Maria a Medjugorje

Messaggio del 25 luglio 2017:Cari figli! Siate preghiera e riflesso dell'amore di Dio per tutti coloro che sono lontani da Dio e dai comandamenti di Dio. Figlioli, siate fedeli e decisi nella conversione e lavorate su voi stessi affinché la santità della vita sia per voi veritiera. Esortatevi al bene attraverso la preghiera affinché la vostra vita sulla terra sia più piacevole. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

I sogni di San Giovanni Bosco: Lettera ai giovani di Lanzo

04/04/2005 - Visite: 1580
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Il direttore del Collegio Salesiano di Lanzo Torinese, Don G.B. Lemoyne, il 4 marzo 1867, dava conto ai suoi ragazzi di una visita fatta a Don Bosco in Torino. Diceva tra l’altro: «Don Bosco mi disse pure che più di una volta, col suo spirito, era venuto a visitarvi, a passeggiare per i vostri corridoi, ad aggirarsi per le vostre camerate, a osservare la vostra condotta, e che venendo saprà dirvi qualcosa in proposito».
In questa lettera autografa il Santo stesso parla di una di queste sue visite fatte al Collegio di Lanzo, restando a Torino.

Carissimi e amatissimi figliuoli,
desidero, o cari figli in Gesù Cristo, desidero venire a fare il carnevale con voi. Cosa insolita perché in questi giorni non sono solito allontanarmi dalla casa torinese. Ma l’affezione che tante volte mi avete manifestata, le lettere scrittemi concorsero a tale risoluzione. Tuttavia un motivo che di gran lunga più mi spinge, si è una visita fattavi pochi giorni or sono. Ascoltate che terribile e doloroso racconto. All’insaputa vostra e dei vostri Superiori, vi feci una visita. Giunto alla piazzetta davanti alla chiesa, vidi un mostro veramente orribile. Gli occhi grossi e scintillanti, il naso grosso e corto, la bocca larga, mento acuto, orecchi come un cane, con due corna a guisa di caprone che gli sormontavano il capo. Esso rideva e scherzava con alcuni suoi compagni saltellando qua e là.
— Che fai tu qui, ghigno infernale? — gli dissi spaventato.
— Mi trastullo — rispose —: non so cosa fare.
— Come! non sai cosa fare? Hai tu forse stabilito di lasciar in pace questi miei cari giovanetti?
— Non occorre che io mi occupi, perché ho dentro dei miei amici che fanno benissimo le mie veci. Una scelta di allievi che si arruolano e si mantengono fedeli al mio servizio.
— Tu menti, o padre della menzogna! Tante pratiche di pietà, letture, meditazioni, confessioni...
Mi guardò con un riso beffardo e, accennandomi di seguirlo, mi condusse in sacrestia e mi fece vedere il Direttore che confessava.
— Vedi — soggiunse —: alcuni sono miei nemici, molti però mi servono anche qui e sono coloro che promettono e non mantengono; confessano sempre le stesse cose, e io godo assai delle loro confessioni.
Poi mi condusse in un dormitorio e mi fece osservare uno dicendo:
— Costui fu già al punto di morte, e allora fece mille promesse al Creatore; ma poi divenne peggiore di prima!
Mi condusse poi in altri siti della casa e mi fece vedere cose che parevano incredibili, e che non voglio scrivere, ma racconterò a voce. Allora mi ricondusse dentro il cortile, poi con i suoi compagni davanti alla chiesa e gli domandai:
— Qual è la cosa che ti rende miglior servizio tra questi giovanetti?
— I discorsi, i discorsi, i discorsi! Tutto viene di lì. Ogni parola è un seme che produce meravigliosi frutti.
— Chi sono i tuoi più grandi nemici?
— Quelli che frequentano la Comunione.
— Che cosa ti fa maggior pena?
— Due cose: la devozione a Maria... — e qui tacque come se non volesse più proseguire.
— Qual è la seconda?
Allora si conturbò; prese l’aspetto di un cane, di un gatto, di un orso, di un lupo. Aveva ora tre corna, ora cinque, ora dieci; tre teste, cinque, sette. E questo quasi nel tempo stesso. Io tremavo, l’altro voleva fuggire; io volevo farlo parlare, perciò gli dissi:
— Io voglio assolutamente che tu mi dica quale cosa temi di più di tutte quelle che ivi si fanno. E questo te lo comando in nome di Dio Creatore, tuo e mio padrone, a cui tutti dobbiamo obbedire.
In quel momento egli con tutti i suoi si contorsero, presero forme che non vorrei mai più vedere in vita mia, di poi fecero un rumore con urla orribili che terminarono con queste parole:
— Ciò che ci cagiona maggior male, ciò che più di tutto temiamo si è l’osservanza dei proponimenti che si fanno in confessione.