Maria a Medjugorje

Messaggio del 25 dicembre 1983:Andate verso il cuore. Non bastano le parole. Andate verso il cuore!

Commento del messaggio del 25 aprile 1991

Cari figli, oggi vi invito tutti affinché la vostra preghiera sia preghiera del cuore. Ognuno di voi trovi il tempo per la preghiera per poter scoprire Dio nella preghiera. Non desidero che parliate della preghiera, ma desidero che preghiate. Che ogni giorno per voi sia riempito della preghiera di ringraziamento a Dio per la vita e per tutto quello che avete. Non desidero che la vostra vita trascorra nelle parole, ma glorificate Dio con le opere. Io sono con voi e ringrazio Dio per ogni momento speso con voi Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
È sempre fondamentale rammentare che qui a Medjugorje abbiamo rice­vuto la presenza quotidiana della Madre di Dio, una presenza che costitui­sce il messaggio più importante e cruciale.
Gli altri messaggi che parlano di pace, conversione, speranza, digiuno e preghiere sono, per così dire, la struttura che Maria ci mostra qui, ma che ritroviamo anche nel Vangelo. I messaggi mensili ci aiutano a capire e a sapere quello che dobbiamo faée ed ora, in questo messaggio, troviamo molte cose davvero importanti.

FATE CHE LA VOSTRA PREGHIERA SIA PREGHIERA DEL CUORE
Non è la prima volta che Nostra Signora ci esorta a pregare con il cuore. La maggior parte dei messaggi contengono l'invito a pregare e a farlo in modi diversi.
Maria ci ha invitato a pregare costantemente, a pregare continuamente, ma ci ha anche esortato a farlo con il cuore.
Ma come si fa e cosa significa?
E una domanda di fondamentale importanza, sempre.
Credo che occorra sottolineare che pregare con il cuore significa prende­re la decisione di pregare e prendere questa decisione con amore.
Quindi l'amorevole decisione di pregare dovrebbe essere all'origine della preghiera fatta col cuore. Pensiamo, ad esempio, ad un bambino che deve andare in prima elementare.
Qual è la cosa più importante per quel bambino? La cosa più importante è che il bambino desideri andare a scuola e che lo faccia con amore. Tutto il resto si impara col tempo.
La decisione di andare a scuola con amore non dovrebbe dipendere da quello che il bambino conosce o non conosce, sa fare o non sa fare, ma piuttosto dalla semplice decisione amorevole che è insita nel suo dire "Ci vado". Lo stesso vale per la preghiera con il cuore.
Se ci troviamo a Medjugorje e ci rendiamo conto d'un tratto di non sape­re come pregare bene, oppure di essere distratti, o ancora di non sapere affatto cosa voglia dire pregare con il cuore, ebbene nessuna di queste condizioni costituisce un problema quando si tratta di pregare con il cuore. Perché se si prende la decisione, con amore, di pregare, allora si è già cominciato a fare quello che ci chiede Maria. E sempre un pericolo quando lasciamo che siano i nostri sentimenti o desideri a guidare la nostra pre­ghiera, come quando diciamo di avere voglia o di non avere voglia di farlo. Una volta presa la decisione, dobbiamo restare fermi nel proposito, senza badare al fatto che ci risulta facile o al contrario estremamente difficile impegnarci nella preghiera in un determinato momento. Poi, crescendo, otterremo infine la grazia di pregare con il cuore.
E alla fine, la preghiera con il cuore ci guiderà, indipendentemente da quello che stiamo fàcendo, verso il contatto con Dio. Forse, a volte, può essere utile recitare una preghiera anche se non si tratta di una preghiera con il cuore. Si sa che molte persone pregano solo perché è una cosa da fare, perché andare a messa è un dovere, perché "si deve", perché è un obbligo cristiano o perché è domenica.
Quelle persone arrivano a messa poco prima che inizi, sono i primi ad andarsene quando finisce, sono felici quando è corta, quando l'omelia non è troppo lunga e non badano al fatto che portano qualcosa con sé per le loro vite: ebbene, quel tipo di messa è una messa senza cuore, cioè una messa senza amore. Si può dire anche "confessarsi con il cuore", perché quando vediamo le cose in questo modo e le viviamo in questo modo, allo­ra lo facciamo con amore. Se pensiamo invece che la Confessione sia soJo un peso opprimente od uno strumento per farci provare vergogna per i nostri peccati, i nostri problemi e le nostre debolezze, saremo sempre ten­tati di non andarci.
Quando, invece, portiamo tutto questo al nostro sacerdote con amore, allora ci stiamo confessando con il cuore. Se lo facciamo senza il cuore, lo facciamo anche senza amore e, credo, la nostra preghiera con il cuore deve essere anche una preghiera con amore. Infine, tutte le esperienze mistiche che ci figuriamo quando sentiamo parlare di "preghiera con il cuore" arriveranno e a quel punto capiremo anche quello che Maria vuole da noi.

OGNUNO DI VOI TROVI IL TEMPO PER LA PREGHIERA
Questo punto è altrettanto importante. La preghiera è un incontro con Dio e non ci può essere incontro se non c'è tempo. Per tale ragione, èimportante, ed è anche un requisito per la preghiera con il cuore, trovare il tempo per farlo.
Allora, ogni cosa che in noi è in grado di crescere lo farà, quando ci ritro­veremo vicini a Dio nel cuore. La preghiera è il mezzo per scoprire Dio. Ciò significa che solo quando preghiamo e lo facciamo con il cuore possiamo davvero scoprire chi è Dio veramente.
E anche sicuramente importante studiare e leggere libri, ma la cosa prin­cipale da fare per scoprire Dio è pregare. Ricordiamoci delle parole di san Giacomo: “Cari fratelli”, anche il diavolo sa che Dio esiste". Quindi, nem­meno il diavolo si pone il problema se esista un Dio. Lui sa che esiste, ma non può conoscerlo nella preghiera, né con la preghiera.
La ragione per la quale in tutto il mondo sì è diffuso un ateismo teorico e pratico, ad Occidente come a Oriente, non è che non si studia o si legge a sufficienza, ma che non si prega abbastanza. Noi cristiani corriamo il peri­colo di essere spinti a farci atei pratici, perché, pur essendo persone che sanno che Dio esiste, di Lui non abbiamo alcuna esperienza né consapevo­lezza nella vita pratica. Quindi, per scoprire Dio dobbiamo pregare!

NON DESIDEROCHE PARLIATE DELLA PREGHIERA, MA CHE PREGHIATE
Anche questo è per noi un consiglio pratico, ma credo che la Madonna capirà se parliamo un pochino della preghiera in questo contesto. Questo perché Maria è una madre pratica che quando desidera insegnare ai suoi figli a compiere i primi passi dice loro "camminate" e sa bene che non èfondamentale parlare dei tanti passi o della tecnica che serve per muover­li. La cosa che conta è prendere il bambino per mano e farlo provare. I veg­genti, i preti e molti pellegrini anche qui a Medjugorje parlano della pre­ghiera, dicono che Nostra Signora ci invita a pregare, ci chiedono di dire ad altri di pregare e, faccio: Io così, può accadere che noi stessi finiamo per non pregare abbastanza. Se questo succedesse ai veggenti sarebbe una cosa molto pericolosa ed è per tale motivo che questo consiglio è certa­mente rivolto a ognuno di noi, senza eccezioni.

RINGRAZIAMENTO A DIO
Questa è la parte centrale del messaggio. È interessante notare che il tema del ringraziamento è ripetuto continuamente nei messaggi in un modo o nell'altro, anche se i pellegrini non ne sono sempre manifestamen­te consapevoli. Non ricordo, infatti, che nessun pellegrino abbia mai chie­sto cosa significhi ringraziare o perché dovremmo essere grati quando si pongono tante domande a proposito della preghiera, del digiuno e di altre problematiche.
L'azione di ringraziamento può non essere così attiva in noi o nei nostri cuori, ma prestiamo ascolto a Nostra Signora. In ogni messaggio, ripete:
"Grazie per aver risposto alla mia chiamata" e in molti messaggi ci chiede di ringraziare. In questo possiamo capire molte cose. In un suo messaggio, ha detto: "Ringraziate senza sosta". Ciò significa che proprio come dobbia­mo pregare senza sosta, dovremmo anche ringraziare senza sosta. Infatti, capita spesso che nelle nostre preghiere ci limitiamo a chiedere delle cose e che nelle nostre richieste ci spingiamo tanto lontano che in realtà non facciamo altro che cercare di adattare la volontà di Dio alla nostra, invece che la nostra alla sua, e finiamo quindi col cercare di cambiare la sua volontà. Ringraziare è molto importante! Il ringraziamento nelle nostre pre­ghiere, ma anche il ringraziamento in generale, è strettamente legato alla pace. Questo perché, quando diciamo grazie, significa che ci accorgiamo di avere, che vediamo gli altri, che li riconosciamo e che li ringraziamo.
Facciamo un esempio pratico sulla famiglia, per vedere di cosa si tratta. Proviamo a immaginare che tu moglie o marito, madre o padre, che lavora tanto ogni giorno anche facendo piccole cose, di tanto in tanto la sera ti senta dire dai tuoi cari: "grazie" oppure "bravo"; anche se sei stanco ti sen­ti in pace e felice e sei pronto a continuare il tuo lavoro.
Se, invece, dopo tutto quello che fai, senti qualcuno dire: "perché questo non è stato ancora fatto?" o "perché c'è tutta questa polvere?", oppure "quando lo farai?", allora ti senti triste e non in pace. Allora, probabilmen­te, perdi anche la voglia di continuare a fare delle cose per quella persona. Perché? Perché gli altri hanno guardato troppo le cose che hanno fatto loro invece di considerare ciò che si è fatto per loro.

PER LA VITA E PER TUTTO QUELLO CHE AVETE
Questo significa che dobbiamo anzitutto considerare quello che abbia­mo, riconoscere che la vita è davvero una grande grazia, che è un gran dono quello di essere vivi e lo stesso per ogni cosa che Dio ha creato per noi. Vedere questo e capirlo con il cuore significa veramente scegliere la via della pace. Al contrario, siamo sempre in pericolo se non consideriamo cosa abbiamo e guardiamo invece a ciò che non abbiamo, vivendo quindi in costante conflitto.
In questa Scuola della Pace credo che imparare a ringraziare sia un ele­mento importantissimo, perché Maria stessa è una madre che ringrazia. Come abbiamo già detto, lei ci ringrazia sempre. In questo messaggio esa­gera addirittura, quando dice: "Ringrazio Dio per ogni momento speso con voi".
In un certo modo, ci pare più giusto che siamo noi a ringraziare Dio e dire anche a Maria: "grazie di stare con noi"," grazie di benedirci", "grazie di compagnarci con le tue benedizioni", come lei ha detto nel messaggio di marzo. Maria dice anche: "Grazie per aver risposto alla mia chiamata". Il fatto che ci ringrazia non significa però che siamo già diventati buoni, bravi e santi, ma semplicemente che lei, come madre, ha capito qual è il suo ruolo ed è felice e ringrazia di assolvere al suo compito standoci accanto. Ègrata e felice e ringrazia per ogni momento in cui noi cominciamo a fare quello per cui Lei ci sta allevando.
Chiunque nella sua vita abbia fatto dei piccoli passi avanti è più felice quando è in pace. Maggior gioia e maggior gratitudine sono altre ragioni per le quali Maria si sente grata. Se oggi tutte le persone fossero grate per la vita che hanno ricevuto e per tutto quello che hanno, la distruzione non sarebbe più un'eventualità. Eppure spesso, come sappiamo, ancora non siamo capaci di accettare gli altri e noi stessi come un dono di Dio. Inoltre, se rifiutiamo noi stessi sicuramente respingiamo anche gli altri e se rifiutia­mo noi stessi e gli altri, sicuramente respingiamo davvero anche Dio; allo­ra, la preghiera non è più possibile. Dovrebbe capirlo chiunque, a causa di un'infanzia infelice, o del fatto che qualcuno l'ha respinto, oggi rifiuta se stesso e crea di conseguenza diversi problemi.
Questa condizione si può cambiare, sapendo che Dio ci ama al punto che mai dovremmo avere una ragione per rifiutare noi stessi o gli altri. Questo sarebbe il migliore e più certo requisito per la stessa pace, perché la pace è strettamente legata all'atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita. O vogliamo la pace e cerchiamo di lasciare che la vita cresca e si sviluppi, o rimaniamo nel peccato e, di conseguenza, nella distruzione del­la vita. Questo significa che vivremo senza pace.
Consideriamo ora un attimo la Confessione. In un libretto che verrà pre­sto pubblicato, io suggerisco a ognuno di fare spesso "esame di coscien­za", considerando a fondo 'molti aspetti, primo fra tutti la necessità di rin­graziare Dio. Ringraziando, diventa facile, ad esempio, vedere dov'è la nostra preghiera. Se andiamo a Dio come Padre, come figli possiamo dir gli: "Grazie, Padre, di essere qui".
Questa è una preghiera con il cuore e implica l'essere grati. Ma, se prego solo per dovere, solo perché devo, allora non faccio che danneggiare il mio rapporto con Dio. Allora, se è solo un dovere, non faccio che danneggiare me come figlio e Dio come Padre. Se qualcuno va a messa considerandolo solo un dovere, allora in pratica dice: "Ecco finita la messa. Ci sono andato e ora me ne torno a casa". Quindi, anzitutto, ringraziamo Dio per essere qui. Questo ci aiuta a capire che tipo di rapporto abbiamo con Lui. Dovrebbe essere una vera felicità conoscere Dio Padre quando ci ha accol­ti come Suoi figli. Il secondo punto dovrebbe essere il nostro ringraziamen to per la vita. Questo significa che mi sto chiedendo se ho accettato la mia vita, se la amo, se la difendo oppure se la distruggo con qualcosa. Chi distrugge la vita non la ama.
Chi non ama la vita non può amare il prossimo e non può amare Dio. Vive in una guerra perpetua e nella continua distruzione. fn questo mes­saggio si sottolinea inoltre l'importanza di ringraziare per la nostra vita e per quella degli altri. Consideriamo davvero gli altri come una grazia, come un dono di Dio, oppure li consideriamo qualcos'altro, un pericolo per noi o un oggetto che ci appartiene? Poi, dobbiamo ringraziare anche per tutta la natura. Ogni cosa è stata creata per servirci e noi dovremmo accettare la natura con più amore.
Poi, sarebbe bene ringraziare per il dono della Confessione. Quante volte avete pensato che è una cosa davvero difficile? Ci si deve ancora una volta esporre al giudizio di un altro e raccontargli tutti i nostri peccati. Gesù non intendeva certo infastidirci con questo dono. Pensate anche al prete che si trova lì come strumento della riconciliazione. Non si è inventato la Con­fessione per curiosità personale, per ascoltare cos'hanno fatto gli altri. Se cominciamo ad essere grati per gli altri e per tutto quello che abbiamo, allora sicuramente ci risulterà più facile essere in pace e restare in pace. La gratitudine è in se stessa una grazia e una virtù, per la quale dobbiamo pre­gare; l'ingratitudine è un vizio, in verità è una condizione di cecità e una for­ma di egoismo.
È anche una forma di orgoglio, perché una persona orgogliosa troya molto difficile essere grato per qualunque cosa. Quindi, Maria ci chiede di riempire i nostri giorni con la gratitudine e noi stessi desideriamo farlo. Naturalmente, chi soffre, chi ha passato momenti difficili, potrebbe chie­dere: "Sì, e per cosa dovrei essere grato? Come posso, io che soffro tanto, essere grato con gioia?". Naturalmente, la ragione per la quale esiste la sofferenza rimarrà sempre un segreto. Se cominciamo a ringraziare Gesù perché porta la sua Croce, allora capiremo certamente cosa significa rin­graziare qualcuno per le sue sofferenze.
Dobbiamo renderci conto che nessuna sofferenza ci è inflitta al solo sco­po di infastidirci, ma che Dio desidera invece trasformarla in una grazia per noi e per tutto il mondo, proprio come ha fatto con le sofferenze di Gesù.
La nostra gratitudine verso il Cristo sofferente può aiutarci, ma Maria ci dà un'altra indicazione dicendoci di pregare affinché possiamo portare la nostra croce con amore, come ha fatto Gesù. Lei sa che non è facile, ma èpossibile quando sappiamo che anche quella può essere una grazia di Dio.

NON DESIDERO CHE LA VOSTRA VITA TRASCORRA NELLE PAROLE
…perché dovremmo lodare Dio attraverso le nostre azioni. Questo con­siglio lo ritroviamo spesso nei Vangeli e in tutta la Bibbia.
Ora, pensiamo alle parole di Gesù: "Non chi dice 'Signore, Signore' entra nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre".
Dovremmo anche riflettere sulle parole che Gesù pronunzierà alla fine dei tempi e che troviamo verso la fine del Vangelo di san Matteo, nel passo in cui Egli tiene veramente conto solo di quelle azioni che sono compiute per amore e dice: "Venite, benedetti del Padre mio, perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi alber­gaste, ero nudo e mi rivestiste, ero carcerato e mi veniste a trovare..." e così via. Poi quella gente si meravigliò e cominciò a chiedersi quando e come lo avevano aiutato.
Poi, Egli rispose: "Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatta a me". La meraviglia prenderà anche quelli che stanno "dall'altra parte", che si chiederanno invece che cosa non hanno visto e dove sono stati manchevoli. "Qualunque cosa non avete fatto ad uno di questi più piccoli, non l'avete fatta a me".
Quindi, è molto importante sapere che possiamo lodare Dio con le nostre azioni. Qual è la prima azione, il primo compito? Il primo compito, secondo me, è la nostra vita. Se accettiamo la nostra vita con amore e cerchiamo davvero di crescere nell'amore, nella riconciliazione, ecc., allora avremo lodato Dio con la nostra vita.
Ciò non significa che tutti dobbiamo fare e procurare di fare tanto bene quanto ha fatto una Madre Teresa.
Anche una persona ammalata che "non può fare nulla" per gli altri può lodare Dio, accettando la sua sofferenza, accettando la propria croce con amore e accogliendola come un dono di Dio, come fece Gesù.
Allora, la prima cosa con cui dobbiamo davvero lodare Dio è la nostra stessa vita, che quindi non dobbiamo distruggere. Se si distrugge la pro­pria vita con le droghe o con l'alcol o se si distrugge una famiglia con l'infe­deltà o con il divorzio, come si può lodare Dio con altre azioni, quando si ègià distrutto il primo e più importante dono di Dio, il dono della creazione della propria vita?
Così, occorre sottolineare che il principale compito che ci è assegnato èla nostra vita.
Ognuno di noi è creato da Dio, ognuno è infinitamente meraviglioso con quello che ha. Ciò significa scoprire il Creatore, ringraziarLo e lodarLo. Solo dopo vengono le altre cose con cui possiamo lodare Dio.
Se cresciamo correttamente, allora qualcuno crescerà in una direzione, nell'amore per gli ammalati, qualcun altro nell'amore per i giovani perché ha il carisma per i giovani, qualcun altro nell'amore per la famiglia e qual­cun altro, lo scienziato, nell'amore per tutto il mondo e per le sue meravi­glie da scoprire.
Ciascuno di noi possiede doni in abbondanza che deve sviluppare; in tal modo si loda Dio.

GLORIFICATE DIO CON LE OPERE
Per lodare Dio con le nostre opere, dobbiamo ripulirci totalmente da ogni forma di egoismo e di orgoglio. Non dobbiamo pensare che sia la nostra azione, così non penseremo che "è destinata a noi". Dobbiamo riconosce­re che ci è stata affidata da Dio e che la compiamo per l'amore che portia­mo a Dio. Pensiamo alle parole di Gesù, che dice: "Quando avete fatto ogni cosa, allora pensate: sono solo uno schiavo inutile". Gesù non desiderava sminuire le nostre azioni, perché spesso un semplice bicchier d'acqua èsufficiente a farci entrare in Paradiso. Non voleva svilire le nostre azioni, ma voleva, e Io disse molto chiaramente, che non distruggessimo le cose a causa dell'orgoglio che ne proviamo. Solo un'azione fatta con amore loda Dio. Poi, naturalmente, si deve anche pregare. Si tratta di processi di ripuli­tura lunghi e profondi che ci porteranno a fare ogni cosa per amore di Dio e per amore del prossimo.

IO SONO CON VOI E RINGRAZIO DIO PER OGNI MOMENTO SPESO CON VOI
Penso che anche noi abbiamo profonde ragioni per essere grati. Mentre ci prepariamo alla Confessione, fermiamoci a riflettere e chiediamoci: Sto pensando? Posso essere davvero grato? Che cosa mi impedisce di Hngra­ziare? Sto pregando Dio perché mi dia la grazia della gratitudine?
Per intercessione di Maria, Regina della Pace, Madre dell 'Amore, Madre della Vita, Madre che ringrazia perché è umile, che ora Dio Onnipotente vi benedica. Che colmi i vostri cuori con lo spirito della gratitudine per le vostre vite e per tutte le cose che avete. Che vi ripulisca da ogni egoismo, orgoglio ed egocentrismo. Che Dio renda pure le vostre motivazioni nel lavoro, il vostro rapporto con voi stessi, con Lui, con gli altri e con la natura. Che il Signore vi benedica e vi conceda il Suo Spirito di Pace. Che vi guari­sca nel corpo e nell'anima. Che il Signore vi dia la pace e la forza di farvi testimoni della pace in questo mondo. Che la benedizione del Signore scen­da su di voi, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

Medjugorje, 27 aprile 1991