Maria a Medjugorje Messaggio del 15 dicembre 1983:Quelli che fanno predizioni catastrofiche sono falsi profeti. Essi dicono: “In tale anno, in tale giorno, ci sarà una catastrofe”. Io ho sempre detto che il castigo verrà se il mondo non si converte. Perciò invito tutti alla conversione. Tutto dipende dalla vostra conversione.

Ringraziare




GESU’ L’HA DENUNCIATO

Gesù ha denunciato l’uomo che non ringrazia. Nel Vangelo di Luca (XVII, 11) quando vide che dei dieci lebbrosi guariti ne era tornato uno solo a dire grazie, esclamò:
“Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? “.
E gli altri nove dove sono? “. E’ pesante questa denunzia di Cristo. La percentuale di chi pensa e ringrazia sarà sempre così ridotta? L’uomo è proprio inguaribile nel suo egoismo? Abbiamo addosso la lebbra dell’ingratitudine. Il Signore aspetta il nostro ringraziamento come logica dei fatti; se abbiamo ricevuto da Dio è logico che lo riconosciamo, se lo riconosciamo è logico che ci apriamo alla gratitudine. Il Signore non ha dato ai nove lebbrosi guariti un ordine, ma si attendeva che i nove guariti dessero un ordine a se Stessi.
La gratitudine è la logica dell’intelligenza e del cuore retto. Chi capisce e ha il cuore retto non può fare a meno di ringraziare. Per questo non esiste un comando specifico per il ringraziamento, perché il comandamento deve partire dall’uomo; avrebbe senso la riconoscenza imposta?
E gli altri nove dove sono? “. In quei nove ci siamo tutti perché sono innumerevoli le nostre negligenze verso la bontà di Dio. Purtroppo in quei nove siamo presenti tutti, perché tutti siamo colpevoli di ingratitudine a Dio. L’uomo non riuscirà mai a stare al passo coi doni di Dio. I benefici di Dio sono più numerosi dell’arena del mare, sono innumerevoli come le gocce d’acqua dell’oceano.
Ma l’uomo deve almeno aprirsi al problema! Non lo risolverà, ma deve almeno capire che c’è!
“E gli altri nove dove sono? “. La denuncia amara di Cristo deve spingermi a rappresentare gli assenti. Quando avremo capito e saremo guariti dalla lebbra dell’ingratitudine, dovremo presentarci a Dio anche per i nostri fratelli che non capiranno mai e rappresentarli: “Signore, perdonali, perché non sanno quello che fanno; io sono qui a ringraziare anche per loro, dammi la capacità di poterli rappresentare sostituendomi ad essi... ».

TUTTA LA BIBBIA CHIAMA

I dieci comandamenti prendono poche pagine della Bibbia, ma l’invito di Dio a ringraziare si estende per tutta la Scrittura. E’ difficile trovare due o tre pagine consecutive della Bibbia che non contengano questo richiamo; è incessante il martellare di Dio a tener a mente ciò che Lui ha fatto, a ricordare le meraviglie operate per il suo popolo.
Tutto il libro dei Salmi poi, il libro classico della preghiera ebraica, è tutto intessuto di preghiere di ringraziamento.
Questi dati della rivelazione pongono un problema: se Dio insiste tanto sul dovere di ringraziare, è segno che questo è un grande bisogno dell’uomo, è segno che nel ringraziare c’è il suo grande interesse, è segno che nel ringraziare c’è la felicità, è segno che nel ringraziare l’uomo si realizza. Ringraziando l’uomo trova il proprio equilibrio: pone se stesso in dipendenza da Dio e pone Dio al suo posto, in preminenza su tutto.
Se tutta la Bibbia è un continuo richiamo al ringraziamento, forse è perché l’uomo corre troppo facilmente il rischio di dimenticano e invece ha troppo bisogno di non dimenticarlo affatto. Se tutta la Bibbia richiama al ringraziamento, forse è segno che Dio intravede in questo il mezzo più semplice per l’uomo per andare diritto a Lui, il mezzo più immediato per realizzare tutto l’ideale religioso dell’uomo. Se tutta la Bibbia ne parla, forse è anche per tracciare una “via facile” alla fede.
Se tutta la Bibbia richiama al ringraziamento, è perché imparare a ringraziare significa imparare a vivere il nostro rapporto con Dio in maniera vitale.
Se tutta la Bibbia richiama al ringraziamento, forse è perché poche cose come questa danno la possibilità all’uomo di prepararsi alla grande rivelazione di Cristo, la rivelazione della bontà infinita del Padre e della nostra adozione a figli.

LA PREGHIERA APERTA A TUTTI

Tutti sono capaci a ringraziare e tutti ne capiscono il perché. Non tutti invece sono capaci a buttarsi nella contemplazione e non tutti ne capiscono il perché.
Si ringrazia a parole e si ringrazia anche senza parole. Per ringraziare non ci vogliono formule, bastano poche parole, poche parole e qualche idea sulla bontà di Dio. Per questo ringraziare è una preghiera semplice per i semplici, ma è una preghiera ben ricca.
Quando noi preghiamo abbiamo bisogno di strumenti come parole, idee, libri; quando ringraziamo ci servono poche parole e i libri diventano un impaccio.
Ringraziare è il pregare dei poveri. Ogni tipo di preghiera richiede preparazione, allenamento, fatica, ambiente adatto e molta buona volontà; per ringraziare, invece, non ci vuole preparazione, non c’è da imparare, perché tutti sanno come si fa. Anche un ateo che si apre a Dio può entrare direttamente in questa via della preghiera e percorrerla fino in fondo fin dal primo momento in cui cerca Dio.
Non ci vogliono parole, basta solo un’idea, questa: Dio è un padre buono che ama. Il resto viene da sé.
Per insegnare ad un convertito a pregare basta insegnargli a ringraziare. Anche se non ha mai pregato, con questo mezzo sa pregare.
E’ una strada varia e gaia la preghiera di ringraziamento: è come cogliere fiori in un prato. Non si è finito di coglierne uno che se ne vede già un altro più bello ancora che invita a farsi raccogliere e il mazzo diventa grande come una bracciata.
Mettersi a ringraziare è un incentivo a trovare i doni di Dio. E i doni di Dio sono fatti così: più si cercano e più si trovano, finché si finisce di dover lasciare perché è assolutamente impossibile afferrarli tutti. Per dare ai bambini il gusto della preghiera basta condurli per mano fino alla soglia del ringraziamento e lasciarli lì: appena varcata la soglia essi non hanno più bisogno della nostra guida, camminano dentro da soli con speditezza.
Ringraziare è una preghiera che non stanca mai. C’è sempre del nuovo e c’è sempre del bello da pensare, da vedere, da dire. Per questo è la preghiera adatta a tutti, per tutte le età, per tutti i tipi di persone, per ogni preparazione spirituale. Ringraziare è la preghiera senza strutture perché è la preghiera che scavalca le strutture. Più si è semplici, più si è capaci a ringraziare. E’ anche la preghiera più riposante, riposa la mente e allarga il cuore. Quando la mente è stanca il ringraziare è la preghiera adatta, perchè non assorbe, non opprime, non pesa.

ALLENAMENTO

L’allenamento a ringraziare ha bisogno di metodo e razionalità. Si comincia dal facile per andare al difficile come in ogni buon allenamento. Bisogna puntare in alto: giungere a dire grazie per tutte le cose che ci costano di più, ma quella è la vetta della montagna. Per arrivare in vetta prima bisogna affrontare la scarpata che porta alla vetta: bisogna insomma partire dalle cose facili.
Diciamo subito che è improprio, persino irrazionale dividere i nostri problemi in quelle due categorie: ‘le cose belle e le cose non belle. Per chi ha fede esistono “cose difficili “, ma non esistono cose non belle, perché tutto è guidato da Dio: la notte e il giorno, il bello e il cattivo tempo, ‘le nuvole e il tempo sereno. Ma evidentemente ci sono dei momenti molto belli nella nostra vita, ci sono cose molto belle nella nostra giornata se sappiamo aprire i nostri occhi. E’ di lì che comincia un allenamento razionale al ringraziamento. Non lasciar passare nessuna gioia della vita senza ringraziare! E’ questa la prima tappa al ringraziamento.
Cominciare di lì significa cominciare a darci una convinzione di cui abbiamo grande bisogno: Dio è buono! Dio è un padre! Dio pensa a noi con una delicatezza infinita!
Provate a passare un giorno ben decisi in questo impegno: ogni gioia oggi deve essere santificata da un grazie a Dio; vedrete se non giungerete alla sera con l’idea nuova della bontà di Dio. Aprirete gli occhi su certi aspetti della vostra vita ai quali non avevate mai pensato, crescerà in voi il bisogno di abbandonarvi a Lui sempre di più, di confidare in Lui con più profondo abbandono; metterete saldezza al vostro spirito di fede.
Questo esercizio matura alla fede, poi la fede, come sempre, apre gli orizzonti della generosità. La fede è sempre lo stelo che regge il fiore, è sempre la preparazione all’amore. Se la fede è viva, fa scaturire la risposta, cioè dà origine all’amore.
E’ molto umiliante questo fatto: la gran massa cristiana si ricorda di Dio solo per tendere la mano o quando è davanti ad una situazione che fa paura. Anche le persone di “chiesa” sono sempre lì a fare gli accattoni nella loro preghiera, chiedono le cose più stravaganti, chiedono continuamente, senza nemmeno valutare se ciò che chiedono è utile o dannoso. Questo grande accattonaggio collettivo sovente ubbidisce a delle leggi molto irrazionali. Ci comportiamo come sciocchi mendicanti davanti a Dio, mendicanti ai quali Dio riempie di ogni dono la bisaccia, che Dio veste, sostiene e alloggia; e il mendicante è sempre lì scontento e continua a cantar miserie, perché aspetta quel famoso centesimo da nulla cui tiene più di tutto...
E’ umiliante essere dei mendicanti mentre Dio aspetta che ci comportiamo da figli.
E’ la preghiera di ringraziamento che può farci operare il passaggio da mendicanti a figli. Chi si abitua a ringraziare, ad un certo momento, si vergogna di imporre i suoi programmi a Dio; sa che Dio gli è padre, sa che Dio conosce meglio di noi quello che ci occorre, pensa solo a ringraziare perché è sicuro che Dio aspetta questo soprattutto. Questo è fede, questo è amore, questo è vivere nella concretezza la realtà di Dio padre.
Ma l’allenamento ha bisogno di precisione. Perché non potremmo pattuire con noi stessi di dedicare sempre un’ora al giorno per ringraziare Dio di ogni cosa bella che ci dà? Per ringraziare un’ora al giorno non c’è da interrompere il proprio lavoro, non occorre andare in chiesa, basta scegliere un lavoro che lo consenta. Quasi tutti i lavori manuali che non assorbono del tutto la nostra mente potrebbero convertirsi in preghiera di ringraziamento. Noi pensiamo continuamente, quando non pensiamo, fantastichiamo. Lo facciamo camminando, lavorando, prima del sonno, quando ci svegliamo, lo facciamo tra le azioni più impensabili; tutte le volte che il nostro lavoro non ci assorbe, parte il fiume dei pensieri. Bene, basterebbe una cosa molto semplice, basterebbe mettere argine al fiume in piena, dirigere i nostri pensieri verso la direzione della riconoscenza a Dio e noi metteremmo un po’ di giustizia nei nostri rapporti con Lui.

PUNTARE AL DIFFICILE

Ma è facile ringraziare delle cose belle! Tutti ne sono capaci, anche se pochi lo fanno.
Ma l’importante, anzi l’essenziale è giungere a ringraziare delle spine, delle contraddizioni, delle pene e anche dei propri errori. Quando si arriva lì, si è alla vetta. Perché chi arriva a ringraziare delle cose spiacevoli, anche delle croci, allora ha veramente imparato a vivere. La vita è sempre un intreccio di cose che vanno e di cose che non vanno, di gioie e di spine, di vittorie e di frustrazioni.
Il cristiano è colui che sa convivere con le gioie e con le pene, col caldo e col freddo, con la calma e con la tempesta. Il cristiano è colui che è capace di mai andare a fondo nelle burrasche della vita o almeno è capace, andando a fondo, di tornare sempre a galla.
Il ringraziamento deve portarci a questa meta e farci capaci di sopravvivere a qualunque tempesta. Come si fa? Forse è opportuno chiarire che non è semplice, è una lotta che a volte sembra impossibile, sembra una lotta sproporzionata contro una forza che ci schiaccia. Esige anche una certa conoscenza del cuore umano. Per esempio, non è convincente per nessuno ringraziare Dio davanti ad una contraddizione: è come battere la testa contro un muro.
Ma c’è una tattica: per buttar giù un muro non occorre affatto cozzarci dentro con la testa. Basta fare così: prendere un palo, piazzarsi bene e poi cozzare col palo invece che con la testa e il muro, probabilmente, andrà giù senza farci del male.
Per intenderci: davanti a certe contraddizioni suona a vuoto il ringraziamento, è una cosa che non convince affatto, anche se è una cosa bella. Ma se, prima di ringraziare, ci fermiamo a guardare in faccia con molta calma la contraddizione e, dopo aver constatato che non possiamo proprio farci nulla, la mettiamo nelle mani di Dio con la semplicità del fanciullo, allora è come ricorrere alla famosa tattica del palo e con quella il muro crollerà. Quando abbiamo affidato un problema insolubile a Dio e l’abbiamo fatto con fiducia, con umiltà, con vero abbandono, allora, solo allora possiamo metterci a ringraziare. E’ quello l’istante in cui azioniamo il palo. Non basterà un colpo. Non basterà ringraziare una volta. Ma ringrazieremo cento, ringrazieremo mille volte e il muro, quasi certamente, crollerà. Bisogna provare per convincersi.
Tutto subito avremo anche l’impressione che il nostro grazie suoni a vuoto. E’ logico! E’ difficile che certe cose vadano giù quando vogliamo farle andare giù. Ma se continuiamo a ringraziare, giungerà il momento in cui il muro si screpolerà, giungerà il momento in cui scopriremo il “filo della provvidenza “, riusciremo ad intravedere certi risvolti positivi in quella situazione negativa.
Se siamo costanti a ringraziare, giungeremo a trovare una, dieci, cento motivazioni di riconoscenza a Dio per quella contraddizione e, alla fine, il grazie trionferà, il muro crollerà! Un grazie vero, convinto, sanguinante magari, ma autentico, che sgorga dal profondo del nostro essere e ci libera!
E’ in quei momenti soprattutto che si comprende la potenza del ringraziamento.
Anzi, l’esperienza del ringraziare non ci convincerà mai finché non giungeremo lì: a capire la portata che esso ha nei momenti difficili della vita.
Allora si comprenderà che imparare a ringraziare significa imparare a vivere, perché significa imparare ad affrontare tutte le situazioni più drammatiche della vita proiettandole nell’amore di Dio. Allora forse e solo allora si nasce alla fede, perché se ne esperimenta tutta la forza, si esperimenta l’amore di Dio.
Quando non ci scandalizziamo più di Dio, siamo giunti alla fede.
Quando per noi conta di più la volontà di Dio che qualunque nostro progetto, allora siamo giunti all’amore. Anche qui è opportuno procedere a gradi. Non si è capaci di affrontare i grandi problemi della vita se non ci impratichiamo a destreggiarci con le piccole contraddizioni quotidiane.
Si dovrebbe cominciare così: dall’impegno di mai perdere la pace davanti alle piccole contraddizioni quotidiane, ma farle servire come esercizio al nostro ringraziamento.
Avete rotto un bicchiere? Una persona vi ha feriti? Avete commesso una “gaffe “? Perché perdere la pace? Mettiamoci davanti a quella storiella ed esaminiamola nella calma. Se proprio a quella spina non c’è rimedio, perché non metterla con fiducia nelle mani di Dio? Se Dio ha cura di un passero che cade, non prenderà a cuore una nostra pena?
E non pensarci più, lasciare che Dio porti avanti Lui quel problema che per noi resta insolubile. Poi, subito dopo, ringraziare. Ringraziare con tutto il cuore, non tanto per la contraddizione o per la spina, piuttosto ringraziare di tutti i risvolti positivi che son seguiti a quella difficoltà. Il primo risvolto positivo è che non lo considerate più una tragedia, gli avete dato la sua proporzione di avvenimento ordinario, e questo non è un bel dono di Dio di cui potete ringraziare? Poi conoscerete meglio voi stessi dopo quell’incidente, oppure conoscerete meglio gli altri o la situazione: questo è un altro motivo di riconoscenza a Dio. Poi ringraziate che avete avuto fede quando normalmente perdevate le staffe.

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