Maria a Medjugorje Messaggio del 18 marzo 1997: Cari figli! Come madre vi prego: non rimanete sulla strada che avete imboccato! Questa è una strada senza amore per il prossimo e per mio figlio. Su questa strada troverete solo la durezza e il vuoto del cuore e non la pace alla quale tutti anelate. Solo colui che nel prossimo vede e ama mio figlio avrà la vera pace. Solo colui che lascia regnare mio figlio nel suo cuore sa cos’è la pace e la sicurezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Fra Stanko ?osi?: Riflessione sull’Avvento




Siamo nuovamente in un tempo dell’anno divenutoci caro, nella preparazione al Natale, in Avvento. Questo è un tempo in cui uniamo passato, presente e futuro. Il passato, perché ricordiamo la prima venuta di Cristo, quando Egli ci ha aperto le porte della salvezza, sbarrate dalle catene del peccato. Il futuro, perché guardiamo alla seconda venuta di Cristo, che sarà la piena manifestazione del dono che ora attendiamo vigilanti. Il presente, perché possiamo acclamare con gioia: “Il Signore viene!”, vivendo il presente in tensione verso l’atto della nostra salvezza e della sua venuta finale. Per questo, per i cristiani, il tempo presente è un volgersi alla definitività promessa in Cristo, che dà senso al tempo in cui viviamo e lo trasforma in esperienza dell’eternità. Il tempo è prezioso solo perché ci è donato come occasione per vivere l’eternità. Perciò il tempo perso non è quello in cui abbiamo omesso di fare una cosa, ma quello in cui non siamo stati coscienti della pienezza del tempo. Per questo, in Avvento, abbiamo sempre di nuovo la possibilità di svegliarci, di aprire gli occhi, di vivere la gioia del quotidiano. Il cristiano è un uomo di speranza, che cammina nella vita nella speranza, nella fede e nell’amore. Dunque, cosa facciamo noi cristiani in Avvento? Attendiamo con impazienza! Vegliamo, speriamo, attendiamo con speranza e con santo timore. Aspettiamo Qualcuno che non sappiamo quando verrà, ma che siamo certi verrà. Perciò è necessario volgere continuamente lo sguardo lontano, guardare in lontananza, da dove sta arrivando ciò che attendiamo. Così, Colui che si aspetta non è solo atteso, ma anche desiderato, benvenuto. Colui in cui spero con tutto il cuore. Nel tempo di Avvento, dunque, non si tratta di un’attesa indifferente, poiché Colui che attendiamo non ci lascia indifferenti. Si tratta di un’attesa impegnata. Il cristiano non sta seduto ad aspettare: egli si leva, volge il suo sguardo desideroso all’incontro con Colui che attende. Questa attesa della venuta del Signore, può essere espressa chiaramente con l’immagine di un bambino che, aspettando con desiderio l’arrivo della madre, apre sempre la porta e controlla, domandandosi se lei non sia già davanti alla porta. Non gli basta aspettare, lui vuole affrettare il suo arrivo e per questo apre la porta, controlla, la chiama… . Attendendo, il bambino vive già l’amore della madre e la comunione con lei. È sicuro che verrà, l’attende con gioia ed è pronto a correrle in braccio, pieno di gioia impaziente per quell’incontro. Ancora, un bambino che attende la madre non permetterà che lei lo rimproveri: metterà in ordine la camera per non dare spazio al rimprovero, che diminuirebbe la gioia dell’incontro con lei. Anche quando sa che sarà rimproverato per mancanze che non può nascondere, il bambino attende con gioia l’arrivo della madre (A.Crn?evi?, Alle sorgenti della Liturgia).

Cari fedeli, nella vigilanza e nell’attesa gioiosa anche noi viviamo già ora la presenza di Cristo. Il Signore è nato 2000 anni fa: possa ora nascere nel nostro cuore, venire quotidianamente nella nostra vita rendendoci annunciatori di vita nuova, della Buona Novella. Attendiamo impazientemente l’incontro finale con Lui, quando potremo dire con entusiasmo: “Finalmente ti incontro in pienezza”.

Fonte: www.medjugorje.hr

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