Maria a Medjugorje Messaggio del 25 novembre 2004:Cari figli, in questo tempo vi invito tutti a pregare per le mie intenzioni.In modo particolare, figlioli, pregate per coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio e non cercano Dio Salvatore.Siate voi, figlioli, le mie mani tese; con il vostro esempio avvicinateli al mio cuore e al cuore di mio Figlio. Dio vi ricompenserà con grazie e ogni benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La conversione




La conversione è la risposta alla chiamata di Dio, un vero dono che Egli ci offre e che noi acettiamo; per il quale noi, illuminati dalla fede, riconosciamo Gesù Cristo, Dio, il solo, il vero e l’unico Dio, il nostro Dio e il nostro tutto, come lo chiamava S. Francesco d’Assisi, e per Lui abbandoniamo le vie del peccato per seguire quelle della grazia.

1) Vari sono i modi per cui si può intendere la Conversione.
Anzitutto come il passaggio di un peccatore dallo stato di colpa a quello di grazia; e in questo senso è sinonimo di giustificazione; oppure come il passaggio da una religione falsa alla vera religione. Ma nel senso più stretto essa comporta un rinnovamento interiore della vita espresso nei seguenti modi:
a) Rinuncia al peccato.
b) Pentimento di averlo commesso.
e) Volontà ferma di evitarlo in avvenire.
d) Amore di Dio sopra ogni cosa.
e) Proposito di incominciare una vita nuova nell’adempimento dei doveri religiosi e nell’esercizio delle più belle virtù cristiane. La vera conversione richiede una jicavca, cioè un mutamento di opinione: un cambiamento di rotta nel mare della vita. La conversione non è possibile senza un intervento di Dio, che spinge l’uomo a mutare la volontà, attirandola a sé. L’azione di Dio sulla volontà del peccatore si chiama grazia attuale.

2) Le vie della conversione sono diverse e proprie di ogni convertito, ma tutte includono la chiamata di Dio e la sua offerta come eccitamento al bene nelle circostanze più varie della vita. (cfr. Conc. Trid., Sess. VI, capp. 5-7).
Non sono le azioni del peccatore, che meritano questa grazia, la quale è offerta a tutti dalla bontà di Dio. Acconsentendo e cooperando a tale grazia, il peccatore si dispone alla conversione, sempre sotto l’influsso di Dio che illumina la mente e commuove la volontà. L’uomo non è però inerte sotto la grazia, ma vitalmente opera con il suo consenso: e può anche respingere la luce e la buona ispirazione, chiudendosi nel disordine del suo peccato. Avviene dell’accettazione della grazia proveniente da parte del peccatore come avviene della parola di Dio, di cui parla Gesù Cristo nella parabola del seminatore (cfr. Lc. 8,4-18).
Nel caso più comune, seguendo i buoni pensieri e i buoni sentimenti, che si svegliano in lui, fortificati dalla lettura, dalla riflessione, dalla preghiera e dall’uso frequente dei sacramenti, il peccatore è sulla soglia della conversione; entra nella preparazione positiva ad essa con un atto di fede, con cui aderisce alla parola di Dio, ritenendo vero ciò che Dio ha rivelato e ha promesso specialmente circa la giustificazione del peccatore per mezzo della grazia, ottenutaci dal sacrificio di Cristo; e, sentendosi nella miseria del peccato, viene scosso salutarmente dal timore dei castighi di Dio, ma più ancora commosso dalla sua misericordia; si sente confortato dalla speranza del perdono e comincia ad amare Dio come fonte della giustizia; e quindi concepisce odio e detestazione per i suoi peccati, arrivando così alla vera penitenza. A questo punto la conversione è completa e segue la grazia santificante, che rinnova l’animo, facendogli amare Dio più di tutti i beni creati (il cui amore lo aveva traviato) portandolo a sentire gli stessi sentimenti di S. Paolo: «Ma tutte queste cose, che per me erano guadagni, io le ho stimate una perdita per amore di Cristo. Anzi, considero tutto una perdita difronte alla suprema cognizione di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale mi sono privato di tutto e tutto ho stimato immondizia, allo scopo di guadagnare Cristo e ritrovarmi in Lui non con la mia giustizia che deriva dalla legge, ma con quella che si ottiene con la fede in Cristo, giustizia che viene da Dio e riposa sulla fede. Così conoscerò Cristo e la potenza della sua risurrezione, così parteciperò ai suoi patimenti, riproducendo in me la morte sua, nella speranza di giungere, a Dio piacendo, alla risurrezione dai morti» (Fil. 3,7-11).

3) Per arrivare a capire bene quanto sopra detto, è opportuno ricordare le parabole della conversione: la pecorella smarrita (Lc. 15,1-7), la dramma perduta (Lc. 15,8-10), il figliuol prodigo (Lc. 15,11-32).
Infine è necessario mettere in pratica l’insegnamento di Gesù al riguardo. «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo» (Mc. 1,15). E ancora: «In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come i fanciulli, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt. 18,3).
«In verità vi dico: Chi non accoglierà il Regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc.10,15).
Come si vede, per arrivare alla vera conversione, alla santità e alla salvezza dell’anima è indispensabile diventare come i bambini, semplici e umili, perché solo ad essi il Signore svela i misteri del Regno di Dio.
«Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché tu hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te» (Le. 10,21).

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