Maria a Medjugorje Messaggio del 25 dicembre 2008:Cari figli, correte, lavorate, raccogliete ma senza benedizione. Voi non pregate! Oggi vi invito a fermarvi davanti al presepe e a meditare su Gesù che anche oggi vi do, affinchè vi benedica e vi aiuti a comprendere che senza di Lui non avete futuro. Perciò, figlioli, abbandonate le vostre vite nelle mani di Gesù affinchè Lui vi guidi e vi protegga da ogni male. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

«Venite, benedetti... »




Dolci e consolanti sono queste parole che il Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, dirà, dopo il giudizio universale, a quelli che stanno alla sua destra, a quelli cioè che si sono salvati, che hanno raggiunto il fine per cui sono stati creati, la vita eterna, il Paradiso. Intratteniamoci un po’ a meditare su questa grande verità della nostra santa fede. Non vi è nulla di più importante, nella nostra vita presente, della realtà del Paradiso, destino felice per tutta l’eternità, dopo la morte.
Infelici noi se alla fine dei nostri giorni non potessimo raggiungere questa vetta meravigliosa!
L’intercessione di Maria SSma, di S. Giuseppe, suo sposo, di tutti gli Angeli e Santi del Cielo ci ottengano da Dio la grazia della perseveranza finale, della salvezza dell’anima.

1) Esiste il Paradiso?
Ciò che abbiamo detto dell’Inferno deve essere ripetuto anche del Paradiso, perché anche questa è una verità che non si può costatare con i sensi; e neppure la ragione può dirci più di tanto. Da alcune considerazioni possiamo concludere, come si è visto per l’Inferno, che dopo la morte esiste un’altra vita, che richiede o un castigo o un premio, senza essere in grado di avere altri particolari sulla loro natura.
E questa una verità che trova il suo fondamento nella rivelazione di N.S. Gesù Cristo e, per non cadere in errore, dobbiamo, pertanto, essere molto aderenti alle parole del Signore e al Magistero infallibile della Chiesa competente.
L’esistenza del Paradiso si deduce dall’esame delle varie espressioni in proposito pronunciate da Gesù Cristo.

2) Che cos ‘è il Paradiso?
Numerose sono le parole che la Sacra Scrittura adopera per indicare quello che in termine teologico si chiama Paradiso (vocabolo che in greco significa giardino): cielo, regno dei cieli, regno di Dio, vita, vita eterna, salvezza, regno, gloria del Signore, banchetto nuziale, convito, ecc.
Tali espressioni inducono a concludere che non si deve considerare il Paradiso come un luogo, bensì come uno stato di eterna ricompensa per i giusti.
In tal senso vanno pure intese le «molte mansioni» che ci sono nel cielo (Gv. 14, 2-3); si tratta di gradi di beatitudine. Per definire il Paradiso, pertanto, dobbiamo esaminare le espressioni pronunciate da Gesù in proposito e interpretate dal Magistero infallibile della Chiesa. Ricordiamole.
«Il regno dei cieli è simile ad un re, il quale fece un banchetto di nozze a suo figlio» (Mt. 22,2).
«La vita eterna consiste in questo che conoscano Te, il solo vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv. 17,3).
Gesù gli rispose: ‘In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso’» (Lc. 23,43).
«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt. 5,8).
«E costoro andranno all’eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna» (Mt. 25,46).
«In verità in verità vi dico: Chi ascolta le mie parole e crede in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio, ma passa da morte a vita» (Gv. 5, 24).
«Poiché la volontà del Padre mio è che chiunque conosce il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna: ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv. 6,40).
«Chi ama la sua vita la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo la salverà per la vita eterna» (Gv. 12,25).
Egli renderà a ciascuno secondo il suo operato» (Mt. 16,27).
«Nella risurrezione non si sposeranno né si mariteranno, ma saranno come angeli di Dio in cielo» (Mt.22,30).
«Saremo simili a lui poiché noi lo vedremo come Egli è» (lGv. 3,2).
«Occhio non vide, orecchio non udì e cuore umano non gustò quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano» (lCor. 2,9).
«Fu rapito in Paradiso e udì parole ineffabili, che non è dato all’uomo di poter esprimere» (2Cor. 12,4).
«Noi ora vediamo come per mezzo di uno specchio in immagine; allora invece vedremo faccia a faccia» (iCor. 13,12).
«Ciascuno riceverà la sua ricompensa secondo il proprio lavoro» (iCor. 3,8).
«Chi semina scarsamente, scarsamente mieterà; chi semina con abbondanza, con abbondanza pure mieterà» (2Cor. 9,6).
«Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: anzi, una stella differisce in splendore da un’altra. Così sarà pure della resurrezione dei corpi» (1 Cor. 15, 41-42).
Dall’esame di tali espressioni la Chiesa insegna che il Paradiso è un modo di essere, felice e piacevole, eterno, nel quale si trovano le anime di coloro che muoiono in grazia di Dio e sono liberi da ogni colpa veniale e da ogni pena da espiare.
Il concetto di Paradiso comporta i seguenti elementi:

1 - Il Paradiso è uno stato in cui le anime godono la massima felicità relativamente ad esse.

2 - Il grado della felicità celeste è diverso nelle singole anime a seconda del grado dei loro meriti acquistati in terra. Per questo non ci sarà invidia di chi ha di più, perché i beati in cielo sono come diversi recipienti, tutti pieni, ma di diversa capacità e ciascuno è soddisfatto della sua pienezza.

3 - La felicità delle anime in Paradiso consiste nella visione immediata, intuitiva e reale di Dio e nel suo godimento».

4 - La felicità delle anime in Paradiso durerà senza interruzione e senza fine per tutta l’eternità.

5 - In Paradiso vanno le anime di coloro che sono morti in grazia di Dio e sono liberi da ogni colpa veniale e da ogni pena. Le anime perciò passano da questo mondo al Paradiso subito dopo la morte, se sono completamente pure, altrimenti, dal Purgatorio, subito dopo la purificazione.

6 - Il Paradiso i beati godono la visione immediata di Dio solo con l’anima fino al giudizio universale e poi, dopo la resurrezione dei morti, anche con il corpo e per tutta l’eternità.

La Chiesa ha sempre insegnato che il Paradiso esiste; che lo conquistano solo le anime che, dopo la morte, giungono al cospetto di Dio completamente pure; che il Paradiso è eterno e che il grado della beatitudine è proporzionato ai meriti acquistati in terra.
Il Simbolo degli Apostoli e i Simboli posteriori professano: «Credo alla vita eterna».
Benedetto XII, nella sua Costituzione Dogmatica «Benedictus Deus» del 1336, definì che «Le anime giuste e pienamente purificate subito dopo la morte o la loro purificazione, ancor prima della resurrezione del corpo e del giudizio universale, salgono al cielo, partecipano della vita di Dio e sono veramente felici...» (Denz. 1000).
Le anime pienamente purificate sono in cielo e vedono la divina essenza con una visione intuitiva e anche facciale, senza la mediazione di alcuna creatura, ma immediatamente, grazie alla divina essenza che si manifesta loro senza veli, chiaramente e apertamente e che per questo sono veramente felici ed hanno la vita e la pace eterna.
Questa visione e questo godimento (dell’essenza divina) dureranno, senza interruzione e senza termine, fino al giudizio finale e poi per tutta l’eternità.
Il Concilio di Firenze dichiarò che «Le anime giuste vedono chiaramente Dio Uno e Trino, qual è, ma più o meno perfettamente secondo le diversità dei meriti» (Denz. 1305).
Il Concilio di Trento ha definito che «Il giustificato mediante le opere buone merita un aumento della gloria celeste» (Denz. 1582).

3) Qual’è la natura della felicità del Paradiso’
Non conosciamo con esattezza la natura della felicità del Paradiso, perché non ci è stata rivelata. Esaminando le espressioni bibliche, la Chiesa ci insegna che essa consiste nella visione immediata, intuitiva e facciale di Dio, Uno e Trino e nel suo godimento. Finché siamo nel corpo in terra non siamo in grado di capire pienamente che la nostra felicità consiste nella contemplazione di Dio e nel suo godimento. Dalle parole di Gesù e degli Apostoli possiamo solo immaginare qualche cosa di questa felicità.
Gesù ci parla di vita, di vita eterna, di Paradiso (giardino), di banchetto di nozze, di visione di Dio, che, secondo S. Giovanni, vedremo come è (lGv. 3,2).
S. Paolo ci chiarisce meglio il concetto di felicità eterna pur non affermando nulla di positivo.
«Occhio non vide, orecchio non udì e cuore umano non gustò quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano» (lCor. 2,9).
«Fu rapito in Paradiso e udì parole ineffabili, che non è dato all’uomo di poter esprimere» (2Cor. 12,4).
Per portare maggior luce a questo argomento è utile chiarire il significato di alcuni termini. Cerchiamo di capire la differenza che passa tra le seguenti parole:
gioia, piacere e felicità.
La gioia è uno stato piacevole del nostro essere causato da un qualche cosa che conviene alla nostra persona (anima e corpo). Il motivo della gioia si ha perché questo qualche cosa viene a completare e perfezionare il nostro essere limitato. La gioia pervade tutto l’uomo (anima e corpo), ma essa si riferisce soprattutto allo spirito ed è di questo mondo, perché è limitata all’appagamento di questa o quella esigenza del nostro essere.
Il piacere è la soddisfazione dei sensi: riguarda più il corpo che lo spirito.
La felicità, in senso stretto, è lo stato piacevole di colui che è in possesso di tutto ciò che appaga le esigenze del suo essere. Poiché ciò non potrà mai verificarsi in questo mondo, perciò si potrà parlare di felicità solo nell’altra vita in Paradiso e potrà chiamarsi anche beatìtudine quando Dio appagherà tutte le esigenze del nostro essere.
In questa vita si può parlare di felicità solo in senso irnproprio; perché la vera felicità esiste solo in Paradiso e cioè nel pieno possesso di Dio.
In Paradiso i Santi sono veramente felici, perché Dio appagherà tutte le esigenze del loro essere, secondo la capacità recettiva di ciascuno, per cui è esclusa l’invidia, essendo ciascuno pienamente soddisfatto di quello che è e che ha.
Altro motivo della felicità dei santi è anche il sapere che questo stato durerà per tutta l’eternità senza mai finire.
La felicità del Paradiso insomma consiste nell’avere per il nostro essere: - Ogni bene senza alcun male.

2 - L’appagamento di tutti i desideri.

3 - E ciò per tutta l’eternità senza mai cessare.

Poiché in questa terra abbiamo sperimentato che i beni creati non possono causare in noi la felicità, dobbiamo dedurre che solo Dio potrà realizzarla, attuarla.
Tale constatazione umana conferma quanto insegna la Chiesa e cioè che la felicità del Paradiso consisterà nella visione di Dio e nel suo godimento per tutta l’eternità.
Se solo Dio potrà renderci felici in Paradiso, allora non ci rimane altro in questo mondo che cercare Lui e Lui solo con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le energie, perché Egli possa essere la nostra felicità nell’altro, in Paradiso.
i Teologi insegnano che alla beatitudine celeste essenziale, che scaturisce, come abbiamo visto, dalla visione di Dio e dal suo godimento, si aggiunge anche una beatitudine accidentale che proviene dalla comunione con la Madre di Dio Maria Santissima, gli Angeli e i Santi, dalla riunione con parenti ed amici del tempo della vita terrena e dalla conoscenza delle opere di Dio.
Anche l’unione dell’anima con il corpo glorificato nella resurrezione rappresenta un accrescimento accidentale della gloria celeste.

4) Chi andrà in Paradiso?
Abbiamo già ricordato il pensiero della Chiesa a questo proposito: in Paradiso vanno le anime di coloro che sono morti in grazia di Dio e sono libere da ogni colpa veniale e da ogni pena. Le anime perciò passano da questo mondo al Paradiso subito dopo la morte, se sono completamente pure, altrimenti passano dal Purgatorio, subito dopo aver completato la loro purificazione.
Il Purgatorio è un modo di essere doloroso nel quale le anime di quelli che muoiono in grazia di Dio, ma con peccati veniali e con pene temporali da espiare, si purificano, senza aumentare i loro meriti, con pene purificatrici per essere fatte degne di entrare in Paradiso. La Chiesa ha sempre insegnato l’esistenza del Purgatorio; nei Concilii di Lione TI, di Firenze e di Trento, dichiara che il Purgatorio esiste e che le anime ivi relegate vengono aiutate dai fedeli vivi con i suffragi, specialmente la S. Messa, le preghiere, le elemosine e altre pie opere.
Non conosciamo come le anime possano espiare i peccati veniali non ancora rimessi e le pene temporali dovute per i peccati mortali o veniali già perdonati.
E opportuno qui chiarire ciò che ci impedisce di entrare in Paradiso, e cioè il peccato, e le pene dovute per il peccato. Ogni peccato include:
- Una colpa (offesa a Dio) che può essere mortale (grave) o veniale (leggera).
2 - Una pena da espiare, eterna per peccati mortali, e temporale per quelli veniali.
Posti questi principi ci possono essere tre situazioni.
a) Chi muore in peccato mortale, non rimesso, va all’Inferno.
b) Chi muore in grazia di Dio, ma con peccati veniali non rimessi o con pene da espiare dovute per peccati mortali, già perdonati, o per peccati veniali, va in Purgatorio.
c) Chi muore in grazia di Dio e libero da qualsiasi peccato veniale e da qualsiasi pen da espiare va in Paradiso subito dopo la morte. L’inferno durerà per sempre.
Il Purgatorio durerà fino al giudizio universale; per le singole anime invece durera finché saranno libere da ogni colpa e da ogni pena: subito dopo la purificazione verranno accolte nella beatitudine del cielo.
Il Paradiso durerà per tutta l’eternità.
5) Considerazioni sul Paradiso.
Dio, beato nella sua eternità, ha voluto far partecipare alla sua felicità altri esseri, poiché Egli è il Bene e il Bene per natura sua tende a diffondersi, ad espandersi. Egli prima ha creato gli angeli e poi gli uomini.
Fra miliardi e miliardi di esseri possibili, con un amore infinito di predilezione ha creato anche noi, ha creato anche me.
E incominciata allora la mia avventura in questo mondo; iniziata nel primo istante della concezione nel seno di mia madre, finirà con il mio ultimo respiro.
Dio, in questo arco di tempo concessomi, mi fa camminare per quelle vie da Lui tracciate, offrendomi un bel cumulo di doni insieme con gioie e dolori (nei Gesù. suoi piani divini infatti ha stabilito che un elemento essenziale della vita dell’uomo sia anche la croce e la sofferenza). Come a ciascuno dà un volto diverso dall’altro così a ciascuno fa subire una prova diversa dall’altro.
Egli vorrebbe che, camminando per queste strade con la sua grazia e la mia cooperazione, raggiungessi la salvezza dell’anima, quel grado di santità da lui determinato, il Paradiso e la felicità eterna.
Questo e solo questo è il fine della mia vita presente. Se non riuscissi a raggiungerlo, avrei sbagliato tutto e per sempre.

Tutto questo è certo, perché ce l’ha assicurato
«Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt. 16,26-27).
La cosa più importante della vita, pertanto, è la salvezza dell’anima, tutto il resto è secondario e passeggero; tutto è mezzo e il fine è solo il Paradiso, Dio. Ricordiamolo, in tutti i giorni e, vorrei dire, in tutti momenti della nostra vita presente. Non lasciamoci distrarre dalle cose del mondo!
Alla luce di queste considerazioni, comprendiamo l’atteggiamento di tanti santi, che hanno abbandonato tutto e tutti, ritirandosi nel deserto o nei monasteri per dedicarsi esclusivamente alla salvezza dell’anima e alla conquista del Paradiso, di Dio. Comprendiamo gli slanci mistici di S. Giuseppe da Copertino, che, ogni tanto, esclamava: «Paradiso! Paradiso!» e andava in estasi alzandosi da terra.
Il Paradiso è la vetta che dobbiamo raggiungere con tutte le forze della nostra vita; questa ogni giorno dobbiamo contemplare; a questa ogni giorno dobbiamo aspirare!
Come l’appassionato per la montagna non risparmia sacrifici per raggiungere una vetta che gli sta tanto a cuore così noi non dobbiamo badare a sacrifici per dare la scalata al Paradiso e conquistare tale vetta, perché sappiamo che solo lassù raggiungeremo il fine della nostra vita presente e avremo il pieno possesso di Dio, Uno e Trino, che sarà la causa della nostra felicità, senza fine, per tutta l’eternità.

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