Maria a Medjugorje Messaggio del 25 luglio 1993: Cari figli, vi ringrazio per le vostre preghiere e per l'amore che mi mostrate. Vi invito a decidervi a pregare per le mie intenzioni. Cari figli, offrite delle novene sacrificandovi la dove vi sentite più legati. Io desidero che la vostra vita sia legata a me; sono vostra madre e desidero, cari figlioli, che satana non vi distolga perché lui desidera portarvi sulla cattiva strada, ma non lo può se voi non glielo permettete. Per questo figlioli rinnovate la preghiera nei vostri cuori e così capirete la mia chiamata e il mio vivo desiderio di aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Le omelie del Santo Curato d'Ars (San Giovanni Maria Vianney): La preghiera

Gesù essendo disceso dalla montagna, fu seguito da una grande folla; allora un lebbroso avvicinandosi a lui, lo adorò (Mt 8,1-2)




Leggendo queste parole, fratelli miei, mi rappresento il giorno di una grande festa allorché si arriva numerosi in Chiesa davanti a Gesù Cristo, non disceso dalla montagna ma sui nostri altari, dove la fede ce lo rivela come un re in mezzo al suo popolo, come un padre circondato dai suoi figli o come un medico circondato dai suoi malati. Alcuni adorano questo Dio, la cui immensità non possono contenere il cielo e la terra, con una coscienza pura, come un Dio che regna nel loro cuore; è soltanto l'amore che li conduce qui per offrirgli un sacrificio di lode; essi sono certi di non allontanarsi da questo Dio amorevole senza essere colmati di ogni genere di benedizione. Altri compaiono d'avanti a questo Dio così puro e così santo con un'anima tutta ricoperta di peccati; ma essi sono rientrati in sé stessi, hanno aperto gli occhi sul loro stato infelice, hanno provato il più vivo orrore della loro vita sregolata, e ben decisi a cambiare vita, vengono a Gesù Cristo pieni di fiducia, si gettano ai piedi del migliore di tutti i padri, facendogli il sacrificio di un cuore contrito e umiliato. Prima che essi escano dalla chiesa, il cielo sarà loro aperto e l'inferno chiuso. Ma dopo queste due specie di adoratori, ce n'è una terza: cioè quei cristiani ricoperti del letame dei loro peccati e addormentati nel male, che non pensano affatto a uscirne, eppure fanno come gli altri, vengono per adorarlo e pregarlo, ma solo in apparenza. Non mi soffermerò su coloro che vengono in Chiesa con un animo puro e gradito al loro Dio: a costoro raccomando soltanto di perseverare. Alla seconda categoria raccomando di raddoppiare le loro preghiere, le loro lacrime e le loro penitenze; Mi voglio soffermare invece su quei peccatori che sembrano vivi ma che sono già morti.

Fratelli miei quanto è strano questo comportamento! Non oserei dire ciò che penso su di essi, se lo Spirito Santo non avesse già detto che la preghiera di un peccatore che non vuole uscire dal suo peccato e non fa tutto ciò che dovrebbe fare per uscirne, è abominevole agli occhi del Signore. Vorrei mostrarvi come la preghiera di un peccatore che non vuole distaccarsi dal peccato, è una cosa davvero ridicola, piena di contraddizioni e di menzogne, sia se la consideriamo dal punto di vista delle disposizioni del peccatore, sia in rapporto a Gesù Cristo al quale questa preghiera si rivolge. Per essere più chiari, diremo che la preghiera di un peccatore che rimane nel peccato è l'azione più offensiva e più empia. Ascoltatemi un momento e resterete purtroppo ben convinti. Non voglio parlarvi lungamente delle qualità che deve avere una preghiera per essere gradita a Dio e vantaggiosa a colui che la fa; vi dirò soltanto che la preghiera è un dolce intrattenersi dell'anima con il suo Dio, riconoscendolo come nostro creatore, nostro sovrano e nostro fine ultimo; è uno scambio tra il cielo e la terra; noi inviamo le nostre preghiere e le nostre buone opere al cielo, e il cielo ci manda le grazie che ci sono necessarie per santificarci.

In secondo luogo, io penso che alla fede bisogna unire la speranza, una speranza ferma e costante che Dio può e vuole accordarci ciò che noi gli domandiamo. Volete un esempio? Eccolo, guardate la donna cananea (Mt. c.15); la sua preghiera era animata da una fede così viva, da una speranza così ferma che il buon Dio poté accordarle ciò che domandava, poiché ella non cessò di supplicare e, oserei dire, di fare violenza a Gesù Cristo. Lo stesso Gesù Cristo cerca di rifiutarla ma ella si getta ai suoi piedi supplicandolo con maggiore insistenza: "Signore, aiutami!", e queste parole pronunciate con tanta fede incatenano la volontà dello stesso Dio. Il Salvatore grandemente meravigliato esclama: "O donna, grande è la tua fede! Vai in pace, sei stata esaudita". Si, fratelli miei, questa fede, questa speranza ci fanno trionfare di tutti gli ostacoli che si oppongono alla nostra salvezza. Guardate la madre di san Sinforiano; suo figlio andava al martirio: "Ah! Figlio mio, coraggio! Ancora un momento di pazienza, e il cielo sarà la tua ricompensa!". Ditemi, fratelli miei, chi sosteneva tutti i santi martiri in mezzo ai loro tormenti? Non era forse questa gioiosa speranza? Guardate la calma con la quale san Lorenzo gioiva sulla sua griglia arroventata. Chi poteva sostenerlo? Voi mi risponderete: la grazia. è vero, ma questa grazia non è proprio la speranza in una ricompensa eterna? Vedete ancora san Vincenzo al quale vengono estratte le viscere con degli uncini di ferro; chi gli diede la forza di soffrire dei tormenti così straordinari e agghiaccianti? Non è forse questa gioiosa speranza? Ebbene! Fratelli miei, chi deve condurre un cristiano, che si mette alla presenza di Dio, a rigettare tutte le distrazioni che il demonio si sforza di offrirgli durante la preghiera, e a vincere il rispetto umano? Non è forse il pensiero che Dio lo vede e che, se la sua preghiera è ben fatta, sarà ricompensato con una felicità eterna? In terzo luogo, ho detto che la preghiera di un cristiano deve essere animata dalla carità, cioè che egli deve amare il buon Dio con tutto il cuore e odiare il peccato con tutte le sue forze - E perché, mi direte voi? - Ti rispondo subito, amico mio: Perché un cristiano peccatore, che si mette a pregare, deve sempre nutrire dispiacere per i suoi peccati e desiderio di amare Dio sempre di più. Sant'Agostino ci dà un esempio molto evidente. Nel momento in cui va a pregare nel suo giardino, egli crede davvero di essere alla presenza di Dio; egli spera che, sebbene sia un grande peccatore, Dio avrà pietà di lui; egli rigetta la sua vita passata, promette al buon Dio di cambiare vita, e di fare, con l'aiuto della sua grazia, tutto il possibile per amarlo. Infatti, come si potrebbe amare Dio e il peccato? No, fratelli miei, no, questo non sarà mai possibile. Un cristiano che ama davvero il buon Dio, ama ciò che Dio ama e odia ciò che Dio odia; da ciò si deduce che la preghiera di un peccatore che non vuole lasciare il peccato è priva di quelle qualità di cui sopra abbiamo parlato.

Adesso sarete d'accordo con me sul fatto che la preghiera di un peccatore, in rapporto alle sue disposizioni, non è altro che un'azione ridicola, piena di contraddizioni e di menzogne. Seguiamolo un istante, questo cristiano peccatore mentre prega, solo un istante, poiché di solito, le sue preghiere sono appena cominciate, e già sono finite; ascoltiamo questo povero cieco e questo povero sordo: cieco perché non si accorge dei beni che perde e dei mali che si prepara, e sordo alla voce della sua coscienza che urla e alla voce di Dio che lo chiama con forti grida. Sono certo che siete curiosi di sapere che cos'è mai la preghiera di un peccatore che non vuole lasciare il peccato, e non è afflitto per l'offesa recata a Dio. Ascoltate: la prima parola che egli dice, cominciando la sua preghiera, è una bugia, egli entra in contraddizione con se stesso: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Amico mio, fermati un momento. Tu dici che vuoi iniziare la tua preghiera nel nome delle tre Persone della santa Trinità. Ma ti sei forse dimenticato che appena otto giorni fa, ti trovavi in una comitiva dove dicevate che quando uno è morto è tutto finito, e se ciò fosse vero, non esisterebbe né Dio, né l'inferno, né il paradiso? Se , amico mio, la pensi veramente così nella tua durezza di cuore, tu non vieni affatto in chiesa per pregare, ma soltanto per passare il tempo e per divertirti. - Ah! Mi direte voi, quelli che parlano così sono molto rari. - Tuttavia c'è ne sono tra quelli che mi ascoltano e che non tralasciano di tanto in tanto di fare qualche preghiera.

Vi potrei dimostrare ancora, se lo volessi che i tre quarti di coloro che vengono in Chiesa negano Dio, se non con la bocca, spesso con la loro condotta e con il loro modo di vivere. Infatti se un cristiano pensasse veramente a ciò che dice quando pronuncia i nomi delle Tre Persone della Santa Trinità, non sarebbe forse colto dal timore fino alla disperazione, considerando in sé stesso l'immagine del Padre che egli ha sfigurato in maniera così irriverente, l'immagine del Figlio che abita nella sua anima, e che egli trascina e rotola nel fango del vizio, e l'immagine dello Spirito Santo, del quale il suo cuore è il tempio e il tabernacolo, e che egli ha riempito di sporcizia e di sudiciume? Sì, fratelli miei, se un peccatore avesse piena coscienza di ciò che dice quando pronuncia queste tre parole ( Padre, Figlio e Spirito Santo), potrebbe mai pronunciarle senza morire di terrore? Ascoltatelo questo bugiardo: "Dio mio, credo fermamente che sei qui presente". Che dici mai, amico mio? Tu credi di essere alla presenza di quel Dio, d'avanti al quale gli angeli, che sono senza colpa, tremano e non osano neppure alzare gli occhi, d'avanti al quale si coprono il volto con le ali, non potendo sostenere lo splendore della sua Maestà, che il cielo e la terra non possono contenere? E tu, coperto di peccati fino al collo, tu stai in chiesa con un ginocchio a terra e l'altro in aria, e osi perfino aprire la bocca per fare uscire un tale insulto?! Dì, piuttosto, che tu fai come le scimmie, che fai quello che vedi fare agli altri, o meglio che nel momento in cui sembri pregare, stai soltanto prendendo in giro. Un cristiano che si mette alla presenza di Dio, che ascolta ciò che dice lo stesso Autore della sua vita, non è forse preso da timore considerando, da una parte, la sua indegnità di comparire d'avanti a un Dio così grande e così terribile, e, dall'altra, la sua ingratitudine? Non dovrebbe sembrargli, a ogni istante, che la terra si apra sotto i suoi piedi per inghiottirlo? Non teme di essere tra la vita e la morte? Il suo cuore non è divorato dal rimorso e ricolmo di riconoscenza? Ho detto di rimorso, pensando a quanto è stato disgraziato per aver offeso un Dio così buono, e di riconoscenza, pensando a quanto Dio debba essere paziente e amorevole per sopportarlo alla sua santa Presenza, malgrado la sua ingratitudine e tutti gli oltraggi di cui si è reso colpevole in ogni momento.

Ma, voi che pregate e che non volete abbandonare il peccato, ditemi un po', quale differenza mettete voi tra la Chiesa e il ballo, scusandomi per questo orribile paragone, dal momento che l'una è la casa di Dio e l'altro, la casa del diavolo? Se non lo sapete, ve lo spiego subito. Andando al ballo, di che cosa vi interessate? Senza dubbio delle persone che sperate di incontrare. La vostra prima preoccupazione, entrando, è quella di gettare lo sguardo per vedere se ci sono, o anche di considerare come la sala è allestita, le tappezzerie che la decorano; avete l'ansia di salutare le persone che conoscete, di sedervi con esse e di chiacchierare. E non voglio andare oltre; non voglio parlare di tutti i cattivi pensieri, cattivi desideri o sguardi maliziosi, lasciamo da parte tutto ciò, ma dimmi francamente, amico mio, tu che dovresti essere continuamente in preda alla disperazione, conoscendo lo stato spaventoso nel quale ti trovi, a causa del carico dei tuoi peccati, non usi lo stesso atteggiamento quando entri nella casa del Signore? Io penso che quando una persona dedita al piacere, entra in una sala da ballo, si occupa del suo divertimento e non pensa per nulla al buon Dio: e tu, quando vieni in chiesa consideri d'avanti a chi ti trovi e a chi devi parlare? Sarete d'accordo con me, che la vostra condotta è esattamente questa. Dicevo che entrando nella sala da ballo, la loro prima preoccupazione è quella di osservare come la sala è adornata: ebbene! non è forse ciò che fate entrando nella casa del Signore? Voi guardate in alto e in basso, da un angolo all'altro della chiesa. Dicevo anche che quelli che vanno a ballare si preoccupano di osservare le persone che conoscono per salutarle: non è esattamente ciò che voi fate quando, entrando in chiesa vedete una persona o un amico che non vedevate da qualche giorno? Non vi trattenete affatto dal parlare con loro, dal salutarli nel luogo santo, dall'augurare loro il buongiorno, e ciò in presenza del buon Dio che sta sull'altare in corpo e anima! Un'altra occupazione di questa gente, è quella di esaminare il modo in cui le persone sono vestite e la loro bellezza; e da qui nascono gli sguardi maliziosi, i cattivi pensieri, i cattivi desideri.

Ma andiamo avanti e vedremo e ascolteremo questo cristiano ciarlatano e bugiardo. Vediamo anzitutto qual è la sua fede. Noi diciamo che è la fede che ci rivela la grandezza della Maestà di Dio, davanti al quale abbiamo la fortuna di trovarci. E' questa fede, unita alla speranza, che sosteneva i martiri in mezzo ai tormenti più atroci. Ditemi adesso, questo peccatore potrà mai credere che la sua preghiera avrà una ricompensa? No! Non lo potrà mai, perché è una preghiera piena di tutto, tranne che di Dio solo! Una preghiera fatta mentre si abbiglia o mentre lavora, avendo il cuore tutto pieno del suo lavoro, o perfino pieno di odio, di vendetta e di cattivi pensieri! Una preghiera fatta mentre sgrida con violenza i figli o i domestici! Se questa preghiera dovesse essere ricompensata, non bisognerebbe dire che Dio ricompensa il male? Io penso che l'unica speranza che un peccatore possa avere, facendo la sua preghiera, è che questa finisca al più presto: ecco l'unico sbocco della sua speranza.

Io credo anche che un peccatore non crede in nulla e non spera nulla, perché se egli credesse che esiste il giorno del giudizio,e quindi un Dio che gli chiederà conto di ogni minuto, anzi di ogni mezzo minuto della sua vita, e che questo conto si farà nel momento in cui meno se lo aspetta. Se egli credesse che un solo peccato mortale lo farà giudicare degno della infelicità eterna; se egli considerasse il fatto che non c'è nessun desiderio, nessuna azione, nessun movimento del suo cuore che non sia scritto nel libro del Sommo Giudice; se vedesse la sua coscienza carica dei più orrendi crimini, e valutasse il fatto che lui da solo racchiude in sé tanti peccati quanti sarebbero sufficienti per condannare all'inferno un' intera città di centomila anime, potrebbe mai questo peccatore rimanere nel suo stato? No, senza dubbio, a patto però che fosse davvero convinto che dopo il giudizio ci sarà per i peccatori un inferno eterno, di cui sarà causa anche un solo peccato mortale, se egli dovesse morire in questo stato; se fosse convinto che la collera di Dio lo colpirà per tutta l'eternità, e che i peccatori soccombono continuamente a migliaia. Allora si, che prenderebbe le dovute precauzioni per evitare questa sciagura. Se credesse veramente che esiste un Cielo, cioè una felicità eterna per tutti coloro che avranno praticato fedelmente ciò che la fede comanda loro, potrebbe mai comportarsi come si comporta? No, senza dubbio. Se, nel momento in cui è pronto a peccare, credesse che Dio lo vede, e che perderà il Cielo e si attirerà addosso ogni sorta di mali in questa vita e nell'altra, avrebbe mai il coraggio di fare ciò che il demonio gli suggerisce? No, amico mio, no, ciò gli sarebbe impossibile!

Da tutto ciò concludo che un cristiano che abbia peccato e che si ostini nella sua colpa, ha perso completamente la fede; è un povero uomo, sul quale i demoni hanno posato gli occhi, e che è sospeso con una cordicella sull' Abisso più orribile; essi, i diavoli, gli impediscono, per quanto possono, di vedere gli orrori che gli sono preparati. Per meglio dire, le sue piaghe sono così profonde e il male che è in lui è così radicato, che non si accorge più del suo stato. E' come un prigioniero, condannato a perdere la vita sul patibolo, che si diverte mentre aspetta il momento dell'esecuzione. Si ha un bel dire che la sentenza è pronunciata, che tra poco tempo non sarà più in questo mondo; a vedere la maniera in cui si comporta, si direbbe che abbia ricevuto una gran fortuna. O mio Dio, quanto è infelice la situazione in cui si trova un peccatore.

Riguardo alla virtù della speranza posseduta da un peccatore, è meglio non parlarne, poiché la speranza di un animale e la sua, sono la stessa cosa; infatti se esaminaste la condotta dell'uno e quella dell'altro, non trovereste nessuna differenza. Una bestia fa consistere tutta la sua felicità nel bere, nel mangiare e nei piaceri della carne: la stessa cosa succede a un peccatore che vive nel peccato. - Ma, mi direte voi, questi almeno va a messa e fa anche qualche preghiera - Ma perché lo fa? Non è né il desiderio di piacere a Dio né di salvare la propria anima che lo porta a compiere queste azioni, ma solo l'abitudine e la "routine" che ha preso fin dall'età giovanile. Se le domeniche capitassero una volta l'anno o ogni dieci anni, essi verrebbero una volta l'anno o ancora meno; va in chiesa perché gli altri ci vanno. Dal modo come si comporta nella vita, capirete che non si tratta d'altro.

Per farvi comprendere meglio che cos'è la speranza di un cristiano peccatore, vi dirò che egli non ha altra speranza che quella di una bestia da soma; poiché sappiamo bene che un animale spera soltanto ciò che lo fa gioire su questa terra. Un peccatore ostinato che non pensa a lasciare il piacere, e che non vuole allontanarsi dal peccato, non ha altro da sperare, dal momento che dice e pensa, o almeno, fa il possibile per convincersi che dopo la morte finisce tutto. Invano,Dio mio, sei morto per questo peccatore. Ah! Amico mio, invece di pensare all'anima, cadi molto in basso, mettendoti al livello delle bestie e degli animali più vili. Abbiamo detto anche, che la preghiera di un buon cristiano deve essere animata dalla carità, cioè dall'amore di Dio che lo porta ad amarlo con tutto il suo cuore, e ad odiare e detestare al massimo il peccato come il più grande di tutti i mali, con un desiderio sincero di non commetterlo più, di combatterlo e schiacciarlo dovunque lo trovi. Vedete quindi, che tutto ciò non è presente nelle preghiere di un peccatore, che non è affatto dispiaciuto di aver offeso il buon Dio, poiché lo tiene inchiodato sulla croce del suo cuore, per tutto il tempo che vi regna il peccato.

Volete per un istante ancora ascoltare questo bugiardo? State attenti a come va a finire il suo atto di contrizione. Se qualche volta avete visto recitare un pezzo di commedia o di teatro, sapete che tutto ciò che gli attori dicono e fanno, non è che falsità e menzogna. Ebbene prestate orecchio alla preghiera di questo peccatore, e vedrete che anch'egli non fa e non dice altro; vi accorgerete che tutto ciò che fa è nient'altro che menzogna e falsità. Vi sarebbe impossibile di sentir dire il suo atto di contrizione, senza essere presi dalla compassione: "Dio mio, comincia a dire, che vedi i miei peccati, osserva anche il dolore del mio cuore". Oh! Dio mio, come si fa a dire una tale abominazione! Sì, senza dubbio povero cieco, Egli vede di certo i tuoi peccati, anzi li vede anche troppo, disgraziatamente. Ma il tuo dolore, dov'è? Dì piuttosto: "Mio Dio, che vedi i miei peccati, guarda anche il dolore dei santi eremiti che passano le notti a piangere i loro peccati". Ma, da parte tua, io non vedo nessun segno di dolore. Sei molto lontano dal nutrire dolore per i tuoi peccati, dal momento che resti attaccato ad essi e non vuoi abbandonarli. "Dio mio, continua questo bugiardo, provo un estremo rimorso per averti offeso". Ma è mai possibile pronunciare tali empietà e tali bestemmie? Se tu fossi veramente afflitto, potresti mai restare per un mese, per due o per tre o addirittura per dieci o vent'anni conservando nel cuore il tuo peccato? Oppure, se fossi affitto per aver offeso Dio, sarebbe ancora necessario che il ministro del Signore fosse continuamente occupato a descrivere il castigo che Dio riserva al peccato, per produrre in te l'orrore di commetterlo? Sarebbe necessario trascinarti, per così dire, ai piedi del tuo Salvatore, per costringerti a lasciare il peccato? "Perdonami, Dio mio, continua a dire, poiché sei infinitamente buono e infinitamente amabile e poiché il peccato ti dispiace". Ma stai zitto, amico mio, perché non sai quello che dici. Certamente Egli è buono; se avesse ascoltato solo la sua giustizia, già da lungo tempo tu bruceresti nell'inferno. Dio mio, aggiunge ancora, perdona i miei peccati per i meriti della morte e della passione di Gesù Cristo, tuo amato Figlio. Ahimè! amico mio, tutte le sofferenze che Gesù Cristo ha sopportato per te, non sarebbero capaci di toccare il tuo cuore, esso è troppo indurito. "Dammi, continua, la grazia di portare a termine la decisione che prendo ora, di fare penitenza e di non offenderti mai più". Ma, amico mio, come fai a ragionare così? Dov'è andata a finire questa risoluzione che hai preso di non offendere più il buon Dio, dal momento che tu sei attaccato al peccato e, ben lontano dal volerne uscire, non fai altro che cercare i luoghi e le persone che ti possono far cadere di nuovo? Dì piuttosto, amico mio, che saresti molto dispiaciuto, se il buon Dio ti accordasse la grazia di non offenderlo più, poiché ti piace tanto rotolarti nella sporcizia dei tuoi vizi. Credo, amico mio, che sarebbe molto meglio per te non dire nulla, piuttosto che parlare così!

Procedendo ancora oltre, leggiamo nel Vangelo che i soldati avendo condotto Gesù Cristo nel pretorio,ed essendosi riuniti intorno a lui, lo spogliarono dei suoi abiti, gli misero sulle spalle un mantello scarlatto, lo coronarono di spine, gli percossero la testa con una canna, lo schiaffeggiarono, e dopo tutto ciò, piegando le ginocchia davanti a lui, lo adoravano. Potremmo mai trovare un oltraggio più orribile? Ciò, vi meraviglia? è esattamente ciò che fa un cristiano che si trova in peccato, e che non pensa a uscirne, nè lo vuole. Vi dirò di più: da solo, egli fa a Gesù Cristo quello che i Giudei gli fecero tutti insieme; infatti, San Paolo, ci dice che per ogni peccato che commettiamo, facciamo morire il Salvatore del mondo; cioè facciamo tutto ciò che basterebbe per farlo morire, se gli fosse ancora possibile morire una seconda volta. Per tutto il tempo che il peccato regna nel nostro cuore, noi teniamo, come i Giudei, Gesù Cristo inchiodato sulla croce; insieme ad essi, veniamo in Chiesa per insultarlo, piegando le ginocchia davanti a Lui, facendo finta di pregare.

Ma, mi direte, non è questa la mia intenzione, quando faccio la mia preghiera; Dio mi guardi dal commettere quest'orrore! - Bella scusa, amico mio! Colui che commette il peccato, non ha l'intenzione di perdere la grazia; tuttavia la perde ugualmente. Forse che per questo è meno colpevole? No, senza dubbio, perché sa bene che non può fare una tale azione o dire una tale cosa, senza rendersi colpevole di un peccato mortale. Dovete convenire con me, che l'intenzione di tutti i dannati che adesso bruciano nell'inferno, non era certamente quella di dannarsi. Ma, forse che per questo, sono meno colpevoli? No, senza dubbio, poiché essi sapevano bene che si sarebbero dannati vivendo come sono vissuti.

Così anche, un peccatore che prega avendo nel cuore il peccato, non ha l'intenzione di prendersi gioco di Gesù Cristo, né di insultarlo; ma non è meno vero che in realtà si prende gioco di lui dal momento che sa benissimo che prende in giro Dio quando dice: " Dio mio, io ti amo, però amo anche il peccato"; oppure: " mi confesserò al più presto". Ascoltate quest'ultima menzogna! Egli non pensa affatto a confessarsi né a convertirsi. Ma, ditemi, quale è la vostra intenzione quando venite in Chiesa, e vi mettete a fare quella che voi chiamate la vostra preghiera? Forse mi risponderete, se ne avete il coraggio, che volete adempiere un atto religioso, rendendo a Dio l'onore e la gloria che gli appartengono. Oh! Orrore! Oh! Accecamento! Oh! Empietà! Volete onorare Dio per mezzo delle bugie, volete onorarlo con ciò che lo offende! Oh! Abominazione! Avere Gesù Cristo sulla bocca e crocifiggerlo nel proprio cuore; unire quello che c'è di più santo con ciò che è più detestabile, cioè con il servire il diavolo! Oh! Quale orrore! Offrire a Dio un'anima che già mille volte si è prostituita con il demonio! Oh! Mio Dio, quanto è cieco il peccatore, è tanto più cieco perché non si conosce e non vuole neppure conoscersi.

Non avevo forse ragione, iniziando questa omelia, di dire che la preghiera di un peccatore non è altro che un tessuto di menzogne e di contraddizioni? Ciò è tanto vero che lo stesso Spirito Santo ci dice che la preghiera di un peccatore che non vuole abbandonare il peccato, è una cosa impura agli occhi del Signore.

Questa situazione, converrete con me, è orrenda e molto offensiva e degna di grande compassione. Vedete, dunque come il peccato vi acceca! Tuttavia io vi dico, senza paura di esagerare, che almeno la metà di coloro che si trovano in questa chiesa, appartengono a tale categoria. Non è forse vero che tutto ciò che ho detto, non vi tocca minimamente anzi vi annoia e vi sembra che il tempo non passi mai? Ecco amico mio, l'abisso maledetto in cui il peccato conduce il peccatore! Anche se siete consapevoli che sono trascorsi sei mesi,un anno o più, da quando siete caduti nel peccato, non è forse vero che ve ne state tranquilli? Si, mi direte voi. E io non stento a crederlo, dal momento che il peccato vi ha cavato gli occhi! Voi non vedete più niente, il peccato ha indurito il vostro cuore affinché perdiate del tutto la sensibilità. E io sono convinto che tutto ciò che vi ho detto non produrrà in voi nessuna riflessione. O Dio mio in quale abisso conduce il peccato! Ma allora, mi direte voi, forse non dobbiamo più pregare, dal momento che le nostre preghiere sono solo insulti che noi rivolgiamo a Dio.

Non è questo che ho voluto dirvi affermando che le vostre preghiere non sono che delle bugie. Però, invece di dire: "Mio Dio io ti amo", dite piuttosto "Dio mio io non ti amo affatto, ma fammi la grazia di amarti di più".Invece di dire:"Mio Dio mi dispiace moltissimo di averti offeso",ditegli:"Dio mio non sento nessun dispiacere per i mie peccati, donami tutto il dolore che dovrei provare per essi. Ben lungi dal dire: "Voglio confessare i miei peccati", ditegli piuttosto:"Mio Dio sono tanto attaccato ai miei peccati, mi sembra che non vorrei mai abbandonarli; dammi di sentire per essi il giusto orrore, affinché io li detesti e li disprezzi e dopo averli confessati,mi proponga di non commetterli mai più". Dio mio, donaci, per favore, un orrore eterno verso il peccato, poiché è tuo nemico, poiché è lui che ti ha fatto morire sulla croce, che ci ruba la tua amicizia, che ci separa da te! Oh! Divino Salvatore, fai in modo che ogni volta che veniamo a pregarti, lo facciamo con un cuore distaccato dal peccato, un cuore innamorato di Te, che in tutto ciò che dice, non dice altro che la verità. Questa, fratelli miei, è la grazia che imploro per voi!

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/omelie%20del%20santo%20curato%20d'ars.htm

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