Maria a Medjugorje Messaggio del 7 settembre 1983:Io sono la vostra madre. Apro continuamente le mani verso di voi. Io vi amo. Amo in particolare i miei figli che sono nella malattia, nella sofferenza e nel peccato. Io sono madre di tutti.

Febbraio 1995: C'E’ UN TEMPO PER ABBRACCIARE

MESSAGGIO del 25 febbraio 1995. "Cari figli, oggi v'invito a diventare missionari dei messaggi che vi do qui, attraverso questo luogo che mi è caro. Dio mi ha permesso di rimanere cosi a lungo con voi e perciò, figlioli, v'invito a vivere con amore i messaggi che vi do e a trasmetterli in tutto il mondo, cosi, che un fiume d'amore scorra tra la gente piena di odio e senza pace. V'invito, figlioli, a diven tare pace dove non c'è pace, e luce dove c 'è tenebra, perché ogni cuore accetti la luce e la via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".




Sono le quattro e sto girando in tondo nella cameretta che i miei amici americani mi hanno offerto nella loro casa di Notre Dame presso l'università. Sono esattamente quindici volte che prendo in mano il blocchetto per tentare di scnverci qualche riga e che lo ripongo tristemente perché la mia testa è vuota. Non riesco né a pregare, né a leggere, né a scrivere e nel mio smarrimento non posso fare a meno di ripetere pensando a Maria: "Lei non mi ha mai abbandonato... Lei non mi ha mai abbandonato... non comincerà certo domani!" Domani devo parlare davanti a 5000 persone sulla preghiera, il mio nome è scritto sul programma, niente da fare, bisogna che ci vada.

I miei amici di "Queen of Peace" mi hanno invitata di nuovo perché avevano molto apprezzato la conferenza dell'anno passato, sono molto contenti di avermi... se sapessero in che stato sono! Il Signore permette che sia messa alla prova, che non senta più niente di ciò che è spirituale; so che è provvisorio, che passerà, ma quando devo salire sul palco in quello stato... è orrendo! Si avvicina l'ora della cena, scenderà presto la notte e non ho ancora trovato niente di interessante da dire. Il mio amico Denis si precipita tutto felice: - Sorella! Ho trovato un magnifico messaggio sulla preghiera, annotalo, devi citarlo, riassume tutto il cuore della Gospa... - Il fatto è che sono già dieci volte che mi passa dei messaggi da citare, uno più bello dell'altro. Li ammucchio con la morte nell'anima perché mi manca sempre il filo conduttore di quello che devo dire. Scarabocchio qualche parola che mi sembra di una piattezza impressionante. Il mio cervello e i miei poveri neuroni, che vi si scontrano miseramente, mi sembrano al limite dell'elettroencefalogramma piatto. Vado a letto e non dormo, spiando tutta la notte il momento in cui il mio peggior nemico (il risveglio) mi indicherà che è suonata l'ora di entrare nell'arena. Le nove. Eccoci, sono nell'arena.

Il mio turno è alle nove e mezza, dopo la preghiera dei misteri gaudiosi. Un aridità mi stringe senza tregua, come il gelo s'incolla a un albero siberiano. Tento un ultimo ricatto al Signore: - Se non mi aiuti, 5.000 anime affamate resteranno con la loro fame. Ma sono i TUOI figli. Se invece mi dai l'unzione pensa quante anime riuscirai a colmare! - In fondo al cuore, al di là della mia paura, so che non può rifiutarmi l'unzione.

Quando il presentatore annuncia il mio turno con termini enfatici, all'americana, guardo questa folla scossa dagli applausi, e la loro fiducia mi commuove. Afferro allora il microfono con la fede cieca che la Gospa mi stia tenendo per mano. Le parole scorrono senza troppe difficoltà e dopo una ventina di minuti mi metto a raccontare un avvenimento della mia vita personale che risale all'epoca in cui non ero ancora convertita, per illustrare il primo grado della preghiera. Mentre rievoco la chiamata-sorpresa che Gesù mi ha fatto, a venticinque anni, a seguirlo, il mio cuore di colpo si scioglie, l'amore sensibile che mi afferra mi fa perdere la testa completamente. La mia gola si annoda e non può più uscirne una parola! Le lacrime mi salgono agli occhi, lacrime d'amore certamente, comunque lacrime che mi impediscono di continuare.

Passano così lunghi secondi e questo silenzio totalmente imprevedibile non fa che rafforzare l'attenzione di quei cinquemila cuori in ascolto. Che succede' Lo so: è Dio che passa. La sua unzione d'amore si spande su tutta l'assemblea e il tempo è come sospeso. Ho voglia d mettermi in ginocchio per adorare. Mi aggrappo al banco perché la gioia che mi afferra potrebbe farmi perdere l'equilibrio. A poco a poco la mia gola si libera e ne escono poche parole insignificanti: "I'm sorry, I'm sorry" Poi riprendo il mio discorso sulla preghiera e lo completo normalmente. Poi naturalmente tutti si precipitano su di me per dirmi che il momento più benedetto è stato quello in cui non potevo parlare! Più tardi mentre mi allontano dalla folla per risistemarmi un po', incrocio una signora tedesca che mi fa dei grandi segni: - Ho pregato per poterla incontrare! Devo dirle qualcosa! Mi racconta che si trovava poco prima nell'assemblea: mentre mi ascoltava tranquillamente ha visto Gesù avvicinarsi molto dolcemente a me e prendermi fra le braccia, qualche tempo, il tempo in cui non potevo più parlare. Poi e più mi stringeva sul cuore più perdevo la testa. E' durato mi ha mostrato la sua Croce e mi ha detto qualche cosa .

Guardo questa donna sconosciuta, (solo i miei amici la conoscono), e l'ascolto con un'orecchia solo perché diffido delle visioni. C'è spesso di tutto in quello che le persone raccontano, così preferisco non prendere per oro colato queste rivelazioni private a meno che non confermino quello che il Signore mi ha mostrato in altro modo. Sono appunto le parole di Gesù per me quelle che lei mi ha appena detto; sono, parola per parola, quelle che ha messo nel mio cuore da tre settimane e che mi tornano continuamente nella preghiera come un'onda continua. Ha veramente detto questo? - Si e sembrava molto felice. La precisione di questa parola riferita dalla signora mi fa pensare che il resto della visione sia vero, senza alcun dubbio, dato che non avevo raccontato a nessuno quello che avevo nel cuore. Quella sera, quando ho potuto trovarmi finalmente sola davanti al Santissimo Sacramento, ho ringraziato Gesù ma l'ho anche un po' sgridato: - Per favore non farmi più tiri simili davanti alla folla! C'è un tempo per abbracciare! - Ma lo so, Dio è Dio e continuerà a fare quello che vuole, nel momento in cui lo vuole...

Fonte: Suor Emmanuel

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