Maria a Medjugorje Messaggio del 2 dicembre 2006:"Cari figli, in questo gioioso tempo di attesa del mio Figlio, desidero che tutti i giorni della vostra vita terrena vi sia una gioiosa attesa del mio Figlio.Vi invito alla santità. Vi invito ad essere gli apostoli della santità, affinché, attraverso di voi, il lieto annunzio illumini tutti coloro che incontrerete. Digiunate e pregate, ed io sarò con voi. Vi ringrazio". La Madonna era contenta e ha parlato della importanza della benedizione del sacerdote.

LO SCULTORE DEL GRANDE CROCEFISSO:“Medjugorje è una grande medicina che Dio dà al mondo”

Il sorriso della madre, poco prima di morire travolta da un treno, gli risveglia la fede e gli ispira le opere. Un ateo davanti a quel crocifisso: “Finché gli stavo davanti desideravo abbracciarlo”.






Il sorriso della madre, poco prima di morire travolta da un treno, gli risveglia la fede e gli ispira le opere. Un ateo davanti a quel crocifisso: “Finché gli stavo davanti desideravo abbracciarlo”.

Peppino Sacchi, lo scultore di Bolzano, è stato intervistato da P. Slavko Barbaric nell’ottobre 90.
Peppino — Sono figlio di poveri contadini e ci tengo a dirlo avevo un fratello più giovane di me, che lavorava molto volentieri e per questo mio padre lo amava più di me. Per mio padre io ero un poltrone. Io invece ero innamorato delle matite, dei quaderni, dei colori, dei disegni. Ma la mamma mi conosceva meglio. Lo zio, che mi aveva capito, mi condusse con se a Novara e mi iscrisse ad una scuola d’arte. Mio padre era felice per essersi liberato di me.

P. Slavko — Avete detto che vostra madre vi comprendeva di più. Potete dirci qualcosa di lei?

R. — Il fatto che ebbe grande importanza per me fu la sua morte. Io avevo preparato per Venezia un angelo in legno... Una mattina venne a trovarmi mia madre e ammirò il mio lavoro. Io osservai il suo volto: vi era impresso un sorriso che non potrò mai dimenticare... Un’ora dopo venni a sapere che il treno aveva travolto mia madre. Da quel momento il suo sguardo e il suo sorriso mi sono sempre davanti agli occhi. Essi sono spesso i i miei ispiratori. La morte della mamma risvegliò la mia fede... Fu allora che crollò quel mio mondo che avevo costruito con tanta sicurezza: un mondo senza Dio, senza fede, senza vita eterna... Così cominciò a vivere la mia fede. E da allora cercai solo di coltivare questa fede con la preghiera e il lavoro... Quei sorriso, che mi è rimasto impresso nell’anima e nel cuore nel giorno della morte di mia madre, mi è di aiuto soprattutto quando lavoro e creo volti materni... Ora tutto io guardo con gli occhi della fede. Così ho scoperto Dio in ogni cosa creata.

D. — Adesso che siete qui davanti alla croce, la gente desidera sentire da voi qualcosa riguardo a questa croce e al Crocifisso. Che cosa potete dirci?

R. — Ho letto molto su Cristo. Ho studiato la Sindone di Torino. Cristo doveva avere un aspetto bellissimo: era vigoroso, perfetto, un uomo di grande statura. Perciò ho voluto fare un Crocifisso bello. Alla gente piace un Cristo morto, con il volto pieno di gioia. E io credo che Cristo fosse proprio così, perché era Dio e Uomo. Ha sofferto ed è morto come uomo, ma nello stesso tempo rimaneva Dio. Così ho cercato di rappresentarlo nella morte. Il dolore atroce a cui si è assoggettato l’ho raffigurato nella grandezza dei chiodi che gli trafiggono le mani e i piedi. Anche la ferita del cuore è profonda. Tuttavia Egli è rimasto sereno perché ha fatto la volontà di Dio.

D. — Diteci qualcosa di questa Passione.

R. — Sì, una piccola testimonianza. Nel mio studio entrò un giorno un amico, comunista, miscredente... Stavo appunto terminando la Croce. Il mio amico è rimasto a lungo a guardarla. Non disse una parola ne io gli chiesi qualcosa. Poi se ne uscì, senza nemmeno salutarmi. Quando andai a casa per il pranzo, mia moglie mi disse che quell’amico era tornato e le aveva detto: “Finché stavo davanti alla Croce desideravo abbracciarla... ma non osavo e me ne sono andato”. Fui felicissimo. Era questo il primo premio al mio lavoro...

D. — In questo mondo, così come lo vedete, che significato può avere Medjugorje?

R. — Mi appassiona il messaggio della Pace. Esso è in fondo un invito a ricomporre in noi stessi e nel mondo l’armonia... Conversione per me vuoi dire scoprire dentro di sè questa strada e accogliere l’aiuto che Dio ci dà tramite la Madre. Medjugorje è una grande medicina che Dio dà a questo mondo, benché ora siano subentrate delle cose che mi deludono. Eccole: molti con le loro costruzioni hanno portato del disordine, hanno distrutto quell’armonia della natura che prima si poteva vedere. Continuando su questa strada finiranno col distruggere molto altro ancora. Tuttavia Medjugorje resta sempre una medicina.

D. — Che cosa desiderate dire a questa parrocchia e ai frati?

R. — . . .Custodite la Pace. Pregate e digiunate. Cercate la perfezione ed aspirate ad essa. Siate felici perché la Madonna sorride ogni giorno su di voi. Non dimenticatelo. Io so che cosa significherebbe per me dimenticare il sorriso materno. Diverrei incapace non solo di lavorare, ma anche di vivere. Non dimenticate Maria e sarete felici. Sarete persone nobili, permeate di fede. E’ di queste persone che oggi l’umanità ha bisogno. (M.M.)

Fonte: Eco di Medjugorje nr.79

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