Maria a Medjugorje Messaggio del 2 agosto 2011:Cari figli, oggi vi invito a rinascere nella preghiera ed a diventare con mio Figlio, attraverso lo Spirito Santo, un nuovo popolo. Un popolo che sa che se perde Dio ha perso se stesso. Un popolo che sa che, nonostante tutte le sofferenze e le prove, con Dio è sicuro e salvo. Vi invito a radunarvi nella famiglia di Dio ed a rafforzarvi con la forza del Padre. Come singoli, figli miei, non potete fermare il male che vuole regnare nel mondo e distruggerlo. Ma per mezzo della volontà di Dio tutti insieme con mio Figlio potete cambiare tutto e guarire il mondo. Vi invito a pregare con tutto il cuore per i vostri pastori, perché mio Figlio li ha scelti. Vi ringrazio.

Madonnina delle Lacrime di Civitavecchia: Situazione pastorale a partire dalle lacrimazioni della Regina della Pace




Ero parroco della chiesa di S.Agostino, a Civitavecchia, quando accadde il fatto straordinario. Senza raccontare quanto è successo, adesso riferisco l’assetto pastorale in cui si è venuta a trovare la Parrocchia, a partire dalle lacrimazioni (2 febbraio 1995) fino a quando la lasciai per motivi di salute (novembre 1995). Ritengo che il segno delle lacrime a Civitavecchia sia stato una specie di «spartiacque» per molte persone; certamente è stato per la mia vita. Solamente Dio conosce i cuori; ma sta di fatto che davanti alle lacrime molti lontani si sono istintivamente avvicinati, così come altri, che sembravano membra sicure della comunità, si sono automaticamente dileguati. Penso che non sia finita la cernita.
Così come non è finito ancora l’evento delle lacrime, sebbene il segno fu completato nello spazio di quaranta giorni con la lacrimazione tra le mani del Vescovo, perché i motivi del profondo dolore e pianto non sono stati ancora rimossi. Quelle lacrime, tolte in fretta ed in modo irriverente dalla Criminalpol, non sono state ancora asciugate veramente dalla nostra conversione. Non mi riferisco alle tante conversioni alla grazia o alla riscoperta della fede o al perdono e la riconciliazione; ma, dico, l’Italia ha capito? Civitavecchia si è convertita? E noi, tanti di noi?

Queste lacrime sono realmente «segno di contraddizione», come quel 2 febbraio abbiamo letto che Simeone disse a Maria, nel senso che mettono a nudo le tante contraddizioni che intasano la nostra vita e la nostra coscienza. Le lacrime di Maria ci invitano a guardare dentro di noi: «Perché piangi, Mamma?»... Ma noi preferiamo guardare fuori, che cosa fanno o dicono gli altri, per trovare «chi è stato», «un colpevole» di qualche cosa su cui scaricare responsabilità o qualcuno da colpire. E ci siamo aggrovigliati nei nostri malintesi, nei nostri litigi… È dunque confermato che la nostra Mamma ha tanti motivi per piangere. In parrocchia, nonostante la novità di quanto stava accadendo e la folla enorme venuta da fuori, quella domenica 5 febbraio ebbe luogo «la festa di carnevale dei bambini» già programmata, quasi cercando di «sdrammatizzare la situazione; la stessa cosa fu ripetuta nella domenica successiva.
In un primo momento avevo cercato di far conciliare, alla famiglia e ai parrocchiani, l’evento nuovo con la vita «normale»; ma che ne sapevo io! Dopo un po’ di tempo incominciai a comprendere che il disegno di Dio ci spiazzava e l’andamento abituale della vita non sarebbe stato più possibile. Per tutti, questa doveva essere una gran fatica. Un cambiamento forzato e urgente di mentalità. Per i miei parrocchiani, con tutta la loro buona volontà, risultava senz’altro difficile. La parrocchia, centro della loro vita religiosa e sociale, ora all’improvviso era di tutti, di tutto il mondo; trovavano che lì essi «non erano più nessuno», secondo il loro punto di vista (e non do loro torto). Ma non si può pretendere di fermare il mondo, per non scomodare noi! Da allora, logicamente, la presenza della gente in chiesa aumentò di parecchio, non soltanto la domenica, ma anche i giorni feriali. Se prima, alla Messa prefestiva e alle due festive potevano assistere forse una sessantina di persone (su 1000 parrocchiani), dopo si vedevano frequentemente in chiesa, a diverse ore, persone e gruppi in preghiera, provenienti da ogni parte. Anche le confessioni, da allora, aumentarono sempre di più in numero e in «calibro». Incominciai a chiedere l’aiuto di alcuni sacerdoti di Roma, amici miei (gli «Operai del Regno di Cristo e di S.Maria di Guadalupe»), nelle domeniche, soprattutto per confessare. Verso la Settimana Santa, dopo che il Vescovo mi disse di preparare un posto per accogliere «la Madonnina», affinché fosse venerata dalla gente, ci furono intensi lavori per adattare la chiesa alla nuova situazione. Data l’affluenza, molte delle celebrazioni dovettero essere fatte all’aperto.

Non tocca a me raccontare le dispute, le dichiarazioni, le smentite, le risposte, le richieste, le manovre che ci furono in quel periodo, avendo come epicentro la casa del Vescovo, dove stava la Madonnina. È stato ormai scritto da altri. Passarono così quattro mesi densi di cronaca e di manovre di ogni sorta, fino al 17 giugno, giorno in cui la statuetta fu trionfalmente portata da mons. Grillo alla chiesa di S. Agostino ed esposta in una nicchia blindata alla venerazione dei fedeli.
Ma come vissi io quei quattro mesi? Sempre più travolto in mezzo al turbine crescente. Travolto spiritualmente, intellettualmente, emotivamente, fisicamente. Travolto da un evento che era per me chiaro, sicuro e pacifico, inteso come lacrimazioni avvenute; ma oscuro, insidioso e angoscioso, in quanto nuova situazione conflittuale. L’angoscia di sapere che dietro ogni parola poteva esserci un pericolo, un tranello. L’ansietà di vedermi ogni giorno più bloccato nell’abituale attività di parroco. Il dover pensare a mille cose concrete, delle quali mai mi ero occupato. Il non poter dare più l’attenzione e lo spazio ai quali avevo abituato i miei parrocchiani e altri. Lo stress delle riunioni, dell’amministrazione, della burocrazia. Le insinuazioni: «Stia attento...». Il non vedere più chiaro chi era l’amico e chi poteva essere nemico. Le incomprensioni. I facili giudizi. I litigi. Gli approfittatori. Le notizie. Le emozioni. Il non riuscire. Il non avere più tempo. E la gente a frotte. E i giornalisti. E il telefono in continuazione. E il telefono intervenuto, come qualcuno mi aveva avvisato: «Qualcuno dovrà essere colpito, se si tratta di dimostrare che c’è un reato di associazione a delinquere». E i venditori e rappresentanti di oggetti sacri. E «il servizio d’ordine». E le riunioni del Consiglio pastorale...

Fino a quando il Vescovo tenne la Madonnina in casa sua, potevo ancora vivere con una certa normalità. Ma dopo il 17 giugno la parrocchia fu presa d’assalto. Un mese, due mesi, tre mesi…, dopo un’intera giornata a combattere in quel modo, arrivati alle 11 di sera o a volte alla mezzanotte, si presentavano persone o qualche gruppo che desideravano pregare davanti alla Madonnina: come dire di no? Ma spesso, alle 6 del mattino, c’era già chi suonava il campanello… Alcuni mesi senza poter dormire, mal di testa continuo, perdita della vista, perdite improvvise di memoria. Per più di un anno restai traumatizzato. Il mio racconto andrebbe totalmente fuori dell’ottica e dei limiti di questa mia testimonianza. Mai uno affronta le situazioni come dovrebbe e come vorrebbe. Veramente, il demonio, quando non può frenare, spinge. Non si riusciva a riposare, a dormire la notte, a momenti veri di preghiera, a niente... Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo travolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi... (2Cor 4,7-9).
Anche noi dobbiamo essere «segno di contraddizione», malgrado noi stessi e i nostri limiti:
Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la loro morte e per gli altri odore di vita per la loro vita. E chi è mai all’altezza di questi compiti? (2Cor 2,15-16).«E beato chi non si scandalizza di me (Mt 11,6)».

Sarà degno di Maria chi avrà saputo piangere o soffrire con Lei. Lei è il segno. Il segno ci è stato dato. Dopo che la sua immagine fu portata nella chiesa di S. Agostino ed esposta alla venerazione dei fedeli, Lei ha continuato in silenzio a lavorare in tanti cuori: lo dicono i sacerdoti che lì ascoltano le confessioni. Ma da allora il segno delle sue lacrime, quel poco di sangue che avevano risparmiato le analisi, col passare del tempo e la complicità, forse, della temperatura, dell’umidità e della salsedine, poco per volta è sparito; ne rimase appena una macchiolina grigia sulla guancia destra. Meno male che le fotografie ne rendono testimonianza, benché non di tutte le quattordici lacrimazioni, purtroppo. Non sarà per farci comprendere che adesso il segno di Maria, al posto delle sue lacrime, dobbiamo esserlo noi? Come Gesù lasciò lo spazio e il compito alla Chiesa il giorno della sua ascensione (come dicendo: “Adesso tocca a voi”), così la nostra Mamma pare che dica, dopo quel 17 giugno 1995: Adesso tocca a voi. Piangete con me per amore e non dovrete piangere nel tempo della giustizia. Comprendete ed approfittate il tempo della misericordia, che si offre a voi fino all’eccesso. Per questo dissi alla gente, quando ferveva il lavoro per modificare la chiesetta: «Stiamo attenti a non fare della Mamma che piange un motivo di spettacolo!»

E il giorno dell’arrivo della Madonnina:
Sono contento per l’arrivo della Madonna, ma non in questo clima da festival. Certo, l’avvenimento non doveva passare sotto silenzio e ci voleva senz’altro una certa organizzazione, ma in tutto questo c’è qualcosa di troppo, di eccessivo..., come sarebbe stato eccessivo un arrivo in elicottero... Vedremo se la gente saprà fare qualcosa di più del semplice pensare ad una statuetta. Ritorno a quello che ho sempre detto: ci è stato dato un segno, un segnale importante, e bisogna passare alla svelta al suo significato, a capirlo. Alla luce di quanto detto, come suonano eloquenti le parole di San Pietro, se vogliamo applicarle alla Madonnina! Leggiamo in 1Pt 2,1-5:

Deposta dunque ogni malizia e ogni frode,
le ipocrisie, le gelosie e ogni maldicenza,
come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale,
per crescere con esso verso la salvezza,
se davvero avete già gustato come è buono il Signore.
Stringendovi a LEI, PIETRA VIVA, rigettata dagli uomini,
ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati
come pietre vive per la costruzione di UN EDIFICIO SPIRITUALE,
per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio,
per mezzo di Gesù Cristo.

22 dicembre 2004

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