Maria a Medjugorje

Messaggio del 22 febbraio 1986: Figli cari, sappiate che potrete accogliere l’amore divino solo se capirete che nelle croci Dio vi offre le sue grazie e il suo amore. Dio mette a vostra disposizione le sue grazie. Potete riceverne quante ne volete, dipende da voi. Perciò pregate, pregate, pregate!

Commento al messaggio del 25 novembre 1990

Cari figli, oggi vi invito a fare opere di misericordia con amore e per amore, verso di me e verso i vostri e i miei fratelli e sorelle. Cari figli, tutto quello che fate agli altri fatelo con grande gioia e umiltà verso Dio. Io sono con voi e di giorno in giorno offro i vostri sacrifici e preghiere a Dio per la salvezza del mondo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
FATE OPERE DI MISERICORDIA CON AMORE E PER AMORE VERSO DI ME E VERSO I VOSTRI E MIEI FRATELLI E SORELLE
Nel messaggio di questo mese, troviamo due elementi molto importanti ed interessanti. Anzitutto, contiene la risposta a una domanda che viene posta spesso: "Perché la Madre di Dio non accenna mai ai problemi sociali del mondo, alla giustizia, alla povertà, alle guerre, ai conflitti, alla droga e così via? In altre parole, perché non parla con sempre maggior frequenza del male che affligge il mondo?
In questo messaggio, parla molto chiaramente delle opere di misericor­dia e definisce molto bene cosa si aspetta che facciamo per elevarci.
Le opere di misericordia vanno rivolte ai bisognosi, ma anche a coloro che hanno i mezzi per soddisfare i loro bisogni. Quindi, Maria si interessa sicuramente al rapporto che intratteniamo con il nostro prossimo. Da que­sto si può concludere che, nelle sue parole, la Madonna si riferisce ai modi di suo Figlio Gesù Cristo.
Sulla base delle nostre opere di misericordia, potremo entrare nel Regno Eterno di Dio oppure ne saremo respinti. Nel giorno preciso in cui ci ha dato questo messaggio stavamo celebrando la Festa di Cristo Re.
Il Vangelo di quel giorno parlava dell'ultimo incontro fra l'uomo e Gesù, che, in quanto Re, mantiene la sua parola. Parlava di coloro che hanno fat­to opere buone e ai quali Egli apre le porte del Regno di Dio e di coloro che invece non Lo hanno riconosciuto negli ammalati, nei sofferenti e nei dete­nuti e ai quali Egli chiude le porte del Regno dei Cieli.
In quel giorno, nient'altro avrà valore se non le opere di misericordia che saranno state compiute per Lui.
La condizione non è quella di averLo riconosciuto, ma di aver fatto qual­cosa per Lui attraverso i bisognosi. In questo caso, è un amore attivo e incondizionato, quello che dà origine alle azioni di misericordia.
Tutto quello che ci si aspetta da noi negli altri messaggi trova completa­mento nell'amore attivo che, a sua volta, trova la sua ragion d'essere nel­l'amore di Gesù.

CARI FIGLI
Siamo già abituati al fatto che Maria si rivolge a noi con "Cari figli"; lo fa almeno una volta, se non di più, in ogni messaggio. Nelle nostre preghiere e nei nostri canti, noi siano abituati a rivolgerci à lei come Madre, Avvocata o Protettrice. Se noi, con la nostra mentalità, non osiamo farlo perché temiamo di avvicinarci troppo, ebbene Lei osa farlo.
Ricordiamo quando ci disse che se sapessimo quanto ci ama, ne piange­remmo di gioia.
Ogni cosa che faremmo a Lei e per Lei, proprio allo stesso modo do­vremmo fare per il nostr6 prossimo. Suo Figlio Gesù Cristo e nostro Fratello (ora!) parlò in questo modo: "Ciò che avete fatto per i più piccoli, lo avete fatto a Me". Ancora una volta, dovremmo rammentare che per l'a­more cristiano non è importante chi agisce e in quale situazione lo fa, ma quello che importa è trovarsi in quella situazione.
Un amore di quel tipo è come la respirazione nella vita fisica. Non posso impedirmi di respirare se qualcuno non mi va a genio o se non è in grado di restituirmi un favore; non posso scegliere se desidero respirare o meno, perché è essenziale per la vita, perché altrimenti soffocherei. Allo stesso modo, l'amore è essenziale alla vita umana.
L'uomo deve amare per il suo stesso bene, per essere capace di vivere e, poiché è la nostra maestra, Maria ci dona se stessa come motivo ed esem­pio di come dovremmo agire nei confronti del nostro prossimo. La cresci­ta, però, dovrebbe essere condotta all'insegna di un amore totalmente indipendente.

TUTTO QUELLO CHE FATE PER GLI ALTRI, FATELO CON GRANDE GIOIA E CLMILTÀ VERSO DIO
Solo ciò che facciamo per gli altri con amore diventa opera di misericor­dia. Quel che conta non è la quantità di aiuto materiale e spirituale, ma la qualità interiore, il sentimento che muove l'azione.
L'amore è la forza e il potere interiore che eleva ogni atto compiuto a opera di valore eterno e incommensurabile. La mancanza d'amore in qual­siasi atto può comportare conseguenze disastrose, così un atto di quel genere non acquisisce valore e viene distrutto. Se ancora ci chiediamo cos'è in sé quest'amore che è così decisivo nelle nostre azioni, allora i nostri pensieri dovrebbero muoversi nella direzione seguente.
L'amore non è un dolce sentimento con cui si compie qualcosa nell'in­tento di fargli acquisire il valore di cui si è parlato, ma riguarda invece un atteggiamento nei confronti dell'atto e di coloro cui esso è rivolto.
Ciascuno di noi è un dono quaggiù sulla terra e per tutto il mondo, e di con­seguenza tutto quello che siamo e tutto quello che ci è dato è a nostra disposizione.
Ma ogni dono viene dato tenendo conto degli altri e, quindi, anch'esso ci viene affidato. lì nostro amore è però la ragione essènziale del nostro esi­stere. Quindi, se non amiamo, se non amiamo noi stessi per come siamo e se non accettiamo ogni cosa come un dono che anche noi partecipiamo a rendere disponibile per gli altri, allora semplicemente per noi sarà la mor­te. Ecco perché è tanto importante che compiamo ogni opera di misericor­dia con amore e per amore, affinché ogni cosa acquisisca il suo valore e diventi viva. Le opere di misericordia, gli atti fatti con amore e per amore non possono essere considerati incidentali o secondari, atti che possono essere compiuti oppure no; quegli atti, invece, sono qualcosa di essenziale perché noi li realizziamo come esseri umani. Come Dio creò il mondo e lo governa con amore e per amore, così dovremmo comportarci anche noi, perché siamo stati creati a sua immagine. Spesso, la gente si chiede: "Ma Dio doveva creare il mondo oppure no?". A questo punto di vista la rispo­sta è questa: se guardiamo a noi separatamente, non aveva bisogno di far­lo, perché noi non siamo nulla di essenziale. lì mondo andrebbe avanti anche senza di noi, ma Egli ha dovuto creare per amore, perché lo scopo, fondamentale dell'amore è quello di essere trasmesso.

FATELO CON GRANDE GIOIA
La gioia cui ci invita Maria è un'espressione e un frutto dell'amore. In questo contesto, viene sottinteso un significato più profondo della gioia, che non si riduce al semplice sorriso esteriore. Questa gioia è legata alle ragioni dell'esistenza e all'impiego del dono e quindi anche all'opera com­piuta; in tal modo si può dire che consista in una liberazione intima, che può avverarsi solo tramite l'amore vissuto e messo in pratica. Colui che non riesce a vivere o ad agire con gioia rende schiavo se stesso e gli altri, soffoca non solo se stesso ma anche gli altri. lì peggior nemico di questa gioia intima è l'egoismo umano, la durezza del cuore, l'avarizia, un rappor­to sbagliato con se stessi, con gli altri e fondamentalmente anche con Dio. Ecco allora che san Paolo poteva dire che Dio ama il donatore gioioso. E facile immaginare che anche Maria ha compiuto il suo dovere, e che conti­nua a farlo, con questo tipo di gioia; lei ha accettato consciamente e total­mente se stessa e le sue doti come doni, ha vissuto di essi e di essi ha fatto la sua missione. Questa gioia si accompagna poi all'umiltà. Senza l'umiltà, la gioia è inimmaginabile, proprio come l'amore, perché l'umiltà non signi­fica altro che il giusto rapporto con se stessi, verso un dono o il compito che si origina da quel dono.
Colui che dimentica di essere un dono incorre presto nell'arroganza e si convince che tutto dipende da lui e che tutto deve servirlo; allora non deve nulla a nessuno e pensa che l'amore sia una decisione presa dalla sua volontà. Ogni qualvolta l'amore non è più incondizionato e non è più ricer­cato, allora non si può più parlare di amore e l'amore viene degradato al livello di un affare. Per tale condizione, Gesù pone una chiarissima doman­da: "Che cosa si ottiene quando si fa qualcosa di buono per qualcuno da cui ci si aspetta poi un favore in cambio?". Anche se Maria sottolinea l'im­portanza della dimensione individuale nei suoi messaggi e nella sua scuo­la, non dimentica mai anche le altre dimensioni. Lei è con noi come Madre, come mediatrice, come migliore amica e fedele serva di Dio, e anche di ognuno di noi; allora, a noi e a tutto il mondo indica un nuovo cammino, lungo il quale desidera condurci alla pace. Proprio come Gesù ha dato le sue preghiere e la sua vita per il mondo e si è costantemente offerto al Padre per la salvezza del mondo, allo stesso modo noi possiamo, con le nostre preghiere e le nostre offerte, contribuire alla salvezza del mondo. Con questo, Maria ci insegna un amore fatto di sacrifici e ci mostra la no­stra responsabilità nei confronti del mondo intero.
La sua parola pone noi cristiani di fronte a una domanda importantissima e decisiva: Che cosa stiamo chiedendo in realtà? Che cosa vogliamo da Dio veramente? Non rischiamo forse di limitarci a chiedere la pace e la guarigione per noi stessi e di trascurare o dimenticare la grande intenzione di Gesù di salvare tutto il mondo? Quanto siamo coscienti in realtà che dobbiamo contribuire a liberare il mondo dal male?
Non rischiamo, di fronte al male, di perdere il coraggio e di tacere, invece che farci sentire? Come possiamo, noi cristiani, ammutolire e restare fermi a guardare la distruzione che colpisce il mondo?! Come abbiamo potuto noi cristiani e come ha potuto la Chiesa tacere nel corso dei decenni e dei secoli di fronte alla corsa agli armamenti, ben sapendo che non solo è uno spreco, ma che è addirittura volto alla distruzione finale?". E molte, molte altre domande ancora! lì messaggio della pace non deve essere considera­to un'occasione per trovarsi un angolino in cui stare bene, ma quel mes­saggio ci invita ad essere attivi, con le nostre preghiere, con il nostro coraggioso amore fatto di sacrifici e, quindi, a partecipare alla salvezza del mondo. Infine, a tutti coloro che in tal senso cominciano ad offrire se stes­si, Maria non dimentica di dire:

GRAZIE PER AVER RISPOSTO ALLA MIA CHIAMATA
O Padre che sei nei Cieli, Ti chiedo assieme a Maria, la Tua umile serva che ti ha servito con gioia attraverso Tuo Figlio, di curare il mio amore e di rendermi capace di compiere opere di misericordia.
Liberami dalla mia arroganza e dall'egoismo e da tutta la durezza del cuo­re, così che il mio cuore sia capace di riconoscere il mio prossimo come fra­tello o sorella e che possa servire ogni uomo come Maria stessa lo servireb­be. Rendimi capace e pronto, oh Padre, a offrire preghiere e sacrifici per la salvezza del mondo. Io decido per il cammino verso la pace e ti offro tutta la mia forza che Tu, oh Padre, mi hai donato. Preservami da ogni tentazione di agire solo per mio conto. Rendi la Chiesa capace di compiere con gioia e coraggio il suo servizio di pace nel mondo. Grazie, oh Padre, di amarmi e di usarmi per i Tuoi programmi e i Tuoi progetti. Io sono qui. Sia fatta la Tua volontà. Oh Maria, io accolgo il Tuo messaggio con tutto il mio cuore e deci­do di servire il Padre assieme a Te. Benedicimi con tutte le Tue benedizioni. O Padre! Amen.

Medjugorje, 29 novembre 1990