Maria a Medjugorje Messaggio del 8 marzo 1984:Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Figli cari, convertitevi tutti nella parrocchia. Questo è il mio secondo desiderio; cosi aiuterete a convertire tutti coloro che verranno qui.

A Sarajevo e Medjugorje, lungo i sentieri dell’Europa

L'alfabeto di don Carlo Castellini, con una delegazione 80 di montanari e il Coro Bismantova, di ritorno dal Santuario. E quelle apparizioni non ancora riconosciute…




Don Carlo "32 frati francescani barbaramente ammazzati dai partigiani comunisti a Siroki Brieg nel 1945 sono diventati seme di cristiani”

A come Amore. I veggenti chiesero un giorno alla Regina della Pace:”Come fai ad essere così bella?” e lei rispose: “Lo sono perché amo”. L’amore rende belli… l’importante è intendersi su cosa significhi per noi, oggi, la parola amore…

B come Bontà. I 5.500 orfani della guerra civile accuditi da Padre Jozo, l’ospedale dell’architetto Gardoni che sta sorgendo nei dintorni di Medjugorje, la comunità per giovani disagiati di suor Emmanuel: sono i segni reali che a Medjugorje la preghiera si trasforma in opere di carità; il cristianesimo è, esiste, ha senso, se opera concretamente per il bene dell’uomo.

C come Convinzione. Convinzione di fede, convinzione di persone che ci credono davvero: di per sé, le testimonianze che abbiamo ricevuto da Vicka, suor Emmanuel e Padre Jozo non esprimevano idee rivoluzionarie, non erano per niente straordinarie o sconvolgenti, ciò che era sconvolgente era invece la loro profonda convinzione, la certezza che testimoniavano che lì Dio si manifesta davvero e che indica a tutti una strada di santità semplice e accessibile.

D come Disponibilità: quella dell’infaticabile organizzatore Marco Baroni, quella di suo fratello Giovanni, nel dirigere il Coro Bismantova nel Teatro di Sarajevo e nella Cattedrale di Dubrovnik, quella del dr. Calabrese prezioso fornitore di tante informazioni sulla storia dei veggenti e sui messaggi di Maria, la pazienza sorridente e la professionalità di Quinto, la disponibilità di tutti ad accettare le scomodità del lungo viaggio. In una parola: con la disponibilità si vincono la pigrizia e gli egoismi individuali e si crea gruppo.

E come Europa. Le radici cristiane dell’Europa non sono un’invenzione di Giovanni Paolo II, ma una realtà storica incontrovertibile: ne abbiamo trovato abbondanti testimonianze nelle chiese di Dubrovnik, di Mostar, di Sarajevo, nella fierezza con cui i croati ricordano di essere stati, in nome della loro fede cristiana, il baluardo a est della civiltà contro le invasioni dei turchi.

F come Forza: la Forza che dona la preghiera e il sentirsi nelle mani di un Dio buono e provvidente, che ha sostenuto la Chiesa croata nella dura prova della guerra civile del 1991-95.

G come Guerra: l’orrore della violenza ancor oggi testimoniata dai fori nel cemento sui muri delle case, lo sterminio di 200.000 civili in tre anni, la distruzione della biblioteca di Sarajevo, gli stupri e la “pulizia etnica” operata dai serbi e poi a loro “restituita” dai croati: davvero i lager e i gulag non sono stati un ammonimento sufficiente, affinché i popoli europei imparassero il rispetto per ogni uomo e per ogni diversità!

I come integrazione. È una bella parola, che riempie la bocca di tanti politici benpensanti, ma noi non l’abbiamo vista. A Sarajevo c’è da tanta diffidenza fra le etnìe (che pure prima della guerra convivevano pacificamente), Mostar è spaccata in due come una mela: di qua il quartiere cristiano, di là il quartiere musulmano, Bosnia ed Erzegovina sono due Stati messi insieme artificiosamente dagli accordi di pace del 1995… è già tanto che non avvengano scontri di piazza o sommosse violente come in Occidente, a Parigi o a Milano…

L come Libertà: è il valore morale fondamentale che la Chiesa cattolica ha difeso contro la dittatura di Tito, pagando un prezzo altissimo di persecuzioni, violenze e uccisioni.

M come Martirio: quello dei 32 frati francescani barbaramente ammazzati dai partigiani comunisti a Siroki Brieg nel 1945 e diventati “seme di cristiani” con loro sangue sparso per restare fedeli a Gesù. Il loro coraggio ha dato alla chiesa croata il dono di numerose vocazioni sacerdotali e consacrate e ha fatto nascere una Chiesa molto fervorosa e partecipe.

P come preghiera: la preghiera individuale, (consigliata almeno tre ore al giorno per tutti, Messa quotidiana compresa!), la preghiera famigliare (“la famiglia che prega unita resta unita”, ci ha detto Padre Jozo), la preghiera nel Santo Sacrificio dell’altare come vertice della spiritualità cristiana, ben testimoniata dalla serietà con cui si celebra la Messa nella chiesa parrocchiale di Medjugorje.

Q come Quando ci torniamo? Le apparizioni non sono ancora state ufficializzate dalla Chiesa, ma che siano una realtà lo si tocca con mano con i frutti di conversione, di pace, di intima gioia che tutti hanno sperimentato e con la quale vorremmo contagiare anche chi non è venuto. Dato che la fede cristiana è un’esperienza e una testimonianza di vita e non una ideologia…la realtà della gioia sperimentata vale molto più di tante parole! Chissà se riusciremo a portarci degli amici, credenti o non credenti, persone in cerca di Dio e persone in crisi ?!?

S come Silenzio: il silenzio con cui si prega assieme alla veggente Vicka, davanti alla sua casa, il silenzio all’adorazione in chiesa (alle 5 e 45 di giovedì 26 c’era un’ottantina di persone davanti al SS. Sacramento, dopo turni ininterrotti nella notte!), il silenzio della preghiera di tanti (a tutte le ore!) davanti alla statua di Maria sul piazzale della chiesa.

Don Carlo Castellini, parroco di Vetto

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