Maria a Medjugorje Messaggio del 11 novembre 1983:Desidero che teniate sempre una immagine dei Cuori di Gesù e Maria nelle vostre case.

Ottavo Venerdì - LA PREGHIERA




1) Che cosa è la preghiera?

La preghiera è una pia elevazione dell’anima a Dio, una conversazione o colloquio con Dio per adorano, ringraziarlo, chiedergli perdono per i peccati e domandargli le grazie convenienti alla salvezza eterna.

2) La preghiera è un dovere per tutti, perché Dio è

A) il Creatore e il Padrone di tutto l’universo, e noi siamo sue creature dipendenti in tutto da lui e quindi abbiamo il dovere di adorano, lodarlo, benedirlo;
B) il nostro Benefattore. Tutto quello che siamo, tutto quello che abbiamo ci viene da Lui e quindi abbiamo il dovere di ringraziarlo;
C) il nostro Salvatore. Per il peccato eravamo diventati schiavi di Satana, ma Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, ci salvò con la sua Passione, Morte, Resurrezione e con la fondazione della Chiesa, depositaria dei mezzi di salvezza. Quindi abbiamo il dovere di amarlo.

3) La preghiera è un bisogno.

Noi siamo tutti peccatori e abbiamo bisogno del suo perdono; siamo molto deboli per cui abbiamo continuo bisogno del suo aiuto; abbiamo bisogno di tante grazie e a chi possiamo ricorrere nelle nostre necessità se non a Lui, che ci ama di un amore infinito, che vuole aiutarci e può aiutarci perché è onnipotente.

4) La preghiera è efficace.

Noi siamo sicuri di ottenere da Dio quello che gli domandiamo? Certamente, perché ce l’ha promesso:
«Qualunque cosa domanderete al Padre mio nel mio nome ve la concederà» (G. 16:23). «Chiedete e vi sarà dato” (Mt. 7:7).
Durante il pellegrinaggio della Vergine di Fatima in tutto il mondo dal 1947 al 1955, nella città di Badajoz (Spagna) avevano preparato i più ricchi addobbi; tutte le autorità civili, militari, il Vescovo, il Clero, le Associazioni religiose e una innumerevole moltitudine di popolo stavano in gioiosa attesa della miracolosa Vergine. A darle il primo benvenuto era stata incaricata una giovanetta cieca.
Era davanti al microfono e, col metodo dei ciechi, leggeva il suo affettuoso indirizzo in cui diceva fra l’altro: «Tutti sono qui attorno alla tua Immagine, o dolce Signora di Fatima, per porgerti i loro filiali omaggi, per cantare le tue lodi, per venerarti e contemplare il tuo volto di paradiso. Anche io ti venero e ti amo anche se non ti vedo, perché la pupilla dei miei occhi è spenta! ... Deh, liberami dalle tenebre che mi avvolgono; dai luce a questi occhi che vorrebbero vedere tutto quello che la fantasia mi dipinge nella mente!... Ma se non sono degna di questa grazia, o Signora di Fatima, aumenta la mia fede; dammi forza e coraggio per prendere dalla mano di Dio la mia sventura; sostieni la mia debolezza e illumina l’anima mia perché un giorno possa vederti e amarti in Paradiso».
Non si era spenta ancora l’eco delle ultime parole che un grido formidabile di gioia saliva al cielo: la fervorosa preghiera della fanciulla otteneva d’un tratto la vista ed essa si gettava, profondamente commossa, ai piedi della Vergine per esprimerle più con le lacrime che con le parole la grande gioia e la riconoscenza che sentiva nel cuore. La sua fervorosa ed umile preghiera aveva ottenuto il miracolo.

5) La preghiera è necessaria per tutti

tanto necessaria che se non preghiamo non possiamo salvarci, perché Dio ha stabilito di darci le sue grazie mediante il mezzo semplice della preghiera. Per questo Gesù non solo ci esorta, ma ci comanda di pregare: «Chiedete e otterrete» — «Vegliate e pregate per non cadere in tentazione, perché lo spirito è pronto ma la carne è debole (Mt. 14:38) — «Bisogna pregare sempre senza stancarsi mai» (Lc. 18:1).
E con la preghiera che otteniamo la forza di resistere agli assalti del demonio; è con la preghiera che otteniamo la forza di vincere le nostre cattive inclinazioni; è con la preghiera che otteniamo l’aiuto necessario per osservare i Comandamenti di Dio e compiere bene il nostro dovere quotidiano: in una parola è con la preghiera che noi otteniamo l’aiuto necessario per salvarci.
Nella prefazione del libretto «Del gran mezzo della preghiera» S. Alfonso Maria d. L. dice: «I predicatori e i Confessori inculcano tanti buoni mezzi alle anime per conservarsi in grazia di Dio: la fuga delle occasioni, la frequenza dei Sacramenti, la resistenza alle tentazioni, l’ascoltare la divina parola, il meditare le massime eterne ed altri mezzi, tutti umilissimi, non si nega, ma io dico a che servono le prediche, le meditazioni e tutti gli altri mezzi che danno i maestri spirituali senza la preghiera, quando il Signore ha dichiarato che non vuole concedere grazie se non a chi prega? «Chiedete e otterrete» (Gv. 16:24).
Senza la preghiera, parlando secondo la Provvidenza ordinaria, resteranno inutili tutte le meditazioni fatte, tutti i nostri propositi e tutte le nostre promesse. Se non preghiamo, saremo sempre infedeli a tutti i lumi ricevuti da Dio e a tutte le promesse da noi fatte. La ragione di questo sta in ciò: per fare attualmente il bene, per vincere le tentazioni, per esercitare le virtù, insomma per osservare i divini precetti non bastano i lumi da noi ricevuti, le considerazioni e i propositi da noi fatti, ma occorre l’aiuto attuale di Dio. Ora il Signore non concede quest’aiuto attuale se non a chi prega e a chi prega con perseveranza. I lumi ricevuti, le considerazioni e i buoni propositi fatti servono molto, ma è con la preghiera che otteniamo il soccorso divino che ci preserva dal peccato, ma se noi non preghiamo saremo perduti... Se per il passato vi trovaste aggravata la coscienza di molti peccati, credetemi, questo è il motivo: la trascuratezza di pregare e di chiedere a Dio l’aiuto per resistere alle tentazioni che vi hanno assalito» — motivo per cui il Santo Dottore affermava — «Chi prega si salva, ma chi non prega si danna».

A conferma di quanto dice S. Alfonso, riporto una pagina del libretto «Sono dannata», che porta l’Imprimatur del Vicariato di Roma: garanzia della serietà del tremendo episodio. Editrice del libretto: Libreria Sacro Cuore - Via Lenzi - Messina.
Una giovane, Annetta, già condannata all’inferno, è costretta da Dio a parlare all’amica Clara ancora vivente e che nell’autunno del 1937, quando avvenne l’episodio, si trovava a trascorrere le ferie in riva al Lago di Garda.
«Tu mi ammonisti una volta: Anna, se non preghi vai alla perdizione! Io pregavo davvero poco e anche :questo poco svogliatamente. Allora purtroppo tu avevi ragione. Tutti coloro che bruciano nell’inferno non hanno pregato o non hanno pregato abbastanza.
La preghiera è il primo passo verso Dio e rimane il passo decisivo, specialmente la preghiera a colei che fu la Madre di Cristo, il nome della quale noi non nominiamo mai. La devozione a lei strappa al demonio innumerevoli anime che il peccato gli consegnerebbe infallibilmente nelle mani. Proseguo il racconto consumandomi d’ira e solo perché devo (era costretta da Dio a dire la verità). Pregare è la cosa più facile che l’uomo possa fare sulla terra. E proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno. A chi prega con perseveranza, Dio a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in maniera tale che alla fine anche il peccatore più impantanato si può definitivamente rialzare, fosse pure ingolfato nella melma fino al collo.
Negli ultimi anni della mia vita terrena non ho più pregato come di dovere e così mi sono privata delle grazie senza le quali nessuno può salvarsi».

6) I difetti della preghiera

Gesù ha detto: «In verità vi dico che qualunque cosa domanderete al Padre mio nel mio nome Egli ve la concederà» (Gv. 16:23). Come si spiega allora — dice qualcuno — ho pregato molte volte e il Signore ha fatto il sordo con me?
Non diamo la colpa al Signore quando essa è tutta nostra. Se non abbiamo ottenuto è perché abbiamo pregato male. Infatti la Parola di Dio ci dice (Ge. 16:23):
«Chiedete e non ottenete perché chiedete male». S. Agostino spiega così queste parole: Non ricevete o perché voi siete cattivi, o perché domandate cose cattive, o perché pregate malamente.

a) Perché siete cattivi
Noi che ci lamentiamo di non essere esauditi, come stiamo di coscienza? Se siamo in peccato mortale come possiamo pretendere che Dio ci ascolti? Il peccato grave ci fa schiavi di Satana e noi, dopo aver servito il demonio, abbiamo il coraggio di domandare la paga al Signore? Il peccato mortale ci fa nemici di Dio e noi pretendiamo che Egli aiuti di suoi nemici, i quali si beffano di Lui e saranno peggio di prima? Il Signore non è come gli uomini che vedono solo l’esterno, ma Egli scruta i cuori. Possono essere belle le parole che noi gli rivolgiamo, ma se la nostra anima è cattiva non saremo esauditi, ma riceveremo il rimprovero che Gesù lanciò ai farisei ipocriti: «Questa gente mi onora con la bocca, ma il suo cuore è lontano da me» (Mt. 15:8). Un uomo vive immerso nella melma dell’impurità, bestemmia, non va in chiesa, non prega ecc. In un momento della vita, mentre tutto gli va a rovescio, si ricorda di Dio e lo prega, accende delle candele votive, fa qualche offerta. La sua preghiera probabilmente, per nòn dire certamente, non sarà esaudita ed allora l’infelice impreca e bestemmia e decide di non pregare più. Come può costui pretendere di essere esaudito mentre egli continua a stare col peccato mortale nell’anima, non si pente affatto e non vuole confessarsi? Così una donna mondana, che calpesta la purezza in tutti i modi, come può pretendere di essere ascoltata da Dio se lei non vuole distaccarsi dal peccato che la lega al demonio? Ma allora — potrebbe dire qualcuno — è del tutto inutile che il peccatore preghi? No, è bene che lui preghi affinché il Signore gli usi misericordia dandogli un giorno o l’altro la grazia della conversione. Quindi perché la nostra preghiera venga esaudita, è necessario anzitutto essere in grazia di Dio, o, se si è in peccato, che ci si penti di esso e si abbia la buona volontà di confessarsi.

b) Perché domandate cose cattive
Gesù ci dice: « Finora non avete chiesto nulla nel mio nome: domandate e riceverete » (Gv. 16:24). Cosa significa domandare nel nome di Gesù? Significa domandare cose che riguardano il bene dell’anima nostra e la salvezza eterna. A quanti Gesù potrebbe rivolgere le parole che disse ai figli di Zebedeo: «Voi non sapete cosa domandate» (Mt. 20:22).
Purtroppo la nostra natura decaduta si china verso le cose della terra e non ci fa vedere il fine della nostra vita: la nostra salvezza eterna. Infatti a che cosa si riducono le nostre preghiere? Forse a chiedere la luce della verità ?... L’aumento della grazia santificante?... Il fervore dell’amore di Dio?... Il distacco dalle cose terrene e l’amore delle cose spirituali ?... La forza per tenere lontano da noi il peccato?... L’aiuto per esercitarci nelle virtù?... Chiediamo specialmente la nostra salvezza eterna?... No! Chiediamo invece una vita senza croci, una vita piena di beni materiali, di piaceri, di onori, ecc., cioè chiediamo che questa terra da valle di lacrime diventi valle di piaceri più o meno illeciti. Ma ci pensiamo che con queste cose noi roviniamo la nostra anima! Che pregiudichiamo la nostra salvezza eterna! Quanti, se non avessero avuto tanto denaro, ora sarebbero in Paradiso! Quanti, se non fossero saliti tanto in alto fra gli uomini, ora non sarebbero scesi tanto in basso fra i demoni! Quanti, se a tempo opportuno avessero avuto una croce, un lutto, la morte, ora non si dispererebbero per sempre nell’inferno!
Ecco perché Dio, Padre nostro, che ci ama senza misura e vuole la nostra felicità eterna, non sempre ci esaudisce quando gli chiediamo i beni terreni. Quale madre darebbe al suo piccolo figliuolo un rasoio, una pistola, una forbice ecc., per giocare? No, certamente, perché questi oggetti gli faranno del male, ma gli darà invece qualche altra cosa che lo farà contento senza fargli del male. E noi possiamo pensare che Dio non faccia per le anime nostre quello che la madre terrena fa con il suo figliuoletto? Perciò quando chiediamo beni temporali, salute, benessere, guadagni, riuscita negli affari ecc., dobbiamo chiederli sempre con sottomissione alla volontà divina e con la condizione che non nuocciano alla salute dell’anima nostra, che non pregiudichino la nostra salvezza eterna. Il Signore conosce meglio di noi i nostri bisogni e non ci farà mancare mai quello che ci è utile e necessario. Al riguardo riporto dal libro «Padre Pio da Pietralcina» del P. Alberto d’Apolito due edificanti testimonianze di due persone viventi: Pietruccio Cugino e Mercurio Vincenzo.

1) Pietruccio Cugino frequentava Padre Pio fin da quando era fanciullo ed aveva la vista. Nel 1932 in un pomeriggio, Pietruccio, ancora molto giovane ma già privo della vista da sette anni, si recò al convento, accompagnato dal terziario francescano Fini Michele, per salutare Padre Pio, che a quei tempi era relegato nel convento per i provvedimenti restrittivi delle supreme autorità.
Padre Pio gradì molto la visita di Pietruccio e gli rivolse subito la parola.

— «Beato te, Pietruccio, che non vedi il fango e il marciume di questo mondo. Hai meno occasioni di offendere il Signore!
Dimmi la verità, hai desiderato qualche volta di riavere la vista?
— (Pietruccio): «Non ci ho mai pensato...».
— (P. Pio): «Vorresti riaverla?».
— (Pietruccio): «Non so che cosa rispondere».
— (P. Pio): «Come non lo sai! Vuoi o non vuoi la vista?».
— (Pietruccio): «Padre, ci debbo pensare».
— (P. Pio): «Se la vuoi, pregheremo la Madonna, che è tanto buona e potente sul cuore del Figlio suo Gesù...».
— (Pietruccio): «Padre, io sono nato con la vista. All’età di dodici anni, il Signore me l’ha tolta. Se il Signore mi ha tolto la vista ha avuto i suoi motivi. Ora perché pregare contro la volontà di Dio? Perché richiedere ciò che prima mi ha dato e poi mi ha tolto?».
— (P. Pio): «Vuoi o non vuoi la vista?».
— (Pietruccio): «Padre, il Signore sa quello che fa. Io voglio fare sempre la volontà di Dio. Se il Signore dovesse restituirmi la vista e questa dovesse essere occasione di peccato, ci rinunzio».
Padre Pio, a questa risposta decisa e sapiente di Pietruccio, con l’animo pieno di gioia, lo abbracciò e lo benedisse.

2)Il prof. Mercurio Vincenzo nacque cieco a Benevento. Da giovane reagì alla cecità dandosi con passione allo studio. Si laureò giovanissimo in filosofia e scienze affini nel 1941 e conseguì subito la cattedra di Benevento.
Cresciuto senza educazione religiosa, non frequentava né chiesa né Sacramenti. In occasione di una visita a P. Pio, viene scosso nel suo spirito, si converte e comincia una vita veramente cristiana. Nell’agosto del 1950 vinse la cattedra alle magistrali di S. Giovanni Rotondo, dove si tabi1isce definitivamente. Nel dicembre del 1959 Padre Pio benedice il suo matrimonio con una giovane ostetrica di Brescia, venuta a S. Giovanni Rotondo, nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, per motivo di lavoro. Da questo matrimonio nacquero cinque figli. Dopo il quinto parto, la giovane madre si ammalò di male incurabile. Il suo calvario durò alcuni anni. Si pregava da tutti per la guarigione della giovane sposa e madre, che doveva accudire al marito bisognoso, ai piccoli da crescere e alle faccende di casa.
Un giorno P. Alberto, l’autore del suddetto libro, disse al Prof. Mercurio: «Vincenzo, ho saputo che la signora va peggiorando. Preghiamo con insistenza, cerchiamo di strappare la grazia della guarigione al Cuore della Madonna, mediante l’intercessione di P. Pio. La sua vita è necessaria per te, per i bambini e per la casa».
Vincenzo, reprimendo il suo dolore, mi rispose:
«Padre Alberto, giorno e notte prego che si compia la volontà di Dio nella mia famiglia. Egli sa quello che fa. Se vuole la mia diletta consorte, come vittima, la prenda pure per la maggior glorificazione del suo santissimo nome».
P. Alberto: «Vincenzo, la tua preghiera è ben fatta, è la preghiera di un uomo di Dio. Il Signore però vuole che i chieda per ottenere grazie. Nel Vangelo vi è un invito incessante alla preghiera... un invito pressante a domandare con fede la guarigione e la salute della consorte».
Vincenzo: «Le parole del Vangelo sono rivolte alle anime superficiali, a quelle anime convertite di recente, tentennanti dinnanzi alle prove. Gesù per aiutarle le invita a chiedere, a bussare, a pregare per ottenere le grazie.
Le anime già formate agli insegnamenti di Cristo, non hanno bisogno di chiedere. Esse sanno di essere totalmente possedute dal Signore e nulla desiderano che non sia conforme alla volontà di Dio».
P. Alberto: «Quello che tu dici è vero. Ma il Signore nonostante che sia in noi vuole che si chieda ciò che desideriamo».
Vincenzo: «Io ho sempre pregato: Signore, se vuoi la vittima nella mia famiglia, prendi me che sono un povero cieco; risparmia la mia consorte che è necessaria per i miei bambini. Se il Signore non mi ascolta, che cosa ci posso fare? Non mi ribello alla sua volontà, anzi prego che si compia in tutta la pienezza nella mia famiglia per la maggior gloria di Dio».
Risposta sublime! La donna morì santamente. E quando P. Alberto, prima di sciogliersi il corteo funebre, si avvicinò a Vincenzo ed esclamò: «Vincenzo, non so cosa dirti!...». Egli gli rispose: «Padre Alberto, ringraziamo il Signore. Il suo santissimo nome è stato glorificato nella mia famiglia. Sia fatta sempre la sua divina volontà».
Quali sublimi insegnamenti ci danno questi due ciechi, formati alla scuola di un grande maestro di preghiera e di sofferenza, P. Pio da Pietralcina!

c) Perché la preghiera è fatta male
La preghiera è fatta male quando si prega: 1) senza attenzione; 2) senza umiltà; 3) senza fiducia; 4) senza perseveranza.

1) Senza attenzione La preghiera è una conversazione con Dio, così come si conversa col padre, con la madre, con l’amico, con una persona cara.
Quando preghiamo non è necessario il libro, non è necessaria tanta istruzione. Ci sono delle persone che neppure sanno leggere, eppure sanno pregare benissimo. Basta aver fede che Dio è presente, ci vede, ci ascolta e conosce anche i desideri più intimi del nostro cuore. Quando noi abbiamo presente questo, allora la nostra preghiera diventa facile e attenta.
Quando un fanciullo parla con suo padre, con la sua mamma, con i suoi fratelli o amici, non usa frasi stampate di un libro, non si distrae, ma con grande spontaneità dice loro quello che sente nel suo cuore, quello che desidera ecc. Così dobbiamo fare anche noi quando preghiamo, quando parliamo con il nostro Padre Celeste, con Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, con i Santi, nostri fratelli.
Non crediamo che la preghiera consista nel dire molte parole, alle volte con tono alquanto forte da disturbare anche gli altri; non consiste nel recitare parole con le labbra, mentre la nostra mente pensa ad altre cose, i nostri occhi si voltano a destra e a sinistra, il nostro cuore è lontano con qualche creatura. Pregando in questo modo non possiamo pretendete che Dio ci ascolti quando noi stessi non pensiamo e non sappiamo quello che stiamo chiedendo. Gesù ci avverte: «Questa gente mi onora con la bocca, ma il suo cuore è lontano da me » (Mt. 15:8). « Quando pregate non usate tante parole, come fanno i pagani che credono di essere esauditi per il molto parlare. Non imitateli perché il vostro Padre celeste sa bene, prima ancora che glielo chiediate, di quai cose avete bisogno» (Mt. 6:7).
Perciò bisogna pregare con la mente e con il cuore e cioè attentamente e devotamente.

2) Senza umiltà
Dio è Maestà infinita e perfettissima, mentre noi siamo nulla peccatori, indegni delle sue grazie e meritevoli dei divini castighi. Perciò quando preghiamo ci si addice un contegno umile, convinti della nostra indegnità. Dio respinge la preghiera del fariseo perché era superbo, mentre accolse quella del pubblicano perché umile (Lc. 18:10-14).
L’umiltà è la migliore disposizione per ben pregare e per ottenere le grazie da Dio. La preghiera di un’anima umile penetra il cielo e Dio la esaudisce.

3) Senza fiducia
L’umiltà non deve però generare in noi diffidenza verso la Bontà di Dio. Noi siamo indegni di essere ascoltati dal Signore, ma abbiamo da trattare con la sua misericordia infinita. Uniti a Gesù, Capo del Corpo mistico, scompare la nostra indegnità e quindi possiamo ottenere tutto quello che chiediamo ed è utile per la gloria di Dio e per il nostro bene spirituale, per la nostra salvezza. Preghiamo noi con questa fiducia? San Bernardo dice: «Essendo la divina misericordia una fonte immensa, più grande è il vaso della confidenza, maggiore sarà l’abbondanza di grazie che si ottengono». La fiducia è indispensabile per essere esauditi perché essa è la chiave che ci apre i tesori della bontà. Infatti Gesù ci dice: «Qualunque cosa domanderete con la preghiera, abbiate fiducia di ottenerla e l’otterrete» (Mc. 11:24). La nostra fede dev’essere totale e piena di fiducia. Soprattutto dev’essere molto umile. Dobbiamo partire dal principio che Dio ne sa infinitamente più di noi circa quello che ci conviene o non ci conviene ottenere in funzione della nostra salvezza eterna, che è la sola che conta veramente. Dobbiamo anche ricordare che Dio può mettere alla prova la nostra fede e fingere di «nascondersi» alla nostra preghiera, e allora dobbiamo ripetere l’invocazione che Gesù ci ha insegnato: «Sia fatta la Tua volontà e non la mia». Con queste disposizioni il cristiano deve chiedere l’aiuto di Dio nelle sue necessità. Sicuro che, se la grazia che chiede non contraddice il divino volere, la sua preghiera sarà esaudita anche nell’ordine temporale delle cose; e a maggior ragione in quello soprannaturale.

4) Senza perseveranza
Un uomo a mezzanotte batte alla porta di un suo amico: amico, prestami tre pani perché mi è capitato a casa improvvisamente un amico che ha fame ed io non ho nulla da dargli. L’amico non viene neppure alla finestra e di dentro gli risponde: Senti, mi dispiace ma ho già chiuso tutta la casa. Io sono a letto, i miei figli pure, non posso accontentarti. L’altro non si scoraggia e ricomincia a battere la porta una, due, tre volte. L’amico non può più dormire ed allora si alza e l’esaudisce se non per amicizia, ma almeno per togliersi quella seccatura (Lc. 11:5-8).
Con questa parabola Gesù ci raccomanda la perseveranza nella preghiera. Quindi preghiamo senza scoraggiarci e con perseveranza. Santa Monica per ottenere la conversione di suo figlio S. Agostino pregò per ben diciotto anni.

7. - Alcune difficoltà
1) Tanti dicono: Io non ho tempo di pregare perché sono troppo occupato nei miei affari.
Chi dice così sconosce il motivo per cui egli si trova su questa terra. Non sa che qui siamo di passaggio diretti all’altra vita, quella vera che durerà per l’eternità.
Senza la preghiera non possiamo salvarci e la salvezza dell’anima è l’affare più importante della nostra vita.
2) Altri dicono: Io m annoio a pregare e mi distraggo continuamente.
Questo è dovuto al fatto che il vostro cuore è attaccato alla vanità del mondo; voi amate le creature, il denaro, i piaceri e non amate affatto il Signore.
3) Altri dicono: Io non prego perché non ottengo niente.
Questo succede perché, come già abbiamo detto, o voi siete cattivi, o perché domandate cose cattive, o perché pregate malamente, oppure voi vi ingannate Infatti anche quando vi sembra di non essere esauditi, dovete ricordare che Dio, nella sua infinita bontà misericordiosa, anche se non vi concede quella grazia particolare che voi gli domandate, perché è nociva all’anima vostra nonostante che voi la stimiate necessaria, vi concederà grazie molto più grandi e necessarie di quelle da voi richieste. La nostra preghiera non è mai vana, non è mai sterile perché anche se non ci ottiene quello che noi chiediamo, ci otterrà certamente altre grazie più utili e necessarie.
8. - Osservazione
La preghiera non è fine a se stessa, ma è un mezzo stabilito da Dio per ottenere le sue grazie, per compiere bene il proprio dovere, per salvarsi facendo la sua volontà. Ma se una persona recita molte preghiere a scapito del suo dovere, e porta odio, non vuole perdonare il suo prossimo, calpesta la purezza, commette ingiustizie, ecc., a che cosa gli giova la preghiera? A nulla, perché dice il Signore: «Non chi dice:
Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, questi entrerà nel regno dei Cieli!» (Mt. 7:21).



Fratello carissimo, ti prego, a conclusione di quanto è stato detto, di riflettere su quanto S. Alfonso scrisse nel citato libretto: «Del gran mezzo della preghiera»:
«Tutti i beati, eccetto i bambini, si sono salvati con la preghiera. Tutti i dannati si sono perduti per non aver pregato. Se avessero pregato non si sarebbero perduti».


Perciò ogni giorno ricorri all’arma della preghiera per stare sempre in grazia di Dio e prega Maria Santissima perché ti ottenga la grazia di fare bene i Nove Primi Venerdì del mese per conseguire la Grande Promessa del Cuore di Gesù.

primo Esempio

Delirio che scompare alla vigilia del Primo Venerdì
Nel maggio 1913 si ammalava in Genova un giovanetto tredicenne e la malattia l’assalì con tale violenza che fin dai primi giorni perdeva la conoscenza, né vi era speranza che potesse riacquistarla. La sua povera madre era inconsolabile per il timore che, morendo senza poter ricevere i Sacramenti, potesse perdersi eternamente. O se tutte le madri sapessero amare di questo vero amore i loro figli!
Quel giovanetto aveva già incominciato le Comunioni dei primi venerdì. Poteva il Sacro Cuore di Gesù abbandonarlo in quegli estremi momenti? Erano ormai 15 giorni che era in delirio e si era giunti al giorno 5 giugno, vigilia del primo venerdì del mese. Improvvisamente, con grande sorpresa di tutti, egli si desta come da un sogno e domanda: Che giorno e domani? Il primo venerdì, risponde la madre. E come potrò fare domani la Comunione se mi trovo a letto? Non temere, bambino mio, soggiunse quella giubilante, Gesù è tanto buono che verrà Lui stesso a trovarti, giacché tu non puoi andare in Chiesa.
Fu chiamato subito il Confessore, cui il giovanetto fece con piena lucidità di mente la sua confessione e, dopo breve preghiera, un’altra volta restò privo di sensi e non si ridestò dal suo torpore mortale che il giorno dopo quando gli fu portata la Comunione. Dopo aver fatto un breve ringraziamento si assopì di nuovo. Durante i 12 giorni che ancora visse non diede più alcun seguo di conoscenza. Finalmente il 18 giugno rese la sua bell’anima a Dio, che fedele alla sua Grande Promessa, lo accoglieva nel regno della sua gloria.
(Dal periodico: «La settimana religiosa di Genova)

2° Esempio

«Da circa 50 anni — dice il citato don Antonio Santangelo — il signor Nicola non entrava in chiesa. Non che fosse un mangiapreti, ma quell’abitudine non l’aveva mai avuta. Un giorno pensai come fare per salare quest’anima.
Non vedevo mezzo alcuno. Intanto continuavo a salutarlo per primo e a rivolgergli qualche breve parola passando avanti la sua casa. Un altro giorno pensai: debbo fargli fare i primi Nove Venerdì. Dal pensare... a fare ci sono due mari, tuttavia bisognava cominciare a fargli la proposta e fargliela tante volte.
Un giorno gliela andai a fare. Il signor Nicola trasecolò; gli avessi parlato cinese forse avrebbe capito qualche cosa di più. Di questo ne ero certo; ma pensai:
un grosso albero non si taglia con un solo colpo di scure. Così ritornai di tanto in tanto alla carica, finché un giorno mi disse: Ma faccia come vuole!...
— No, signor Nicola; questo mai. Come posso portagli il Signore se lei non lo vuole ricevere... Se però lo vuole fare entrare a casa sua io glielo porto. — — Può essere che caccio il Signore da casa mia? — “Ci siamo”, pensai. E al 1° Venerdì successivo gli feci cominciare i 9 Venerdì. Non li cominciò con tanto entusiasmo, ma neppure male. Così continuai a porta- gli la Comunione, anche quando lui poteva venire in chiesa con i suoi piedi. Però notai presto il lavorio della Grazia. Cominciò ad attendere la Comunione e a ripetere le preghiere con me, rassegnarsi alla malattia e a pregare da solo.
Finalmente terminò i 9 Venerdì in questo anno 1975. L’indomani dell’ultimo Venerdì, senza che nessuno se l’aspettasse, morì. Gesù l’aveva promesso e Lui sa mantenere la parola».

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