Maria a Medjugorje

Messaggio del 15 giugno 1986: Figli cari! Io vi amo e per questo prego per voi. Se voi volete amarmi, pregate per i vostri fratelli e le vostre sorelle. Oggi sono molte le anime che hanno bisogno di preghiera, di tanta preghiera. Pregate e siate d’esempio perché attraverso di voi desidero guidare gli uomini verso la luce.

Commento al messaggio del 25 luglio 1990

Cari figli oggi vi invito alla pace. Sono venuta qui come Regina della Pace e desidero arricchirvi con la mia pace materna. Cari figli, Io vi amo e desidero guidarvi tutti verso la pace che solo Dio può dare e che arricchisce ogni cuore. Vi invito a diventare i portatori e i testimoni della mia pace in questo mondo senza pace. Io vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
CARI FIGLI!
Nostra Signora si rivolge a noi in questo modo in ogni suo messaggio, e quindi potremmo rischiare di trascurare queste sue parole, considerandole solo una consuetudine. Ma non riusciremmo comunque mai a svuotarle del preciso significato che esse assumono nel cuore di Maria. Il cuore di Maria è un cuore di madre e quindi queste parole sono davvero concrete e importanti per lei. Non potrebbe rivolgersi a noi in altro modo se non con "Cari figli!". Noi che siamo questo per Lei - i suoi cari figli - possiamo "godere" dell'amore speciale che ci riserva. Quelle parole non sono rivolte solo ai veggenti, ma ad ognuno di noi. L'importanza di questo suo appella­tivo ci risulta chiara quando pensiamo al rapporto che intercorre fra una madre e il suo bambino. Queste sue parole, "cari figli", molto semplice­mente appartengono a questo tipo di rapporto, come tante altre, come tesoro mio, cuore mio d'oro, mio caro, mio sole, mio tutto e così via. Possiamo capirne il significato anche meglio quando ne sentiamo la man­canza. È’ difficile immaginare che un giovane possa crescere normalmente senza queste parole, che trasmettono con tanta forza l'amore e, quindi, la sensazione di essere accettati. Così Maria, che per noi è una madre e una maestra, ci chiama ripetutamente "cari figli", "cari figli miei" o "figlioli". Diventeremo allora i suoi figli e fratelli e sorelle gli uni per gli altri, nella misura in cui lasceremo che lei ci chiami in questo modo.

VI INVITO ALLA PACE!
Il fenomeno Medjugorje è semplicemente un invito alla pace e quando ripensiamo ai suoi nove anni di vita scopriamo qualcosa di insospettato. Fin dai suoi primi inizi, Medjugorje ha avuto tanti nemici grandi e potenti. Il gruppo di giovani che si sono qualificati come veggenti stavano portando, almeno a quanto sembrava all'epoca, la polizia, i sacerdoti e se stessi ver­so una situazione senza via d'uscita.
Ma, dopo le prime dure reazioni, il problema cominciò a risolversi da solo, ed oggi il fenomeno si è trasformato in una potente chiamata, di por­tata mondiale, con i suoi tanti, tanti seguaci. Maria non è l'unica in questo mondo a invitare alla pace. Il suo invito non si pone in contrasto con quello degli altri, ma ne è probabilmente il completamento e il perfezionamento. Allora, non sarebbe certo un miracolo se sempre più individui e movi­menti si unissero a questo fenomeno, un movimento per la pace. In base alle mie personali esperienze condivise con i pellegrini, posso confermare che molti di quelli che giungono qui, vengono da esperienze di distruzione, che hanno stravolto la loro stessa vita.
Qui cercano una profonda guarigione, una guarigione che viene conces­sa a molti.
Questo invito alla pace è anzitutto un invito a guarire nell'intimo, e poi a risanare i rapporti all'interno della famiglia, della Chiesa e del mondo inte­ro. Questa pace riguarda inoltre il rapporto che l'uomo intrattiene con la natura. Dio ha affidato la natura all'uomo e l'uomo dovrebbe cooperare con essa, assoggettandola. Ma l'uomo, l"'homo faber", distrugge i suoi rapporti con la natura, che, a loro volta, minacciano di distruggere com­pletamente l'uomo stesso e tutta la natura.

SONO VENUTA QUI COME REGINA DELLA PACE E DESIDERO ARRICCHIRVI CON LA MIA PACE MATERNA
Nei suoi messaggi, Maria ha menzionato la pace tante, tantissime volte e in diversi modi. Anche se meno spesso, ci ricorda poi che lei è la Regina della Pace. È quindi lei che desidera condurre l'umanità fuori dalla via del­la distruzione e dentro il cammino della pace.
È madre e maestra. Se concepiamo tutta la nostra educazione in termini di cammino verso dei rapporti pacifici con noi stessi, con il nostro prossi­mo, con la natura e anche con Dio, Maria è per noi una madre e una mae­stra di pace e la nostra guida verso la pace. Leggendo questo messaggio, ci si può porre una buona domanda: "Esiste una pace materna che si distingua da ogni altra pace?".
Una madre ha la pace quando fa ciò che si sente di dover fare e compor­tandosi in tal modo, sa nel suo intimo più profondo che ha dato la sua vita e tutte le sue qualità in favore della vita.
Quanta angoscia provata, ad esempio, quelle madri che, dopo aver abortito, si rendono conto di aver distrutto una vita? E viceversa: quanta gioia e pace provano le madri quando riescono a salvare una vita? La pace ci è stata donata da Dio come un seme.
Quindi, ognuno di noi può portare il frutto della pace ed essere continua­mente arricchito da ogni pace appena nata.
Ogni persona ha in sé il seme della pace e può fare molto affinché la pianta della pace possa trovare un terreno fertile in ogni giardino della vita. In questo consiste la collaborazione dell'uomo con Dio, ma è solo Dio che può donare la pace!

LA PACE CHE SOLO DIO PUÒ DARE E CHE ARRICCHISCE OGNI CUORE
Queste parole suonano così normali, semplici e naturali alle nostre orec­chie. Sì, la pace viene da Dio. Solo Lui è pace e fonte di ogni pace. E quin­di così naturale per noi rivolgerci al Dio della pace e riceverla da Lui. Anche quando tutto sembra tanto normale, proprio in quel momento l'esperienza umana si fa più amara.
Ogni cosa che l'uomo fa, serve per raggiungere la pace nel suo cuore. L'esperienza di sant'Agostino lo dice molto chiaramente: "Senza riposo era il mio cuore, finché ho riposato in te!". Si sa con esattezza in cosa il santo ha cercato di soddisfare la sua brama di pace prima di allora - in una vita dissoluta, nel bere, nello studio, nella natura e così via. L'ultima esperienza fu: "A lungo il mio cuore è rimasto senza riposo, fino a quando ha cercato te". Non possiamo creare la pace, non possiamo comprarla né venderla, possiamo solo aprire noi stessi, in modo da creare le condizioni affinché Dio possa donarcela e, in tal modo, la pace arricchisce il nostro cuore.
La nostra esperienza quotidiana ci insegna quanto poveri siano una per­sona, una famiglia, una comunità o tutto un popolo, quando non hanno la pace. Più un individuo si allontana dalla pace, più si impoverisce e finisce per perdere ogni cosa. lì prezzo che l'uomo ha dovuto pagare nel corso del­la sua storia per raggiungere la pace senza Dio è troppo alto, sia in termini materiali che di vite umane. E solo Dio a dare la pace e a donarla nella sua integrità.

DIVENTATE I PORTATORI E I TESTIMONI DELLA MIA PACE
La pace che Dio ci dona è tale che noi siamo incapaci di tenercela per noi. E un regalo e quindi sta a noi donarla poi agli altri. Dio la dona per pri­mo, ma poi si aspetta qualcosa di più. Prima si deve diventare portatori di pace e poi suoi testimoni. Quando una persona porta la pace dentro di sé, diventa subito un testimone della pace. Il miglior regalo o concessione che si possa ricevere consiste in questa dinamica di farsi testimone della pace.
Chiunque porti in sé la pace di Dio trasmette sempre gioia e speranza, ama sempre il prossimo e quindi non distrugge mai. Già molti secoli fa, il profeta apprezzò come fossero santi i passi di coloro che annunciano la pace; quindi, comprenderemo la preghiera di san Francesco: "Rendimi un testimone della pace!". Maria, la Regina della Pace, è portatrice di pace e, attraverso questo fenomeno chiamato Medjugorje, si è già fatta sua testi­mone presso i cuori dei suoi figli e desidera che essi facciano lo stesso. Non ci manda a giudicare il mondo, ma a testimoniare ad esso il cammino della pace, portando in noi la pace di Dio.

IL MONDO CHE È SENZA PACE E DESIDERA ARDENTEMENTE LA PACE
Nulla nel creato aspira mai ad essere distrutto. La dimensione più profonda di ogni cosa creata e che quindi esiste è quella di rendere eterna la propria esistenza. Quindi, la morte è tanto temuta proprio perché appa­re come la definitiva distruzione dell’essere. Il desiderio più ardente del mondo consiste nella smania dì protezione e quindi di pace. L'inquietudine, l'angoscia e la paura sono originati da una realtà di distru­zione, eppure, ironicamente, a causa ditale paura, l'uomo non fa altro che distruggere se stesso e tutti gli altri assieme a lui, nel tentativo di evitare di essere distrutto! Cosa sono le guerre, i conflitti, l'odio e l'aggressività, la droga e l'alcol, gli aborti e i divorzi?! Cosa sono il suicidio e la depressio­ne?! Dopotutto, non sono altro che il risultato dell'angoscia e della man­canza di pace. L'uomo, spinto dalla sua smania e dalla sua inquietudine, non deve distruggere se stesso con il dono che Dio ci ha fatto, ma piuttosto concepirlo come uno stimolo che lo fa avanzare verso Dio e che arricchi­sce enormemente il suo cuore. E in questo senso che scopriamo le ragioni profonde delle attuali apparizioni di Maria a Medjugorje. Questa è la bene­dizione che Lei ci dà, guidandoci verso la pace che solo Dio può dare all'uomo.

Oh, Signore, dona a noi la pace e rendici testimoni della pace!
Medjugorje, 26 luglio 1990