Maria a Medjugorje

Messaggio del 2 dicembre 2017:Cari figli, mi rivolgo a voi come vostra Madre, la Madre dei giusti, la Madre di coloro che amano e soffrono, la Madre dei santi. Figli miei, anche voi potete essere santi: dipende da voi. Santi sono coloro che amano immensamente il Padre Celeste, coloro che lo amano al di sopra di tutto. Perciò, figli miei, cercate di essere sempre migliori. Se cercate di essere buoni, potete essere santi, anche se non pensate questo di voi. Se pensate di essere buoni, non siete umili e la superbia vi allontana dalla santità. In questo mondo inquieto, colmo di minacce, le vostre mani, apostoli del mio amore, dovrebbero essere tese in preghiera e misericordia. A me, figli miei, regalate il Rosario, le rose che tanto amo! Le mie rose sono le vostre preghiere dette col cuore, e non soltanto recitate con le labbra. Le mie rose sono le vostre opere di preghiera, di fede e di amore. Quando era piccolo, mio Figlio mi diceva che i miei figli sarebbero stati numerosi e che mi avrebbero portato molte rose. Io non capivo, ora so che siete voi quei figli, che mi portate rose quando amate mio Figlio al di sopra di tutto, quando pregate col cuore, quando aiutate i più poveri. Queste sono le mie rose! Questa è la fede, che fa sì che tutto nella vita si faccia per amore; che non si conosca la superbia; che si perdoni sempre con prontezza, senza mai giudicare e cercando sempre di comprendere il proprio fratello. Perciò, apostoli del mio amore, pregate per coloro che non sanno amare, per coloro che non vi amano, per coloro che vi hanno fatto del male, per coloro che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Figli miei, vi chiedo questo, perché ricordate: pregare significa amare e perdonare. Vi ringrazio!

Don Gabriele Amorth: Tuttasanta sei, Maria!

06/12/2004 - Visite: 1658
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L’Immacolata è un ideale che ci attira e ci avvicina a Maria nella ricerca dell’imitazione, sorretti dalla grazia e dall’impegno di una vita purificata.

Dio ha pensato a ciascuno di noi da tutta l’eternità, ci ha assegnato un compito e ci ha fatti nascere al momento giusto e nel luogo giusto, fornendoci di quelle doti che sono necessarie per lo svolgimento del nostro ruolo. Così ha fatto anche con Maria, che ha preparata a dovere, volendole affidare un compito straordinario: possiamo riassumere tale preparazione anzitutto nella parola Immacolata.

Il primo dono, il grande regalo che Dio ha fatto a Maria nell’istante del suo concepimento, è stato quello di renderla immacolata, applicandole in anticipo i meriti della Redenzione di Cristo. Doveva diventare madre di Colui che veniva per distruggere le opere di Satana, ossia il peccato con tutte le sue conseguenze. Così Maria, concepita immacolata, dimostra la sua uguaglianza con noi, perché anch’essa ha avuto bisogno di essere redenta dal sacrificio della Croce; d’altra parte, la sua immacolatezza la predispone all’altissima missione che le è poi offerta.

Uno dei titoli mariani più antichi, rimasto particolarmente caro agli Ortodossi, è Tuttasanta. Termine che esprime bene i due aspetti contenuti nell’invocazione a Maria Immacolata: il primo aspetto è il puro privilegio di esenzione dal peccato originale, in vista della divina maternità; il secondo aspetto è l’affermazione che Maria non è mai stata soggetta alla minima colpa attuale, pur essendo una creatura libera.

Sottolineando questo secondo aspetto, tocchiamo con mano limitabilità di Maria, che tanto può incidere nella nostra formazione cristiana: vediamo in Maria la bellezza della natura umana pervasa dalla grazia.

Per questo, l’Immacolata è un ideale che ci attira, anziché allontanarci dalla figura di Maria – quasi fosse qualcosa di assolutamente inaccessibile –, ce l’avvicina nella ricerca dell’imitazione, sorretti dalla grazia del Battesimo, dalle grazie attuali e dall’impegno di vita ascetica.

L’Immacolata, modello da imitare

Una delle più gravi colpe della mentalità moderna è quella di voler eliminare il senso del peccato e della tremenda presenza di Satana nel mondo. Così si misconosce la Redenzione, che è la vittoria di Cristo sul Demonio e sul peccato; così si lascia l’uomo decaduto nella sua miseria e non lo si aiuta a risollevarsi, a diventare migliore, a riacquistare la sua bellezza originale di creatura fatta ad immagine di Dio.

L’Immacolata ci dice, invece: io sono così per la grazia di Cristo e per la mia corrispondenza; anche tu devi tendere, corrispondendo alla grazia, a vincere il male e a purificarti sempre più. Per questo, l’Immacolata non è un ideale astratto da contemplare, ma un modello da imitare.

Riflettendo sul senso della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria [giusto 150 anni orsono, per opera del Beato Papa Pio IX] pensiamo come il popolo cristiano abbia da sempre intuito che la totale santità della Vergine [= Tuttasanta] sia stata incompatibile con la colpa originale, per cui questa doveva essere esclusa; anche se tale verità ha avuto bisogno di approfondimento biblico e teologico, appunto fino alla definizione dogmatica dell’8 Dicembre 1854.

In passato si è discusso anche sulla ‘impossibilità morale di peccare’ della Madonna, anche se lei pure fosse stata tentata da Satana, come del resto lo è stato Gesù. Come creatura umana, la Vergine avrà certo avuto le sue tribolazioni e tentazioni; anche se la Scrittura non ne parla. Oggi, però, si insiste meno sui doni straordinari che la Vergine ebbe [compreso, eventualmente, quello dell’"impeccabilità"], e si preferisce porre in luce gli aspetti più umani di Maria: il suo duro cammino di fede, la sue prove e le sue continue sofferenze [= "Mater doloris"]. Su questa linea, ad esempio, insiste l’enciclica "Redemptoris Mater" di Papa Giovanni Paolo II. Sicché – in conclusione – noi ci specchiamo in Maria Immacolata, la "Tuttasanta", "umile e alta più che creatura" (Par XXXIII, 2), convinti come siamo di essere stati anche noi pensati da Dio fin dall'eternità, con doni di natura e di grazia che ci abilitano, corrispondendovi, a compiere "cose grandi" (cfr. Lc 1, 49) per la salvezza nostra e del mondo intero.