solo è il maestro da seguire, rinnegando noi stessi e portando la nostra croce (cfr. Mt. 11,29; 16,24). Lui solo è la vera vite alla quale dobbiamo rimanere uniti come i tralci (cfr. Gv. 15,1-11). Lui solo è il capo al quale dobbiamo unirci sempre più.
Per conseguenza non si può parlare di una spiritualità mariana nel senso che Maria ne sia il centro, il principio fondamentale e l’ideale supremo.
La Chiesa ci insegna che la pietà mariana non può essere fine a se stessa, ma, secondo la tradizionale formula «Per Mariam ad Iesum», è un mezzo essenzialmente ordinato a orientare le anime a Cristo e così congiungerle al Padre nell’amore allo Spirito Santo. Nella luce di questa provvidenziale funzione di «via» al Cristo la devozione a Maria deve essere sviluppata al massimo per ottenere abbondanti frutti di santità. La devozione a Maria pertanto non si deve esaurire in semplice «pie pratiche»: come la preghiera dell’«Ave Maria» o la recita del Santo Rosario, o ricordo delle sue feste, ma dobbiamo soprattutto contemplare la sua vita e imitare tutte le più belle virtù cristiane da Lei praticate.
Coltiviamo sempre più la nostra devozione all’Immacolata sempre Vergine, Madre di Dio, Assunta in Cielo con l’anima e con il corpo, perché Ella è la corredentrice del genere umano e la mediatrice di tutte le grazie. Ricordiamo che più grande sarà la nostra devozione verso Maria, maggiori saranno le grazie che Ella ci otterrà dal suo Gesù.
Chiediamole soprattutto la grazia delle Grazie e cioè il dono della perseveranza finale, la salvezza dell’anima, il Paradiso dopo la morte.

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