Maria a Medjugorje September 6, 1984:Dear children! Without prayer there is no peace. Therefore I say to you, dear children, pray at the foot of the cross for peace. Thank you for having responded to my call.

MADONNINA DI CIVITAVECCHIA, PORTA A PORTA: È VERO SCOOP?

Un uomo dice di aver sporcato lui di sangue la statuina delle presunte lacrimazioni del ‘95. Intervistato da una giornalista che sta per pubblicare un libro sulle sue rivelazioni, sostiene che, tagliatosi col filo del gas della sua moto, accarezzò l’ effigie e la sporcò. Ma la sua testimonianza resa dopo 20 anni presenta molte incongruenze. E soprattutto non collima con quelle rilasciate subito da chi era presente le volte (14) che la Vergine pianse




Colpo di scena nella vicenda della Madonnina di Civitavecchia? No. Ma la cronaca impone di riferire di alcuni sviluppi emersi che, se privi di fondamento, gettano discredito grave e gratuito sull’ evento e le persone coinvolte. Nella puntata di Porta a Porta del 20 febbraio scorso il signor Ivano Alfano, supportato dalla sua compagna, Leandra, ha dichiarato che il sangue sulla statuina di gesso nel giardino della famiglia Gregori il 2 febbraio 1995 lo ha messo lui. Secondo le sue dichiarazioni, in quel giorno fece un giro in moto con la fidanzata. In località Pantano i due parcheggiarono, decidendo di far due passi a piedi per cercare qualcosa da mangiare. Sul cammino si imbatterono nella piccola grotta dei Gregori e vedendo la Madonnina, preso da devozione, l’ uomo fu spinto a toccarla. Ma il simulacro si sporcò di sangue sotto gli occhi, nel lato destro del viso, e fu a quel punto che Alfano si avvide di essersi tagliato col filo del gas del motociclo. Cercando di rimediare, strofinò la ferita anche sull’ altra guancia della Madonna, ma ritrasse subito la mano avvedendosi che stava peggiorando la situazione. In quel mentre vide arrivare un uomo con una bambina in braccio – «probabilmente Fabio Gregori con la figlia Jessica» – e, imbarazzato, si dileguò insieme con Leandra. Di fronte a una foto delle lacrimazioni, Alfano aggiunge, meravigliandosi, che il danno da lui provocato investiva solo il viso del simulacro e, specialmente, nel lato destro, e che, pertanto, non sa spiegarsi come mai il sangue sia maggiore di quanto lui ricordi e che raggiunga anche il tronco della statua.

La sua testimonianza è già stata raccolta nel libro Il segreto delle lacrime, in odore di stampa per Graus Edizioni. L’ autrice è la giornalista di Porta a Porta Vittoriana Abate insieme con la collega Maria Teresa Fiore, vicedirettore di Rai Uno, la stessa rete su cui il programma viene trasmesso, e Bruno Vespa lo ha lanciato con forza, con tutti i crismi dello scoop. 

«La sensazione, dal di dentro, è che la puntata sia stata organizzata senza dare la possibilità di un autentico contraddittorio, ma per accreditare le rivelazioni di questo signore». Il rilievo viene da padre Flavio Ubodi, il teologo cappuccino vicepresidente della Commissione diocesana incaricata del caso, nel 1995, dal vescovo di Civitavecchia, Girolamo Grillo. Ubodi, durante la puntata di Porta a Porta in collegamento dal convento di Orvieto, era stato, infatti, invitato in occasione dei 25 anni delle lacrimazioni, ma nessuno lo aveva informato dell’ esplosiva sortita di Alfano fino al momento della registrazione. «Anche gli altri ospiti, monsignor Rino Fisichella e il giornalista Gaeta, dallo studio, hanno appreso in diretta i nuovi contenuti offerti». Non perdendosi d’ animo il frate, notando nelle dichiarazioni di Alfano numerosi punti oscuri ha provato ripetutamente a chiedere la parola: «Ma», ci spiega, «il regista mi ha negato la possibilità di replica, e neppure mi ha permesso di chiarire altri aspetti importanti sui fatti di Civitavecchia che avevamo concordato preventivamente».

Fin dal principio del racconto di Alfano emergono, secondo Ubodi, «dei fattori eclatanti che proprio non quadrano: se avevano fame, è curioso che i due escursionisti abbiano lasciato la moto nell’ estrema periferia di Civitavecchia; sulla via Fontanatetta, poi, un rettilineo lungo un paio di chilometri in cui ancora oggi, ma era peggio allora, ci sono pochissime abitazioni circondate dai campi, con un’ unica trattoria e un servizio di generi alimentari presso la parrocchia. Inoltre, non si capisce come il signor Alfano abbia potuto vedere la Madonnina senza aver violato la proprietà privata, dal momento che la grotta era assolutamente nascosta alla vista dalle siepi del giardino e, per di più era e rimane rivolta sull’ ingresso della casa, cioè nel verso opposto di chi guarda dalla strada».

Padre Ubodi, quindi, ci rimanda di nuovo al suo volume Civitavecchia 25 anni con Maria (Edizioni Ares, vedi Maria con Te n. 5), in cui si dà conto di un’ articolata mariofania che comprende, oltre alle lacrimazioni di sangue, altri segni oggettivi e un ciclo di apparizioni della Madonna con oltre 90 messaggi fra il 2 luglio 1995 e il 17 maggio 1996. Per quella che considera la corretta e veritiera lettura di quanto accaduto nel giardino della famiglia Gregori ai primi di febbraio 1995, indirizza, in particolare, al 1° capitolo del libro, in cui si riportano le testimonianze della famiglia Gregori, del parroco, del vescovo, ma anche, per la prima volta, le numerose deposizioni rese, sotto giuramento, alla Commissione diocesana da alcuni dei testimoni delle lacrimazioni fra i quali sei poliziotti e due vigili che si trovavano sul posto per ragioni di ordine pubblico.

Rileggendo le ricostruzioni di Fabio Gregori e di sua figlia Jessica ci si accorge immediatamente che esse non sono conciliabili con quanto riferito da Alfano. Infatti, questi asserisce di aver visto arrivare un uomo con la figlia in braccio, probabilmente Fabio e Jessica, e di aver avuto il tempo di fuggire via con la fidanzata, mentre negli atti processuali i Gregori irrompono sulla scena delle lacrimazioni direttamente dalla porta di casa, che sta dirimpetto alla grottarella, a non più di quattro metri, e oltretutto sono in tre, perché Fabio ha in braccio il figlio maschio Davide e Jessica gli è accanto.La sera del 2 febbraio, dietro invito di don Pablo Martín, il parroco dei Gregori, la grotta della Madonnina viene ispezionata da Enea Fabio Rubolotta, un colonello dei Bersagliari in Ausiliaria che in passato aveva svolto compiti di Polizia militare. La sua relazione è molto interessante perché, mentre il signor Alfano riporta di aver macchiato la statua sotto gli occhi, il colonello Rubolotta afferma che «entrambi gli occhi erano perfettamente colmi di liquido rosso…, il sangue riempiva totalmente l’ interno dei globi oculari» e che «la statua si era comportata come se fosse una persona vera e non una riproduzione di gesso».

Inoltre, se Alfano asserisce di aver in qualche modo pasticciato la guancia destra della Madonnina e poi di aver maldestramente cercato di pulirsi sul lato sinistro senza aver invaso il tronco della statua, Rubolotta, trovandosi qualche ora più tardi di fronte a quella stessa prima lacrimazione, parla di rivoli di sangue che scendono oltre il volto e che gli si mostrano «di una delicatezza commovente e di una perfezione pittorica indicibile». Cosa per altro comprovata dalle foto della Madonnina scattate in quel giorno. Ma i documenti della Commissione entrano nel merito anche delle successive 12 lacrimazioni, verificatesi nel giardino fra il 3 e il 6 febbraio 1995, e della 14 a lacrimazione avvenuta nelle mani del Vescovo il 15 marzo successivo, a casa sua. Orbene, ci sono numerose persone che hanno dichiarato di aver visto in giorni e orari diversi le lacrime formarsi o in movimento. Per esempio, quando la Madonna ha pianto nelle mani di monsignor Grillo erano presenti anche la sorella, il cognato, una suora… e tutti costoro hanno rilasciato una dichiarazione giurata. Altri lo hanno dopo aver assistito alle lacrimazioni del giardino. Come Arianna Roscioni, all’ epoca studentessa, che in data 4 febbraio dichiara di aver visto «una nuova lacrima che si espandeva», o di Luigi Lava, operaio che all’ 1 e 15 di notte di domenica 5 vede «gonfiarsi gli occhi della statuetta e fuoriuscire un liquido rosso che delicatamente scendeva lungo il volto». Più tardi, alle 9 e 30 del mattino, sul posto c’ è la giornalista Cristiana Vallarino del Messaggero: «Ho visto scorrere del sangue e ho detto: “Le lacrime si muovono”». La sera del sabato, alle 20 e 15, c’ era il suo collega Massimiliano Marasco, che poi ha sottoscritto: «Ho visto il formarsi della goccia e il suo scorrere fino all’ altezza dello zigomo. Vicino a me c’ era il comandante Giancarlo Mori». Costui era il capo dei vigili urbani di Civitavecchia, ed ecco che cosa ha visto: «Da sotto gli occhi della statuina stava affiorando una sorta di trasudazione rosea con molta lentezza e man mano che assumeva consistenza colava. Ho osservato il fenomeno per due minuti e mezzo… La quantità del liquido era proporzionata al viso della Madonna».

In tutte queste situazioni documentate, successive al 2 febbraio, il signor Ivano Alfano, con il suo dito ferito, dov’ era? 

Fonte: https://m.famigliacristiana.it/articolo/madonnina-di-civitavecchia-porta-a-porta-e-vero-scoop.htm

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