Maria a Medjugorje Messaggio del 5 agosto 2002:Cari figli, questa sera sono venuta come vostra Madre, piena di gioia. Rallegratevi anche voi. Vi chiamo alla santità. Pregate, cari figli. Soprattutto pregate nelle vostre famiglie, perchè la santità penetri nelle vostre famiglie; e invitate anche gli altri a pregare. Io prego anche per questo; prego per voi e per le famiglie qui presenti. Prego anche per i giovani che sono qui. E voi, giovani, cominciate a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Essere i santi del terzo millennio




"Il tema è molto vasto" esordisce il giovane monaco " ma voglio comunque tentare di dirvi come fare a diventare santi!

Innanzitutto dobbiamo chiarire il significato della parola santo, perché non pensiate di dover diventare come quelle figure di gesso che riempiono le chiese oppure di dover stare lì, in qualche angolo, con le mani giunte e gli occhi devotamente rivolti verso il cielo... Desidero spiegare un po il termine santo. Oggi tutti vogliono la stessa cosa e cioè essere bello. La santità non è molto popolare ma tutti vogliono essere belli. La bellezza esteriore ha sviluppato una vera e propria industria ed è diventata oggi un grande ideale ma anche un grande inganno. Mi piacerebbe che tutti diventassero belli, non soltanto fuori ma belli dentro. E questa bellezza viene chiamata dalla Chiesa santità. Essere santo significa allora irradiare la propria bellezza interiore. Qualche giorno prima la mia ordinazione sacerdotale ho incontrato la donna più bella del mondo: Madre Teresa di Calcutta. Fui colpito soprattutto dal suo viso profondamente solcato dalle rughe, eppure lei irradiava una forza speciale, una forza che proveniva dal suo legame con Dio.

Un "Salone di bellezza". A Dio è piaciuto donarci un luogo dove diventare più belli e dove si purificano i nostri cuori: la confessione. I vostri peccati non vi rattristino, anche se vi sembra che siano sempre gli stessi. Portateli nuovamente al confessionale e permettete che Dio operi in voi. Non è esistito santo su questo mondo che un giorno abbia potuto dire: "Ecco, adesso sono così santo che non debbo più confessarmi. Al contrario, quanto più l’uomo è vicino a Dio, tanto più avverte il peso dei piccoli peccati. Quindi se confessiamo i nostri peccati, essi non costituiscono più un ostacolo sulla strada verso Dio, ma piuttosto un mezzo per camminare su quella via.

Tre consigli per diventare santo. Il primo è: essere testardi. Poi prepotenti e infine impertinenti... Naturalmente si intende innanzitutto una "santa testardaggine". Questa qualità è utile anche in amore. Credo infatti che non esista amore a prima vista, esiste solo l’innamoramento a prima vista, ovvero un fuoco nel cuore che arde di entusiasmo. È già una cosa bella innamorarsi ma è indispensabile che crescendo diventi amore. Tutto ciò richiede comunque tempo, impegno e una lotta quotidiana, in poche parole: perseveranza. La stessa cosa avviene nel nostro rapporto con Dio. Nella parabola del seminatore Gesù dice che se il seme cade su un terreno poco profondo, subito avvizzisce. Dovete allora sapere che Medjugorje comincia dopo Medjugorje. Qui siete pieni di entusiasmo, ma quando sarete a casa dovrete con testardaggine realizzare ciò che la Madonna vi chiede. Tutti i santi erano testardi. Nell’antico Testamento leggiamo come il Patriarca Giacobbe - padre di Israele - lottò tutta la notte con l’angelo del Signore. All’aurora l’angelo tentò di andar via, ma Giacobbe lo trattenne dicendo: "non ti lascio finché non mi avrai benedetto!". Quando divenni sacerdote questa Parola mi fu molto utile, perché per diventare sacerdote bisogna essere davvero testardi! Nel cammino si passa attraverso innumerevoli croci, piccole e grandi, e spesso si pensa che Dio ci abbia completamente abbandonato. È quello il momento di dire: "non ti lascio finché non mi avrai benedetto!". Non solo coraggiosi ma persino prepotenti. Siamo chiamati ad essere davvero entusiasti di Dio e ad avere una tale forza interiore da mostrarlo anche all’esterno. Perché noi cristiani viviamo una sorta di complesso di inferiorità? Perché siamo così vigliacchi quando dobbiamo testimoniare la nostra fede? Dobbiamo essere riconoscenti al nostro Papa Giovanni paolo II che dona alla Chiesa così tanti beati e santi. Da essi si può chiaramente vedere che anche loro erano persone in carne ed ossa, con tanto di peccati e debolezze eppure così grandi nel loro coraggio di testimoni della fede. Dobbiamo avere lo stesso coraggio di s. Francesco quando seppe restituire tutto ciò che possedeva al proprio padre. Il coraggio del Curato D’Ars che faceva la penitenza al posto di coloro che egli confessava. Il coraggio di s. Massimiliano Kolbe che ha offerto la sua vita per un padre di famiglia.

Vivere la "santa impertinenza". Quando incontriamo delle persone che vivono secondo i modelli che il mondo propone, ci chiediamo se davvero siamo normali: andiamo in Chiesa quando ormai quasi nessuno ci va... Preghiamo quando gli altri la considerano cosa vana... Ci sforziamo a perdonare e ad essere umili quando gli altri tirano avanti in modo egoista... Ci sembra di essere nell’errore solo perché il mondo ci mostra come è del tutto normale vivere senza Dio. Ma proprio questo è sbagliato! Bisogna pregare per ottenere la grazia di non vergognarci a mostrare la nostra fede. Abbiamo paura di apparire matti? Ma non può accadere di meglio! Gesù ai suoi discepoli diceva: "beati voi quando vi beffeggiano, quando vi perseguitano". Nella mia vita ho visto sempre come la coraggiosa confessione della propria fede ha il potere di trasformare gli altri e di infrangere quella falsa idea che l’uomo oggi può essere felice senza Dio. Chi ne è convinto inganna se stesso. È allora il momento di far funzionare la nostra "santa impertinenza" per mostrargli la strada come raggiungere la vera felicità.

I vestiti dell’Imperatore. Molti conoscono la fiaba di quell’imperatore talmente vanitoso che ordinò per un’occasione speciale un vestito che potesse far rimanere tutti senza fiato. Il sarto, in malafede, gli propose degli abiti confezionati con un tessuto particolare che sarebbe apparso invisibile agli occhi delle persone stolte. In realtà il vestito non esisteva neanche e, nell’illusione di indossare degli abiti straordinari (e nella certezza di essere davvero intelligente) l’imperatore finì per presentarsi ai suoi sudditi con addosso soltanto la biancheria intima. Nessuno aveva il coraggio di dire nulla per non rischiare di apparire stolto, preferendo così convincersi che il re aveva indosso veramente dei vestiti. L’illusione durò finché un bambino non esclamò la verità, donando così il coraggio anche agli altri di riconoscere di essere stati imbrogliati.

Anche noi oggi viviamo in un mondo fatto di geniali inganni. La vita senza Dio, senza preghiera, senza sacramenti ci si propone bella ed attraente, ma in realtà è una menzogna. Dobbiamo allora essere sufficientemente impertinenti, come quel bambino della favola, e dire al mondo "Anche voi camminate nudi! Venite, credete in Gesù e in Maria e troverete la felicità".

Fonte: Eco di Maria nr.165

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