Maria a Medjugorje Messaggio del 21 gennaio 1982:Pregate e digiunate perché tra i sacerdoti regni la pace!

Pregare con i salmi




COME I PAPPAGALLI...

E’ S. Agostino che lo dice: non è lecito per un cristiano adoperare i salmi per la preghiera come farebbero i pappagalli: “i pappagalli e le ghiandaie qualche volta sono addestrati dall’uomo a emettere delle voci che loro non capiscono. Ma l’uomo ha il privilegio unico di avere l’intelligenza. Allora dobbiamo gustarli i salmi che cantiamo, così il canto diventa preghiera e la nostra preghiera può venire esaudita “.
Nella preghiera noi mettiamo il cuore solo quando la gustiamo. E la gustiamo solo quando la comprendiamo. Purtroppo c’è un’ignoranza paradossale intorno ai salmi e c’è un uso troppo esteso di essi nella liturgia, quasi un’inflazione che costringe a prendere sul serio questo problema a meno di essere tagliati fuori da una parte sovrabbondante della preghiera della Chiesa.
Nous naissons avec ce livre aux entrailles” — nasciamo coi salmi nel sangue — ha detto un famoso studioso dei salmi, Chouraqui.
Sì, è vero, ma i salmi riflettono anche una mentalità di tremila anni almeno distante da noi! Sono nati su un ceppo religioso che ha dato origine alla nostra fede cristiana, ma quanto sono lontani da noi.
Poi c’è tutta una veste letteraria che avvolge i salmi: espressioni, concetti, paragoni, vocaboli lontanissimi dalle nostre abitudini mentali.
Tutte queste difficoltà a capire e ad usare i salmi non sono di poco conto: o si affrontano o si ignorano. Se le affrontate in modo passabile, i salmi diventano una preghiera assimilabile e nutriente, se le volete ignorare, i salmi non potranno mai essere preghiera.

NON UNA RACCOLTA QUALUNQUE

Il salterio, secondo la tradizione unanime della Chiesa, non è una raccolta qualunque di preghiere. La Chiesa li ritiene canti ispirati. Forse è questa la sola ragione soddisfacente che spiega la loro vitalità. Non sono poesia umana, ecco tutto. E proprio per questo motivo è assurdo sostituirli, con che cosa? La poesia umana e quella ispirata sono due cose totalmente diverse come sono diversi il fuoco dipinto e il fuoco vero! Tra la Parola di Dio e la parola umana c’è la stessa differenza che corre tra il giorno e la notte.
Sono inoltre canti comunitari. E’ solo in seno alla comunità che essi ritrovano, secondo Drijvers, la plénitude de leur sens, comme de leur sonorité “. Per rendervi conto dell’importanza di questa osservazione pensate questo: prendete una corale alpina e, invece di cantarla, leggetela soltanto, o bisbigliatela, poi vi renderete conto se non l’avete completamente guastata.
E salmi sono canti di popoli e canti di popoli in preghiera, togliete questo elemento, non li riconoscerete più. Poi sono canti impregnati di rivelazione: sono un résumé di tutta la storia della salvezza. E’ questa forse l’idea che ha suggerito ai compilatori del salterio (III secolo a.C.) la divisione in cinque libri, com’era la divisione del Pentateuco. Hanno un messaggio di rivelazione da trasmettere, un messaggio di rivelazione universale e il contenuto di un messaggio individuale.
Dio parla a tutti e parla a ciascuno. Quando mi accosto a un salmo, devo attingere a queste due ricchezze: il messaggio universale e il messaggio personale rivolti a me. Sia l’uno che l’altro esigono quindi profondità e competenza, perché è indispensabile che il salmo sia recepito nel suo senso genuino, non in un senso accomodatizio, approssimativo o falso.
Ma il salterio è solo comprensibile in Gesù. Origene, già ai suoi tempi, ammoniva: “prima ai Gesù Cristo l’Antico Testamento era acqua, ora è vino “. Il senso pieno e profondo del salmo lo si ha solo proiettandolo nella luce del mistero di Cristo, e solo alla fine dei tempi la luce sarà piena. Il senso pieno nella Scrittura non potrà essere colto che dopo Cristo e sarà maggiormente colto alla fine dei tempi.
Se i salmi non sono proiettati in Cristo, sono solo monconi privi di senso profondo, perché è solo Cristo che dà senso e compimento alla storia della salvezza. I salmi senza Cristo sono un controsenso religioso, oltre ad essere un controsenso storico.

I SALMI SONO POESIA

Non bisogna dimenticano! Sono cioè stati d’animo, evocazioni che il poeta vuole comunicare al suo uditore. Perciò il linguaggio di cui è vestito un salmo è sempre secondario, è solo forma, è solo fatto di colori e il suo messaggio non è tanto nelle parole, ma nei sentimenti che le parole riescono ad evocare.
Di riflesso, il salmo necessita sempre di spazio vitale per esprimersi: la fretta lo uccide, la superficialità lo mortifica. Le emozioni verso Dio non nascono se non c’è un clima di silenzio e di amore in noi che consenta di lasciarle sbocciare e di esprimersi.
Per usare razionalmente i salmi come preghiera, forse è indispensabile dare lo spazio di silenzio e di riflessione che consenta la preghiera personale o vestirli di riflessioni spontanee che stimolino la preghiera.
Poi, i salmi sono poesia semitica. Il semita non ha la mentalità occidentale: non concettualizza mai, contempla; il poeta semita è un pittore che stende sulla tela del salmo le emozioni che ha nell’animo per comunicarle. Non presenta le cose che vede in modo discorsivo, ma procede a ritocchi. La sua poesia è un rosone che si allarga. Il parallelismo è continuo perché è l’elemento base del ritocco. E’ quindi molto opportuna, dopo il canto del salmo, la preghiera spontanea, perché è un elemento che accompagna il ritocco; se fiorisce intorno al salmo un bel commento comunitario, il suo quadro emotivo in noi prende vita.
La poesia semita ha come strumento portante la strofa e il ritmo. La strofa delimita il pensiero e può essere riprodotta in una traduzione. Il ritmo mai. Il ritmo è l’elemento che accompagna l’emozione dei pensieri e dà loro vigore.
Il salmo non dovrebbe mai prescindere dal canto. Ecco come si esprimono gli esperti presentando nelle “norme” del Breviario Romano il modo con cui bisognerebbe usare i salmi nella Liturgia.
(N. 103) “I salmi non sono letture, ne preghiere scritte né prosa, ma poemi di lode... Tutti i salmi hanno un certo carattere musicale per cui, anche se un salmo viene recitato senza canto, deve sempre conservare il suo carattere musicale “.
(N. 105) “Il carattere poetico e musicale dei salmi comporta che talvolta siano piuttosto cantati davanti a Dio anziché svolgersi in discorso diretto a Lui “.

ALTRI MACIGNI SUL CAMMINO DEI SALMI

LA POVERTA’ DELLA LINGUA EBRAICA

L’ebraico è una lingua spoglia, con pochi sinonimi. Al contrario una stessa parola ha tante sfaccettature, il che crea un mucchio di difficoltà ai traduttori, ma insieme apre luci inaspettate ai concetti. L’ebraico giustappone e coordina invece di subordinare; perde cioè in precisione, ma acquista in forza. Ha poche preposizioni, perciò pochi elementi di chiarezza. E’ povero di congiunzioni. I verbi hanno due soli tempi, non situano un’azione nel tempo, ma servono solo a dire se l’azione è stata compiuta o è ancora da compiere.
In sostanza: Dio ci mette in mano questo strumento di preghiera, il salterio, così povero di attrattive, di appetibilità, perché ci vuole costruttori della nostra preghiera, ci chiama ad approfondirla, a personalizzarla, non a prendere un cibo già confezionato.
I salmi sono sabbie aurifere, contengono l’oro di Dio, ma occorre andare lontano per cercare l’oro; le sabbie aurifere non scorrono mai vicino a casa, bisogna faticare, rinunciare e andare lontano... Poi è necessario rompersi la schiena a setacciarle per togliere fuori l’oro.
I salmi non solo pane di preghiera per i superficiali. E’ bello che Dio abbia voluto questa scorza di povertà di linguaggio e limiti umani intorno ai salmi, perché questo obbliga a tirar fuori le nostre energie. I salmi non sono preghiere per le menti pigre e i cuori piccini: i pigri non trovano nulla e i meschini si perdono.

LA POESIA EBRAICA E’ CANTO

Non è declamazione. E’ canto, quasi sempre accompagnato da danza. Il parallelismo aiuta il movimento del corpo che accompagna il salmo, è come un ritmo di danza. Sovente il parallelismo è aiutato dal battere delle mani e dal battere dei piedi.
La poesia ebraica è canto, cioè espressione comunitaria. Nei salmi deve partecipare la comunità. Anche se il salmo fosse pregato da soli, l’eco della comunità lo dovrebbe sorreggere: il salmo va pregato con gli altri e per gli altri. I salmi sono una potente educazione alla comunità, cioè a educare al senso di Chiesa.
In sostanza la cosa più importante da capire nell’uso dei salmi è questa: i salmi non sono cibo pronto per la preghiera, ma cibo da preparare, o se preferite, sono seme per la preghiera, stimolo per la preghiera. Quindi corrono molto il rischio di non essere nulla se non riescono a far sbocciare la preghiera e, normalmente, non la fanno sbocciare se non sono capiti o non sono usati correttamente.
I salmi o diventano preghiera o sono niente, anzi possono essere persino inciampo alla preghiera. E’ indispensabile capire che i salmi han bisogno di un terreno preparato in cui tutto sia già pronto per la preghiera: la legna pronta e disposta bene con l’esca ben secca a cui ci sia solo da appiccare il fuoco, poi la fiamma della preghiera crepiterà.

UNA RISPOSTA

Tentiamo di dare una risposta ad una obiezione, che nasce spontanea, per l’uso dei salmi nella preghiera: che bisogno c’è della preghiera ispirata? L’uomo non ha sempre pregato? Perché imprigionare la sua preghiera d’oggi con formule che rispecchiano una mentalità così lontana da lui? Possiamo rispondere:
C’è molta differenza tra la preghiera “ispirata” (come i salmi) e la preghiera personale per il semplice motivo che la preghiera ispirata viene da Dio, quella umana viene dall’uomo.
E’ come se un disoccupato si presentasse ad un datore di lavoro illustrando con sue parole il bisogno di essere assunto oppure se tirasse fuori una lettera di una persona intima al datore di lavoro, l’efficacia del discorso è tutta un’altra.
Il paragone è infelice, ma è solo per puntualizzare che l’uso nella preghiera della Parola stessa di Dio non è certo come usare il balbettio umano, c’è un salto totale di qualità.
E’ curioso il fatto che gli apostoli sentono il bisogno di chiedere che Gesù consegni loro una preghiera. E Gesù dà il “Pater “, poteva benissimo dire: “pregate spontaneo, pregate come vi viene “; ha preferito dettare una formula di preghiera, consegnare nelle loro mani una “preghiera ispirata “.
Gesù stesso, che passava le notti in preghiera personale nell’intimità col Padre, si adatta all’uso ebraico della preghiera sinagogale e del tempio, all’uso cioè dei salmi. Gesù muore con sulle labbra la preghiera dei salmi. La tradizione ebraica e cristiana non ha mai lasciato, lungo i secoli, di pregare con la preghiera ispirata, pur educando alla preghiera personale. Dietro ad una tradizione così massiccia, che non è mai venuta meno per tre millenni, c’è certamente l’azione dello Spirito.
Ma è necessario puntualizzare bene che i salmi, per noi cristiani, vanno usati da cristiani, vanno cioè pregati in Cristo.
E’ una grande grazia — dice Bonhoeffer — che Dio ci dica come possiamo parlargli e come possiamo entrare in rapporto con Lui, e lo possiamo fare pregando nel nome di Gesù Cristo: i salmi ci sono dati perché noi impariamo a pregare nel nome di Gesù Cristo “. E annota: “Gerolamo racconta che al suo tempo si poteva sentire cantare i sai- mi nei campi e nell’officina dell’artigiano “.
Il Salterio ha riempito tutta la vita della giovane cristianità. Ma ciò che è ancor più importante di tutto è che Gesù è morto in croce avendo sulle labbra le parole dei salmi. Se una comunità cristiana perdesse il salterio perderebbe un tesoro incomparabile, ma se lo riscoprisse essa potrebbe trovare delle forze insperate “.

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