Maria a Medjugorje

Messaggio del 24 luglio 1982:Al momento della morte si lascia la terra in piena coscienza: quella che abbiamo ora. Al momento della morte si é coscienti della separazione dell'anima dal corpo. E sbagliato insegnare alla gente che si rinasce più volte e che l'anima passa in diversi corpi. Si nasce una volta sola e dopo la morte il corpo si decompone e non rivivrà più. Ogni uomo poi riceverà un corpo trasfigurato. Anche chi ha fatto molto male durante la vita terrena può andare diritto in Cielo se alla fine della vita si pente sinceramente dei suoi peccati, si confessa e si comunica.

Commento del messaggio del 25 marzo 1991

Cari figli, anche oggi vi invito a vivere la Passione di Gesù nella preghiera e nell'unione con Lui. Decidetevi a donare più tempo a DIO che vi ha dato questi giorni di grazia. Perciò, cari figli, pregate e in modo speciale rinnovate l'amore per Gesù nei vostri cuori. Io sono con voi e vi accompagno con la Mia benedizione e le Mie preghiere. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
La situazione qui a Medjugorje, riguardo alla gente, è molto tesa. Tutto quello che sta accadendo in Croazia sta accadendo certamente anche qui, nel cuore della nostra gente. Eppure posso dire che abbiamo la pace e la speranza, mentre ci avviciniamo alla festa della Pentecoste. Sono giunti qui pellegrini da tutto il mondo e l'atmosfera è vivace attorno al grande Giorno di Festa. Ma anche sui volti dei pellegrini è visibile una grande preoccupazione su come finirà tutta la vicenda.
Politicamente, le cose sono davvero calde. Giorno dopo giorno, aumen­tano le incomprensioni e i politici si riuniscono in tutte le città, anche a Belgrado e a Zagabria. Un giorno, le cose sembrano calme e il giorno dopo, invece, tutto cambia e le speranze si spengono di nuovo. Ovunque regna l'insicurezza e nessuno è in grado di prevedere come finirà. Alcuni pronosticano che ci sarà una guerra, mentre altri dicono, che nonostante sia possibile che la guerra scoppi, la gentealla fine troverà un modo per uscirne. Noi abbiamo Maria che ci guida e abbiamo i suoi messaggi da seguire. Saranno questi che ci accompagneranno lungo questo difficile cammino.
Secondo Mirjana, Nostra Signora ha promesso di apparirle nel giorno del suo compleanno, il 18 marzo, per il resto della sua vita. Ma Maria prega anche assieme a lei il 2 di ogni mese, per la maggior parte tramite locuzio­ni interiori ed occasionalmente anche visivamente. Qui, Mirjana, descrive la visita di Maria e poi ci trasmette il suo messaggio annuale: "Cinque gior­ni prima del mio compleanno, mentre stavo pregando, ho sentito che Nostra Signora mi sarebbe apparsa alle 19.30. La sera del mio complean­no, molte persone si sono riunite e hanno pregato insieme. Esattamente alle 19.30, Maria è venuta, e questa volta il suo umore era normale, cioè non era triste come l'anno scorso. E venuta senza quei segni di luce con i quali viene di solito.
È rimasta sette minuti. Mentre mi stava lasciando, le porte del Cielo si sono spalancate e ho visto tre angeli che l'aspettavano. Solo nell'agosto 1981 avevo visto degli angeli aspettarla in quel modo dopo che era stata con noi! In quell'occasione non mi ha parlato dei segreti.
Durante l'apparizione ho pregato tre Padre Nostro: uno per i non creden­ti, uno per coloro che ne avevano bisogno e uno per tutti gli ammalati pre­senti.
Poi, Maria ha benedetto tutti noi e tutti gli oggetti sacri che le erano stati portati. Avevo anche molte domande che altri mi avevano chiesto di porle. A tutti quelli che le chiedevano qualcosa, rivolse un'unica risposta:
"Pregate tutti e 3 i Misteri del Rosario per i non credenti e andate alla Messa per loro in particolare una volta al mese. Dio sa' quali sono i biso­gni che essi devono portargli".

E il seguente è il messaggio che Nostra Signora mi ha dato per tutti:
"Cari figli! Mi fa piacere vedervi così numerosi, vorrei che foste sem­pre così insieme nella preghiera con mio Figlio. Desidero che dedichiate tutte le vostre preghiere per i miei figli che non conoscono il mio amore e l'amore di mio Figlio. Fate sì che tutti conoscano questo amore e aiu­tatemi poiché sono la Madre di tutti voi. Figli miei, quante volte vi ho detto ripetutamente, qui a Medjugorje, di pregare e lo ripeto ancora, per­ché desidero che tutti voi apriate il vostro cuore a mio Figlio e lo lasciate entrare, cosicché siate riempiti di pace e amore. Lasciate che entri Aiutatelo con le preghiere affinché anche voi possiate diffondere pace e amore agli altri, poiché questa è la cosa più importante in questo momento per combattere contro Satana. Io vi ripeto pregate, pregate, perché solo con la preghiera potete allontanare Satana e Lutto il male che viene da lui. Vi prometto, figli miei, che pregherò per voi, ma cerco da voi preghiere più forti e vi chiedo di diffondere pace e amore, cosa che vi chiedo da quasi dieci annL Aiutatemi e io, pregherò per voi mio Figlio".

A questo punto, vorrei sottolineare un'unica cosa. Ciò che possiamo fare per i non credenti non si limita alla preghiera.
Dobbiamo mostrare loro un amore attivo, come lo mostriamo ai creden­ti. Allora, l'amore che portiamo per tutti deve farsi lo specchio dell'amore di Maria e di Cristo ed un'indicazione per loro.
È bello pensare a questa intenzione di Nostra Signora ed essere sempre pronti a fare qualcosa.
I non credenti sono sia quelli che non credono nell'esistenza di Dio che quelli che ci credono, ma che non lo ascoltano.
La conversione riguarda tutti noi ed è il cammino che porta dalla disob­bedienza a Dio all'obbedienza e all'accettazione della sua volontà.
Ora consideriamo il messaggio del mese, che ancora una volta ci è giun­to tramite Marija Pavlovic.

VIVERE LA PASSIONE DI GESÙ NELLA PREGHIERA E NELL'UNIONE CON LUI
Questo messaggio ci giunge all'inizio della Settimana Santa ed è quindi del tutto cQmprensibile che Maria ci abbia invitato a vivere la sofferenza di suo Figlio e del Nostro Salvatore. In questo invito a "vivere la Passione di Gesù" emergono molte domande.
Ad esempio, cosa significa questo invito in termini cristiani? Significa forse che dovremmo partecipare a qualcosa di speciale? In risposta a que­sta chiamata, dovremmo forse essere tristi e piangere? Cosa significa que­sto per Gesù, che nella sua Santità si trova in Paradiso? Che cosa significa questo per noi mortali che ci troviamo nel mezzo di problemi, difficoltà e pene personali, familiari, nazionali e mondiali? Che cosa dovrebbero fare gli ammalati di questo messaggio? Come deve comportarsi invece chi è in salute? E potrebbero aggiungersi altre domande ancora. Qui non c'è però lo spazio né per discussioni o filosofie di grande respiro né per riflessioni teologiche, perché è Nostra Signora, come Madre addolorata, che ci chie­de in questi giorni di restare accanto a suo Figlio. Con quest'affermazione ci chiede semplicemente d'immergerci con tutta la nostra vita, con tutto il nostro cuore e la nostra anima nel mistero della sua sofferenza.
Lo scopo di tutto questo è semplicemente quello di comprendere l'amo­re incommensurabile di Gesù e di farci per lo meno una vaga idea ditale immensità.
Anche in questo troviamo Io scopo più profondo. Nell'immergerci nella preghiera, in unione con Lui e nella sua sofferenza, siamo in grado di por­tare meglio la nostra sofferenza e di trasformarla in bene. lì dolore nel mon­do e di tutto il mondo resta in fin dei conti un grande segreto. Non c'è rispo­sta ai "perché" e ai "a quale scopo?". Possiamo immaginarci un mondo senza dolore e augurarcelo.
Nemmeno la sofferenza di Gesù può fornirci la risposta al nostro "perché si soffre?". Lui stesso, nell'orto del Getsemani, chiese al Padre di allontana­re da Lui il calice della sofferenza. Questo non ci porta alla grande doman­da dell'uomo: "Perché, o mio Dio! Perché questo soffrire?".
Ma la sofferenza di Gesù ci indica come possiamo soffrire e come la sof­ferenza può, attraverso la grazia e l'amore di Dio, trasformarsi in bene.
Dio non vuole che soffriamo, ma vuole che la nostra sofferenza, proprio come quella di suo Figlio Gesù, si trasformi nella vittoria finale sul dolore, il peccato e la morte. In ogni caso, Dio vuole che maturiamo attraverso la nostra sofferenza nell'amore e nella fede in Lui.
Dopo tutto, è stato l'amore con cui Gesù ha sofferto e non la sua soffe­renza che è divenuta la ragione della nostra Salvezza. Come ci dice san Paolo, lo stesso Gesù, in quanto Sommo Sacerdote, ha dovuto soffrire e sperimentare la sofferenza per comprendere i suoi fratelli.
Ed è esattamente di questo tipo di Sacerdote che abbiamo bisogno. Se Gesù ha imparato nella e attraverso la sofferenza, allora anche noi possia­mo imparare facendo in modo che la nostra sofferenza diventi una scuola di vita per noi. Soffrendo assieme a Lui, in unione d'amore con Lui, ci verrà insegnato nel modo più certo come vivere, come ricevere la vita e viverla al massimo. San Paolo parla di una sofferenza che dobbiamo provare per contribuire al completamento della salvezza. Parla della sofferenza di tutto il creato che, sospirando, attende la Trasfigurazione e la Glorificazione del Figlio di Dio.
Marija Pavlovic ci dice che ad un certo punto lei e gli altri veggenti hanno detto a Nostra Signora che non riuscivano più a sopportare le pressioni, che era troppo per loro. In risposta alla loro impazienza, essi non vennero rimproverati, ma hanno invece ricevuto la grazia di vedere il volto sofferen­te del Signore. Quella è stata la migliore risposta, a proposito della quale, in seguito, Marija ha affermato: "Mai più abbiamo detto che non potevamo andare avanti".
Quell'esperienza fornisce anche una risposta alla domanda che abbiamo posto prima: "Perché, e a che scopo, è bene vivere la sofferenza di Gesù?". Proprio per tale ragione, è importante che una persona che capisce che qualcuno ha sofferto veramente a causa sua, abbia poi la possibilità di guardare alla vita nel verso giusto, autentico e sano.
La vita è sempre sofferenza, ma quella sofferenza cambia completamen­te quando guardiamo alla sofferenza di Gesù. Anche Vicka lvankovic dice di aver visto il Signore sofferente, un venerdì.
Chi conosce e ha sentito parlare Vicka sa certamente come parla della sofferenza. Proprio dalla sua bocca sentiamo che la sofferenza è un dono e dev'essere ricevuto dalla mano di Dio.
All'orecchio umano queste parole destano sospetto - sembrano maso­chiste o eretiche - o forse l'idea di un abbandono fatalistico a Dio. Ma chi conosce i veggenti, proprio su questo punto può sentire che essi sono gui­dati da una mano sicura, coraggiosa e gentile. A Vicka in particolare piace parlare e lo fa spesso. Parla della volontà di Dio che si può e si deve accet­tare con gioia e, d'altra parte, non si stanca mai di parlare e pregare per gli ammalati e i sofferenti. Chiede a Dio la guarigione ma insegna senza tre­gua ai sofferenti che possono e devono anzitutto accettare la volontà di Dio. Maria, qui a Medjugorje, ha parlato spesso con ognuno di noi dei pro­getti di Dio che le sono stati affidati.

DECIDETEVI A DONARE PIÙ TEMPO A DIO
Senza esitazione, si dovrebbe accettare che la prima e la più importante lezione di questa scuola è di avvicinarsi al Salvatore Gesù.
Quindi, Maria, ci esorta spesso nei suoi messaggi a raggiungere il Gesù sofferente, ad incontrarsi con Lui, a guardare alle sue sofferenze, a permet­tergli di guidarci e di concederci dei doni. Lo scopriamo nell'invito a prega­re tutto il Rosario ogni giorno - i misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi - e ad accogliere con gioia gli insegnamenti del Salvatore, non solo a Betlemme, quando fa i miracoli, non solo con i sani e i giusti, ma anche con gli amma­lati, i sofferenti, gli indemoniati e specialmente con le proprie sofferenze. Nei Misteri Dolorosi accade proprio questo.
Ci incontriamo quotidianamente con il Salvatore sofferente e da questi incontri possiamo trarre delle conseguenze. Maria invita spesso i veggenti sulla Collina della Croce, per pregare e aspettare le sue apparizioni.
Generalmente gli appuntamenti hanno luogo alle ore 22 o alle 23, rara­mente prima. Alla mia domanda "Perché Maria vi chiama alla Collina sta­sera, che piove e fa freddo?", i veggenti mi hanno risposto molto chiara­mente: "Se qualcuno desidera insegnarci qualcosa, allora dobbiamd avere il coraggio di aspettarci qualcosa da noi stessi". Salire sulla Collina della Croce è diventata una "specialità" dei pellegrini di Medjugorje.
In ogni programma di pellegrinaggio è inclusa la Via Crucis lungo la sali­ta che porta alla Croce. L'incontro con il Signore Gesù sofferente nella pre­ghiera e nell'unione riveste un posto importantissimo. Per tale ragione, in tutti i messaggi troviamo parole e inviti molto espliciti a portare la croce con amore come Gesù ha portato la sua Croce o a pregare davanti alla croce, perché essa diventi centrale nelle nostre preghiere. Tutto ciò non perché ci uniamo alle prefiche di Gerusalemme e ci lamentiamo del desti­no di Gesù.
Lo stesso Gesù non ha più bisogno di questo pianto, ma piuttosto che noi ci aggiungiamo alla folla che lo accompagna, portando la nostra sofferen­za con Lui. Ecco quindi che Nostra Signora ci porta alla sofferenza e attra­verso la sofferenza ci mostra il Re della Pace, il suo cammino e la sua ope­ra. Essere in grado di farsi persone di pace e di amore è la ricerca più profonda che deve compiere il cuore umano.
E la migliore indicazione in questa direzione è che la sofferenza e la mor­te di Gesù sono state il "riscatto" per noi peccatori. Dobbiamo superare ogni possibile resistenza che opponiamo alla volontà di Dio nella preghiera e nell'unione con l'amore di Gesù sofferente e non dobbiamo permetterci di essere sviati da null'altro.

QUESTI GIORNI DI GRAZIA
Ora è bene considerare che la misericordia di Dio è eterna e non ha fine. Ciò significa che per la misericordia di Dio, ogni giorno è un giorno di gra­zia e che Egli è pronto in ogni momento a perdonare e a guarire con il suo amore e la sua pietà. Nella tradizione israelita, ogni sette anni c'era un anno di grazia, in cui venivano rimessi tutti i debiti, perdonati tutti i nemici e tutto poteva ricominciare da capo. Nella tradizione cristiana, sappiamo che nell'Anno Liturgico c'è un tempo di grazia che ci è stato riservato. Questo non significa però che Dio diventa più misericordioso, ma che le persone chiedono di più la grazia e la misericordia. E così in tempi di digiu­no, durante l'Avvento, e poi nel periodo che segue la Pasqua e il Natale. Nell'esperienza umana non si riesce a collegare i giorni di grazia con la sof­ferenza. Accade spesso che l'uomo dimentichi Dio quando le cose vanno bene e che invece, quando viene la sofferenza, ricominci a cercarLo. Cose del genere accadono sia a livello personale, che nelle famiglie, nelle nazio­ni e a tutti i livelli dell'esperienza umana.
In tal modo, il popolo eletto ha spesso cercato il rinnovamento chiedendo la grazia quando si trovava di fronte alle conseguenze del peccato. Quei giorni di grazia sono certamente anche i giorni di digiuno, quando l'uomo ricomincia a cercare la riconciliazione nella Confessione e permette al suo cuore ferito di essere guarito. Allo stesso modo, a Medjugorje abbiamo il diritto di dire che a partire dal 24 giugno 1981 abbiamo trascorso dei gior­ni che sono davvero di grazia e che continuiamo ad averne. Dio è all'opera in molti cuori e in molte anime, perché milioni di persone hanno già fatto nuove esperienze in Dio e con Dio. La sua opera si compie tramite Maria, la Regina della Pace e dei Profeti. Come Maria ci ha detto nei suoi messaggi, Dio l'ha mandata qui e lei resterà qui fintanto che Dio lo consentirà.
La sua presenza ha aperto una nuova strada di pace ai molti pellegrini o, come Lei si rivolge a noi, a molti dei suoi cari figli. Questi SONO i giorni della grazia! A volte si teme che alcune apparizioni possano limitare i gior­ni di grazia e quindi anche la misericordia di Dio e si immaginano dei "limi­ti"; da questa sensazione si originano la paura e i falsi insegnamenti. È per questo che alcune parole dette qui a Medjugorje sono state comprese in modo limitato, cosicché molti pellegrini pensano che dopo la fine delle apparizioni non sarà più possibile convertirsi. Queste voci originano una grande confusione. Consentitemi di ripetermi: la misericordia di Dio durerà per sempre ed è sempre alla ricerca dell'uomo; ma se l'uomo oppone una resistenza continua può indurirsi fino al punto di pregiudicarsi la grazia. Che il Paradiso lo impedisca!

RINNOVATE L'AMORE PER GESÙ NEI VOSTRI CUORI
Queste parole ci fanno capire davvero che cosa sia centrale e cosa oc­corra fare. E con amore rinnovato in Gesù che dobbiamo, pregare assieme a Lui nella sua sofferenza, trovare l'unione con Lui e quindi scoprire il suo amore profondo e incondizionato per noi.
Quest'amore rinnovato per Gesù diventerà la chiave per una vita rinno­vata in Dio. Quando, come san Francesco, cominceremo a piangere e a sentire che l'amore non è riamato, diventeremo persone nuove nei con­fronti di noi stessi, del nostro prossimo, della natura e di Dio e saremo allo­ra in grado di assumere la vita con maggior consapevolezza e di cercare la via della pace. L'amore rinnovato in Gesù è semplicemente la soluzione a TUTTI i nostri problemi! Mi torna in mente l'esperienza di una donna pro­strata dal dolore e in ribellione contro Dio perché i suoi due figli erano malati. La domanda che l'assillava era: "Perché io?".
Dopo l'incontro rinnovato con "l'uomo sulla croce", come chiama Gesù, e dopo aver ricevuto il dono di capire almeno una parte della Sua sofferen­za, la sua domanda è cambiata e ha assunto un significato totalmente diverso e consolatore: "Perché non io?".
Allora, tutto è improvvisamente cambiato. È diventata una persona to­talmente diversa e, secondo la sua testimonianza, i suoi figli sono diventati per lei una benedizione. Quest'esperienza appartiene al tempo di grazia. Maria, la Regina della Pace, vuole sicuramente che incontriamo il Gesù sofferente e Lo ringraziamo per il Suo amore e che rinnoviamo il nostro amore per Lui.

IO SONO CON VOI E VI ACCOMPAGNO CON LA MIA BENEDIZIONE E LE MIE PREGHIERE
Proprio come è rimasta fedele al suo Figlio sofferente, Maria è rimasta con Lui e Lo ha accompagnato. Non poteva impedire né diminuire la soffe­renza fisica, ma con la sua presenza gli ha dato forza e sostegno. La Sta­zione della Croce sulla Collina della Croce a Medjugorje, raffigurata in rilie­vo, su bronzo, da Carmelo Puzzolo, contiene qualcosa di veramente spe­ciale. Maria dev'essere presente ad ogni stazione, ad eccezione di quella dell'Orto dei Getsemani. L'artista lo ha spiegato con parole semplici. L'agonia nell'Qrto per essere tale deve contemplare l'assehza fisica di Maria. Questo per tutti noi, suoi figli e figlie, deve essere un messaggio chiaro, specie nell'ora della sofferenza. Lei non abbandona. Dovremmo aprirci alla sua presenza; accettarla significa essere sul cammino cristiano verso Dio.
O Signore, Padre Celeste, siamo di nuovo di fronte al fatto che Tu hai per­messo che Tuo Figlio soffra affinché noi potessimo essere salvati. Ti ringra­ziamo per aver sacrificato Gesù per noi. In questo tempo di grazia, donaci un amore rinnovato per Lui che ha sofferto per noi.
Rinnovaci e saremo testimoni del Tuo amore. Benedici chi soffre e portaci tutti alla risurrezione!

Medjugorje, 26 marzo 1991