Maria a Medjugorje

Messaggio del 2 gennaio 2011:Cari figli, oggi vi invito alla comunione in Gesù, mio Figlio. Il mio Cuore Materno prega affinché comprendiate che siete la famiglia di Dio. Per mezzo della libertà spirituale della volontà che vi ha donato il Padre Celeste, siete chiamati a conoscere da voi stessi la verità, il bene o il male. Che la preghiera e il digiuno aprano i vostri cuori e vi aiutino nella scoperta del Padre Celeste attraverso mio Figlio. Con la scoperta del Padre, la vostra vita sarà indirizzata al compimento della volontà di Dio ed alla creazione della famiglia di Dio, così come desidera mio Figlio. Io non vi abbandonerò su questo cammino. Vi ringrazio.

Rose per Maria

25/05/2006 - Visite: 1504
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I SEMI

I semi che si svilupperanno a poco a poco per schiudersi nel Rosario, sono stati seminati nei secoli XII-XIII, soprattutto dai monaci cistercensi, frutto di una devozione a Maria particolarmente sentita e praticata. L’impegno del monaco - il servizio a Dio - è diviso tra il culto e il lavoro manuale.
Nel lavoro dei campi i monaci venivano aiutati dai braccianti, con un lavoro che unisce religiosi e laici e che si fa preghiera e lode perenne: la preghiera continua, vocale, che accompagna la fatica dell’artigiano e del contadino, preghiera che per ragioni ovvie doveva essere semplice e ripetitiva perché serviva come colonna sonora al lavoro di gente pressoché analfabeta. E le preghiere più semplici per i semplici erano il Pater, l’Ave e il Credo, preghiera che tutti dovevano sapere a memoria per poterle recitare, oltre che in chiesa, sul lavoro e in cammino.

LA DIFFUSIONE

È principalmente opera degli Ordini mendicanti e in particolare dei Domenicani, chiamati e mandati a predicare al popolo, posti al servizio della Parola per la conversione del cuore: penitenza e preghiera sono sempre i frutti richiesti.
C’era quindi bisogno di una preghiera semplice, ripetitiva, recitabile da tutti in ogni momento e in ogni ambiente, adatta ad ogni cultura, che impegna la persona e mette in moto la lingua, che possiede aperture continue di meditazione, o ancora meglio, di contemplazione.

LA PREGHIERA DI TUTTI

Il Rosario diviene preghiera di tutti, principi e mendicanti, dottori e analfabeti, con una diffusione accelerata dall’incombere della peste, della fame, della guerra, i tre grandi servitori della morte e quindi della paura.
Da san Pio V a Paolo VI, tutti i papi hanno insistito sulla recita del Rosario, soprattutto nei momenti difficili, quando la storia sembra ingarbugliarsi talmente da chiudere ogni speranza.

ROSARIO - ROSAIO - ROSETO

Non so chi sia stato il primo che ha trasformato le Ave Maria in rose per comporre un rosario - rosaio - roseto, una corona di rose per la Madre del Signore. Certo deve essere stato un poeta. Il nome specifica il tipo di incontro con la Madre del Signore: un dovere, un obbligo, una pratica noiosa, una pietà obsoleta… No: è l’offerta di una corona di rose, laddove la rosa è sinonimo di cortesia, affetto, amore, rispetto, offerta di servizio, dono gratuito, riconoscimento e riconoscenza verso la propria Madre e Madre del Signore.

UN CORPO CHE PREGA

Il Rosario è infatti una persona-corpo che prega: in ginocchio, seduto, in ufficio o tra le faccende di casa, in cammino, mentre guida la macchina o è strizzato in un tram appeso al corrimano… Sono parole dette, ripetute, ridette, ripetute ancora sul filo della memoria che si dipana, anche distratti, mentre in città si scansano le macchine, o si lavora in campagna e si fatica e pure si gode del prodigio della natura che si rinnova, o in vacanza sui monti mentre si suda per un’erta salita e l’Ave Maria segna il passo, o al mare quando l’Ave Maria s’accorda col fievole sciacquio della risacca…
Certo, il nostro Rosario è pieno di distrazioni-attenzioni, con ricuperi improvvisi e profondi; o solamente avvinto dal ritmo dell’Ave Maria fino ad arrivare allo stupore e alla gioia. E nella civiltà dei tranquillanti rinasce l’esichìa, la tranquillità-serenità: l’anima prima trattenuta e costretta con violenza dalle tenaglie del corpo, a poco a poco si distende e si mette comoda. È la pace.

UN’ANIMA CHE PREGA

E la persona-anima ne gode. Gode di distrazioni-riflessioni, splendide, dove maturano pensieri e progetti, e problemi si risolvono, e verità a lungo ricercate si aprono in tutto il loro splendore.
È veramente e in pienezza il vacare Deo, l’otium che si apre a Dio, il tempo libero pronto ad essere riempito di Lui; quando l’anima si svuota per ricevere e vivere e godere la sua presenza.
E il susseguirsi dei Rosari, per giorni, mesi e anni, con la loro martellante ripetitività, porta a poco a poco, ad immedesimarsi, come spettatori-attori, nei misteri della redenzione.

È FEDELE CHE PREGA

Ed è contemplazione. Non meditazione: la meditazione richiede silenzio e concentrazione per penetrare verità e valori. Ora i misteri del Rosario non parlano di verità o di virtù, ma sono memoria dei fatti della storia della salvezza che hanno la loro pienezza nel Padre che manda il Figlio fatto da donna per riscattare i suoi fratelli e condurli all’adozione a figli; e manda lo Spirito del Figlio che in noi chiama il Padre Abbà (Gal 4,4s.). "Nel primo mistero si contempla…". È contemplazione di fatti, scene, episodi che richiamano alla memoria; fatti antichi che ci vedono spettatori-attori perché misteriosamente resi presenti in noi dal Battesimo nella Morte e Risurrezione del Signore Gesù (Rm 6,3): è questo il memoriale che ci pone accanto e in comunione con i personaggi che hanno operato la nostra salvezza e che danno fondamento alla nostra speranza…

LA PREGHIERA PER ECCELLENZA

Una preghiera che ha costituito e formato generazioni di fedeli: la preghiera per i vivi e per i morti. La preghiera della povera gente, che ci mette dentro con fiducia tutte le tribolazione del presente e le attese del futuro, e la preghiera di gente ricca e colta, di laici, di vescovi e di presbiteri, la preghiera raccomandata dei papi almeno di mezzo millennio, e recitata in tutto il mondo cattolico. Tutti accomunati nella dimensione dei "poverelli di Dio", coloro che non sono arroganti di fronte a Dio e alla Madre del Signore.