Maria a Medjugorje Messaggio del 24 dicembre 1983:Figli miei, pregate! Non posso dirvi altra cosa che questa: pregate! Sappiate che nella vita non c’è cosa più importante della preghiera.

Ai ministri della parola: Occorre attingere il fuoco dello Spirito Santo nella preghiera per non correre inutilmente.., come pompieri che corrono per spegnere l’incendio ...ma senza l’acqua




Tra tutti gli oratori che hanno parlato al ritiro dei 5000 sacerdoti in Vaticano (sett.90) ha colpito profondamente P.Raniero Cantalamessa. Dice già qualcosa il modo con cui ha voluto presentare le sue generalità all’assemblea: “Sono solo un ipocrita!”. Dice P.Raniero: “...Un mezzo primordiale con cui si trasmette la parola, ogni parola, è il fiato, il soffio... anche la Parola di Dio segue questa legge, si trasmette per mezzo di un fiato, di un soffio... Il Soffio di Dio è lo Spirito Santo... La Parola di Dio può essere resa viva solo dal Soffio di Dio che è lo Spirito Santo... La notizia divina, in quanto divina si trasmette solo via Spirito S. Gesù stesso disse: “Lo Spirito del Signore è su di Me, mi ha consacrato per portare la Buona Novella ai poveri”... Gli apostoli ricevono il Soffio dello Spirito.., e ricevuto questo Soffio (a Pentecoste) sono quasi costretti a evangelizzare... San Paolo dice che senza lo Spirito Santo non è possibile dire nemmeno “Gesù è il Signore” che è la formula più elementare di annuncio cristiano... Come dobbiamo fare, in pratica, per ottenere anche noi lo Spirito Santo e essere animati da questo Soffio di Dio che rende potente la Parola?... Il primo punto è la preghiera... La preghiera di Gesù fa scendere lo Spirito Santo. La preghiera di Gesù riempie la Sua vita... Le folle premono.., ma Gesù non si lascia catturare,... non vuole rinunciare al Suo dialogo col Padre... La preghiera è un sottofondo continuo della Vita di Gesù... Lo Spirito Santo viene sulla chiesa “quando tutti erano unanimi e perseveranti nella preghiera” (At. 1,14).

La preghiera è l’unico mezzo per ottenere lo Spirito Santo, non ne abbiamo un altro... Questo mezzo apparentemente così umile della preghiera, è infallibile perché Gesù ha detto: “Quanto più il Padre Celeste darà lo Spirito Santo a chi glielo chiede”. Dio si è vincolato a dare lo Spirito a chi prega... Occorre una preghiera personale ma anche una preghiera comunitaria, spontanea, occorre una comunità con cui pregare, una comunità in cui lo Spirito può mettere in opera i Suoi carismi...”. Padre Cantalamessa ricorda l’utilità della preghiera comunitaria attraverso l’esempio di Atti 4 in cui Pietro e Giovanni dopo essere stati minacciati dal Sinedrio tornano a casa smarriti e confusi non sapendo che fare. Ma quando riuniscono la comunità e pregano insieme avviene una nuova Pentecoste, lo Spirito agisce, e Pietro e Giovanni continuano a predicare con coraggio e fermezza. Lo sforzo per un’evangelizzazione per il 2000 è sottoposto a due pericoli mortali: il primo è l’inerzia, la pigrizia.., il secondo è l’attivismo febbrile, umano, con il rischio di perdere il contatto con la vera sorgente della Parola... Molti obiettano che non c’è tempo e bisogna fare una scelta tra preghiera e predicazione... Ma chi ha moltiplicato i pani nel deserto non potrà moltiplicare anche il tempo?... Lo sperimentiamo spesso...: quando preghiamo poi facciamo le cose in metà tempo... questa è moltiplicazione del tempo... Immaginate dei pompieri che corrono a spegnere l’incendio senz’acqua: così siamo noi quando corriamo a predicare senza pregare... Meno si prega più si parla, ma sono parole inutili, un diluvio di parole inutili... Questa parola inutile è il contrario della Parola di Dio feconda e creatrice.

Solo la Parola di Dio può rompere l’indifferenza di oggi, non noi, non ne siamo capaci... ma Dio ha detto: la Mia Parola è un fuoco, un martello... La testimonianza di Gesù è lo Spirito di profezia... ciò significa che l’anima dell’evangelizzazione è lo Spirito di profezia... E’ proprio dalla preghiera che si attinge lo Spirito di profezia... Dio ha una Parola nel cuore che vuoi far giungere al Suo popolo in ogni circostanza... Se tu raccogli questa Parola ti accorgi che dentro c’era un tuono da schiantare i cedri del Libano... Nella preghiera avviene.., che tu ti sottometti a Dio, ti metti in un atteggiamento di apertura e questo è tutto. Dio non può dare la Sua potenza e autorità a chi non accetta la Sua volontà... Bisogna morire a noi stessi per accettare la volontà di Dio. Io penso che nella vita di Gesù ci furono molte notti di Getsemani, non una sola, nelle quali lottava col Padre... per piegare la Sua volontà a quella del Padre. Poi al mattino... predicava e la gente diceva: “Parla con autorità”.

Infatti Gesù parlava con l’autorità di Dio, perchè quando uno si sottomette a Dio, Dio si sottomette a lui e gli dà la Sua autorità... Il secondo punto è la rettitudine di intenzioni. Questo è un altro mezzo con cui si permette allo Spirito Santo di agire nella nostra predicazione... Dio non può darci il Suo Spirito se la nostra intenzione è contorta... cioè se ci siamo di mezzo noi, il nostro orgoglio... perchè così lo Spirito potenzierebbe la nostra vanità. Dio non è complice di menzogna... Dobbiamo rettificare le nostre intenzioni con... la via dell’umiltà... e la via dell’amore. Umiltà: San Paolo dice che si può annunziare Cristo.., con intenzioni non pure... e quindi fa una dichiarazione ufficiale: “Noi non predichiamo noi stessi ma Gesù Cristo Signore...”. Luca, negli Atti, crea un contrasto tra ciò che avviene a Pentecoste e ciò che avviene a Babele... A Babele dicono: “Facciamoci un nome” (cioè cerchiamo la nostra gloria), mentre negli Atti gli apostoli parlano delle opere di Dio... si sono completamente dimenticati di loro stessi... per questo attraverso la parola di Pietro... passa lo Spirito Santo”. Padre Raniero ci ricorda che “I costruttori di Babele sono uomini religiosi, che vogliono costruire un tempio a Dio, ma non per Dio, bensì per se stessi... Così strumentalizzano Dio”. Anche noi facciamo così.

Ogni nostro atto può essere compiuto per la gloria di Dio o per noi stessi. Ogni atto implica una scelta e Padre Cantalamessa dice: “Uno dei costruttori di Babele sono io... Finché lavoriamo per noi stessi... ci dividiamo, nascono rivalità e competizioni... Quando ci convertiamo tutti alla Gloria di Dio... allora siamo uniti in fraterna collaborazione... Dobbiamo fare un’esperienza bruciante della Gloria di Dio e arrossire di vergogna quando scopriamo di agire per noi stessi e per la nostra gloria... Gesù disse un giorno una parola breve: “Io non cerco la Mia gloria”. Questo è un grido di battaglia che fa tremare gli inferi”. (I seimila sacerdoti presenti ripetono tutti insieme con Padre Cantalamessa questo grido di battaglia, in latino). “Un’altra principale mancanza è la mancanza d’amore... Gesù predicava per amore, per compassione delle folle... Noi invece spesso somigliamo a Giona... che non amava i niniviti e Dio fa più fatica a convertire lui che i niniviti... Per parlare di Gesù bisogna esserne innamorati. Solo chi ama Gesù può predicarlo... Il terzo punto è un rinnovamento della predicazione cattolica nello Spirito Santo... Occorre che questo rinnovamento sia ad opera dello Spirito Santo. Occorre un rinnovamento in cui lo Spirito Santo sia il protagonista...”.

Padre Raniero nota che c’è un esodo di cristiani cattolici verso le chiese protestanti e altre sette e dice che la causa di questo esodo non è solo la mancanza di un annuncio chiaro e forte. “Questa mancanza ha un altra causa...: nelle sètte e nelle chiese protestanti la predicazione è tutto... e a predicare sono coloro che sono più dotati di carismi... Tra noi invece, sono dediti alla predicazione i preti che rimangono dopo aver scelto i migliori per gli studi, il governo, la diplomazia... Bisogna ridare all’ufficio della predicazione il suo posto d’onore... San Paolo ha fatto la più alta teologia della chiesa predicando. Paolo è il primo predicatore e il primo teologo... lo grido ciò che il Signore mi ha suggerito per questo ritiro: i teologi alla predicazione..! Non frequentate solo i libri.., esiste un’altra scuola, la scuola delle anime... Le Scritture si capiscono veramente quando si spiegano con fede al popolo... I predicatori non sono uomini persi per la teologia ma guadagnati... I Padri della chiesa traggono la loro oggettività e chiarezza dal dover predicare al popolo... Facciamo una teologia meno scolastica, meno in perenne litigio con il mondo e con il Magistero..., una teologia meno ideologizzata, meno alla rincorsa di nuove teorie filosofiche e più preoccupata di vivere la fede col popolo...”.

Dopo questo invito pressante Padre Raniero conclude ricordando che “.. Pietro un giorno disse a Gesù: “Signore noi abbiamo lasciato tutto... cosa ne avremo?” Gesù rispose promettendo il centuplo e la vita eterna... Anche noi, spesso pensiamo come Pietro... ma io devo testimoniare che Gesù dà davvero il centuplo... San Paolo paragona questo centuplo alla gioia di un uomo che genera una vita nuova: “Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo”... Il celibato non è sterilità... Noi abbiamo la fecondità della paternità spirituale... Questa è una gioia immensa... A volte ci viene tolto tutto... anche questa gioia ma in questo momento di deserto... dobbiamo ricordare che non predichiamo noi stessi ma Cristo Gesù Signore... Noi siamo uomini dalle labbra impure... ma se Tu Signore ci accogli noi ti diciamo “Ecco manda me”.

(dal ritiro per i sacerdoti in Vaticano, a cura di Paola T.)

p. Raniero Cantalamessa

Fonte: Eco di Medjugorje 81

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