Maria a Medjugorje Messaggio del 9 giugno 2003:Cari figli, in questo tempo pregate per le vocazioni sacerdotali

Aprile 1992: LA GUERRA! MAJKO MOJA!

MESSAGGIO del 25 Aprite 1992. "Cari figli, anche oggi v'invito alla preghiera. Solo con la preghiera e il digiuno si può fermare la guerra. Perciò, cari figlioli miei, pregate e testimoniate con la vostra vita che siete miei e che mi appartenete, perché Satana in questi giorni torbidi vuole sedurre quante più anime possibile. Perciò, v'invito a decidervi per Dio, e Lui vi proteggerà e vi mostrerà cosa dovete fare e quale via percorrere. Invito tutti coloro che mi hanno detto si a rinnovare la consacrazione al mio Figlio Gesù, al suo Cuore e a me, in modo che possiamo usarvi ancor più efficacemente come strumenti di pace in questo mondo senza pace. Mediugorje è per voi tutti un invito a pregare e anche a vivere i giorni di grazia che Dio vi dà. Perciò, cari figli, accettate con serietà l'invito alla preghiera. Io sono con voi e lo vostra sofferenza è la mia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".




Quella sera... La porta si apre con fracasso facendo entrare nella nostra cappella un'orda spaventata di donne, bambini, vecchi... E' l'ora di compieta, l'ora in cui l'Inno della sera ci prepara a passare la notte nella grande pace di Dio, ma urla stridenti e singhiozzi interrompono i nostri canti. In un lampo i biberon prendono posto accanto ai nostri candelabri, le culle dei bebè urtano le nostre Bibbie, il pavimento si copre di sacchi di plastica stipati di mille cose raccolte alla rinfusa e, negli angoli, si stendono coperte per far sedere i vecchi. Due o tre radio, regolate al massimo, secondo l'abitudine croata, strillano le notizie. E' il 6 aprile 1992, sono le 21,30, scoppia la guerra in Bosnia Erzegovina. Bisogna far presto. Bernard e Maurice cambiano il loro abito monastico per trasportare sacchi di sabbia e ostruire tutte le aperture della cantina trasformata in cappella. La gente del vicinato sa che la nostra cantina è la migliore del quartiere di Bijakovici (non per il vino!), e perciò vi si rifugiano. Esaminano tutti i casi possibili: - Se le bombe cadono dalla parte sud, è meglio mettere i bambini da questa parte. - Se i colpi vengono da nord bisogna barricare la porta: ma come si fa poi a raggiungere i servizi? - Si discute, si litiga un po' alla maniera croata (molto rumore ma senza male) e tra due cose ci si ricorda della Regina della Pace e si grida: "Majko moja!", Madre mia.

Alcune "baba" sbalordite recitano silenziosamente il rosario. I bambini piccoli, che non possono capire, sono piuttosto contenti: dormiranno qui tutti insieme, è meglio che a casa, e le occasioni di gioco si sono moltiplicate per dieci.. Tuffi gli uomini validi hanno già raggiunto le loro unità di combattimento, alcuni partono per il fronte questa sera stessa. l'angoscia afferra già i cuori delle mogli e delle madri: "Ritornerà?" Traslochiamo dei materassi per il dormitorio improvvisato e le madri si stendono con i loro piccoli su un unico materasso, al modo croato. Dettaglio non premeditato: è una Gospa ortodossa (l'icona della Madre di Dio di Vladimir) che veglia su questo piccolo mondo terrorizzato da un nemico ortodosso! Profezia vivente della riconciliazione dei figli di Dio. Nella tarda nottata le campane della Chiesa si mettono a suonare a distesa: è il segnale dell'allarme aereo. I nostri ospiti ci raccomandano di dòrmire con loro in cantina, tutti allineati per terra come soldatini.

Noi però sistemiamo i materassi sotto la scala del seminterrato, pensando così di sfuggire al continuo vociare della radio. Dopo una bella notte in bianco e un difficile tentativo di recitare le lodi fuori dalla nostra-cappella-canùna-dormitorio-rifugio, raccomando ai fratelli di non lasciare la casa e filo dai francescani per avere notizie. La situazione è chiara: l'armata federale nelle mani dei Serbi ha cominciato ad attaccare; non è che il principio, bisogna aspettarsi il peggio. A trenta chilometri da Medjugorje, Siroki-Brijeg è già sotto le bombe. E trenta chilometri, in aereo, si percorrono in un attimo. Non si deve uscire di casa. Quelli che hanno vissuto la guerra conoscono questa esperienza: in un tempo record, bisogna prendere decisioni vitali e molto gravi, con molte incognite. I neuroni si scontrano nella mia testa ma il mio cuore rimane in una pace profonda e mi dice che non abbiamo niente di cui avere paura.

Fonte: Suor Emmanuel

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