Maria a Medjugorje Messaggio del 2 settembre 2016:Cari figli, oggi in modo particolare desidero invitarvi in questo tempo a pregare per i sacerdoti, per le vocazioni nella Chiesa. Pregate, cari figli, pregate! Pregate per i pastori, affinché guidino la Chiesa, il gregge. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata.

Paradiso: Godimento dell'ororato e del gusto




In Paradiso il nostro odorato si delizierà moltissimo di quel profumo di cui l’uomo moderno sembra non poterne fare a meno. Per il peccato originale l’uomo perdette pure il profumo naturale che aveva nel paradiso terrestre e cominciò, a causa del sudore e delle malattie, ad emanare un odore sgradevole, per neutralizzare il quale egli è costretto all’igiene personale quotidiana e all’uso dei profumi.
In Paradiso il nostro corpo glorioso avrà un profumo fragrante proporzionato ai meriti della santità conseguita sulla terra. San Tommaso d’Aquino (Suppl. III - Qu. 82) afferma: «Nei corpi gloriosi il profumo sussisterà nella sua più alta perfezione».
Ogni Beato sarà impregnato di un profumo particolare che lo distinguerà da ogni altro Beato. Ed allora se al profumo dei singoli Beati aggiungiamo il profumo degl’innumerevoli fiori dei giardini del paradiso cosmico e tutte le altre fragranze emanate dall’universo rinnovato, noi avremo di che deliziare il nostro odorato per tutta l’eternità.
Alle volte, anche su questa terra, in certe anime privilegiate il Signore ci dà un piccolo saggio di quel profumo che godremo dopo la risurrezione. Qualche esempio.
Il 17 aprile 1978 moriva a Roma un’anima privilegiata, Luigina Sinapi. La Madonna le appariva spesso. Terminato il colloquio, quando la Madonna se ne andava, lasciava il suo profumo. Un profumo così intenso che impregnava la Cappella o anche la casa per tutto il giorno...
Luigina era strettamente legata di spirituale devozione a Padre Pio da Pietralcina Volendo lucrare l’indulgenza giubilare percorrendo a piedi l’itinerario che i pellegrini venendo da Roma facevano alle quattro Basiliche maggiori, si raccomandò a Gesù e alla Madonna che le facessero il dono che ad assisterla fosse Padre Pio.
Come si vede Luigina era sempre disponibile alla volontà divina, ma non le mancava l’ardire di chiedere speciali favori e, meraviglioso a dirsi, era sempre accontentata. E lei stessa che ricorda il fatto a un Padre Cappuccino.
«All’inizio di giugno, volendo andare alle quattro Basiliche per il Giubileo (del 1950), andai alla stazione Termini per iniziare il percorso da lì, come un comune pellegrino che arrivasse a Roma col treno. Uscendo dalla stazione vidi davanti a me un Cappuccino. Percorsa la distanza per arrivare a Santa Maria Maggiore, quando stavo per entrarvi, il Cappuccino era davanti a me. Dopo le preghiere stabilite, vidi ancora il Padre che mi precedeva. E così per San Giovanni in Laterano, per San Paolo ed anche per San Pietro. Lo vedevo sempre di schiena e mai nel volto.
Ultimata la visita in San Pietro, entrai nella Cappella del SS. Sacramento per un poco di adorazione e inginocchiandomi qualche panca avanti a me, ecco il Cappuccino inginocchiato in preghiera. Quando mi alzai per uscire dalla Cappella per avvicinarmi all’ascensore che mi avrebbe portato al terzo piano dei Palazzi Apostolici per un appuntamento con il Santo Padre, il Padre Cappuccino mi era di fronte: Padre Pio! Leggendo la mia grande sorpresa, mi sorrise e mi disse: “Sei contenta, mò? Adesso che vai dal Papa chiedi la Benedizione per me e dì al Papa che io mi offro vittima per lui tutti i giorni. Offro la mia vita al Signore per lui e per la Chiesa”.
Io intanto tremavo per l’emozione di vedermi di fronte Padre Pio. Appena Padre Pio terminò di dirmi quanto dovevo riferire al Papa, sparì ed io mi affrettai all’ascensore. Il tremito mi durò sin davanti al Pontefice. Dovevo avere un viso “anormale”. Io poi non sapevo di essere profumatissima e rimasi ancora più imbarazzata quando, con il suo paterno sorriso, il Papa mi chiese: “Ma che? Ti sei gettata addosso una boccetta intera di profumo?”. Ed io confusa: “Padre Santo, mi faccia riposare un poco e poi le narrerò tutto”. Quindi mi calmai e gli riferii tutto quanto e chiesi la benedizione per Padre Pio. Rispose allora il Santo Padre:
“Ecco, l’hai visto, e perché non l’hai fatto entrare nell’ascensore con te? Così l’avresti portato pure a me”. “Padre Santo, quello era in bilocazione...”. Non sapevo cosa dire! Ma il Papa incalzò: “Ma lo potevi dire a Padre Pio...”. E mentre alzava la mano per benedire, all’istante, ambedue vedemmo Padre Pio davanti a noi, circonfuso di una grande luce. Allora dalla bocca di Pio XII uscì, come in un sussurro, questa frase: “Io sono il Vicario di Cristo, ma Padre Pio lo vive Cristo!” » (dalla biografia di Luigina Sinapi, scritta da Chino Bert - edita Are Edizioni - Via Caposile, 2 - Roma).
Se certe anime mistiche emanano tale profumo su questa terra, che cosa ci sarà in paradiso, dove sarà un volatizzarsi continuo degli aromi più deliziosi!
Però il profluvio di fragranza che senza dubbio ci delizierà più vivamente in Paradiso sarà costituito dalla combinazione armoniosa dei profumi, di cui ciascuno dei nostri corpi gloriosi sarà impregnato e che sentiremo emanare con caratteristiche speciali dal corpo di ciascun Beato. Questa somma di profumi ci aiuterà a cercare un’indicibile ebbrezza fisica l’uno accanto all’altro, l’uno nelle braccia dell’altro. La sola vicinanza fisica degli altri sarà già una gioia deliziosissima all’odorato.


Appagamento del gusto
In Paradiso si mangia e si beve? Si, però non ci sarà un paradiso di crapuloni, come capita sulla terra, a base di mangiate pantagrueliche e innaffiate da solenni bevute: sarebbe un’aberrazione molto grossolana e banale da escludere assolutamente. In Paradiso non ci sarà più la funzione della nutrizione e del ricambio, come avviene sulla terra, dove, a causa del lavoro e della continua attività corporale, le nostre forze fisiche, le nostre energie corporali si logorano, vengono meno, e quindi, per non morire, c’è bisogno assoluto di mangiare e di bere per rinnovarle.
In Paradiso il nostro corpo glorioso si manterrà sempre efficiente, sempre vegeto, sempre sano e sempre giovane. Le sue energie fisiche non verranno mai meno e quindi non ci sarà più bisogno di mangiare e di bere.
Un saggio di quello che avverrà in Cielo, il Signore ce lo dà su questa terra nella vita di certe Anime mistiche. Citiamo l’esempio di due Mistiche del nostro secolo: Teresa Neuman e Marthe Robin.
Teresa Neuman, nata a Konnersreuth, villaggio della Baviera, il 9 aprile e morta il 18 settembre 1962.
Ella visse per 35 anni senza mangiare né bere. Il suo unico nutrimento era la Comunione quotidiana.
I primari dottori, specialmente tedeschi, vollero assicurarsi se Teresa potesse realmente vivere senza mangiare né bere. Constatato il fatto, non sapevano darsi una spiegazione. Il dottor Weisl di Berlino la tempestò di domande per avere qualche delucidazione da lei stessa. Egli le chiese fra l’altro: «Non sentite appetito dopo tanto tempo di assoluto digiuno? — Niente affatto — rispose Teresa non sento nessuno stimolo, neanche trovandomi vicina a cibi gustosissimi. Per me il mangiare è cosa indifferente. —E allora come potete spiegare questo fatto in voi? — E volontà di Dio — rispose Teresa con grande semplicità — e ciò che Dio vuole, accade!
Il Vescovo di Ratisbona, alla cui diocesi apparteneva Teresa, fece fare per la durata di 15 giorni un controllo meticoloso con una sorveglianza scrupolosa. Risultato: Teresa in 15 giorni non aveva gustato nulla ad eccezione delle Ostie Consacrate per la sua Comunione quotidiana. Nonostante questo digiuno la salute di Teresa si manteneva florida e vigorosa tanto da attendere comodamente ai lavori di casa, alla cura del suo orticello e al ricevimento per ore di numerosi visitatori.

Marthe Robin, nata a Chateauneuf-de-Galaure (dipartimento della Drome in Francia) il 13 marzo 1902, e morta il 6 febbraio 1981. Anche lei per ben 50 anni, dal 1930 al 1981, visse senza mangiare né bere. Il suo unico nutrimento era la Comunione Eucaristica.
Anche lei, per ordine del suo Vescovo, venne osservata e controllata da medici, scienziati e teologi scettici. Quattro infermiere, dandosi il cambio in permanenza, per 15 giorni e 15 notti, la sorvegliarono 24 ore su 24 e verificarono che Marthe realmente non mangiava né beveva, nutrendosi esclusivamente con la Comunione Eucaristica.
Se il corpo glorioso non avrà più bisogno di cibo e di bevanda, come potremo soddisfare il gusto? Il corpo glorioso, pur non avendo più necessità di cibo e bevanda, tuttavia potrà mangiare e gustare ogni sorta di cibo e bevanda per glorificare Dio anche col gusto.
Ogni cibo, per quanto possa sembrare complesso, in ultima analisi è fatto di atomi, e questi di energia. Ebbene gli atomi e l’energia obbediscono ciecamente ai Beati a tal punto che, con il solo volere, loro riescono facilmente a combinarli, trasmutarli, fissionarli, e farli diventare cibi Vistosi e succulenti, i quali eccitano, non parzialmente, come fanno i dolci della terra, ma tutte le papille gustative del corpo glorioso, che gusterà un piacere sensibile che sulla terra è impossibile. Negli uomini, ancora viatori in questo mondo, il senso del gusto si trova atrofizzato a causa della natura guasta dal peccato originale, nei Beati invece esso è acutissimo e perfetto. Perciò la condizione del corpo glorioso non impedirà ch’esso possa mangiare e gustare ogni sorta di cibo e bevanda non per necessità ma per gusto.
Il nostro corpo glorioso avrà tutte le proprietà del corpo glorioso di Gesù. Ebbene il Vangelo (Luca 2,37 e seg.) ci dice che Gesù, dopo la sua resurrezione, apparve agli Apostoli nel Cenacolo, i quali «stupiti e spaventati, credevano di vedere un fantasma. Ma Egli disse: Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Dicendo questo mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: Avete qui qualche cosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrostito. Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro».
Il Card. Lepicier (nel libro «Mondo Invisibile») osserva al riguardo: Sebbene quel cibo non fosse certamente necessario alla conservazione della vita del risorto Gesù, tuttavia il cibo che mangiava veniva perfettamente gustato, e dopo la deglutizione veniva restituito, con un prodigio assai facile ai corpi gloriosi, negli elementi imponderabili della materia primitiva.
Perciò in Paradiso i Beati gusteranno le vivande più squisite, i frutti più prelibati, quali possono crescere soltanto nei giardini celesti.

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