Maria a Medjugorje

Messaggio del 2 marzo 2015:Cari figli, voi siete la mia forza. Voi, apostoli miei, che, con il vostro amore, l’umiltà ed il silenzio della preghiera, fate in modo che mio Figlio venga conosciuto. Voi vivete in me. Voi portate me nel vostro cuore. Voi sapete di avere una Madre che vi ama e che è venuta a portare amore. Vi guardo nel Padre Celeste, guardo i vostri pensieri, i vostri dolori, le vostre sofferenze e le porto a mio Figlio. Non abbiate paura! Non perdete la speranza, perché mio Figlio ascolta sua Madre. Egli ama fin da quando è nato, ed io desidero che tutti i miei figli conoscano questo amore; che ritornino a lui coloro che, a causa del loro dolore e di incomprensioni, l’hanno abbandonato e che lo conoscano tutti coloro che non l’hanno mai conosciuto. Per questo voi siete qui, apostoli miei, ed anch’io con voi come Madre. Pregate per avere la saldezza della fede, perché amore e misericordia vengono da una fede salda. Per mezzo dell’amore e della misericordia aiuterete tutti coloro che non sono coscienti di scegliere le tenebre al posto della luce. Pregate per i vostri pastori, perché essi sono la forza della Chiesa che mio Figlio vi ha lasciato. Per mezzo di mio Figlio essi sono i pastori delle anime. Vi ringrazio!

Jelena Vasilj: Cor Iesu

29/08/2003 - Visite: 1596
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Papa Pio XII nel 1956, in occasione del centenario della festa del Sacratissimo Cuore di Gesù istituita da Pio IX, scrisse una meravigliosa enciclica sul culto al Cuore di Gesù, con il titolo latino Haurietis aquas. È un titolo che trova origine nel libro del profeta Isaia, dove lo scrittore sacro profetizza che il Cuore di Gesù sarebbe divenuto fonte di amore: "Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore" (Is 12,13). La metafora dell'acqua qui usata dal profeta è il simbolo dello Spirito Santo ovvero dell'amore di Cristo con cui egli - in quanto Dio - ama all'interno della Trinità. Al contempo la carità si riversa sull'umanità intera - cioè il suo Santo Spirito viene donato alla Chiesa - così come dice s. Paolo ai Romani: "La carità di Dio si è riversata nei nostri cuori per lo Spirito santo che ci fu dato" (Rm 5,5). Dunque, data la duplice natura di Cristo, il suo amore è contemporaneamente umano e divino ed è il fulcro della festa del sacratissimo Cuore di Gesù. L'enciclica sottolinea che l'amore divino è un amore concreto che ha sempre accompagnato la storia di un determinato popolo nei cui cuore Dio scrisse la sua legge; con questo stesso popolo Dio stabilì numerose alleanze di amore che spesso però venivano infrante dall'infedeltà del popolo. Nonostante ciò se il popolo si pentiva veniva rinnovata loro l'alleanza in un vincolo ancora più solido di amore, come possiamo leggere nelle tenerissime parole del profeta Osea con cui Dio esprime il suo amore ad Israele: "Quando era fanciullo Israele, io lo amai e dall'Egitto ho chiamato il figlio mio. Io ho fatto da balia a Efraim; li ho portati in braccio, ma non compresero la cura che io avevo di loro. Li ho attirati a me con vincoli propri degli uomini, con vincoli della carità. Io sanerò le loro piaghe, li amerò spontaneamente. Sarò come rugiada; Israele fiorirà come giglio e getterà le sue radici come le piante del Libano" (Os 11,1.3-4; 14,5-6). La massima espressione dell'amore divino è l'Amorosa incarnazione e la passione del Figlio di Dio, che lo rendono amore perfettamente umano, dotato cioè di tutti gli umani sentimenti. In tal modo il Cuore di Gesù diviene il massimo esempio dell'amore e della consolazione per noi uomini, come a tal proposito afferma s. Agostino: "Ora il Signore Gesù assunse questi sentimenti della fragile natura umana, allo scopo cioè di offrire in se stesso, al suo corpo che è la Chiesa, il modello da imitare. In modo che se ad alcuno di loro, sotto l'assalto delle umane tentazioni, accadesse di rattristarsi e soffrire, non per questo stimasse di essersi sottratto all'influsso della sua grazia; comprendesse che tali afflizioni non sono peccati, ma sono indizi dell'umana possibilità". Quest'amore sensibile ha il suo culmine sulla croce dove il Cuore Gesù è trafitto con una spada, divenendo così la massima testimonianza della sua ferita invisibile dell'amore (p. 1081).

Il Papa parla di un terzo aspetto dell'amore "con cui Cristo ama il Padre e l'umanità, che è l'ardente carità infusa nella sua anima e costituisce la preziosissima dote della sua volontà e illumina i suoi atti di duplice scienza beata e infusa, quale fonte di tutti tesori della scienza e sapienza (cf. Col 2,3). Il Cuore di Gesù è per noi la fonte di ogni scienza oppure quella mistica scala per salire nell'amplesso di Dio, essendo ricco di doni come l'Eucaristia, la passione e la morte, la sua santissima Madre, il sacerdozio, la fondazione della Chiesa, la missione dello Spirito Santo sugli apostoli e sui credenti. In tutte queste opere - dice il Papa - dobbiamo meditare con animo pieno dell'amore i battiti del suo Cuore, con i quali sembrò che egli misurasse gli attimi di tempo del suo pellegrinaggio terreno, fino al supremo istante in cui disse: È compiuto (Gv 19,30) Allora il battito del suo Cuore si arrestò e il suo amore sensibile rimase come sospeso fino all'istante della risurrezione gloriosa. Unitasi quindi nuovamente l'anima del Redentore vittorioso della morte al suo corpo glorioso, il Cuore sacratissimo riprese il suo battito regolare e da allora non ha mai cessato ne cesserà di significare con ritmo ormai divenuto per sempre calmo e imperturbabile, il triplice amore che vincola il Figlio di Dio al suo celeste Padre e all'intera comunità umana, di cui è, con pieno diritto, Mistico capo" (p. 1065).

Affidiamoci dunque all'immacolato Cuore di Maria che batteva sincronizzato con il Cuore di Gesù nel suo grembo, affinché anche noi, intonati al loro ritmo, possiamo perennemente partecipare a questo eterno spirare dello Spirito Santo, amando con Lui nella Santissima Trinità.