Maria a Medjugorje Messaggio del 2 settembre 2005:Cari figli, io come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre. Voi, figli miei, dove siete? cosa è al primo posto nel vostro cuore? Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto? Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi. Che la pace di Dio vi penetri. La pace che dà mio Figlio, solo Lui.

La preghiera abituale (o contemplazione)




La preghiera abituale è quella che viene espressa dall’aggettivo che l’accompagna e cioè abituale; questo richiama l’abito, il quale si porta sempre con sé e quindi è costante. La preghiera abituale, pertanto, è quel costante affetto dell’uomo verso Dio. Pensiamo, per es., all’amore della madre verso il figlio; ella lo ama anche quando non pensa direttamente a lui. La preghiera abituale è l’amore dell’innamorato verso la persona amata. Qui si realizza quanto dice Gesù: «Dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt. 6,21).
Tale tipo di preghiera fa pensare alla vita di unione a Dio, al vivere costantemente alla sua presenza, alla vita di silenzio interiore e di contemplazione.
Per trovare le vie migliori per raggiungere le alte mete della santità, l’anima ha bisogno di silenzio, di raccoglimento, di riflessione, di essere sola con il suo Dio, per trattare le grandi questioni della propria salvezza eterna. Per realizzare tutto questo sente la necessità di tenersi lontana dagli uomini e di costruirsi una «torre» per potere ogni tanto rinchiudervisi per intrattenersi sola con il suo Gesù, Dio.
L’anima, pertanto, deve costruirsi nel suo spirito questa torre, alta, alta e, nella parte superiore, fra terra e cielo, prepararsi una bella dimora, dove, ogni tanto ritirarsi sola, dopo aver dimenticato tutto e tutti, a contemplare il suo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. In questa situazione spirituale l’uomo ha trovato il Paradiso anticipato sulla terra pur rimanendo nel corpo. Egli avrà come ostacolo il muro dei sensi, che gli impedirà di vedere Dio «come Egli è» (lGv. 3,2 e cfr. anche 1Cor. 13,12); ma questo muro opaco, con un’incrollabile fede, con una profonda umiltà e con un’angelica purezza potrà essere trasformato in cristallo, attraverso il quale, in qualche modo, egli potrà avvicinarsi alla contemplazione del vero Dio «come Egli è» (lGv. 3,2), anche se in una maniera molto lontana da come lo conosceremo in cielo.
A confermare il suddetto pensiero vi è l’espressione di Gesù che ci assicura che i puri di cuore vedranno Dio (cfr. Mt. 5,8), non solo nell’altra vita, ma, in qualche modo anche in questa.
Tutto ciò è stato detto per comprendere l’importanza, nella vita cristiana e religiosa, dello spirito di vita interiore e di unione a Dio, che serve come stella polare specialmente nelle burrasche e smarrimenti della vita, che tendono a farci perdere la giusta rotta che conduce al porto della salvezza. In quei terribili momenti ritiriamoci soli con Dio sulla torre dell’anima nostra e con lui sciogliamo i nostri problemi: possibilmente con lui e noi soli, senza cercare l’aiuto delle creature umane; chiediamolo agli uomini soltanto quando vediamo chiaro che lui vuole così da noi.

1) Il fondamento teologico della preghiera abituale, cioè della vita spirituale, interiore, di raccoglimento, di unione a Dio, si trova nella verità dell’inabitazione della SS. Trinità nell’anima nostra.
Gesù disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv. 14,23).
In altre parole: quando uno osserva i comandamenti di Dio, quando vive nella sua grazia, la SS. Trinità viene a prendere dimora in quell’anima, trasformando- la in un tempio santo, ornato di tutte le virtù. Lo dice S. Paolo: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1Cor. 16-17).
La SS. Trinità venendo in noi ci fa partecipare alla sua santità. S. Paolo ci chiama indifferentemente templi di Dio e templi dello Spirito Santo, perché essendo questa abitazione nelle anime nostre opera di amore, per appropriazione, va riferita allo Spirito Santo. In quanto però operazione ad extra, è comune alle tre persone, e quindi si riferisce a tutta la SS. Trinità.
Nel preparare dunque una degna dimora nell’alto della torre dell’anima nostra, noi non la prepariamo solo per noi stessi, ma soprattutto per la SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: è quindi un atto di culto a Dio.
Molto spesso, durante la vita, ritirati nel Santuario dell’anima tua nell’alto di questa torre e contempla il tuo Dio, Uno e Trino, il Padrone dell’Universo, l’Onnipotente, l’Infinito, l’Eterno, il Santissimo, il Tutto (cfr. Sir. 43,29): affogati nell’oceano del suo amore e della sua santissima volontà.
In tale stato non devi aver paura di nulla, neppure della morte, che sarebbe la tua liberazione. L’unica preoccupazione che devi avere è quella di perdere la grazia di Dio, la grazia santificante, che ti tiene unita a Lui. Il peccare gravemente sarebbe come distruggere questa torre, il santuario dell’anima tua, la dimora di Dio, in te.
Ricorda quello che dice S. Paolo: «Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1Cor. 3,17).
Preoccupati anche di non raffreddare l’amore per Dio con il peccato veniale, perché allora il «vetro» attraverso il quale tu vedi Dio si offuscherebbe e ti impedirebbe di vederlo chiaramente.
Quando nelle nostre difficoltà cerchiamo ricorso in Dio, non dobbiamo pensare che Egli sia lontano, perché è molto vicino a noi, è addirittura in noi, è nel santuario e torre dell’anima nostra.
Il ritirarsi spesso in devoto e filiale colloquio con Dio nella nostra torre serve ad attingere forza per superare tutte le difficoltà e ad ottenere la sapienza per giudicare i problemi della vita presente, che vengono ridimensionati nell’importanza se considerati in rapporto con il nostro destino o eternamente felice o eternamente infelice nell’altra vita.
Le persone, tutte le altre creature e gli avvenimenti lieti o tristi della vita terrena in questo stato d’animo saranno visti da noi in un’ottica diversa.
Giova molto allo spirito, ogni tanto, Io star lontano dagli uomini e dalle cose del mondo, per intrattenerci soli con Dio. Talvolta addirittura è necessario allontanarsi dalle creature, chiunque esse siano, quando esse sono per noi di scandalo e ci inducono al male, a trasgredire i comandamenti di Dio, ci spingono a venir meno ai doveri verso Dio, verso noi stessi o verso gli altri nella giustizia e nella carità.
Il saggio Catechismo di S. Pio X ci esortava a fuggire i cattivi compagni e le cattive compagnie, che ci inducono ad intraprendere una strada sbagliata.
Non sempre però è possibile separarci dalle persone, cose o circostanze che ci portano al male, al peccato e ad offendere Dio: talvolta situazioni familiari o di lavoro o di convivenza, ecc. ce lo impediscono.
Quando per gravissime ragioni non possiamo allontanarci da tutto ciò che ci trascina al male, quando cioè noi ci troviamo costretti in occasione prossima di peccato, allora con la preghiera, con la meditazione, con l’uso frequente dei sacramenti, con la mortificazione e il frequente ritiro nella nostra torre faremo in modo che quelle occasioni di peccato, da prossime, diventino remote in modo tale da superarle con relativa facilità.
Se dopo una lunga esperienza notiamo che le nostre forze spirituali non ci permettono di affrontare tali difficoltà, perché dobbiamo constatare frequenti sconfitte e pericolosi turbamenti di spirito, allora con Sapienza e prudenza, dopo aver a lungo pregato e dopo esserci consigliati con un sacerdote saggio e prudente, dobbiamo prendere delle coraggiose decisioni che sanino la nostra critica situazione nel migliore dei modi, accontentandoci talvolta, però, di ottenere solo il male minore, ma salvando la nostra amicizia con Dio nella sua grazia. Non dobbiamo temere di mancare di carità verso coloro che ci costringono ad evitarli o addirittura ad abbandonarli per salvare noi stessi dall’offendere il Signore, perché prima di ogni altra cosa noi abbiamo il dovere di curare la salvezza della nostra anima.
Verso coloro con i quali rimaniamo insieme, perché costretti, e verso coloro che abbandoniamo, pure perché costretti, ma, per un veio dovere di coscienza, dobbiamo mantenere la carità cristiana: amare tutti e pregare per tutti, perché il Signore ci ha insegnato di amare anche i nemici e perdonare le offese ricevute, ricordando la preghiera del Padre nostro: «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt. 6,12).
Non dobbiamo nutrire rancore né odio per nessuno e, quando dalla nostra natura ci venissero sentimenti di avversione verso qualcuno, dobbiamo cercare di scacciarli e dire una preghiera per quella persona.
Sforziamoci di rimanere in contemplazione con Dio Uno e Trino nella torre dell’anima nostra il più possibile e quando verremo a contatto con i nostri fratelli avremo la sapienza di comportarci con loro cristianamente.
Gran dono è la contemplazione, che ci aiuta a sciogliere tutti i problemi nelle varie circostanze della nostra vita; essa è certamente una grazia speciale di Dio, ma che deve essere anche meritata, come insegna S. Tommaso d’Aquino, il quale dichiara che non si può giungervi se non dopo aver mortificato le passioni con la pratica delle virtù morali. (cfr. S. Th. 11-11, q. 180).
2) Le principali virtù da praticare per giungere atta contemplazione di Dio, Uno e Trino sono le seguenti:
a)Una perfetta purezza di corpo e di spirito (intelligenza e volontà) che ci distacca da questo mondo e ci rende leggeri per salire alle altezze della contemplazione.
b)L’esercizio della virtù della povertà, intesa nel senso piu ampio, che, distaccandoci da tutti i beni di questa terra, ci rende disponibili solo per Gesù Cristo. Una viva fede che ci faccia vivere secondo le massime del Vangelo.
c)Un profondo silenzio religioso che trasformi in preghiera tutte le nostre azioni.
d) Un ardente e generoso amore a Dio che ci spinga a compiere sempre la sua santissima volontà negli avvenimenti lieti e tristi della vita.
e) Un grande amore verso il prossimo, che manifesti il nostro amore per Iddio.
Il grande desiderio di contemplare e di ritirarsi dal mondo non è egoismo, ma è seguire gli esempi dei santi anacoreti dei primi tempi della Chiesa, di tante anime sante che, lungo il corso dei secoli, hanno abbandonato tutto e tutti per la salvezza della propria anima e il modello di tanti altri ferventi cristiani che, pur rimanendo nel mondo, molto spesso si ritirano nel segreto della propria torre per trattare con Dio i problemi della salvezza eterna.
Quando scenderai dalla torre dell’anima, ti sentirai pieno di Gesù Cristo e la carità verso il prossimo sarà per te una cosa spontanea e i sacrifici che dovrai compiere saranno meno pesanti. Ricorda che non si può amare veramente il prossimo se non si ama davvero Dio e che diventa piu facile ciò che si fa per amore e specialmente per amore di Dio.
Ce lo ricorda Suor Teresa dì Calcutta.
Un giorno un giornalista americano la incontrò in un ospedale mentre medicava una ferita ributtante di un ammalato e, osservandola, uscì in questa espressione: «Io non farei questo neanche per un miliardo di dollari». E suor Teresa di rimando: «E neppure io per un miliardo di dollari ma per amore di Gesù Cristo, sì».
Impariamo anche noi a fare come Suor Teresa di Calcutta, ma, ricordiamolo, non potremo imitarla nell’azione se prima non l’avremo imitata nella contemplazione!

Visite: 451

TAGS: Preghiera