Maria a Medjugorje Messaggio del 25 settembre 1989:Cari figli, vi invito a ringraziare Dio per tutti i doni che avete scoperto durante la vostra vita, anche per il dono più piccolo che avete percepito. Io rendo grazie insieme a voi, e desidero che tutti sentiate la gioia dei doni e che Dio sia tutto per ognuno di voi. Allora, figlioli, potrete crescere incessantemente sul cammino della santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Rose per Maria

È necessario richiamare brevemente la genesi e i componenti del Rosario, perché noi non siamo i primi discepoli del Signore né i primi devoti di sua Madre.UN PO’ DI STORIA…




I SEMI

I semi che si svilupperanno a poco a poco per schiudersi nel Rosario, sono stati seminati nei secoli XII-XIII, soprattutto dai monaci cistercensi, frutto di una devozione a Maria particolarmente sentita e praticata. L’impegno del monaco - il servizio a Dio - è diviso tra il culto e il lavoro manuale.
Nel lavoro dei campi i monaci venivano aiutati dai braccianti, con un lavoro che unisce religiosi e laici e che si fa preghiera e lode perenne: la preghiera continua, vocale, che accompagna la fatica dell’artigiano e del contadino, preghiera che per ragioni ovvie doveva essere semplice e ripetitiva perché serviva come colonna sonora al lavoro di gente pressoché analfabeta. E le preghiere più semplici per i semplici erano il Pater, l’Ave e il Credo, preghiera che tutti dovevano sapere a memoria per poterle recitare, oltre che in chiesa, sul lavoro e in cammino.

LA DIFFUSIONE

È principalmente opera degli Ordini mendicanti e in particolare dei Domenicani, chiamati e mandati a predicare al popolo, posti al servizio della Parola per la conversione del cuore: penitenza e preghiera sono sempre i frutti richiesti.
C’era quindi bisogno di una preghiera semplice, ripetitiva, recitabile da tutti in ogni momento e in ogni ambiente, adatta ad ogni cultura, che impegna la persona e mette in moto la lingua, che possiede aperture continue di meditazione, o ancora meglio, di contemplazione.

LA PREGHIERA DI TUTTI

Il Rosario diviene preghiera di tutti, principi e mendicanti, dottori e analfabeti, con una diffusione accelerata dall’incombere della peste, della fame, della guerra, i tre grandi servitori della morte e quindi della paura.
Da san Pio V a Paolo VI, tutti i papi hanno insistito sulla recita del Rosario, soprattutto nei momenti difficili, quando la storia sembra ingarbugliarsi talmente da chiudere ogni speranza.

ROSARIO - ROSAIO - ROSETO

Non so chi sia stato il primo che ha trasformato le Ave Maria in rose per comporre un rosario - rosaio - roseto, una corona di rose per la Madre del Signore. Certo deve essere stato un poeta. Il nome specifica il tipo di incontro con la Madre del Signore: un dovere, un obbligo, una pratica noiosa, una pietà obsoleta… No: è l’offerta di una corona di rose, laddove la rosa è sinonimo di cortesia, affetto, amore, rispetto, offerta di servizio, dono gratuito, riconoscimento e riconoscenza verso la propria Madre e Madre del Signore.

UN CORPO CHE PREGA

Il Rosario è infatti una persona-corpo che prega: in ginocchio, seduto, in ufficio o tra le faccende di casa, in cammino, mentre guida la macchina o è strizzato in un tram appeso al corrimano… Sono parole dette, ripetute, ridette, ripetute ancora sul filo della memoria che si dipana, anche distratti, mentre in città si scansano le macchine, o si lavora in campagna e si fatica e pure si gode del prodigio della natura che si rinnova, o in vacanza sui monti mentre si suda per un’erta salita e l’Ave Maria segna il passo, o al mare quando l’Ave Maria s’accorda col fievole sciacquio della risacca…
Certo, il nostro Rosario è pieno di distrazioni-attenzioni, con ricuperi improvvisi e profondi; o solamente avvinto dal ritmo dell’Ave Maria fino ad arrivare allo stupore e alla gioia. E nella civiltà dei tranquillanti rinasce l’esichìa, la tranquillità-serenità: l’anima prima trattenuta e costretta con violenza dalle tenaglie del corpo, a poco a poco si distende e si mette comoda. È la pace.

UN’ANIMA CHE PREGA

E la persona-anima ne gode. Gode di distrazioni-riflessioni, splendide, dove maturano pensieri e progetti, e problemi si risolvono, e verità a lungo ricercate si aprono in tutto il loro splendore.
È veramente e in pienezza il vacare Deo, l’otium che si apre a Dio, il tempo libero pronto ad essere riempito di Lui; quando l’anima si svuota per ricevere e vivere e godere la sua presenza.
E il susseguirsi dei Rosari, per giorni, mesi e anni, con la loro martellante ripetitività, porta a poco a poco, ad immedesimarsi, come spettatori-attori, nei misteri della redenzione.

È FEDELE CHE PREGA

Ed è contemplazione. Non meditazione: la meditazione richiede silenzio e concentrazione per penetrare verità e valori. Ora i misteri del Rosario non parlano di verità o di virtù, ma sono memoria dei fatti della storia della salvezza che hanno la loro pienezza nel Padre che manda il Figlio fatto da donna per riscattare i suoi fratelli e condurli all’adozione a figli; e manda lo Spirito del Figlio che in noi chiama il Padre Abbà (Gal 4,4s.). "Nel primo mistero si contempla…". È contemplazione di fatti, scene, episodi che richiamano alla memoria; fatti antichi che ci vedono spettatori-attori perché misteriosamente resi presenti in noi dal Battesimo nella Morte e Risurrezione del Signore Gesù (Rm 6,3): è questo il memoriale che ci pone accanto e in comunione con i personaggi che hanno operato la nostra salvezza e che danno fondamento alla nostra speranza…

LA PREGHIERA PER ECCELLENZA

Una preghiera che ha costituito e formato generazioni di fedeli: la preghiera per i vivi e per i morti. La preghiera della povera gente, che ci mette dentro con fiducia tutte le tribolazione del presente e le attese del futuro, e la preghiera di gente ricca e colta, di laici, di vescovi e di presbiteri, la preghiera raccomandata dei papi almeno di mezzo millennio, e recitata in tutto il mondo cattolico. Tutti accomunati nella dimensione dei "poverelli di Dio", coloro che non sono arroganti di fronte a Dio e alla Madre del Signore.

Fonte: Eco di Maria nr.171 - liberamente tratto da: il Rosario - di Serafino Zardoni

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