Maria a Medjugorje Messaggio del 6 settembre 2010:Cari figli, anche oggi la Madre con gioia vi invita: accogliete i miei messaggi, rinnovate i miei messaggi. Cari figli, desidero ancora guidarvi, ma desidero invitarvi oggi a vivere ciò che vi do, perché possa darvi nuovi messaggi e attraverso questi messaggi guidarvi, guidarvi a mio Figlio e alla pace. Sappiate, cari figli, che la Madre prega con voi ed intercede presso suo Figlio per tutti voi. Anche oggi desidero dirvi: grazie per avermi accolto, per aver accolto i miei messaggi e perché vivete i miei messaggi.

PREPARAZIONE ALLA CONFESSIONE

Medjugorje, 07/10/13 Padre Luigi, cappuccino




Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

Leggiamo il Vangelo. Da Luca.

“Si avvicinavano a Lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarLo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: ‘Costui accoglie i peccatori e mangia con loro’. Ed Egli disse loro questa parabola: ‘Chi di voi se ha 100 pecore e ne perde una non lascia le 99 nel deserto e và in cerca di quella perduta finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia, se la carica sulle spalle; và a casa; chiama gli amici e i vicini e dice loro: ‘Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora, quella che si era perduta’.

Io vi dico: così vi sarà gioia nel Cielo per un solo peccatore che si converte più che per 99 giusti, i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure quale donna se ha 10 monete e ne perde una non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata chiama le amiche e le vicine e dice: ‘Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la moneta che avevo perduto’

Così Io vi dico: Vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: ‘Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta’. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. . Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci, ma nessuno gli dava nulla.

Allora ritornò in sè e disse: ‘Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza ed io qui muoio di fame. Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: ‘Padre, ho peccato verso il cielo e davanti a te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare. Mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso. Ammazzatelo. Mangiamo e facciamo festa. Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato’. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze. Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò e non voleva entrare. Il padre allora uscì a supplicarlo. Ma Egli rispose a suo padre: ‘Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito ad un tuo comando e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Parola del Signore.

Lode a te o Cristo.

Siamo partiti dalla Parola di Dio innanzi tutto, quella che illumina il cammino e ci aiuta a capire anche dove collocare questo sacramento importantissimo che è la Riconciliazione, che è un dono straordinario che Dio fa alla Sua Chiesa. Và bene...

I sacramenti sono i doni che Gesù ha fatto alla Sua Chiesa, cioè a noi, ad ognuno di noi, per il nostro bene, per la nostra vita. Tra questi sacramenti c’è quello della Riconciliazione, del quale abbiamo una paura grandissima. Ed invece di avere paura dovremmo avere un altro atteggiamento nei confronti di questo sacramento. Perché vedete: quando il Signore si è trovato a cena con questi uomini e queste donne che erano dei peccatori pubblici, dinnanzi all’indignazione dei farisei che credevano di essere giusti e di meritarsi in qualche modo la stima, l’Amore di Dio, il credito che Dio doveva loro, perché facevano qualcosa, Gesù tira fuori queste tre parabole che ci aiutano un attimino a capire come Dio vede il perdono, come lo pensa, cosa succede quando questo avviene.

La prima cosa che salta agli occhi è una: chi è che prende l’iniziativa per riconciliarsi con noi è Dio. Non siamo noi. Noi rispondiamo. Chi dice: “Chi di voi ha 100 pecore e ne perde una lascia le 99 e và a pigliare quella che si è perduta?” Nessuno. Noi diremmo: “Mi è andata bene. Ne ho perso solo una”. Invece no. Dio ti fa capire l’importanza della tua vita per il fatto che Lui stesso è il primo che freme quando noi ci distacchiamo da Lui, quando noi ci perdiamo con il peccato. Il primo che freme, che si mette alla ricerca, è Dio stesso. E’ Gesù.

Quindi quando noi sentiamo questo desiderio di andarci a confessare è arrivata prima la Grazia di Dio. E’ Gesù che ci ha raccattati.

Allora... Da una parte la premura di Dio nei nostri confronti, dall’altra, quando Dio ci ha trovati - dice Gesù - che fa quel pastore? Se la prende; se la mette sulle spalle; la porta a casa; chiama gli amici e fa festa.

Quando ci andiamo a confessare è un atto di Amore incredibile di Dio nei nostri confronti, il Quale davvero si carica la nostra vita sulle spalle. E Dio vive la gioia.

Quando ci andiamo a confessare, invece di avere paura di andarci a confessare, paura del giudizio del prete, paura di farsi vedere per quello che si è, paura di se stessi, paura del giudizio di Dio, pensiamo e ripensiamo a questa parabola. E’ Gesù stesso che ci ha già trovati quando abbiamo il desiderio di andarci a confessare.

Quando entriamo in quel sacramento pensiamo che davvero Dio gioisce di noi.

Io dico sempre - lo dico anche a me stesso : “Che si fa oggi? Beh, oggi andiamo a dare una gioia a Dio. Mi vado a confessare”. Diamo una gioia a Dio. C’è più gioia in cielo per quel peccatore che è tornato alla vita attraverso la confessione, attraverso il perdono, più che per i 99 che sono rimasti lì, che non hanno bisogno di conversione. Ecco la gioia di Dio. Quando noi accogliamo il Suo perdono. Perché nella Riconciliazione avviene questo. Noi accogliamo l’Amore di Dio. Signore, Sì, amami davvero.

Allora... La gioia è un atto di amore. Dio stesso ci cerca.

Sapete cosa c’è in questo grande sacramento? E’ un sacramento di guarigione. Il figlio che si è perduto, stramazzato, pieno di pezze, torna e viene ristabilito nella dignità di figlio. Un sacramento di guarigione, perché il peccato ci ferisce. Gesù ci guarisce e ci ridà quella dignità di figli che noi perdiamo con il peccato. Perché l’altro risvolto sapete qual’è? Quando noi pecchiamo sapete cosa avviene dentro di noi? Quello che è successo al figliol prodigo. Anzi a questo figlio... E’ il padre che è misericordioso... Cosa succede a questo figlio? Pensate al tragitto che fa: và dal padre e gli dice: “Mi dai l’eredità che mi spetta?” Quand’è che ci spetta l’eredità? Se ci rimane qualcosa del babbo e della mamma è quando muoiono. Quindi questo figlio cosa ha detto al padre? Questo figlio sta dicendo al padre: “Tu per me sei morto. Non esisti”. Ok? Quando noi commettiamo il peccato facciamo la stessa e identica cosa. Il problema è che se il padre è morto tu sei orfano. L’esperienza del peccato ci fa fare questa cosa: ci smarriamo, ci perdiamo. Il peccato dentro di noi fa proprio questo.

Cosa fa il peccato? L’altra conseguenza è questa: ci mette fuori dalla casa del Padre. Sono orfano e alla fine arrivo ad essere anche povero, indigente.

Perché quest’uomo ritorna dal padre? Perché ha fame; perché è a digiuno. Non è tornato perché ama il padre. Il primo movimento di questo figlio non è l’amore per il padre, è il bisogno che ha. Si scopre che ha un bisogno. “Voglio mangiare. Almeno lì mi danno da mangiare”. Và bene? Tante volte noi ci andiamo a confessare per la stessa e identica motivazione. Perché mi sento male; perché mi sento sporco; perché mi sento così... Vero? Mica ci andiamo a confessare per amore di Dio. O no? Mi sbaglio? Il nostro primo moto, a volte, quando ci andiamo a confessare è proprio questo: perché scopriamo una condizione brutta e ho bisogno di... Và bene... Basta che si ritorni.

Allora... Nel ritorno di questo figlio noi cosa vediamo? Che il padre lo attendeva. Non vedeva l’ora che tornasse. Non si è dimenticato di lui. Questo succede nella confessione. Dio non si è dimenticato di noi. Anche se noi lo abbiamo ucciso come nostro padre, Lo abbiamo rifiutato; abbiamo voluto fare di testa nostra, fregandocene del Suo amore, Lui però non si stanca mai di noi. Non si dimentica mai di noi.

Il figlio ritorna e cosa succede? In quell’abbraccio il padre gli fa sperimentare tutto l’amore che ha e gli ridà la dignità di figlio: “Rivestitelo, anello al dito, calzari ai piedi”. Essere figlio, padrone e libero. Perché prima era schiavo.

Il peccato ci rende schiavi.

Vi ricordate, nel Vangelo di Giovanni, ad un certo punto Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani, lo vogliono far re. Lui se ne và. Molti credettero in Lui per il segno. Che dice Gesù? Dice questo: “Se credete nel Figlio il Figlio vi farà conoscere la Verità e la Verità vi farà liberi”. E cosa dicono: “Ma noi siamo liberi! Siamo figli di Abramo. Non siamo schiavi di nessuno”. E Gesù dice: “Chiunque commette il peccato diventa schiavo del peccato”.

Tante volte noi facciamo tante cose... Non vorremmo farle, ma non sappiamo come fare a meno di fare quel peccato, perché siamo davvero schiavi. Nella confessione veniamo liberati da questa schiavitù. Và bene? Gesù ci ridà la libertà. Ci rimette in mano il dono più prezioso: la nostra volontà, la nostra libertà, che ci rende immagine e somiglianza di Dio. Capaci di avere una relazione nell’amore, perché l’amore si fa nella libertà, non nella costrizione. Riceviamo di nuovo la libertà, la dignità di figli. Entriamo nella gioia anche noi. Facciamo festa. Quel figlio ha fatto festa col padre. Per arrivare a questo, però, il figlio cosa ha dovuto fare? Capire che aveva bisogno di tornare; c’è tornato; ha chiesto perdono, ha riconosciuto il proprio peccato. Ha riconosciuto la propria miseria. Il padre non si è buttato addosso e subito gli ha detto: “Non vi preoccupate. Spogliatelo, mettetegli l’anello al dito...” No! Vi ricordate? Il figlio ha detto: “Tornerò da mio padre e gli dirò: Ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Fammi essere tuo servo. Mettimi tra i garzoni”. Quando è tra le braccia del padre il padre gli fa dire: “Ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere tuo figlio”. Gli fa prendere la coscienza di ciò che ha vissuto con il peccato. Così Dio ci rende responsabili, perché ci aiuta a capire il dono che abbiamo perso. Così quando ce lo ridà lo teniamo da conto. Non gli fa dire, però: “Tratta me come un servo”. Perché Dio non ci umilia mai. Non ha bisogno di umiliarci, nel senso di dire: “Ecco, vedi che te l’avevo detto...” Ha bisogno che noi comprendiamo quello che avevamo perso, per il nostro bene.

Voi che siete genitori. Quando diamo le cose troppo facili ai figli i figli non le apprezzano, vero? O no? Noi siamo uguali, perché siamo figli d’innanzi a Dio. Allora il Signore ha bisogno che noi ci rendiamo conto di quello che avevamo perso. Ecco quando vado dal sacerdote e dico i miei peccati. Dico i miei peccati... Non gli ha fatto sconti il padre. Và bene? Allora, quando vi andate a confessare non fatevi sconti! Non fatevi sconti.

Noi preti abbiamo a volte l’abitudine nefasta... Due sono gli atteggiamenti: O uccidiamo le persone – “come ti sei permesso” - oppure “ma non hai fatto nulla. Ma non ti preoccupare” Non è vero! Perché il tuo peccato è costato la vita di Cristo. Capiamolo questo. Per essere riconciliati con Dio Padre Gesù è dovuto andare sulla croce. Per essere riconciliati con il Padre Gesù ha dovuto attraversare la morte. Sapete cosa significa per Colui che è la vita dover attraversare la morte? E’ come se Gesù avesse rinnegato tutto ciò che Lui è. Lui che è la vita ha dovuto attraversare la morte. E’ una cosa che noi non possiamo neanche immaginare. Il peccato mio e vostro ha fatto questo. Allora... Né da una parte si deve uccidere la persona, ma neanche dall’altra, perché uccidiamo anche così, si deve omettere di far prendere coscienza di cos’è il peccato.

Và bene. Allora... Abbiamo bisogno di sperimentare cos’è il peccato. Non fatevi mai sconti. Mettetevi nella verità d’innanzi a Dio.

Quando vi andate a confessare preparatevi prima. Chiedete il dono dello Spirito Santo, Lui che è lo Spirito della Verità. Cosa dice Gesù’ “Se non vado al Padre non posso mandarvi il Consolatore, lo Spirito di Verità, Colui che vi porta la Verità tutta intera”. Ma la verità dell’Amore di Dio, di quanto Dio ti ama è la verità di te stesso, di chi sei realmente, di ciò che vivi dentro.

Lo Spirito è l’unico che può convincere, dice Gesù, in quanto al peccato, al giudizio, alla giustizia. Chi è che ci aiuta a comprendere la profondità di cos’è il peccato è lo Spirito Santo. Quindi non andatevi a confessare così: “Beh, vado...” “Padre, non so cosa dire”. “Cosa sei venuto a fare? potevi stare a casa”. Và bene? Ma non perché ho un blocco; perché non mi sono neanche messo lì a dire: “Signore, fammi capire qual’è il mio peccato.” Allora prepariamoci, perché è talmente grande il mistero che viviamo... Noi siamo abituati a buttare tutto: alla Messa andiamo 5 minuti dopo che è iniziata. Guai ad andarci prima. Magari ci viene il mal di pancia. A confessarci andiamo senza un minimo di preparazione... Ma Dio ci sta dando la vita lì. Abbiamo bisogno di comprendere quello che facciamo e preparare la nostra persona ad accogliere il dono di Dio.

Prima di confessarsi c’è la preghiera. Nella preghiera si sviluppa il pentimento. Il processo che fa il figlio è quello del pentimento, quello di tornare indietro, della conversione, che è la parte più importante del sacramento della Riconciliazione. Non è il segno di croce del prete: “Ti assolvo da tutti i tuoi peccati”. La parte più importante è il pentimento della persona. E il pentimento, quello vero, quello che Dio vuole che noi viviamo, non è quello di questo figlio. Probabilmente è cominciato con la fame e mentre tornava indietro si è anche reso conto di cosa è significato anche per il padre il suo allontanamento. Ma il pentimento che Dio vuole da noi è questo: comprendere alla Sua luce, alla luce dello Spirito Santo, che quello che noi abbiamo fatto - nelle parole, nei gesti, nei pensieri, nelle opere - è stato rifiutare l’Amore di Dio, dire “no” a Dio, vivere come se Dio non esistesse. Capire questo è avere nel cuore il dispiacere del dolore procurato a Dio. I genitori, quando i figli prendono strade brutte, come si sentono? Male, vero? Anche impauriti. Questo però procura sofferenza, giusto? Dio, che è davvero Padre, vive la stessa identica cosa.

Il pentimento mio deve essere questo. Non tanto perché mi vedo brutto, perché faccio schifo, perché non ne posso più della vita che faccio... Ho fame torno indietro.. Và bene, Dio si accontenta anche di questo. Ma il vero pentimento è essere dispiaciuti di aver dato dispiacere a Dio che è mio Padre. E’ il timore di Dio.

Una volta venne una mia amica - io ero già diventato frate - a parlare con me, perché era rimasta incinta e non era sposata. La sua preoccupazione era come dirlo al padre, ma non perché il padre fosse violento e chissà cosa avrebbe potuto farle, ma per il dispiacere che avrebbe potuto dare a questo padre. Questo dispiacere dobbiamo averlo verso Dio, che è davvero nostro Padre. Il timore di Dio. Il pentimento si inserisce qui. Capire alla luce di Dio ciò che ho vissuto; comprendere che ciò che ho vissuto è stato rinnegarLo; avere il cuore addolorato per questo. Non perché mi vedo brutto, non perché non vorrei essere così, non perché mi da fastidio quello che ho vissuto, non perché vorrei essere diverso... No. Perché ho fatto soffrire il cuore di mio Padre, che mi ama davvero dando il Suo Figlio per me.

E l’ultimo passaggio del pentimento è decidere di vivere diversamente. Perché se io non voglio vivere diversamente non c’è pentimento. E allora hai voglia a dire “ti assolvo”… Non succede nulla! Il perdono di Dio non scende, perché Dio non ti può dare ciò che tu non vuoi.

Abbiamo detto che l’amore si vive nella libertà. Dio non può darti il Suo Amore, la Sua Misericordia se tu non la vuoi. Quando non ti penti del peccato tu non vuoi l’Amore misericordioso di Dio. Pentirsi significa uscire dalle situazioni di peccato.

Sono sposato... Ho l’amante... Mi vado a confessare che sono dispiaciuto, ma non esco da quella situazione. Non c’è pentimento. Non scende la Misericordia di Dio.

Ho risentimento. Odio una persona. Capisco che è brutto, mi vado a confessare, ma non sono disposto a perdonare. Non c’è pentimento. Non succede nulla!

Difatti il nostro compito, come pastori, come amministratori della Misericordia di Dio, è quello di capire se c’è un pentimento. Alcune volte mi è capitato di non poter dare l’assoluzione. Non che non la vuoi dare... Non la puoi dare, perché non c’è il presupposto. Perché se non vuoi perdonare una persona...Hai voglia che io ti dica... Non succede nulla e se lo faccio ti inganno.

D: Quando Lei non da l’assoluzione la persona come reagisce?

R: male. E’ dispiaciuta, ma sono dispiaciuto più io di lei.

Devo farti capire che non succede nulla se non vuoi cambiare. Se non sei disposta a voler l’Amore di Dio, Dio ti lascia libero. Guardate che Dio rispetta la nostra libertà. Si fa impotente dinnanzi alla nostra libertà. Ecco perché la parte più importante di questo sacramento è il vostro pentimento, che si fa nella preghiera.

D: Che differenza c’è tra pentimento e rimorso?

R: Mettiamola così... Il rimorso è diverso anche dal senso di colpa. Il senso di colpa non serve a nessuno. Il senso di colpa è quello di Giuda che alla fine lo porta a suicidarsi. Il senso di colpa nasce dall’accusa che facciamo a noi stessi e dal non credere nell’amore di Dio, nella Misericordia di Dio. Nella possibilità che Dio mi perdoni. Dio non se ne fa nulla di questo. Dio ci fa vedere la nostra condizione miserevole e a volte neanche fino in fondo, perché a volte non siamo neanche in grado di portare questo peso. Ci fa vedere il tanto che basta perché noi diciamo: “Signore, io ho bisogno di essere perdonato, perché io davvero Ti ho offeso. Voglio il Tuo perdono”.

Il rimorso è la coscienza che in qualche modo mi dice che in quella cosa non ho fatto il bene. Poi sta a te accogliere questo. Se io accolgo questa cosa e chiedo perdono a Dio nasce il pentimento e mi vado a confessare. Se non lo faccio mi rimane lì. Il rimorso è quel richiamo che la coscienza fa a noi, dove Dio parla e dice: “Guarda che qui ti stai facendo male. Stai camminando nella via del male e non nel bene. Ravvediti. ChiediMi perdono”. Lì nasce il pentimento se io accetto questa cosa, altrimenti no. Ma il pentimento è quell’atto che io faccio; quella presa di coscienza dinnanzi alla luce di Dio. Perché il primo che fa il passo è sempre Dio. E’ Lui che viene a cercarmi.

Quando c’è il pentimento vero c’è la vera liberazione: dalle colpe e dalle pene. La colpa ci fa meritare l’Inferno, la pena è ciò che noi dovremmo scontare. Quando c’è il pentimento pieno il Sangue di Gesù cancella tutte e due. Quando non c’è il pentimento vero, ma c’è l’attrizione, si chiama in gergo questo chiedere a Dio perdono per altre motivazioni, ci viene cancellata la colpa, ma ci rimane la pena, che scontiamo o qui o in Purgatorio. Quando non c’è il pieno pentimento vuol dire che noi rimaniamo ancora attaccati a quel peccato. Non permettiamo al Sangue di Gesù di arrivare in fondo alla nostra volontà, tanto da sradicare questo attaccamento che noi abbiamo scelto attraverso il peccato. Ci rimane quel filo.

Il vero pentimento mi deve portare ad odiare il peccato. Non devo odiare né me stesso né gli altri, solo il peccato. Perché Dio odia il peccato; non odia l’essere umano, la Sua creatura. Ma il peccato lo odia. Il pentimento mi porta ad odiare il peccato. L’attrizione, invece, non mi porta ad odiare il peccato. Mi fa odiare le conseguenze del peccato, ma non il peccato. Quindi la mia volontà rimane ancora legata. Non perché Gesù non voglia liberarmi, non glieLo permetto io. Mi libera dalla colpa, ma mi rimane la pena. Permetto al Signore di purificarmi quando accolgo tutto ciò che vivo che può essere la sofferenza, l’umiliazione, … Quando l’accolgo e ne faccio un atto d’amore al Signore Lui purifica la mia volontà dagli attaccamenti al peccato. Se non lo faccio mi tocca farlo in Purgatorio. Vi assicuro che è meglio farlo di qua. Fidatevi. Cercate veramente di aprire il cuore di qua.

Andiamo davanti a Lui con la coscienza purificata dal Sangue di Suo Figlio.

Quindi... La parte più importante è il pentimento.

Poi c’è l’accusa dei peccati. Ogni peccato di cui sono consapevole e non lo accuso non mi viene perdonato. Non nascondeteveli i peccati, non vi serve! Invece di vergognarvi davanti al prete dovevate vergognarvi prima di fare il peccato. Non ha senso che ti vergogni dopo. Il prete non sta lì a pensare: “Guarda questo come fa schifo”. Può anche pensarlo... Ma cosa interessa! Non mi interessa questo. L’altro può pensare quello che vuole. Io sono lì per essere purificato dal Sangue di Gesù e poter riaccogliere l’Amore di Dio. Per tornare ad essere Suo Figlio. Allora il prete può pensare di me quello che vuole. Non mi interessa.

“Ma il prete si è arrabbiato!” Non vi interessa. L’importante è che voi siete pentiti, mettete il peccato lì e ricevete il perdono di Dio. Questo è l’essenziale. Se trovate quello che si arrabbia, se trovate quello che dice che và bene tutto, voi non vi preoccupate. Dite il vostro peccato.

La Madonna qui a Medjugorje, lo abbiamo sentito oggi, dice: “La confessione almeno una volta al mese”. Per fare un vero cammino cristiano dobbiamo confessarci almeno una volta al mese. Il minimo è una volta al mese. Ma se ci andiamo di più è ancora meglio. I santi si confessavano più spesso.

D: Se veniamo a dirLe, come Le ho detto prima “non so cosa dirLe”, Lei ci sgrida.

R: No. Infatti ti ho lasciato lo schema per l’esame di coscienza, in modo che quando vieni ti prepari.

Quindi, vi dicevo... Se trovate il sacerdote che vi dice “ma sei venuto 15 giorni fa, non serve; ma che peccati avrai mai fatto?”, dite al sacerdote: “A te non deve preoccupare questa cosa. Sei lì per me. Ti hanno fatto sacerdote per amministrare i beni di Dio a me che sono Suo figlio. Altrimenti potevi fare a meno di fare il prete”. Fidatevi che i sacerdoti, quando glielo dite, la prossima volta non ve lo diranno più. E neanche vi diranno nulla, perché sanno che è così.

Padre Pio si confessava una volta in settimana. L’ultimo periodo della vita una volta al giorno. Perchè quando veramente entri nella comunione profonda con Dio e con il Suo Amore comprendi anche il più piccolo “no”. Il più piccolo “no” ti pesa. Vuoi che Lui ti purifichi per poter gioire veramente della pienezza di questo Amore.

Iniziamo una volta al mese, ma se sentite l’esigenza fatelo anche più spesso, perché quando ci confessiamo Dio ci ridona la dignità di figli, la libertà dal peccato. Ci fa sperimentare l’Amore Suo, ma ci da anche le grazie per poter crescere nell’Amore di Dio. Ogni volta che ci confessiamo la luce di Dio risplende ancora di più dentro di noi, il che significa che siamo più capaci di dire di “sì” al bene e di dire “no” al male. Meno ci confessiamo e più ci sembra che non facciamo nulla e più teniamo i macigni sulla nostra coscienza.

La confessione frequente purifica anche la mia coscienza. La fa diventare più cristallina, capace di ricevere la luce di Dio in maniera più grande e quindi di corrispondere in maniera più grande all’amore di Dio. C’è una crescita. Quindi: non preoccupatevi di ciò che pensa il sacerdote, né se vi dice peste e corna né se vi dice che non avete fatto nulla. Voi confessate il vostro peccato e basta. Se vi dice che andate troppo spesso ditegli: “Tu sei lì per questo. Per donarmi il perdono di Dio. Siccome io ne ho necessità tu rimani lì”. Quando verrai la prossima volta non te lo dirà più.

E’ importante poi questo: non giustificatevi dei vostri peccati. “Padre, io chiedo perdono perché ho mandato a quel paese mio marito, però è stato lui.., perché lui mi ha detto questo, perché lui sa come io sono, perché mi ha detto quella cosa?” Ci stiamo giustificando. Quando ci giustifichiamo sapete cosa significa? Che diciamo a Gesù: “Tu potevi non morire per me, perché io mi salvo da solo”. Invece siate spietati con voi stessi. Il mio peccato è questo! E non trovo giustificazioni. Ma soltanto, Signore, mi fido della Tua Misericordia. Perdonami. Siate sicuri che Gesù vi dirà: “Non ti preoccupare. Io ho dato il Sangue per te”. Ci giustifica Lui, perché l’unico che può giustificare è Gesù. Non siamo noi. Quindi, non giustificatevi quando vi andate a confessare. Siate spietati. Chiamate per nome i vostri peccati e rimetteteli nella Misericordia di Dio.

Questo è l’iter della Confessione. Quando abbiamo una Confessione così davvero proviamo i benefici che sono la pace, l’amore, la gioia, il sentirsi più leggeri.

Ci sono alcuni peccati che facciamo fatica a riconoscere.

Altro peccato è la magia: farsi leggere le mani, le carte, portare amuleti, ricorrere a tutte queste cose orientali. Vanno tutte contro il primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di Me”. Il reiki, la pranoterapia, lo yoga...“facciamo la ginnastica”… No, non è vero, perché è un modo di meditare della religione induista. Quando facciamo il mantra.. Il mantra è l’invocazione di una divinità. Lo yoga mi porta a fare che cosa? Ad unirmi con la divinità. Quindi quando pronuncio quel nome è il nome di una divinità. Ma ci può essere un altro Dio all’infuori della Trinità? No. Quindi cosa sto nominando? Che Dio sto nominando? Dietro c’è proprio tutto questo.

I ciakra. Non fatevi mettere le mani addosso. Non fatevi aprire nessun ciakra, perché dietro l’apertura dei ciakra c’è il risveglio della Kundalini. Sapete cos’è la Kundalini? E’ lo spirito del serpente che dalla punta della spina dorsale risale lungo tutta la spina e ti arriva in testa, perché così ti apre alla divinità attraverso i punti energetici.

Capite cosa c’è dietro? La Bibbia chiama l’antico serpente con un altro nome. Ti mette in contatto con la divinità... Quale? Perché per entrare in contatto con il Padre c’è solo una strada: Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, fattosi Carne nel grembo verginale di Maria. E’ attraverso di Lui che noi diventiamo una cosa sola con Dio Padre nello Spirito Santo. Non ci sono tecniche e non ci sono altri dei. Tutto questo và contro il primo comandamento che è il più grave.

Quando a Fatima la Madonna ha portato i tre pastorelli a vedere l’Inferno... perché l’Inferno esiste, è un dogma di fede, Catechismo della Chiesa Cattolica. Anche se il sacerdote vi dice che non è così, non credeteci. Perché se ve lo dice rispondete: “Tu sei ministro di Cristo e della Sua Chiesa, non delle tue idee”. Io non vi devo dire le mie idee. Vi devo dire il pensiero di Cristo attraverso la Sua sposa che è la Chiesa. Quindi l’esistenza dell’Inferno c’è nel Vangelo ed è un dogma di fede. Dogma significa che la Chiesa ha una verità chiara per cui diventa un dogma. Noi, con la nostra fede, dobbiamo dare l’assenso dell’intelletto e della nostra volontà. Quindi l’Inferno esiste.

La Madonna, quando ha portato i tre pastorelli di Fatima, tre bambini di 7, 9 e 11 anni, non si è preoccupata di dire: “Ah, poverini. Li spaventerò, Avranno paura”. perchè la verità è quella. Scusatemi... Ai vostri figli, quando erano piccoli, avevate paura di togliere la mano dalla presa della corrente? “No... Che se lo strattono magari viene il trauma al bimbo...” Ma se mette le due dita ti muore il bimbo, giusto? E tu gli dici: “No! Lì non si mettono. Lì si muore!”

La Madonna, che è mamma, ha fatto la stessa cosa. Se io dico che l’Inferno non esiste fate quello che volete. Non vi preoccupate...Vi faccio male. Quando la Madonna li ha portati a vedere l’Inferno, quando sono tornati Lucia scrive nella sua relazione - prendiamo Fatima, perché è stata approvata dalla Chiesa, così nessuno può dire nulla: “Era talmente l’odio di quelle anime dannate che se non ci fosse stata la Madonna a proteggerci saremmo morti per quell’odio”.

Lucia dice alla Madonna: “Mamma, ma qual’è il peccato più grave?’ E la Madonna risponde: “Il peccato più grave è l’idolatria”. Dare culto a qualcosa o a qualcuno che non è Dio. Consacrare la propria esistenza a qualcosa o qualcuno che non è Dio. La magia vi porta in questa direzione. L’induismo, la pranoterapia vi portano in questa direzione. Non c’è bisogno di Dio! Il reiki... “Ti guarisce l’energia universale! Ti guarisce il mio potere!” Questo è mettere un altro al posto di Dio, di Gesù Cristo, che è l’unico che ti guarisce dalle malattie del corpo e dello spirito. Questo và contro il primo comandamento che è il più grave. Quindi attenzione: confessateli questi peccati.

L’odio. Attenzione all’odio. Abbiamo ascoltato il secondo figlio oggi nella parabola, il quale non voleva perdonare suo fratello. Ma non perdonando suo fratello non è entrato alla festa. “Ma come? Tu hai perdonato lui che ha fatto questo, quello e quell’altro? Io non lo voglio perdonare”. Non è entrato alla festa. Bisogna perdonare, perché se non perdoni non entri alla festa dell’Amore di Dio! Quel figlio è rimasto lì. Quando non perdoniamo il male lo facciamo a noi stessi, perché ci mettiamo fuori dall’Amore di Dio. Ci mettiamo fuori dalla gioia di Dio. Ci mettiamo fuori dalla vita eterna.

Pensate che nel Padre Nostro, la preghiera dei figli, noi riconosciamo Dio come Padre, Gli chiediamo di santificare il Suo Nome, di realizzare il Suo Regno, di realizzare la Sua Volontà in noi come si vive in cielo, di donarci il pane quotidiano, di perdonarci i peccati, di aiutarci nella tentazione, di non farci soccombere dal maligno. Quindi chiediamo a Dio di fare Lui. Una cosa soltanto ci impegniamo a fare. Qual’è? Perdonare. Gesù l’ha messa così la preghiera. Una sola cosa. Difatti Gesù, se prendete i Vangeli, alla fine del Padre Nostro conclude: “Perché se non perdonerete di vero cuore ai vostri fratelli, il Padre vostro che è nei cieli non vi perdonerà”. Significa che quando noi non perdoniamo diciamo a Dio: “Non mi perdonare”. Allora hai voglia ad andare dal prete a dire: “Io voglio chiedere perdono di questo e quest’altro...” Se non sei disposto a perdonare, non c’è perdono che possa scendere su di te.

D: Il perdono è un processo o un atto di volontà?

R: Il perdono è un atto volontario come è l’amore... L’amore non è un sentimento. Perché se l’amore fosse un sentimento... Chi è sposato qui? Chi sta ancora col marito o con la moglie? Se l’amore fosse un sentimento vi sareste lasciati il giorno dopo il viaggio di nozze. Giusto? L’amore è un atto libero, di volontà. Noi scegliamo di volere il bene dell’altro. Questo possiamo farlo sempre. Anche quando dentro non lo sentiamo. Anche quando i nostri sentimenti dentro vanno all’opposto. Dentro sento questo, ma scelgo diversamente.

D: Possiamo perdonare e non voler vedere più queste persone?

R: No. Mi spiego in che senso...

D: Ma se io voglio perdonarlo e lui non vuole più vedermi?

R: Questa è un’altra questione. Un conto è che l’altro non voglia avere più niente a che fare con te, un conto è che io lo perdono, ma non voglio avere più niente a che fare con lui. Il primo và bene, perché non puoi costringere l’altro a volermi bene. Tu devi sanare la tua situazione.

Il processo del perdono parte da un atto di volontà, perché se tu non scegli di perdonare, non scegli di volere il bene dell’altro fino a dargli la vita, non può succedere, non può iniziare il processo. Il perdono è un atto anche divino. Ma Dio, come ho detto prima, non può donarti nulla, non può scendere in te, non può sanare il tuo cuore, se tu non lo vuoi.

D: Ma è lacrime e sangue...

R: Prova a chiedere a Gesù sulla croce cosa significava. Oh cara mia, hai voglia...

Nel processo del perdono Gesù ci fa fare un cammino. Se prendiamo il Vangelo ad un certo punto Gesù dice: “Vi fu detto ‘amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, ma Io vi dico “amate i vostri nemici”.

Primo passo: scegli di volere il bene del nemico. Scegli di camminare in questo modo. Secondo: scopri di avere un nemico. Perché se io ti chiedo: Hai qualcuno a cui devi perdonare? “Ma no. Sono in pace con tutti...” Un’altra domanda: Ma c’è qualcuno che quando lo vedi provi in fondo al cuore un pò di amarezza per quello che hai vissuto? “Eh, si padre”. Benissimo... Diamo un nome al nostro nemico, perché se non so che ho un nemico non capisco che devo perdonare. Facciamo verità nei nostri cuori. Diamo un nome al nemico, perché devo poi scegliere di amare, di perdonare. “Amate i vostri nemici”. Una volta che ho scoperto che ho un nemico e sono disposto a camminare verso il perdono, Gesù dice il secondo passo: “Pregate per coloro che vi perseguitano”. Il primo punto: la preghiera. Perché? Perché quell’amore fino a dare la vita è l’Amore di Dio. E se non ti apri a Lui nella preghiera, perché Lui lo metta in te, tu non lo puoi dare, perché non ce l’hai.

Secondo passo: il cammino della preghiera.

Quando dico alla gente di perdonare dico: “Vai davanti all’Eucarestia ogni giorno e fai questa preghiera: “Gesù, guarda, io voglio perdonare come Tu mi chiedi. Aiutami in questo momento”. Indichi la persona e gli dici: “Alfonso (un nome ipotetico), ti perdono per quando mi hai fatto questo e questo”.

Secondo passo: benedire. Benedire significa volere la vita per l’altro. “Gesù, con Te voglio benedirlo”. “Alfonso, ti benedico per quando mi hai fatto questo e detto quest’altro”.

L’ultimo passo della preghiera del perdono è dire “grazie”. “Signore, Ti ringrazio per il dono di Alfonso. Grazie per quando mi hai fatto questo e quest’altro”. Perché quando dico “grazie” riconosco almeno due cose. Riconosco che nel mio dolore Gesù non mi ha abbandonato. Mi ha sostenuto. Perché se non ho fatto un gesto malsano, né verso di me né verso l’altro, vuol dire che Tu con la Tua grazia mi hai sostenuto. Secondo: dire “grazie” significa riconoscere che quel momento doloroso è stato anche un momento di grazia. Perché? Mi spiego. Se Gesù dice che non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici. Vuol dire che per amare fino a dare la vita ci deve essere qualcuno che questa vita me la deve chiedere. Gesù, quando parla della Sua croce che cosa dice? “E’ la Mia gloria”. “Padre, glorifica Tuo Figlio”. “Padre glorifica Tuo Figlio, perché il mondo sappia quanto Ti amo”. Gesù sta dicendo al Padre: “Papà, dammi la forza di andare sulla croce, perché Io possa andare sulla croce per far vedere al mondo quanto Ti amo davvero, fino a morire per Te”. Gesù parla della Sua croce come la gloria.

San Francesco diceva ai frati: “Guardate che i nostri veri benefattori sono quelli che ci perseguitano, perché soltanto loro ci aiutano ad amare come il Figlio di Dio, come Gesù”. Fino a dare la vita.

Questo significa convertirsi, cioè vedere la vita con gli occhi di Dio, per essere Suoi figli.

Ecco perché posso dire “grazie”. Guardate, fatela questa preghiera.Quand’è che scoprite se veramente avete perdonato, se il vostro cuore è libero? Quando, dopo aver fatto questa preghiera - a volte ci vuole un giorno, due giorni, un mese, un anno, dipende da come è la nostra ferita e da come apriamo il cuore a Cristo - arriva un momento che Gesù davvero purifica quella ferita in noi e lo scopro quando pensando a quella persona mi sento in pace. Addirittura sperimento la gioia per quella persona. Quando avviene questo - e avviene, ve lo garantisco per esperienza personale e per esperienza di coloro che hanno vissuto questa preghiera - allora avete perdonato.

Qual’è, allora, l’ultimo passaggio, perchè davvero il perdono diventi amore?

Nel terzo passaggio Gesù dice: “Fate del bene a coloro che vi fanno del male” Quando siamo disponibili a far loro del bene. Quando quella persona si troverà in difficoltà e arriverà, magari, a bussare alla porta o vado io a darle una mano o quando mi chiede una mano e io sono disposto a farlo, lì c’è la guarigione piena.

Questo è il processo del perdono.

D: Quindi ci sono tutti e due: la volontà e il processo.

R: Certo, perché se tu non vuoi non succede nulla.

D: Però non è istantaneo.

R: Non ho detto che è istantaneo. A volte può anche esserlo. Più lasciate il risentimento, la rabbia diventare odio, più difficile sarà sradicarlo. Quando fate l’orto a casa, se lo trascuri un pochino, l’erbetta da corta si è già radicata. Dopo ti tocca sradicare tutto l’orto per fare pulizia. Se, invece, l’avessi tolta quando era appena spuntata tiravi via facilmente anche le radici. Non ti costava nulla. Farlo dopo ti costa l’orto.

Lo stesso succede nel nostro cuore. Se lasciamo che la pianta del risentimento diventi rabbia, rancore e odio il processo contrario è doloroso. Quindi, se vi volete bene, perdonate subito, quando succedono queste cose. Davvero, fermatevi un attimo e fate questa preghiera fino a quando vedete che la pace scende nel cuore. Ti bastano 5 o 10 minuti. Se lo lasci lì sradicarlo dopo diventa difficile.

Và bene.

Io avrei finito.

Fonte: Trascrizione curata da Andrea Bianco - Fonte ML Informazioni da Medjugorje

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