Maria a Medjugorje Messaggio del 25 novembre 1991:Cari figli, anche questa volta vi chiamo alla preghiera. Pregate affinché siate capaci di capire quello che Dio desidera dire attraverso la mia presenza e attraverso i messaggi che io vi do. Desidero avvicinarvi sempre di più a Gesù e al suo cuore ferito affinché siate capaci di capire l'amore senza misura che si è dato per ognuno di voi. Per questo, cari figli, pregate affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su ogni uomo e su quelli che vi odiano e vi disprezzano; così, con l'amore di Gesù, sarete capaci di vincere ogni miseria in quel mondo doloroso che è senza speranza per quelli che non conoscono Gesù. Io sono con voi e vi amo con l'amore di Gesù senza misura. Grazie per tutti i vostri sacrifici e preghiere; pregate affinché io possa aiutarvi ancora di più Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Perché preghiamo i santi?




Ognuno di noi già al momento del concepimento, già dall'eternità è inserito nel piano di Dio. Conosciamo bene la storia di san Paolo che per tanti anni è vissuto come "Saulo" perseguitando i cristiani. Poi Dio l'ha chiamato, l'ha risvegliato, e in lui c'è stato un rapido cambiamento di vita. Quando Dio ci chiama, ci afferra, lo fa per far rinascere in noi l'uomo nuovo, per risvegliare in noi la creatura nuova prevista dall'eternità nel piano di salvezza; e ogni grazia tende a risvegliare la nostra originalità. Non sottolineeremo mai abbastanza questo bisogno che è il fondamento della nostra vita spirituale: manifestarci nella nostra originalità, così come siamo in Dio. Non mi riferisco qui all'originalità di cui parlano gli uomini, ma all'originalità in Dio, all'immagine che Dio ha impresso in noi dall'eternità e che noi dobbiamo cercare di realizzare in noi stessi. E per fare questo dobbiamo saper ascoltare Dio, saper vivere l'unione completa con Dio, così come l'hanno vissuta i santi.

Gesù è venuto nel mondo per distruggere ogni divisione tra noi e Dio e ogni divisione che viviamo in noi stessi. Le divisioni, le spaccature che portiamo dentro di noi sono molte: quando diciamo che è impossibile riconciliarci con una persona, significa che in noi c'è una "spaccatura"; quando cerchiamo di mettere da parte delle cose di cui non vogliamo sentir parlare o pensiamo che certe situazioni siano impossibili da risolvere, significa che in noi c'è divisione. Dio ci invita a riconciliarci in Gesù Cristo, a donare a Lui tutto perché è Lui la nostra riconciliazione. Sappiamo bene che ogni giorno, quando cerchiamo di vivere questo cammino di riconciliazione con noi stessi e con Dio, ci troviamo di fronte ai nostri limiti, alla nostra impotenza e cerchiamo aiuto alzando lo sguardo verso il cielo.

Perché preghiamo la Madonna? Perché ci consacriamo a Lei? Perché preghiamo san Michele, gli angeli, i santi? A questo proposito è bello leggere quello che ci dice san Paolo: "Voi non siete più stranieri né ospiti ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (Ef 2,19-20). Quanto più ci uniamo alla Chiesa universale, alla Chiesa del cielo, tanto più veniamo aiutati nelle nostre debolezze, ed è per questo che preghiamo gli angeli e i santi, per questo invochiamo prima di tutto il Cuore Immacolato di Maria, perché nessuno potrà mai aiutarci quanto Lei. Dobbiamo diventare sempre più coscienti che la comunione con la Chiesa del cielo rafforza l'unione dentro di noi, rafforza la nostra unione con Dio e ci aiuta a diventare strumenti di riconciliazione per coloro che sono lontani, per le anime del purgatorio, per chi soffre a causa delle influenze sataniche, per chi ha solo un minimo di buona volontà e ha bisogno dell'aiuto dei fratelli. Gesù desidera lavorare in noi in ogni istante, desidera riconciliarci e riconciliare il mondo attraverso di noi, ma può farlo solo se la nostra anima è aperta. La nostra anima spesso si chiude nella prova, quando la prova ci chiede di vivere qualcosa di diverso da quello che avevamo previsto e programmato. Beati noi se come i santi sapremo avere fiducia in Dio anche nelle prove, se sapremo accogliere le prove come dono, come missione, se nelle prove sapremo essere segni e strumenti di riconciliazione per il mondo.

Tommaso di Francesco

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