Maria a Medjugorje Messaggio del 14 aprile 1982:Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si é presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l'intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: Non la distruggerai! Questo secolo in cui vivete é sotto il potere di Satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Gia ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò é diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l'uso dell'acqua benedetta!

LA STORIA DELL’APPARIZIONE DE LA SALETTE





L'apparizione di Maria a La Salette ai due pastorelli Mélanie Mathieu-Calvat, di quattordici anni, e Maximin Giraud, di undici, il 19 settembre 1846, ha avuto subito una grande risonanza. Insieme a tante persone ignote alla storia, uomini di cultura con prospettive assai differenti tra loro, come san Pierre-Julien Eymard, san Giovanni Bosco, Louis Veillot, Léon Bloy, Jacques Maritain, Maurice Blondel, Paul Claudel, Thomas Merton, ne rimasero affascinati. In particolare, Blondel scriveva: « Quel che spinge alcuni a credere è proprio quello che può far dubitare altri: le persone semplici amano i pellegrinaggi: lì, le ragioni del cuore possono essere appagate; e, grazie alla testimonianza di miracoli concreti, sensibili, accettano le grandi verità che, a causa del loro eccessivo splendore, li accecano. I saggi sono sempre scioccati da questi interventi così materiali e bizzarri del sovrannaturale. Ma dove starebbe l'uguaglianza tra i semplici e i saggi, se anche questi ultimi non dovessero compiere uno sforzo di sottomissione e di fede, uno sforzo più necessario e più grande che altrove, come nei dogmi dove trovano una chiarezza e una certezza maggiore? Allora cerchiamo di essere semplici, come bambini... » L'evento de La Salette non è certo facile da interpretare. Il messaggio dai toni forti, la vita dei veggenti scandita da una serie di alti e bassi, i movimenti non sempre ortodossi che ne sono seguiti, hanno reso questo avvenimento meno comprensibile di quanto in realtà esso non lo sia alla luce della fede. Le esperienze umane, nel momento in cui vengono sradicate dal flusso vitale di « tempi e luoghi » in cui hanno avuto origine, divengono oggetto di memoria e quindi « storia » da raccontare; in questo modo, però, si possono caricare di una serie di significati aggiuntivi che rischiano di alterare il fatto o le esperienze stesse. Il discorso diviene ancora più difficile se l'« evento » non si esaurisce nell'ambito delle cose naturali, ma entra nella dimensione carismatica delle apparizioni, dove « qualcosa » di divino si manifesta all'uomo. Eppure, la semplicità di cuore di tanta gente che, come l'emorroissa del vangelo, è ansiosa di toccare il lembo del mantello del Dio che « ci è nascosto », ha reso instancabile il flusso di pellegrini sulla « montagna de La Salette », fino ai nostri giorni.

1. 'AMBIENTE

Sulla strada nazionale francese che va da Grenoble ad Antibes, chiamata attualmente «route Napoléon», in relazione al passaggio di Napoleone al suo ritorno dall'esilio nell'isola d'Elba, si incontra, a 40 chilometri da Gap, un piccolo borgo montano, Corps (sito a 920 metri sul livello del mare). A est di questo paese inizia una vallata in salita che conduce al comune di « La Salette Fallavaux », composto da una dozzina di piccoli villaggi. Le montagne che lo circondano formano una catena montuosa, ed è proprio a nord di questo circolo montuoso, all'altezza di 1800 metri, che Maximin Giraud e Mélanie Mathieu-Calvat faranno la loro esperienza particolare. Nell'inverno 1845-46 le famiglie del comune de La Salette sono afflitte da una grande miseria causata dall'insufficienza dei raccolti e soprattutto dalla malattia delle patate, situazione riscontrabile, oltre che in Francia, in gran parte dell'Europa. Dunque, la gente che popolava queste vallate era segnata dal peso di una vita fatta di stenti e allo stesso tempo di dura fatica, resa ancor più assurda dalla scarsità dei suoi frutti. In tale contesto anche la situazione religiosa risulta problematica: la fede viene messa a dura prova da una vita che richiede tanto, ma in compenso non dà quasi niente. In alcuni documenti si possono trovare descrizioni che si compiacciono nel presentare queste persone come dei blasfemi, lontani da Dio, dediti a beffeggiare qualsiasi cosa legata alla religione; ma sono delle esagerazioni. Infatti, dallo studio dei documenti storici risulta che a Corps sono presenti diverse istituzioni religiose, quali la scuola cattolica (diretta dalle Suore della Provvidenza) e la confraternita del Cuore immacolato di Maria santissima (il cui scopo era la preghiera per la conversione dei peccatori). La frequenza alla messa domenicale era abbastanza regolare. Queste annotazioni sono molto importanti perché aiutano a comprendere il contesto religioso in cui viene poi accolta e interpretata l'apparizione della Vergine a La Salette. Saranno proprio queste persone, dopo l'evento, a invocare Maria come la «Vergine riconciliatrice dei peccatori». Tale titolo non è frutto di un'analisi teologica dell'evento fatta a tavolino da competenti teologi, ma è piuttosto l'espressione della fede di questo popolo che invoca Maria per la « conversione dei peccatori ».




2. I TESTIMONI

Pierre-Maximin Giraud, chiamato familiarmente Mémin, nasce a Corps il 26 agosto 1835, quartogenito di un povero carradore. Non ha ancora compiuto i diciotto mesi che perde la madre; il padre, di lì a poco, si risposa. Una serie di difficoltà lo accompagneranno durante tutto l'arco dell'infanzia. A undici anni non è ancora andato a scuola e non sa né leggere né scrivere e parla solamente il dialetto (patois) locale. Si può sicuramente dire che non ha nemmeno ricevuto una istruzione religiosa; ha appreso con fatica il Pater e l'Ave. Ci troviamo, dunque, di fronte a un ragazzino vivace come gli altri, stando alla descrizione che ne fa il suo compaesano Pierre Selme, presso il quale aveva prestato servizio dal 14 al 20 settembre 1846. Ma alla vivacità si accompagnava una irrequietezza singolare che non lo lascerà mai per tutta la sua vita. Infatti, nell'autunno del 1846, dopo l'apparizione de La Salette, comincia a frequentare la scuola con modesti risultati. Entra poi in seminario all'inizio del 1850 e ne esce nel 1858 per cominciare una vita errante, in cerca di se stesso e della sua identità. Lo ritroviamo nel Vésinet, a Yvelines, come impiegato dell'ospizio (1859); a Parigi; a Yonne, ospite del collegio di Tonnerre; nuovamente a Parigi, dove sembra intenzionato a studiare medicina e a intraprendere la carriera medica. Nel 1865 si reca a Roma e si arruola nel corpo degli zuavi pontifici, prestandovi servizio per sei mesi. Ritorna poi in Francia, dove viene accolto prima da san Pierre-Julien Eymard e poi dalla famiglia Jourdain, che lo adotta e lo tratta come un vero e proprio figlio. Pieno di debiti, Maximin ritorna a Corps, suo paese natale, nel 1869 e si lascia presto coinvolgere in affari economici che sfoceranno nel disastro. Ciò lo porta alla miseria: perseguitato dai creditori, e ammalatosi gravemente, riesce a superare l'inverno del 1874 solo grazie all'aiuto offerto dal santuario e dai Missionari de La Salette. Muore cristianamente a Corps il 1° marzo 1875. L'evento de La Salette aveva fatto di lui un cristiano, ma non aveva eliminato la sua naturale instabilità. Un giorno, terminando il racconto dell'apparizione, disse: « La Vergine, scomparendo, mi ha lasciato con tutti i miei difetti » A fronte di una vita così movimentata, rimangono valide le parole di mons. Félix Dupanloup, vescovo di Orléans: « La leggerezza di Maximin è fuori dal comune, [...] è una persona singolare, bizzarra, incostante, superficiale. [Tuttavia] si assiste ad un istantaneo, strano e profondo cambiamento [quando parla] del grande avvenimento. [...] Ci si aspetterebbe che egli ne parli sempre, aggiungendo dettagli, raccontando quel che ha provato e che prova adesso, ma ciò non accade; egli non aggiunge nulla alle risposte necessarie ».
Francoise-Mélanie Mathieu-Calvat, nasce a Corps il 7 novembre 1831, anch'essa quartogenita di una famiglia numerosa e molto povera. All'inizio del 1847 era ancora possibile vedere una delle sue sorelle mendicare per le vie di Corps. Suo padre, a differenza di quello di Maximin, non aveva un mestiere fisso, come testimoniano gli atti civili. Dall'età di dieci anni Mélanie era stata avviata al lavoro presso vari abitanti della regione, a Quet-enBeaumont, Saint-Luce, ecc.; la sua vita in famiglia era ridotta a ben poco, poiché vi passava quasi esclusivamente i mesi invernali. Affetta da gravi carenze nello sviluppo fisico, segnata dalla mancanza di affetto, abituata a vivere in solitudine le sue giornate di pastorella, Mélanie è una persona dal carattere bloccato. Anche per lei sono valide le parole di mons. Dupanloup che rileva in Mélanie una timidezza mista ad aggressività, che difficilmente permette alla gente di trovarsi a proprio agio con lei; eppure, quando si tratta di parlare dell'apparizione, Mélanie cambia profondamente, divenendo umile, semplice e disinteressata. Segnata quindi da questa grande carenza affettiva, Mélanie non solo si caratterizzerà per i suoi notevoli sbalzi di umore, ma anche lei come Maximin si porterà dietro per tutta la vita come una sorta di inquietudine. Analfabeta, avrà notevoli difficoltà ad apprendere la lingua francese: entrata nella scuola della suore a quindici anni compiuti, si dimostrerà ancor meno dotata di Maximin nella lettura e nella scrittura. Riceverà, insieme con lui, la sua prima comunione il 7 maggio 1848. Nell'autunno del 1850 diviene postulante nella Casa Madre delle Suore della Provvidenza a Corenc presso Grenoble. Nel 1851 fa la vestizione e prende il nome di suor Maria della Croce, ma poi, nel 1853, non viene ammessa ai voti. Parte così per l'Inghilterra, dove a Darlington entra nel Carmelo e fa professione dei voti nel 1856. Ma nel 1860 abbandona il Carmelo. Dopo aver soggiornato presso le Suore della Compassione di Marsiglia, si reca in Italia, dove risiede a più riprese dal 1867 al 1884 e dal 1892 al 1898. Nel 1904 ritorna in Italia e si stabilisce ad Altamura, in provincia di Bari, dove morirà nella notte tra il 14 e il 15 dicembre di quello stesso anno. Nel 1912 Léon Bloy ha pubblicato un libro dal titolo: « Vita di Melania, pastorella de La Salette, da lei stessa scritta nel 1900. La sua infanzia (1831-1846) » [Vie deMétanie bergère de La Salette écnte par elle méme en 1900. Son enfance (1831-1846)]; in esso, la giovane pastorella de La Salette viene presentata come una mistica istruita direttamente e personalmente da Gesù, stigmatizzata dall'età di tre anni e capace dei miracoli dei più grandi santi. Queste affermazioni provengono effettivamente da Mélanie, almeno nelle loro linee essenziali. Eppure nulla di tutto questo era emerso durante le inchieste condotte dall'autorità ecclesiastica per accertare la veridicità dell'apparizione. Come spiegare allora questo cambiamento profondo, in cui l'evento centrale non è costituito più dal fatto de La Salette, ma da altri e numerosi fenomeni sovrannaturali? La causa va ricercata negli anni 1850-53, che segnano il termine dell'evoluzione di un cammino iniziato nel 1847. A partire da questo periodo, Mélanie viene fatta oggetto di una specie di culto da parte delle suore che l'avevano accolta a scuola, e tale atteggiamento diverrà più esplicito durante il noviziato. Suggestionata dalle attenzioni della maestra di noviziato e dalle letture di spiritualità apocalittica offertele come testi di formazione, Mélanie compone nel 1853 un primo racconto autobiografico, infarcito di esperienze mistiche e sovrannaturali. Questo porterà il vescovo di Grenoble, mons. Jacques-Achille-Marie Ginoulhiac a prendere una posizione ufficiale: il 4 novembre 1854 emanerà un decreto dottrinale dove si distingue la Mélanie del 1846, testimone e strumento umile dell'apparizione, dalla Mélanie attuale, che avanza pretese mistiche. In questo decreto si legge: « Dovendo parlare dei due ragazzi de La Salette, non c'è assolutamente bisogno di rilevare che la loro condotta attuale [...] non costituisce una prova contro il fatto dell' apparizione. [...] D'altra parte si cadrebbe egualmente in errore se si pensasse che la prova principale della realtà dell'apparizione derivi dal carattere morale dei bambini all'epoca dei fatti. [...] Ma se le qualità morali dei fanciulli, quali erano il 19 settembre 1846, interessano poco in relazione alla realtà del fatto de La Salette, ancor meno importa quel che sono diventati dopo. [...] Noi siamo convinti che le predizioni attribuite a Mélanie e il significato che vi si attribuisce non hanno alcun fondamento, e siamo altrettanto sicuri che non hanno alcuna importanza in relazione al fatto de La Salette, perché [...] sono certamente posteriori a quest'ultimo e non vi intrattengono alcuna relazione ». Ma la suggestione è tale che Mélanie arriva ad alterare anche il messaggio de La Salette: negli ultimi anni della sua vita aggiungerà al testo ufficialmente approvato dalla Chiesa varie parti di stampo nettamente apocalittico, sviluppando soprattutto quello che, a suo dire, costituisce il segreto affidatole da Maria nell'apparizione. Questi testi, soprattutto quelli relativi al presunto « segreto », conosceranno una sempre crescente diffusione, soprattutto nell'Italia meridionale, a causa dei frequenti contatti di Mélanie con diversi ecclesiastici, primi fra tutti mons. Francesco Saverio Petagna, vescovo di Castellammare di Stabia, e mons. Salvatore Luigi Zola, vescovo di Lecce, oltre al canonico Annibale Maria Di Francia. Entrata ormai in questo vortice inarrestabile, Mélanie cercherà di dare vita anche ad una congregazione religiosa, « L'Ordine della Madre di Dio e degli Apostoli degli ultimi tempi », motivando scelta del nome, inizio della sua costituzione e definizione delle finalità con le sezioni da lei stessa aggiunte al messaggio de La Salette, e pertanto non approvate dalla Chiesa. Comunque, Mélanie darà sempre esempio di una vita penitente, ascetica, fino alla sua morte, avvenuta mentre pregava in ginocchio. Dopo la sua morte, l'interesse creatosi attorno alla sua persona non svanirà. A tutt'oggi è ravvisabile il movimento « melanista », che continua, purtroppo, a diffondere notizie false intorno all'evento de La Salette, a Mélanie stessa, provocando diffidenza e sospetto nei confronti dell'apparizione da parte delle comunità cristiane, di alcuni settori della gerarchia e degli studiosi.

3. IL FATTO

Domenica 13 settembre 1846 Pierre Selme, agricoltore degli Ablandins, arriva a Corps per cercare qualcuno che possa rimpiazzare il suo pastore ammalatosi nel frattempo. Il carradore Giraud allora decide di destinare suo figlio Maximin a questo incarico. Così, da lunedì 14 settembre, Maximin conduce al pascolo le mucche di Pierre Selme; quest'ultimo, conoscendo la leggerezza del ragazzo, non lo lascia solo e lo sorveglia da lontano. I luoghi di pascolo sono quelli dove avverrà l'apparizione. Mélanie si trova già agli Ablandins, a servizio di Baptiste Pra, e anche lei conduce al pascolo, vicino ai luoghi dell'apparizione, le mucche del suo padrone. La sera di venerdì 18 settembre i ragazzi s'incontrano per la prima volta: pur essendo nativi dello stesso paese, Corps, non avevano mai avuto modo di conoscersi prima. La mattina di sabato 19 settembre 1846 Maximin e Mélanie partono insieme per condurre al pascolo quattro mucche ciascuno; Maximin ha con sé anche una capra e un cane. Verso mezzogiorno, quando la campana suona l'Angelus delle dodici, i due pastorelli fanno abbeverare gli animali alla cosiddetta « fontana delle bestie »; poi si avvicinano alla « fontana degli uomini » e lì consumano il loro pasto, a base di pane e formaggio; una volta finito, altri tre pastori arrivano alla fontana e si intrattengono con i ragazzi che, dopo la loro partenza, sentono il bisogno di riposarsi. Dopo una o due ore, Mélanie si sveglia e, non scorgendo più le bestie, chiama Maximin e corre su per il colle a cercarle; Maximin la segue. Trovatele, si tranquillizza e inizia a scendere dal colle. Fatti alcuni passi, Mélanie scorge all'improvviso un globo di luce nel luogo dove avevano lasciato i tascapane. Chiama in fretta Maximin, e insieme cercano di capire cosa stia accadendo: la paura si impossessa dei due ragazzi; Mélanie lascia cadere il suo bastone, mentre Maximin cerca di riprenderlo, per potersi difendere da quella luce. Ma a questo punto i ragazzi scorgono all'interno del globo di luce la figura di una donna, che essi chiameranno sempre la « bella Signora », seduta con i gomiti poggiati sulle ginocchia e il viso nascosto tra le mani; la sentono singhiozzare. La donna si alza lentamente e dice: « Avvicinatevi, figli miei, non abbiate timore, sono qui per annunciarvi un grande messaggio ». È vestita come le donne del villaggio: un abito che scende fino ai piedi, uno scialle, una cuffia sulla testa, un grembiule annodato attorno ai fianchi. La cuffia, l'orlo dello scialle e i piedi sono ornati da ghirlande di rose. Accanto alle rose dello scialle è visibile una pesante catena, mentre al petto porta un crocifisso con ai lati un paio di tenaglie e un martello. Allora la « bella Signora » continua: « Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio! Coloro che guidano i carri non sanno imprecare senza usare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l'ho mostrato l'anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest'anno, a Natale, non ve ne saranno più ». La parola «patate» (pommes de terre, in francese) mette in imbarazzo Mélanie. Nel dialetto locale, le patate vengono chiamate « las truffas ». La ragazza si rivolge allora a Maximin. Ma la « bella Signora » la previene, continuando il suo discorso non più in francese, ma nel dialetto dei ragazzi: « Voi non capite, figli miei? Ve lo dirò diversamente. Se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere, quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti da tremito e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l'uva marcirà ». A questo punto, la donna affida un segreto a Maximin e poi a Mélanie; quindi prosegue: « Se si convertono, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi. Fate la vostra preghiera, figli miei? ». « Non molto, Signora », rispondono entrambi. « Ah, figli miei, bisogna proprio farla, sera e mattino! Quando non potete far meglio, dite almeno un Pater e un 'Ave Maria; quando potete fare meglio, ditene di più. A messa, d'estate, vanno solo alcune donne anziane; gli altri lavorano di domenica, tutta l'estate. D'inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa solo per burlarsi della religione. In Quaresima, vanno alla macelleria come i cani. Avete mai visto del grano guasto, figli miei? ». « No, Signora », rispondono. Allora la donna si rivolge a Maximin: «Ma tu, figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre, verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz 'ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: "Prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest'anno, perché non so chi ne mangerà l'anno prossimo, se il grano continua in questo modo"». « Oh, sì, Signora, ora ricordo: prima non me lo ricordavo! », risponde Maximin. La donna riprende a dire in francese: «Ebbene, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo». Poi inizia a muoversi, attraversa il ruscello e, senza voltarsi, ripete: « Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo ». La « bella Signora » risale il sentiero sinuoso che porta al Collet e si eleva da terra; i pastorelli la raggiungono e si accorgono che guarda prima il cielo e poi la terra. A quel punto, la donna inizia a fondersi nella luce, e quest'ultima, a sua volta, scompare.

4. L'ACCOGLIENZA DEL FATTO E L'APPROVAZIONE DELLA CHIESA

Testimoni di un evento straordinario, Maximin e Mélanie ritornano a valle, e sarà lo stesso Maximin a darne notizia sia al suo padrone, Pierre Selme, che al padrone di Mélanie, Baptiste Pra. La mattina seguente Pierre Selme e Baptiste Pra inviano i pastorelli dal parroco del villaggio de La Salette, Jacques Perrin, che, toccato dal racconto dei ragazzi, parla subito dell'apparizione nell'omelia domenicale. Da questo momento inizia il lungo cammino d'indagine sull'accaduto per verificarne la veridicità. Il vescovo di Grenoble, mons. Philibert de Bruillard, è ufficialmente informato del fatto il 5 ottobre 1846, attraverso la lettera dell'arciprete di Corps, Pierre Mélin: «Desidero comunicare a sua Eccellenza la cosa più straordinaria che io abbia inteso da quando esercito il ministero. Mi atterrò ai dati principali: sabato 19 settembre due bambini della parrocchia di Corps hanno visto, verso le tre o le quattro del pomeriggio, una Signora… » Leggendo questa lettera, il vescovo di Grenoble ha l'impressione che il curato Mélin sia troppo preso dalla fretta di trarre conclusioni. Quindi scrive a margine della lettera « à examiner de nouveau » (« da riesaminare »), chiedendo all’arciprete di Corps maggiori informazioni. Senza però nemmeno attendere la risposta di Mélin, mons. de Bruillard il 9 ottobre invia una lettera circolare a tutti i preti della sua diocesi e, ricordando loro le prescrizioni sinodali del 1829, li invita ad astenersi dal dichiarare miracoli nuovi senza l'autorizzazione del vescovo e della Santa Sede, aggiungendo: « Non abbiamo fatto alcun pronunciamento sui fatti in questione. La saggezza e il dovere ci impongono, dunque, il più grande riserbo e, in modo particolare, un silenzio assoluto in materia durante la predicazione ». Il 12 ottobre Mélin risponde al vescovo cercando di prevenirlo in qualsiasi dubbio. Ma mons. de Bruillard non si accontenta delle sue informazioni e quindi fa continuare le ricerche fino a che non istituisce una commissione apposita che presiede lui stesso. La prima riunione della commissione ebbe luogo l'8 novembre 1847 Dopo quattro anni di ricerche, il 19 settembre 1851 mons. de Bruillard firma il decreto di approvazione del-l'apparizione della Vergine a La Salette, decreto che verrà pubblicato il 10 novembre. E’ singolare l'introduzione del vescovo: « Nonostante il naturale candore dei due ragazzi... nonostante la costanza e la fermezza della loro testimonianza... per lungo tempo noi abbiamo dovuto mostrarci scettici e incapaci di ammettere, in modo incontestabile, un avvenimento così meraviglioso... Così abbiamo cercato con cura meticolosa tutte le ragioni per rigettarlo e non ammetterlo, sebbene una folla di anime pie lo avesse accolto con grande risonanza ». Si può riconoscere, in queste parole, la saggezza della Chiesa che non corre mai nei suoi giudizi; dopo una serie di considerazioni, il decreto così continua: « Art. 1 - Noi giudichiamo che l'apparizione della santa Vergine a due pastorelli il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette... porta in se stessa tutti i caratteri della verità, e che i fedeli hanno fondate ragioni per ritenerla indubitabile e certa. Art. 2 - Noi crediamo che questo fatto acquisti un nuovo grado di certezza per l'accorrere spontaneo e immenso di fedeli sui luoghi dell'apparizione... Art. 3 - E’ per questo, per testimoniare a Dio e alla gloriosa Vergine Maria la nostra viva riconoscenza, che noi autorizziamo il culto a Nostra Signora de La Salette... ».

5. I MISSIONARI DI NOSTRA SIGNORA DE LA SALETTE

Al decreto di approvazione fa seguito, il 1° maggio 1852, un altro decreto con il quale mons. de Bruillard annuncia la costruzione, sui luoghi dell'apparizione, di un santuario dedicato a Nostra Signora de La Salette e, allo stesso tempo, la costituzione di un gruppo di missionari incaricati del suo servizio, i Missionari di Nostra Signora de La Salette: « Per quanto possa essere importante l'erezione di un santuario, vi è ancora qualche cosa di molto più importante: cioè i ministri della religione, destinati al servizio del santuario stesso, all'accoglienza dei pellegrini, a predicare la parola di Dio, all'esercizio del ministero della riconciliazione, all'amministrazione del sacramento dell'eucaristia e ad essere, per tutti, i dispensatori fedeli dei misteri di Dio e dei tesori spirituali della Chiesa. Questi sacerdoti saranno chiamati i "Missionari di Nostra Signora de La Salette". La loro istituzione e la loro esistenza saranno, come il santuario stesso, un perpetuo ricordo dell'apparizione misericordiosa di Maria ». La costruzione della basilica termina nel 1865, e il 19 gennaio 1879 papa Leone XIII decreta per il santuario de La Salette il titolo di basilica minore e la solenne incoronazione della statua della Vergine « Riconciliatrice dei peccatori ». Con decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 20 giugno 1934, la Santa Sede proclama la Madonna de La Salette patrona principale dell'istituto omonimo, fissandone la festa al 19 settembre, giorno anniversario dell'apparizione. Pio XII, il 22 febbraio 1943, concede la messa e l'ufficio propri. Il testo italiano della messa in onore della beata Vergine Maria de La Salette viene approvato il 2 settembre del 1978. La Collectio Missarum in onore della Vergine Maria, edita in lingua latina nel 1986 dalla Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto divino e tradotta in italiano l'anno seguente, riporta nel tempo quaresimale il formulario « Maria Madre della riconciliazione », dove si fa esplicita menzione dell'apparizione e della congregazione Ben presto, i sacerdoti diocesani chiamati a servire il santuario, e per i quali mons. de Bruillard aveva preparato un « progetto di regola », riflettendo sull'apparizione e vivendone le linee centrali di spiritualità, si sentirono chiamati a vivere la consacrazione religiosa in comunità, per dare una più significativa testimonianza dell'evento. Scrive p. Roger Castei: « La mediazione della grazia de La Salette, la richiesta spirituale dei pellegrini hanno guidato molto rapidamente questi pastori a una conversione circa la loro stessa vita e l'avvenire della loro associazione. In una lettera "fondatrice", il 4 agosto 1855, p. Francois Denaz [uno dei primi sacerdoti chiamati a servire il santuario] chiede a mons. Ginoulhiac "la vita religiosa coi tre voti" (castità, povertà e obbedienza); è profondamente convinto che "la Madonna vuole una congregazione che sia in rapporto con l'entità e l'estensione dell'opera di cui ella stessa è venuta a gettare le basi!". I voti della vita religiosa, prima temporanei poi perpetui, garantiranno a questa congregazione le condizioni di durata e di estensione. Per di più, l'avvenimento de La Salette, così approfondito e vissuto, sarà un rimedio idoneo ai mali che sgretolano la società ». Si apre così un lungo cammino di discernimento, che ha visto protagonisti i cappellani del santuario e il vescovado di Grenoble, e che sfocerà nella costituzione di una congregazione religiosa prima di diritto diocesano il 2 febbraio 1858, poi di diritto pontificio il 27 maggio 1879. Attualmente l'istituto è presente in ventun nazioni e conta circa novecento religiosi. La sua identità e la sua missione possono essere così formulate: - la congregazione dei Missionari di Nostra Signora de La Salette è chiamata a vivere la propria consacrazione battesimale e religiosa alla luce dei valori della preghiera, della penitenza e dello zelo evidenziati dall'apparizione de La Salette, dedicandosi al devoto servizio del Cristo e della Chiesa, sull'esempio di Maria, serva del Signore, completamente dedicata alla persona e all'opera di suo Figlio, che fu costituita riconciliatrice ai piedi della croce; - la sua missione è ricondurre sulla retta via della salvezza coloro che ne hanno deviato e coloro che sono incerti o vacillanti con la predicazione della parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti; per questo si fa voce, con apostolico zelo, dei molteplici errori che si presentano nella storia umana e che attentano alla dignità della persona umana, in vista del compimento del mistero della riconciliazione, quando Dio sarà tutto in tutti.

6. LE SUORE DI NOSTRA SIGNORA DE LA SALETTE

Madame Henriette Deluy-Fabry 27, nata a Marsiglia il 30 novembre 1828, si recò molte volte pellegrina a La Salette, rimanendo affascinata dal mistero delle lacrime di Maria. Questo cammino spirituale le fece scoprire la vocazione alla vita religiosa, però non in un istituto già esistente. Si sentì chiamata a fondare un nuova congregazione, ancorata all'evento dell'apparizione secondo un triplice legame, costituito dallo spirito di immolazione e di sacrificio, dallo spirito apostolico e dallo spirito di preghiera. Nel 1866, in occasione di una visita a Roma, ebbe la possibilità di esporre questo suo progetto al papa Pio IX, da cui ricevette l'incoraggiamento a proseguire su questa strada. Ella espose le sue intenzioni anche a mons. Ginoulhiac, vescovo di Grenoble, che incaricò il suo vicario generale di fornire tutto l'aiuto necessario alla stesura delle costituzioni. Il 17 settembre 1871 il vescovo di Grenoble diede l'abito alla fondatrice e a cinque novizie, tre coriste e due converse. Il 20 dicembre 1872 le prime sette «Religiose Riparatrici di Nostra Signora de La Salette» salivano al santuario de La Salette per vivere il servizio e l'accoglienza delle pellegrine. Madame Deluy-Fabry rimase alla guida della congregazione fino al 1874, quando fu sostituita, per ragioni di salute, da suor Santa Chantal; morirà a Marsiglia il 13 giugno 1905. Successivamente, anche a causa delle leggi anticongregazioniste della Francia di inizio secolo, le Religiose Riparatrici di Nostra Signora de La Salette hanno seguito i Missionari di Nostra Signora de La Salette in Belgio e in Polonia, contribuendo alla direzione delle loro scuole apostoliche; e si sono dedicate, a Grenoble, all'assistenza dei poveri nel quartiere Notre-Dame, oltre che al servizio della Cappella dell'Adorazione. Padre Célestin Crozet, sesto superiore generale dei Missionari di Nostra Signora de La Salette, in seguito a una decisione presa con il consenso del suo consiglio, fondava nel 1928 le « Suore Missionarie di Nostra Signora de La Salette » Dopo un primo esperimento a Fourqueux, le prime sei candidate si stabilirono a Courmelles lès-Soissons nel 1929. Qui, grazie all'autorizzazione concessa dalla Sacra Congregazione dei Religiosi il 24 gennaio 1930, mons. Ernest Mennechet, vescovo di Soissons, il 2 febbraio dello stesso anno erigeva canonicamente la comunità in congregazione di diritto diocesano e ne approvava le costituzioni il 25 ottobre seguente. Queste suore avevano il compito di servire i Missionari e di dedicarsi ad ogni opera di apostolato femminile. Nel 1955, su richiesta delle Religiose Riparatrici di Nostra Signora de La Salette, si esaminò un progetto di unificazione per questi due istituti femminili. I lavori durarono a lungo e terminarono nel 1965 con l'approvazione dell'autorità competente di Roma. Si diede vita così alle « Suore di Nostra Signora de La Salette », attualmente presenti in Francia, in Brasile, nelle Filippine e in Madagascar. Nella loro Regola di vita si legge: « Lo spirito di riconciliazione, come le suore lo intendono dai gesti e dalle parole di Maria nella sua apparizione, si esprime con una vita di preghiera, di sacrificio e di apostolato. La loro preghiera si unisce a quella di Maria che, in cielo, con la sua ininterrotta intercessione, non desiste di ottenere al "suo popolo" le grazie della salvezza. Il loro sacrificio si attua nell'oblazione di se stesse a Dio, rinnovata in ogni istante con l'accettazione della volontà del Padre, che le unisce, con Maria, alla vita redentrice del Cristo e al suo sacrificio sulla croce. Il loro apostolato è colmo di quest'amore che rende la Madonna così sollecita ai bisogni dei suoi figli. Quest'amore riempie il loro cuore di ansia premurosa per i poveri, i diseredati, per tutti coloro che sono nell'indigenza. Con tutta la loro vita, le suore vogliono testimoniare l'appello del Cristo alla riconciliazione e alla conversione ».

7. CONCLUSIONE

I frutti di grazia sorti dall'evento de La Salette non si esauriscono qui. Oltre alle due congregazioni (maschile e femminile) che ne portano il nome, parecchie confraternite e opere laicali di riparazione e di apostolato hanno trovato nelle parole di Maria la loro nascita oppure un nuovo slancio missionario in diverse parti del mondo. La Salette è infatti una grazia per la Chiesa intera: la celebrazione del 150° anniversario dell'apparizione (1846-1996) è un invito a riscoprirne tutta la carica evangelizzante per il nuovo e terzo millennio che ormai si affaccia alle nostre porte. Il discorso che seguirà vuole essere un umile contributo a questa sfida decisiva ed esaltante.

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