Maria a Medjugorje Messaggio del 2 febbraio 1983:Compite bene i vostri doveri e fate ciò che la Chiesa vi chiede di fare!

Ghiaie di Bonate: SETTIMA APPARIZIONE





venerdì 19 maggio 1944

Il parroco don Cesare Vitali e la popolazione di Ghiaie in genere si manteneva neutrale, in atteggiamento di attesa. In mancanza di prove decisive, presumeva, saggiamente, una spiegazione naturale del fenomeno. Ai confratelli che gli chiedevano spiegazioni, don Cesare non nascondeva il suo scetticismo. Anzi, esasperò qualche aspetto negativo di cui, più tardi, dovette rammaricarsi. A ogni modo, oggi, don Cesare è deciso ad appurare la faccenda del Torchio e andare fino in fondo. Ormai non si può più fingere che non stia succedendo niente. Come fare, però?
È’ venuto a sapere che la piccola Itala, dal lunedì scorso, accompagna ogni giorno Adelaide alle apparizioni. Itala è piccolina, ingenua e senz'altro si sarà confidata con la nonna... Così invita questa alla canonica di buon mattino. Sennonché Itala parla poco e risulta che sua nonna non è meglio informata degli altri. Non rimane altro che ricorrere direttamente ancora alla protagonista dei fatti, cioè Adelaide, e alle testimoni più vicine: Maria e Nunziata. Lo sa benissimo che le cugine sono parte interessata, ma non ha altra scelta. Del resto il parroco, dopo la sua investigazione, potrà lavarsene le mani e deferire il tutto alle autorità superiori, cioè al vescovo. Adelaide dice di avere un segreto per il vescovo? Benissimo. Ottima occasione per inviarla al vescovo. Vedrà lui poi che cosa fare...
Maria, convocata dal parroco, sveglia la piccina, la prepara come si deve: vestita da festa, con l'immancabile nastro rosa nei capelli, la porta in canonica. La porta di corsa, sia per sfuggire alla gente che cominciava già a riversarsi in strada, sia perché l'ora dell'appuntamento era già passata.
Il parroco interroga di nuovo la bambina, in modo sommario. Adelaide, a testa bassa, ritrosa, con parsimonia e a scampoli, comincia a narrare la storia...
« Basta, basta! », la interrompe il parroco, che la conosceva già e che quella mattina doveva recarsi a Bergamo dal vescovo.
« Questo lo so. Dimmi piuttosto: è vero che hai un segreto per il vescovo? Non potresti farlo sapere anche a me? »
« No, tu non sei il vescovo », risponde imbarazzata ma tenace la bambina, che saprà resistere a tutte le altre abili insistenze del parroco.
Don Cesare, per quel giorno, si accontentò e partì per Bergamo dove ragguagliò sui fatti del Torchio il vicario generale.
Partito il parroco, la bambina in canonica rimase in balia di tutti i curiosi, in gran parte sacerdoti, che invadevano in continuazione la casa parrocchiale.
Adelaide non rispondeva sempre, forse perché assonnata e stanca o forse perché le domande superavano il suo livello mentale, non le capiva.
Maria pensava che quel silenzio e quella ritrosia fosse capriccio o scontrosità per cui la rimproverava: « Brutta zuccona, perché non parli? Parla, dunque! »
Naturalmente non mancarono coloro che, troppo frettolosamente, videro in questi interventi di Maria la prova di un influsso sinistro che avrebbe esercitato sulla piccola. Come non mancò il solito prete che si investì della parte di inquisitore e con blandizie e inganni cercò, sempre inutilmente, di strappare il segreto alla veggente.
Anche il curato don Italo Duci cercò di interrogare Adelaide da sola. Ma essa scoppiò a piangere, pestò i piedi e non si acquietò se non quando venne ammessa al colloquio anche Maria. Ma ormai la piccola era agitata, impaurita e qualche singulto continuava a turbare l'interrogatorio per cui, per quel giorno, don Italo non le cavò nulla.
Giunse anche un fotografo: Adelaide fu ritratta in due o tre pose diverse. Poi altri curiosi e così la tempesta di domande ricominciò. Ormai la piccina deve avere la nausea e deve aver pensato ciò che espresse chiaramente più tardi: « Ma se ho già detto tutto, tante volte! Andate a farvelo raccontare da chi l'ha sentito e perfino scritto! »
Prostrata dalla noia, volle ritornare a casa. Battevano le lì al campanile. C'era molta gente per strada. Una signora con la macchina raccoglie le due donne e chiede in compenso di essere accompagnata al luogo delle apparizioni. Durante il viaggio recitano il rosario, ma la bambina, stanca e distratta, non risponde.
A mezzogiorno Adelaide riesce finalmente ad arrivare a casa, ma sulla piazzetta antistante una signora la blocca e la scongiura: « Adelaide, cara, ti prego, ricordarti di mio marito che da tempo non mi scrive più. Vedi, io non so più che cosa pensare: alcuni dicono che è morto, altri che è ancora vivo. Ti ricorderai, Adelaide? », e le regala un bel pezzo di pane bianco, cosa rarissima per quei tempi.
« Si, si, mi ricorderò ».
Una ventina di giorni dopo, la signora venne a sapere dalla radio italiana che il marito viveva ancora, sano e salvo. Si diffuse allora la voce che Adelaide quel giorno le avesse risposto: « Sì, io pregherò, però sta' sicura che tuo marito vive ancora ».
Questa e altre voci circolavano fra la gente, sempre a caccia di stranezze e di fatti sensazionali. Adelaide, in seguito ricordando questi fatti, negava di avere dato questa risposta e protestava decisa e indispettita contro coloro che le avevano inventate.
E’ mezzogiorno dunque, ma ormai per Adelaide non è più l'ora del pranzo e spesso non c’è più neppure il pranzo. Quel giorno lo dovette saltare perché l'amore e la devozione della folla sfociò, come spesso accade, nella crudeltà. La folla è sempre egoista. Quel giorno non riconobbe alla piccola il diritto di avere fame, come non riconobbe mai a lei, appena settenne, il diritto di essere stanca, sfinita. Ognuno la voleva per sé, almeno per un minuto. La cucina era gremita di visitatori e Adelaide riuscì a rifugiarsi in casa della cugina Maria. Qui, sull 'uscio, seduta su un masso di pietra, riuscì a mangiare una fetta di salame cotto.
Verso le 13.30, la sorella Catì la trova fuori dalla casa di Nunziata stanchissima, sonnacchiosa:
« Andiamo a letto, vieni! », la invita.
Ma Adelaide, come tutti i bambini, non si rassegna ad andare a letto a quell'ora. È per loro una cosa odiosa, come se si sottraesse tempo prezioso ai loro giochi. Così, anche Adelaide, dispostissima ad addormentarsi quando la prende il sonno, magari in chiesa o durante il catechismo o sui banchi di scuola, non è per nulla disposta ad addormentarsi quando vogliono gli altri.
Cati è una cara ragazza, un'ottima sorella (che più tardi si farà suora e diverrà superiora generale della sua congregazione), ma ha i nervi a fior di pelle. Insiste, si arrabbia, la scrolla (allora si usava così come preavviso di botte in arrivo) e la trascina a casa di Nunziata per darle una lezione. Quando Catì si arrabbiava, diventava manesca. Ma, buon per Adelaide, qui c'erano tre suore Sacramentine che ne approfittarono per interrogarla. Figurarsi, era proprio il momento quello di porre domande, con quelle acque agitate! Adelaide, imbronciatissima, non alzava neppure la testa, non rispondeva. Si limitava a frignare...
« Ma rispondi, dunque, alle suore, zuccona! »
Inutilmente. Catì non ci vide più, la picchiò e d'autorità la portò a letto. Peggio di così non poteva andare. Ormai c'erano tutti gli ingredienti perché Adelaide non si addormentasse. Infatti si ribellò, pianse ostinatamente. Nella camera c'era un quadretto rappresentante la morte del giusto e del peccatore, con relative scene di angeli e di demoni. Catì, al limite dell 'esasperazione, chiama in aiuto anche i diavoli: « Guarda quel quadro, vedi quel diavolo? Ecco viene a prenderti, perché sei troppo cattiva. Guarda, viene, ecco che viene, è lì. Che paura, io scappo...». E scappa sul serio.
La piccina che crede vivamente agli angeli come ai demoni, grida terrorizzata: « Catì, Catì, Catì! »
« Brutta zuccona, ti chiudo a chiave, sta' li, crepa! »
« Catì, Catì, aprimi! »
Catì, tutto un sussulto d'ira, rientra in camera e si mette a cullare la sorellina per farla dormire, ma l'avrebbe graffiata dai nervi che aveva: « Dormi, dormi, dormi, finalmente! »
Ma Adelaide si ricordò che a buon diritto non si può dormire a stomaco vuoto, non avendo pranzato e dice:
« Ma io non ho ancora mangiato! »
« Ah, e perché non l'hai detto prima? ». Catì la conduce in cucina. Nunziata le prepara un uovo. Ma l'uovo non piace ad Adelaide, che invece accetta e mangia di gusto pane e stracchino offertole da una zia di Nunziata.
Mentre mangiava, era ancora umida di lacrime e tra un boccone e l'altro era ancora agitata dai singulti. E Catì continuava a ribollire dentro: « Sei piena di vizi [troppo coccolata!] e di capricci. Perché fai tribolare tanto? »
La crisi stava sciogliendosi lentamente... ma riscoppiò acuta quando si riparlò di letto. Catì non ce la faceva proprio più e chiamò in aiuto il papà che picchiò la bambina e la riconsegnò a Nunziata: « Prendila, portala a letto e, se non fa giudizio, chiamami che gliene do altrettante ».
Nunziata la riportò a letto. Ma tutto risultò inutile. Non c'è di peggio che picchiare i bambini quando sono in quelle condizioni, per ottenere l'effetto contrario... E così inutili furono i regalucci, i libri, le immaginette sacre, i gingilli con cui la buona Nunziata la ricoprì. Vane furono le parole dolci, invano tentò di dormire con lei, invano la picchiò anche lei. Disperata, Nunziata la riportò da basso, in cucina: « Oh! Tu non vedrai più la Madonna, sei troppo capricciosa e cattiva. Bisognerà rinchiuderla questa bambina, perché la gente sta viziandola ».
La cugina Maria non resistette più a questo spettacolo di capriccio e di esasperazione di Adelaide e, per non vedere che la picchiassero ancora, si allontanò.
La piccola stava ora in cucina, seduta su una panca, silenziosa, tetra, avvilita. Per fortuna, a liberarla dalla situazione imbarazzante e senza sbocco in cui si era cacciata, giunse un carabiniere di Bonate Sotto, amico del babbo, un simpatico mattacchione e per questo più conosciuto col soprannome di matoch che con il suo vero nome. Entrando in casa dice a voce alta: « Dove è quella bambina che è come tutte le altre? », scherzando intenzionalmente.
Adelaide si fa rossa in viso e china la testa.
« Ecco », continua il carabiniere, « vorrei farti vedere mia moglie, ma lei è malata e non può camminare. E qui fuori sul carretto. Come facciamo? »
« Vengo io », risponde Adelaide quando sente la parola « carretto », annusando subito la possibilità di una passeggiata su un carretto che era sempre meglio della carriola.
La bambina esce, monta sul carretto, chiacchiera con la signora, mentre il carretto percorre il viottolo verso il luogo delle apparizioni e poi ritorna in piazza. Rientra in casa divertita (ci voleva tanto poco per fare divertire una bambina di quel tempo), ma anche infastidita dalla folla che premeva fuori e dentro casa. Doveva sempre rispondere a tutti, rispondere su tutto, anche là dove la « sua Madonna » non le aveva detto nulla. Era logico e naturale che rispondesse con indifferenza, annoiata, talora indispettita e talora maleducata.
Si presenta questa sera la dottoressa Eliana Maggi, medico condotto della vicina Pontida. Fu il primo medico che, con coraggio, rischiò la riputazione professionale, partecipando per amore di scienza e di pietà ai fatti di Ghiaie. Da questa sera in avanti, sarà sempre presente alle apparizioni, testimone fedele e preziosa che renderà grandi servizi alla commissione medica di accertamento dei miracoli, indagatrice abile, generosa, soprattutto libera e onesta.
Prima che si andasse al luogo delle apparizioni, la dottoressa volle sottoporre la piccina a una sommaria visita medica: la trovò perfettamente sana e normale. Quando giunse Liliana, Adelaide la accolse come un'amica e le mostrò i regali ricevuti. Mancavano trenta minuti alle 18. A questo punto Adelaide disse alla cugina Maria di portarla sul posto.
« Andiamo! », comanda.
« Dove andiamo? »
« Andiamo "in giù"».
« Ma è ancora troppo presto », osservano le cugine e Liliana.
« No, no, mancano appena venticinque minuti ».
Un sacerdote presente consulta l'orologio. Esatto. In vista non c'erano orologi e per di più, quasi sicuramente, la bambina non sapeva leggere le ore.
« Allora andiamo! », dicono gli astanti.
In cucina una donna domanda se i malati si debbano « portare in giù » alla Madonna.
« No, la Madonna mi ha detto che non è necessario portarli in giù; è lo stesso », risponde la piccola.
Il marito della maestra, il signor Verri, che attende in cucina, dice alla veggente: « Stasera ti porto io, Adelaide, vuoi? ». E senza aspettare risposta, la solleva e se la pone sulle spalle.
Nunziata raccoglie i biglietti delle suppliche.
« Dalli a lei, Nunziata », le dice Adelaide, accennando a Liliana.
Questa prende il cesto dei biglietti. Si parte. Precedono, fendendo la folla, i due fedeli sergenti, i quali, come la sera precedente, avevano disposto sul luogo un cordone di uomini entro il filo del recinto. Ma col crescere della folla si moltiplicavano le difficoltà del tragitto. Quella sera furono calcolate non meno di diecimila persone, tutte convergenti e stipate attorno al piccolo recinto. Adelaide comincia a dare segni di sofferenza, sembra voglia piangere. La sua consueta serenità questa sera è turbata. Vuole sentirsi vicino almeno Maria e le tende la mano.
Sotto gli urti implacabili della moltitudine, Liliana perde gran parte dei bigliettini. Perde contatto anche con Adelaide e deve rinunciare ad assistere da vicino alla visione. Anche questa sera Nunziata, risucchiata indietro brutalmente, non ebbe la forza di reagire e ritornò sui suoi passi piangendo.
Finalmente si arriva al luogo. Tentano di collocare la piccola qualche metro più a nord del punto consueto. Adelaide se ne accorge e, senza incertezze, si rimette al suo posto esatto. E là, in piedi. E un po' congestionata per la fatica del tragitto, ma non tarda a riprendere il colore e la tranquillità normali.
Fra i vicini scorge la sorella Catì: « Catì, Catì, vieni qui con me », la chiama, quasi piangendo. Con lei vicina si sente più sicura. Catì si avvicina e dà la mano alla sorellina.
Ma il signor Verri, o perché vedeva in quel gesto delle influenze interessate o perché era venuto a sapere che aveva picchiato la piccola, la allontana, minacciandola:
« Se vieni qui ancora, ti do un... Non vedi che la tua presenza fa piangere la bambina?»
Catì, piangendo d'ira, si scosta.
Il cielo si mette a gocciolare. Adelaide sta in piedi con la corona del rosario in una mano e con un plico di biglietti nell'altra. L'attesa della visione si fa lunga questa sera.
Alcuni presenti guardano l'orologio e cominciano a dirsi: « Sono le sei, sono passate le sei... »
Adelaide fa cenno a Maria affinché si continui a pregare. Questa recita il rosario ad alta voce. Poi si cantano le litanie. La piccina risponde sottovoce.
La dottoressa Maggi riferisce di Adelaide: « Il suo aspetto mi pareva calmo, sereno con un soffuso senso di attesa, come chi, attendendo, cerca qualche cosa continuamente, vagando con lo sguardo in avanti verso oriente, all'altezza delle piante antistanti ».
Verso le 18, poco prima della visione, Adelaide si volge indietro verso Maria, le chiede la cesta dei biglietti e se la pone davanti ai piedi. Quelli raccolti in casa di Nunziata si erano persi lungo la strada.
« A un certo punto delle litanie la bambina ammutolisce, il suo viso si fa pallido », riporta la dottoressa Maggi che si trova accanto, « e pare concentrare ancora di più la sua attenzione verso oriente. La cugina che l'accompagna le domanda se è arrivata la Madonna. Alla sua risposta affermativa, io iniziai gli esami clinici. Punsi la piccola alla scapola sinistra, poi al braccio, quindi al polso e alle mani giunte, in tempi diversi. Ho potuto riscontrare così una sensibilità meccanica, ma non psichica. Infatti la piccola sussultò sempre a ogni puntura, ma non distolse lo sguardo dal punto che concentrava tutta la sua attenzione e non reagì diversamente a tutte le altre bucature. Il polso, 85 all'inizio della visione, pur essendo ritmico e valido, scese a 72 durante e fino alla fine dell'apparizione... Abbondante sudorazione costrinse i circostanti ad asciugarle il viso frequentemente. Notai che teneva gli occhi semiaperti e sulla sclera, proprio lungo l'asse visivo, era visibile una netta linea di arrossamento della congiuntiva che persistette oltre la visione con una particolare lucentezza del globo oculare. Chiesi alla piccola perché le bruciassero gli occhi ed essa, pronta, mi rispose: "È lo splendore della Madonna che mi fa bruciare gli occhi".
« Durante il periodo di questa presunta visione, la piccola tenne sempre gli occhi verso oriente, rispondendo con precisione e qualche volta con lentezza alle domande fattele; proprio come quando si è attenti a una cosa interessante ed essendo chiamati non sentiamo che più tardi la voce che arriva alla nostra percezione ».
Poi Adelaide scioglie le mani, si passa il fazzoletto sul viso per asciugarsi il sudore e gira attorno lo sguardo.
« Non c’è piu nulla Adelaide? », le si domanda.
« No, è andata».
La visione era durata più di cinque minuti.
« La visione è finita! », annuncia il sergente.
« Che cosa ha detto la Madonna? », domanda la folla.
« Fra due mesi verrà la pace, se preghiamo! », risponde una voce.
Si riparte verso casa. Il signor Verri toglie la piccina di mano a Maria, la prende in braccio e si incammina. Segue una moltitudine insaziabile, rumorosa, ondeggiante. Adelaide giunge a casa estenuata. Tra l'altro, qualcuno aveva sparato in aria, vicino a lei, sia nell'andata sia nel ritorno, forse per intimorire e bloccare la folla incontrollabile. La cucina è già stipatissima. La folla tumultuante fuori urla che vuole vedere la bambina e sapere anche questa sera ciò che ha visto, ciò che aveva detto la Madonna e che cosa sarebbe stato dei malati...
E così, anche questa sera, Adelaide fu portata sul terrazzino, in piedi sopra un tavolino. Maria è alla sua destra:
raccoglie le domande che vengono dalla piazza, le presenta alla piccina, riceve le risposte da lei, le traduce alla meglio in italiano e le passa ai due sergenti che le comunicano al pubblico...
Come si vede, i « passaggi » sono parecchi, troppi per pretendere l'esattezza. Poi Adelaide trova ancora riparo in solaio.
I parenti dapprima cercano di far correre la voce che la piccola era stata messa a letto, poi che si sentiva male... Ma nulla valse a convincere la gente ad andarsene. Alcuni l'avevano seguita perfino in solaio. E poi da varie parti si mormorava: « Povera piccola! Portarla in solaio! E una cosa proprio indecente... c'è corrente d'aria in solaio. Si buscherà una polmonite, sudata e accaldata com’è!»
Allora Adelaide viene portata in camera da letto di Nunziata. Sotto la raffica delle domande disordinate e impazienti, la bambina risponde vagamente, a strappi, incerta, ripetendo spesso, per togliersi d'imbarazzo, ciò che aveva comunicato le sere precedenti... Talvolta sembra che straparli perfino...
Sarebbe bastato molto meno a persone un po' intelligenti per rendersi conto che il livello di stanchezza e di prostrazione mentale della bambina era giunto a livelli tali che insistere non solo era crudeltà ma perfino assurdo. Del resto, era dal mattino presto di quella giornata che Adelaide era in piedi e aveva dovuto sostenere tanti interrogatori e tante sollecitazioni. Non aveva neppure potuto mangiare a mezzogiorno e fu picchiata più volte. Per questo ho cercato di essere il più completo possibile nel narrare la cronaca della giornata, affinché ci si renda conto a quale punto di sfinimento una piccola veggente possa giungere all'apparizione e dopo.
Nei riguardi di Adelaide c'era solo da meravigliarsi come mai avesse ancora la forza di stare in piedi. Quale fosse il vero contenuto della visione di questa sera non si seppe mai, almeno finché non furono pubblicati i resoconti-diario di Adelaide anni dopo.
Dal terrazzino o loggetta, quella sera era stato annunciato che « la Madonna era apparsa di nuovo con il Bambino e san Giuseppe, come le altre sere, e aveva ripetuto quello che aveva detto gli altri giorni. Fra due mesi ci sarà la pace, ma solo se si pregherà e si farà penitenza. .
Ma dal cortile una voce di donna aveva gridato: « No, falso; la Madonna ha detto due anni! »
Il sergente turbato, si era interrotto e per risolvere la controversia si era rivolto ad Adelaide: « Ma che cosa ha detto la Madonna? Due anni o due mesi? »
« Due mesi! », risponde la bimba con le dita e con le labbra.
« Allora dillo tu alla gente! »
« Ha detto due mesi », comunica Adelaide al popolo ammutolito.
Poi il sergente continua: « Non è necessario che i malati vengano portati sul luogo delle apparizioni: essi guariranno anche nelle loro case, purché abbiano fede. Domenica ci sarà un grande avvenimento...». Poi, premettendo che ciò che avrebbe detto era un suo consiglio personale, soggiunge: « Si raccomanda a tutti di non esasperare le cose e di non dire di più della verità, affinché la religione non venga disprezzata ».
Ma qualcuno aggiunge, con l'intenzione di placare la folla ottenendo invece l'effetto contrario: « La bambina ha detto che la guerra finirà fra due mesi. Il resto che ha detto la bambina è riservato all'autorità».
Non ci mancava che questa frase per stuzzicare ancora di più la curiosità. Che cosa si nascondeva dietro quel « riservato all'autorità»?
Quella sera, girando per il paese, si raccoglievano voci amare, velenose: « Si sa, tutto ciò è affare dei preti... hanno preso la bambina più stupida del paese, l'hanno istruita e manipolata per bene, poi l'hanno mandata a fare la marionetta laggiù. Intanto essi ci guadagnano... i fondi della parrocchia saranno stati magri e c'era bisogno di rinsanguarli... Le suore sono a corto di denaro e, d'accordo col parroco, hanno istigato la bambina a recitare...»
Altri invece: « Ma sono questi i modi di fare? Se la Madonna è apparsa, è apparsa per il popolo e non per le autorità, né per le commissioni... »
Adelaide fu tolta dalla loggetta e portata da basso, nella stanza da letto dei genitori. Ma neanche qui poté trovare pace. Quando fu chiusa a chiave, era già gremita di gente. E qui, in questa stanza, quella sera don Cortesi, che avrà un ruolo importantissimo per non dire predominante in questa vicenda, poté parlare alla bambina per la prima volta.
Era giunto alle Ghiaie fin dalle prime ore del pomeriggio e si era portato alla canonica. Aveva ascoltato dal parroco e dal curato i racconti. Aveva potuto osservare il luogo dell'apparizione, mentre questa avveniva, dalla « costa », distante un cinquecento metri circa. Non aveva potuto vedere la bambina neppure con il cannocchiale, perché coperta dalla massa di gente. Più avanti però riuscì a entrare in casa Roncalli.
Così egli ci descrive la scena: « La piccola è seduta sulla sponda del letto, con le gambe penzoloni, tutta accaldata, soffocata da un cerchio di volti, massacrata dal continuo fuoco incrociato delle domande: essa risponde malvolentieri, sottovoce, colla testa bassa. Non prende mai spontaneamente la parola. Non aveva tutti i torti la piccola a mostrarsi ritrosa e forse un tantino scontrosa... »
Don Cortesi, a poco a poco, riesce ad accattivarsi la fiducia di Adelaide. Ma anche lui fa domande e così riesce a sapere che la bambina vede dello « splendore »; che per qualche minuto dopo la visione, gli occhi le dolgono, che all'avvicinarsi della Madonna « il cuore comincia a batterle... »
Purtroppo la giornata per Adelaide non è ancora finita. Alle 20.30 con le sorelline Palmina e Nunziatina deve avviarsi nascostamente verso la Roncola con la zia Amabile.
Il papà le accompagna fino al fiume Brembo. Giungono alla Roncola proprio mentre la campana richiama i fedeli alla piccola funzione del mese di maggio. Anche Adelaide entra in chiesa, poi visita il parroco che le offre un budino. A casa della zia, cena e poi va a letto. Finalmente era terminata quella giornata divenuta ormai impossibile. Pensiamo una delle più lunghe della sua vita.
Intanto, alle 21.30, il parroco di Ghiaie invita d'urgenza Maria in canonica e le comunica che, l'indomani mattina, Adelaide deve essere portata a Bergamo dal vescovo, che la aspetta.
« Ma la bambina è alla Roncola e adesso è notte. Come facciamo? », osserva Maria.
Si accordano che l'indomani, di buon mattino, Maria si sarebbe recata alla Roncola, avrebbe preso la piccola e l'avrebbe portata a Bergamo. Al Torchio era ormai notte fonda e tuttavia pullulava ancora di pellegrini.
Di questa apparizione Adelaide nel suo Diario scrive:
« 19 maggio. Come tutte le altre sere andai al mio posto ove era stata portata una pietra di granito sulla quale io salivo durante le apparizioni: vidi il punto luminoso e in esso la presenza della Santa Famiglia. La Madonna aveva il velo e il vestito celeste. Una fascia bianca le cingeva i fianchi:
aveva le rose ai piedi e la corona fra le mani. Gesù Bambino vestiva ancora di rosa con le stelline d'oro e le manine congiunte. Il suo volto era sereno, quasi sorridente. San Giuseppe era sereno ma non sorrideva, vestiva di marrone, dalle sue spalle scendeva un pezzo di stoffa pure marrone a forma di mantello e nella mano destra teneva un bastoncino con un giglio fiorito. C'erano ancora gli angioletti. La Madonna mi guardò sorridendo ma io presi per prima la parola e le manifestai il desiderio di molti con queste parole:
« Madonna, la gente m'ha detto di chiederti se i figli ammalati devono proprio essere portati qui per essere guariti". Con voce paradisiaca Ella mi rispose: "No, non è necessario che proprio tutti vengano qui quelli che possono vengano, ché secondo i loro sacrifici saranno guariti o rimarranno malati però non si facciano più gravi peccati».
« La pregai di fare qualche miracolo, affinché la gente potesse credere alle sue parole. Mi rispose: «Verranno anche quelli; molti si convertiranno e io sarò riconosciuta dalla Chiesa". Poi seria aggiunse: «Medita queste parole ogni giorno della tua vita, fatti coraggio in tutte le pene. Mi rivedrai nell'ora della tua morte, ti terrò sotto il mio manto e ti porterò in Cielo».

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